Skip to content

11 settembre, una ferita mai risanata

Articolo di D.C.

Il secolo breve si è chiuso con i fuochi d’artificio del trionfo e si è aperto con il fumo delle torri. Alla vigilia del venticinquesimo anniversario di quel martedì mattina che ha spaccato in due la storia contemporanea, New York ha scelto di affidare alla luce dei droni la memoria di quell’assenza: quasi tremila punti luminosi si sono levati nel cielo notturno per ridisegnare il profilo intangibile delle Torri Gemelle, come a dire che ciò che la ferocia ha distrutto, la coscienza collettiva continua a custodire. Un quarto di secolo dopo, guardato con il senno di poi, il decennio che va dalla caduta del Muro di Berlino al settembre del 2001 appare come una colossale rimozione collettiva, un sonno dogmatico da cui l’Occidente si è risvegliato di colpo, stordito e sanguinante.

Negli anni Novanta ci eravamo raccontati la favola più rassicurante della storia umana. La fine delle ideologie, il mercato globale come macchina perpetua di pace e democrazia, l’inviolabilità di un’America assisa sul trono del mondo come potenza unipolare e intoccabile. Era l’epoca in cui Francis Fukuyama decretava la “fine della storia”, mentre il resto del pianeta – fuori dai salotti buoni del G7 e dalle borse di Wall Street – bolliva a fuoco lento.

La Guerra del Golfo era stata il grande spettacolo pirotecnico di quell’illusione. Aveva convinto i generali di Washington e le opinioni pubbliche occidentali che la tecnologia militare potesse risolvere ogni crisi con la precisione di un videogioco, senza costi umani rilevanti e, soprattutto, senza strascichi politici. Ma la storia non cessa il suo flusso. La stessa sabbia del deserto saudita calpestata dai “ragazzi” della coalizione nel 1991 fu vissuta dai nemici come profonda, intollerabile occupazione dei luoghi santi dell’Islam da parte dei “crociati” infedeli.

Mentre l’Occidente festeggiava il proprio riflesso nello specchio, le stanze ovattate dei servizi segreti occidentali e mediorientali giocavano a una pericolosa partita a scacchi, convinte di poter imbrigliare il radicalismo islamico per i propri scopi geostrategici. Negli anni Novanta, il fondamentalismo di matrice sunnita — alimentato dai petrodollari e dalle reti transnazionali del Golfo — ha agito come una vera e propria quinta colonna dentro la geopolitica globale: tollerato, finanziato e usato sottobosco come utile strumento di pressione o di destabilizzazione regionale, si è mosso indisturbato sotto la superficie delle alleanze ufficiali. L’intelligence americana e i suoi alleati hanno a lungo sottovalutato quel sottobosco, incapaci di vedere oltre i confini della Guerra Fredda e ciechi di fronte a una creatura che stava crescendo proprio grazie alle loro fallacie e alle coperture incrociate delle diplomazie regionali.

In questo quadro di cinismo e miopia, le ferite profonde e irrisolte del Medio Oriente — a cominciare dall’ingiustizia storica, dai diritti negati e dal dramma quotidiano del popolo palestinese, schiacciato tra occupazione e false promesse di pace — gridavano inascoltate in un vuoto di giustizia internazionale che offriva al jihadismo il più potente dei grimaldelli retorici. Osama bin Laden aveva capito prima di chiunque altro che la partita non si giocava più tra Stati sovrani, ma attraverso reti invisibili, sfruttando le crepe di un sistema internazionale corrotto.

L’11 settembre non fu la crudele frattura di una realtà che l’intelligence aveva ignorato e che la politica aveva preferito rimuovere. Ci ha sbattuto in faccia la verità più scomoda: il benessere e la sicurezza non sono una condizione naturale, bensì un fragile argine che crolla quando si scelgono strade operative ambigue. Da quel giorno in poi, la favola della globalizzazione felice ha ceduto il passo all’età della guerra permanente, o della guerra “a pezzi” citando Papa Francesco. E a pensarci oggi, mentre navighiamo in un presente non meno smarrito tra le luci artificiali di un anniversario, viene da chiedersi se abbiamo davvero capito la lezione, o se stiamo ancora giocando ai supereroi.

VeritasNews24 è un Quotidiano Online Registrato al Tribunale di Reggio Calabria n°7 del 28/09/2015

Editrice di VeritasNews24 è la TXT Soc. Coop. Soc.

sita a Reggio Calabria in Via Trapani Lombardo, 35 – 89135 – Reggio Calabria

contatti

REDAZIONE@VERITASNEWS24.IT   –    0965.371156

©2021 veritasnews24 – tutti i diritti sono riservati – SITO WEB REALIZZATO DA TXT COMMUNICATION