GIOIA TAURO-Rifiuti nei pressi di laboratori clinici e studi medici, il comitato Gioia Tauro Respira lancia la protesta

“Tamponi € 35 – colera gratis” , con questo striscione affisso nei pressi di un noto laboratorio analisi, il neo costituito comitato cittadino Gioia Tauro Respira lancia la sua protesta. Tutto nasce dopo l’ennesima lamentela da parte dei cittadini gioiesi, in merito all’ormai insostenibile situazione venutasi a creare per l’emergenza rifiuti, che da anni, ma ancora di più in questo periodo di pandemia grava sulla salute degli abitanti e sulle condizioni della città.
Ad essere vittima di questo degrado, non sono più solo le strade nei pressi delle unità abitative o i negozi, ma anche i luoghi in cui dovrebbero vigere protocolli di sicurezza ed igiene ancora più severi, parliamo di laboratori analisi e studi medici, dove ogni mattina decine di persone aspettano il loro turno all’esterno della struttura, in mezzo a cumuli di spazzatura di vario genere che coprono interamente il marciapiede. “Da ormai quindici mesi la nostra nazione si trova a vivere in uno stato di pandemia che coinvolge il mondo intero – spiega nel comunicato il comitato – La popolazione viene sensibilizzata giorno dopo giorno al mantenimento del distanziamento sociale, all’igiene continua e alla prevenzione, attraverso veri e propri bollettini di guerra in cui si parla di morti e di nuovi contagi, ma dinanzi ad un problema irrisolto e sempre più grave come questa emergenza rifiuti che attanaglia la nostra città, ed ora anche i posti in cui la salute dovrebbe venire prima di tutto, anche il covid figura come male minore – conclude il comitato“.
Una condizione fuori dal più totale controllo e già oltremodo invivibile in ambienti normali, da figurarsi, poi, nei pressi di posti in cui si predica la massima pulizia per poter svolgere esami clinici nella più totale sicurezza. Con quest’azione di protesta il comitato vuole esortare il personale sanitario del laboratorio clinico in questione a sollecitare l’amministrazione comunale alla rimozione quotidiana dei rifiuti, poichè la salute è un diritto inviolabile

CULTURA-Il romanzo ‘Due verità svelate’ di Giovanni Suraci partecipa alla 59esima edizione del ‘Premio Campiello’

Il libro dello scrittore Giovanni Suraci, nativo di Santo Stefano in Aspromonte e reggino di adozione, è in corsa per la selezione del prestigioso Premio Campiello 2021.
Il romanzo, edito da “Città del Sole ed.”, già presente nelle librerie e nei siti on-line, è ambientato tra la Calabria e la Lombardia ed è collocato nel periodo storico della fine degli anni ’60. La storia racconta il Sud e l’Aspromonte, con caratteri diversi ed originali rispetto ad una narrazione ormai tristemente diffusa e convenzionale. Esce con forza dagli stereotipi che identificano il Mezzogiorno d’Italia esclusivamente per gli aspetti negativi, disfattisti ed autolesionisti e rappresenta un Nord post-miracolo economico, in rigogliosa espansione, ma assoggettato a dei nascenti cinici interessi slegati dai fermenti positivi che avevano caratterizzato la rinascita dell’Italia nel secondo dopoguerra. Il racconto non nega i limiti e l’arretratezza di visioni e approcci, ma audacemente esplora anche la forza e la bellezza della gente e di una terra più sfruttata che amata, che seppure in una situazione di disagio sociale ed economico è ricca di dignità e di orgoglio.
Nel romanzo i territori del Mezzogiorno assurgono a simbolo dell’idea che la speranza di restare è coraggiosa mentre quella di partire è ardentemente necessaria. In questo contesto emergono ritratti familiari in cui la piccola e la grande Storia si intrecciano e da questo articolato intarsio affiorano paure, sentimenti, emozioni, legami tra le persone e i luoghi: emerge in modo spontaneo e disarmante tutto ciò che rende ogni comunità “affamata di vita”.
Il protagonista è figlio di una generazione, che aveva lo sguardo rivolto verso i grandi ideali, ma era disattenta o addirittura pavida nel combattere il cancro di una criminalità che stava diffondendosi a macchia d’olio.
Il giovane Franco, personaggio chiave del racconto, dotato di un notevole bagaglio morale e culturale, per evitare di cadere nei tentacoli del malaffare, con determinazione e forza di volontà, si trasferisce in Lombardia, dove è accolto a braccia aperte dalla famiglia Riboldi.
In questo nuovo ambito trovano spazio anche i sogni e le speranze, le amicizie e i legami, la solidarietà e la nostalgia, l’identità e la diffidenza, lo sradicamento e il fiorire di una storia d’amore: tutto si mescola nella vita di persone e luoghi, nel mosaico di tradizioni e retaggi, di colori e spettacolari scenari che animano il romanzo e uniscono per la loro straordinaria bellezza le variegate regioni della penisola italiana.
Il protagonista rimane affascinato e sorpreso dai luoghi incantevoli che offre quel territorio: con i suoi attraenti laghi, che gli ricordano lo Stretto di Messina, e le protettive montagne dell’arco alpino, che gli richiamano i paesaggi incontaminati del suo amato Aspromonte. Scopre, grazie all’amabile compagnia della giovane Sveva Riboldi e della sua affiatata comitiva che l’Italia di quel periodo storico aveva un’identica “bulimia di vita”, frutto di un risveglio successivo ai drammatici anni del secondo conflitto mondiale e alla lacerante guerra di liberazione.
In questo ambito ricco di vitale inquietudine scopre, con profondo sgomento, un’amara realtà che lo sconvolge. Ma, mentre nella sua terra d’origine non aveva avuto la forza di ribellarsi e combattere il contesto corruttivo emergente, quando, nella importante multinazionale dove aveva trovato lavoro, gli propongono di fare da tramite con la Calabria per lo smaltimento di rifiuti tossici, si fa coraggio, rifiutando le immorali proposte e con vigore si ribella. Quindi decide impulsivamente di denunciare i loschi affari che, suo malgrado, aveva avuto modo di scoprire. L’audacia del protagonista viene messa a tacere con una fine tragica e alquanto sospetta che avviene a Marghera, dove il porto commerciale si affaccia con disarmonica aggressività “sull’inconsapevole” mare Adriatico.
Franco, in questi luoghi che aveva incominciato ad amare per la loro straordinaria e, sino allora a lui sconosciuta bellezza, non si capacita della devastazione che l­­­’imponente espansione dei deturpanti insediamenti petroliferi stava producendo. Un territorio così lontano dalla sua terra d’origine, ma nello stesso tempo così seducente, nel quale il giovane idealista aveva riposto le aspettative e le speranze per un percorso di vita migliore rispetto a quello sino allora vissuto nel suo amato Sud.
Il romanzo, più che mai attuale per le tematiche trattate, con il suo epilogo drammatico, rispecchia le contraddizioni di una Italia meravigliosa in tutti i suoi contesti, ma che già cominciava ad essere vittima, da Nord a Sud, di un soffocante destino telecomandato da un crescente e sprezzante cinico profitto, in pieno contrasto con la voglia di vivere di uno straordinario popolo provato da tante, ancora vive, immeritate e laceranti ferite.
La Calabria e il Sud hanno necessità di essere narrati con amore e, soprattutto, con un taglio diverso rispetto a dei luoghi comuni che fanno moda, ma dai quali, con estremo coraggio, bisogna uscire per generare un percorso di speranza ad una popolazione che vuole chiudere con un passato fallimentare.
“Due verità svelate” riesce in pieno nell’obiettivo di presentare, con uno sguardo diverso, la complessa realtà che, ancora oggi, vede una contrapposizione irrealistica tra il Nord e il Sud della nostra amata Italia.

REGGIO-I capigruppo di maggioranza: “Inspiegabile la scelta della Regione di definanziare il progetto MMS”

“È certamente singolare la vicenda relativa al paventato definanziamento dell’opera MMS da parte della Regione Calabria nei confronti della Città di Reggio Calabria relativamente al nuovo sistema di mobilità sostenibile ora messo a rischio dall’ipotesi della revoca dei fondi. In un momento in cui le massime istituzioni, a livello europeo e nazionale, spingono per la progettazione di opere in grado di cambiare il sistema della mobilità urbana, riducendo il traffico veicolare e generando sistemi alternativi in grado di decongestionare i tradizionali circuiti di trasporto e creare nuovi assi di mobilità, la scelta della Regione Calabria, che appare sempre più come una decisione di indirizzo politico più che una conseguenza tecnica di un procedimento amministrativo, si pone in netta controtendenza rispetto alla fase storica che stiamo attraversando, mettendo a rischio anche il lavoro di attenta e scrupolosa programmazione messo in campo in questi anni dall’Amministrazione comunale reggina che già prodotto importanti aggiornamenti come ad esempio l’attività sul Piano Urbano sulla Mobilità Sostenibile, il Piano Strutturale Comunale ed il nuovo Piano Spiaggia”. E’ quanto scrivono in una nota i capigruppo della maggioranza consiliare a Palazzo San Giorgio esprimendo profondo rammarico per l’ipotesi di definanziamento del progetto MMS da parte della Regione Calabria.
“Nelle ultime settimane – prosegue la nota – l’Amministrazione comunale ha ricevuto una serie molto ravvicinata di comunicazioni da parte della Regione, che figurano concretamente la decisione di revocare il finanziamento dell’opera. Una scelta francamente incomprensibile ed assolutamente ingiustificata, alla quale il Comune di Reggio Calabria si opporrà, se necessario, anche in sede giurisdizionale, considerando
la lunga serie di circostanze e risultanze tecniche illustrate e sottoposte dal nostro Comune nei confronti della Regione in riscontro alle comunicazioni ricevute. Primo fra tutti il fatto che il termine di utilizzo dei Fondi Pac 2014/2020 è stato rideterminato al 31 dicembre 2025. Una circostanza non certo secondaria che consente di avere ancora a disposizione un arco temporale abbastanza congruo per l’attuazione degli interventi previsti nel cronoprogramma proposto di recente dall’Amministrazione, per il progetto di “Realizzazione di un Sistema di Mobilità Sostenibile e Opere Strategiche della Città di Reggio Calabria”. In questo senso l’Amministrazione comunale, cosi come comunicato anche alla Regione, ha proposto secondo quanto concesso dalla disciplina in materia di appalti pubblici in virtù della deroga introdotta dal DL semplificazione, un affidamento congiunto dei primi due livelli progettuali (fattibilità tecnica ed economica e progettazione definitiva) nonché di Direzione dei Lavori e Coordinamento in fase di Progettazione, ma anche di progettazione esecutiva e della stessa esecuzione dei lavori, proprio per garantire continuità tra le varie fasi di progettazione e di esecuzione dei lavori, nonché una maggiore velocità nell’iter di realizzazione dell’opera. Rapidità che sarebbe anche garantita dal ricorso all’esecuzione in via d’urgenza di tutti gli affidamenti necessari alla cantierizzazione e alla realizzazione dell’opera, oltre che da altre circostanze di natura procedurale, che puntano alla semplificazione del procedimento, secondo le più recenti normative in materia di realizzazione di infrastrutture, con l’obiettivo di giungere in tempi brevi alla conclusione del progetto”.

“Non si comprende dunque – si legge ancora nella nota dei consiglieri di maggioranza – in relazione a quali generiche considerazioni la Regione Calabria abbia stabilito che il cronoprogramma risulti irrealistico, motivando quindi la decisione di definanziare un’opera strategica che invece risulta assolutamente in linea con gli indirizzi di programmazione recentemente dettati anche dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, dai quali discende anche la recente rimodulazione proposta dal Comune di Reggio Calabria che risulta quindi coerente con la programmazione dettata dalla più alta autorità governativa in materia di Sistemi di Trasporto ed Impianti Fissi. Alla luce di questo, la posizione assunta dalla Regione risulta del tutto arbitraria e tecnicamente non condivisibile, considerando anche il fatto che la soluzione proposta dal Comune nel corso di numerosi confronti tecnici con gli Uffici regionali, renderebbe anche meno complesso l’iter realizzativo dell’intervento”.
“Alla luce di queste considerazioni, e visto anche il contesto emergenziale e delle connesse difficoltà operative di tutti i soggetti, pubblici e privati, che ha indotto il legislatore comunitario e nazionale a prorogare in più occasioni tutti i termini procedimentali, compresi quelli di validità del finanziamento in questione, non si capisce come mai la Regione Calabria abbia deciso, in controtendenza, di revocare il finanziamento alla Città di Reggio Calabria, esternando una decisione che ad oggi appare più che altro una scelta di indirizzo politico piuttosto che la risultanza di un procedimento amministrativo”.
“Errato è infine, non tener conto del vasto processo di riforma ad oggi in atto nel contesto urbano della città di Reggio Calabria, la cui Amministrazione si è impegnata in questi anni in un’attività di programmazione strategica finalizzata all’aggiornamento degli strumenti urbanistici, sui quali coerentemente devono essere impiantati i procedimenti per la realizzazione di nuove infrastrutture e l’aggiornamento di quelle esistenti. In questo senso, il progetto MMS, costituisce una naturale evoluzione del nuovo sistema di mobilità cittadino, aggiornato ed implementato dagli organi di governo territoriali, che risulta coerente, ed in qualche caso anticipa, le linee guida più aggiornate a livello europeo per la realizzazione di nuovi e più efficienti modelli di gestione della mobilità urbana. Interrompere questo percorso, non si capisce in nome di quale principio di natura amministrativa, sarebbe certamente grave e sotto certi aspetti antistorico. Per questo, anche in virtù del principio di collaborazione istituzionale e di sussidiarietà tra gli Enti dello Stato, ci appelliamo alla Regione Calabria affinché riveda la decisione di definanziare l’opera destinata alla nostra Città, dimostrando in questo modo di comprenderne le potenzialità e le prospettive in termini di sviluppo dei servizi di mobilità urbana”.

ATTUALITA’-Omicidio Vannini, la Cassazione conferma le condanne dei Ciontoli. La mamma di Marco: ‘Giustizia è fatta’

Sono definitive le condanne per Antonio Ciontoli, per la moglie Maria e i due figli, Federico e Martina, per l’omicidio di Marco Vannini. La Cassazione ha confermato la sentenza dell’appello bis e, dopo 6 anni e 5 gradi di giudizio, si è fatta così piena luce sulla morte del 21enne di Cerveteri, figlio unico, colpito da un proiettile nel bagno di casa dei Ciontoli la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015.

La sentenza è immediatamente esecutiva, i Ciontoli andranno in carcere.

Alla lettura del dispositivo, amici e parenti di Marco fuori dall’aula della Cassazione sono esplosi in un urlo di gioia, hanno circondato la mamma, Marina, sommersa dall’affetto. Il papà ha rivolto subito un pensiero al suo ragazzo: “Gli avevamo promesso un mazzo di fiori se fosse stata fatta giustizia e domani è la prima cosa farò”. “Ci abbiamo creduto fino alla fine. Ora giustizia è fatta”, ha aggiunto la madre. Per la difesa dei Ciontoli, invece, è “una sentenza errata”.

Martina e Federico erano presenti all’udienza, che si è tenuta nell’aula Giallombardo, una delle più grandi del Palazzaccio, ma destinata dal presidente del collegio, Paolo Antonio Bruno, alle sole parti e ai familiari stretti. Sotto, nella piazza, due manifestazioni contrapposte. Quella per Marco, per sostenere la battaglia dei genitori. E dall’altra parte uno striscione con scritto “Federico è innocente”. Dopo circa tre ore di camera di consiglio, il collegio della quinta sezione penale ha respinto i ricorsi delle difese, e confermato 14 anni ad Antonio Ciontoli, per omicidio con dolo eventuale. Per Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico l’unica modifica apportata dai giudici alla sentenza d’appello riguarda la specificazione del reato.

I giudici, hanno spiegato fonti della difesa, hanno trasformato il “concorso anomalo” in “concorso semplice attenuato dal minimo ruolo e apporto causale”. Ma nulla cambia ai fini delle pene, che restano le stesse inflitte nell’appello bis nel settembre scorso, 9 anni e 4 mesi.

Marco era a casa della sua ragazza, Martina, a Ladispoli, centro urbano sul litorale a nord di Roma, la sera del 17 maggio 2015 quando fu colpito dallo sparo della pistola di Antonio Ciontoli. Da lì una catena di ritardi e omissioni che hanno, di fatto, causato la morte per emorragia. Ciontoli, probabilmente nel tentativo di preservare la sua carriera militare, parlò di un attacco d’ansia, di una ferita con un pettine a punta. Invece Marco era in agonia perché il proiettile era arrivato al cuore. A ucciderlo, diranno poi i giudici, l’imprudenza e il ritardo nell’attivazione dei soccorsi. La sentenza d’appello bis, il 30 settembre dello scorso, aveva aggravato le posizioni di tutte e quattro gli imputati, dopo il rinvio della Cassazione, nel febbraio del 2020, della prima sentenza d’appello, che avevo riconosciuto l’ipotesi più lieve di omicidio colposo. In quell’occasione gli ermellini avevano indicato, invece, una decina di indizi di colpevolezza sufficienti a contestare l’omicidio volontario. La morte di Marco sopraggiunse, avevano scritto i giudici motivando quella decisione, dopo il colpo di pistola “ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli” che “rimase inerte ostacolando i soccorsi”, e fu “la conseguenza sia delle lesioni causate dallo sparo che della mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l’effetto infausto”.

Per la procura generale non esiste una ricostruzione alternativa. “Tutti mentirono – ha sostenuto la pg di Cassazione Olga Mignolo nella sua requisitoria -. Tutti hanno tenuto condotte omissive e reticenti”.

(ANSA)

CALABRIA-TERME LUIGIANE, SPIRLÌ AI LAVORATORI: «NOSTRO IMPEGNO PER TROVARE SOLUZIONE»

«Sono molto dispiaciuto per come stanno andando le cose. Il braccio di ferro non serve a nessuno. Tutto quello che potrò fare sarà a favore del vostro lavoro e delle vostre famiglie».

È quanto ha detto il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, ai dipendenti delle Terme Luigiane, che da giorni occupano lo stabilimento come forma di protesta per il mancato avvio della stagione lavorativa.

«NON SOLO PAROLE»

«Siamo impegnati – ha sottolineato Spirlì – a trovare tutte le soluzioni possibili per difendere la vostra vita e il vostro lavoro. Non voglio che questi propositi rimangano solo parole, ma devono cambiare alcuni atteggiamenti. In questa fase serve calma. Quando al tavolo del confronto manca una parte, vuol dire che è mancata la comprensione reciproca. La mia mortificazione per questa situazione non basta. Mi auguro che si possa trovare una soluzione al più presto».

REGGIO-‘Ndrangheta:traffico internazionale cocaina,tre arresti

Si è chiuso il cerchio sul processo “Vulcano” nato da un’inchiesta sul traffico internazionale di cocaina gestito dalle famiglie di ‘ndrangheta della piana di Gioia Tauro. I finanzieri del Gico e del Goa di Reggio Calabria hanno arrestato tre persone in esecuzione di altrettante ordinanze emesse dal Tribunale del Riesame su richiesta della Procura di Reggio Calabria.

Dopo la sentenza della Cassazione che il 29 aprile ne ha respinto i ricorsi, infatti, sono finiti in carcere Francesco Ferraro, Gregorio Marchese e Luca Martinone. I primi due si sono costituiti alla stazione dei carabinieri e al gruppo della Guardia di finanza di Gioia Tauro, mentre a Martinone l’ordinanza è stata notificata nel carcere di Vibo Valentia dove si trova per altra causa. L’operazione “Vulcano” si era conclusa nel 2016 con l’emissione di un fermo di indiziato che aveva colpito 12 persone. Nel frattempo i tre imputati sono stati condannati anche in Appello: Ferraro e Marchese perché ritenuti colpevoli, in secondo grado, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti mentre Martinone condannato per porto abusivo di armi e danneggiamento con l’aggravante mafiosa. L’inchiesta ha fatto luce su un traffico internazionale di cocaina che era destinata alle famiglie di ‘ndrangheta dei Molè, dei Piromalli, degli Alvaro e dei Crea. La droga arrivava anche grazie alla complicità del comandante di una nave porta-container proveniente dal Sudamerica, la MSC Pho Lin. Il capitano, al soldo dei narcotrafficanti, una volta giunto in prossimità delle coste italiane, consentiva il trasbordo della sostanza stupefacente verso piccole imbarcazioni, al fine di eludere i controlli doganali al porto di Gioia Tauro.
Il dominus dell’organizzazione era Michele Zito il cui uomo di fiducia, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Gregorio Marchese che aveva il compito di gestire la droga smerciata dal gruppo criminale.
Francesco Ferraro, invece, era l’uomo di fiducia di Nino Pesce, classe 1982, e si occupava principalmente della raccolta di denaro per l’acquisto dello stupefacente. Per i pm e per la Corte d’Appello Luca Martinone finalizzato a rafforzare il potere della cosca mafiosa dei Molé sul territorio di Gioia Tauro.

(ANSA).

COVID19-Bollettino della Regione Calabria, tornano a salire i casi positivi (+302)

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 726.583 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 784.856 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 61.227 (+302 rispetto a ieri), quelle negative 665.356.

Sono questi i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Cosenza: CASI ATTIVI 7.577 (106 in reparto Azienda ospedaliera di Cosenza; 37 in reparto al presidio di Rossano; 3 in terapia intensiva al presidio di Rossano; 18 al presidio ospedaliero di Acri; 22 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’ospedale da Campo; 18 in terapia intensiva, 7.373 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 12.861 (12.390 guariti, 471 deceduti).

– Catanzaro: CASI ATTIVI 2.706 (41 in reparto all’Azienda sanitaria di Catanzaro; 8 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 20 in reparto all’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini; 10 in terapia intensiva; 2627 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 6.256 (6.135 guariti, 121 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 889 (34 in reparto; 855 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.751 (4.673 guariti, 78 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 428 (20 ricoverati, 408 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.613 (4.532 guariti, 81 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 2.465 (95 in reparto all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; 29 in reparto al presidio ospedaliero di Gioia Tauro; 9 in terapia intensiva; 9 in reparto al presidio ospedaliero di Melito; 2.323 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 18.288 (17.999 guariti, 289 deceduti).

– Altra Regione o stato estero: CASI ATTIVI 82 (82 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 311 (311 guariti).

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 64, Catanzaro 41, Crotone 55, Vibo Valentia 10, Reggio Calabria 132. Altra Regione o stato estero 0.

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile.

CROTONE – Minori fuori controllo danneggiano una tipografia

Un episodio increscioso ha caratterizzato il pomeriggio di ieri a Crotone.
Infatti, in pieno centro, un gruppo di minori urlava e creava disturbo dinanzi l’ingresso di cartoleria/tipografia.

All’invito del titolare ad allontanarsi i giovani iniziavano ad inveire contro lo stesso, arrivando a strattonarlo.

Addirittura uno tra i minorenni, afferrando un’asta di ferro utilizzata per la chiusura della saracinesca dell’attività, colpiva la vetrina dell’esercizio, frantumandola.

Poco dopo giungeva sul posto la madre dell’autore del gesto vandalico che, in difesa del figlio, dapprima minacciava il commerciante di morte, nonché di incendiargli il negozio, e poi cercava di colpirlo più volte con calci e schiaffi.

Anche gli operatori della Squadra Volante, una volta giunti sul posto, venivano minacciati dalla donna che, inoltre, si rifiutava di fornire le proprie generalità.

La donna ed il figlio venivano, quindi, accompagnati in Questura per accertamenti. In seguito la donna veniva deferita all’Autorità Giudiziaria, per i reati di violenza o minaccia a Pubblico Ufficiale e rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale, mentre il minore, non imputabile, veniva segnalato all’Autorità competente.

CROTONE – PS interrompe trasporto abusivo di animali vivi

Nella giornata di ieri, gli uomini della Sezione Polizia Stradale di Crotone, hanno individuato, sulla S.S. 106, nei pressi del Comune di Crotone, un trasporto abusivo di numerosi animali vivi (ovini), tutti privi di tracciabilità, in quanto in totale assenza del marchio auricolare e del chip elettronico obbligatori, procedendo pertanto, unitamente al personale della ASP di Crotone, al sequestro degli stessi ed alle sanzioni amministrative previste dalla legge.

Tale attività ha consentito di evitare che il suddetto bestiame potesse essere condotto al macello e finire illecitamente sulla tavola di ignari consumatori.

Oltretutto gli operatori della Polizia Stradale hanno anche constatato che il conducente del mezzo di trasporto di tali animali aveva fornito agli stessi false generalità, dando agli agenti il nome di un’altra persona, il tutto al fine di evitare di incorrere in ulteriori sanzioni amministrative, in quanto lo stesso era alla guida del veicolo nonostante avesse la patente revocata da vari anni.
Per tali motivi il soggetto è stato denunciato ai sensi degli artt. 494 e 495 c.p. per i reati sostituzione di persona e false dichiarazioni a pubblico ufficiale.