PORTIGLIOLA – Notificato avviso di conclusione delle indagini preliminari al sindaco e ai suoi stretti collaboratori

Durante la mattinata, i militari della Compagnia Carabinieri di Locri hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, nei confronti del sindaco del Comune di Portigliola, del responsabile dell’area tecnico – manutentiva, del responsabile dell’area amministrativa e del SUAP e del segretario generale.

Il primo cittadino e i suoi collaboratori, in concorso tra loro ed in tempi diversi, hanno posto in essere reiterati comportamenti illeciti, tesi a far decadere illegittimamente l’intestatario G.L. dalle concessioni demaniali del medesimo centro abitato ed impedendo la gestione delle attività del noto stabilimento balneare “LOA BEACH”, procurando intenzionalmente all’intestatario e alla sua famiglia un danno ingiusto.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri e nate a seguito della denuncia della persona offesa alla stazione Carabinieri di Locri, sono consistite prevalentemente nell’analisi della documentazione amministrativa acquisita e sequestrata, nonché nell’escussione di persone informate sui fatti. L’esito delle attività ha fatto luce sui comportamenti illeciti, posti in essere dal Sindaco di Portigliola e dai suoi collaboratori con evidente abuso delle qualifiche pubblicistiche che rivestono.

Nello specifico, tra il settembre 2019 e l’aprile 2021, i pubblici ufficiali hanno intenzionalmente emanato atti del proprio ufficio in assenza dei presupposti ed in mancanza delle procedure previste dalla legge, evitando di dare pubblicità ai loro provvedimenti e rompendo, senza giustificazione di sorta, qualsiasi forma di comunicazione con gli interessati, le cui istanze e richieste rimanevano di fatto inascoltate.

RIPEPI: Incredibile, Falcomatà spende 36.600 euro con procedura d’urgenza per i murales, ma non ha fondi per le urgenze della Città che cade a pezzi

Premesso che dovremo verificare la liceità della cosiddetta “somma urgenza” con cui si sono svolti i lavori per gli ormai famosi murales del 25 aprile, quasi non crediamo alla risposta che ci è stata data oggi dal Dirigente del Settore, con tanta naturalezza. Con la nota dell’8 aprile 2021, numero protocollo 70025, il responsabile del procedimento richiedeva il preventivo alla ditta Arteteca per la realizzazione in URGENZA dei suddetti murales. Su questo abbiamo finalmente la certezza assoluta, ma è certa anche la somma che si è spesa: ben 36.600 euro fuori bilancio, come eredità sui prossimi conti del Comune di Reggio Calabria, per un intervento che di urgente non aveva nulla, se non la propaganda necessaria al nostro sindaco. Che poi si sia operata una procedura amministrativa per motivi culturali, la cui validità è tutta da provare, con tale rapidità, quando la città attende, ormai arresa all’evidenza, di essere rimessa in sesto, ci lascia sbalorditi sullo spudorato “tornacontismo” che contraddistingue l’amministrazione Falcomatà. Negli ultimi mesi, dopo le rinnovate elezioni comunali, le situazioni di degrado ambientale non sono cambiate, anzi si sono acuite. A fare una passeggiata nella zona sud della città, si rischia di camminare nelle acque nere e di respirare l’irrespirabile. È notizia di oggi, infatti, a causa delle fogne a cielo aperto, dell’allagamento delle fondazioni riguardanti gli alloggi popolari del rione Marconi. Ma questa è solo la più grave punta dell’iceberg di una compromissione del territorio, sulla quale non abbiamo mai smesso di denunciare: l’edilizia scolastica è allo stremo, le strade sono dissestate, i marciapiedi nemmeno esistono più, il servizio idrico comincia a diventare l’utopia estiva, per non parlare dell’acqua che si perde per gli innumerevoli guasti in giro per la città, il verde pubblico è praticamente inesistente, quartieri sommersi di immondizia con famiglie e minori alla mercé dei topi e condizioni igienico-sanitarie spaventose. Se questa non è urgenza, che cosa lo è? Lo vorremmo chiedere ancora una volta a Falcomatà. Sacrificare il denaro pubblico con immediatezza, per dare seguito ai suoi disegni di proselitismo trovando l’occasione nella festa simbolo, invece è una vergogna bella e buona; una evidente irresponsabilità della scellerata conduzione della giunta Falcomatà. Arrivati a questo stato indegno di cose, non solo valuteremo con la massima premura se l’atto amministrativo citato risulta valido, ma prenderemo anche una decisione in merito ad una denuncia alla Procura. Non c’è da perdere altro tempo, perché bisogna capire qual è il metodo più veloce e soprattutto quello maggiormente funzionale per la città, che sta morendo sotto i nostri occhi.

Massimo Ripepi

MESSINA – Evasione fiscale internazionale: scoperto tesoretto nascosto in un “Sham Trust” maltese. Sequestrati beni del valore di oltre 7,5 milioni di euro

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione a provvedimenti di perquisizione e sequestro emessi, rispettivamente, dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale di Messina, relativamente ad una maxi frode fiscale, per un valore di oltre 7,5 milioni di euro, per la quale sono stati colpiti da misura ablativa conti correnti, rapporti bancari, quote societarie, nonché beni immobili, tra cui quelli in dotazione ad un trust di diritto maltese.

Un importante intervento contro l’evasione fiscale internazionale che costituisce, vieppiù nell’attuale periodo di auspicata ripresa dell’economia, un grave ostacolo allo sviluppo economico perché distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, minando il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, penalizzando l’equità e sottraendo spazi d’intervento a favore delle fasce sociali più deboli.

Le attività sono il frutto di complesse investigazioni condotte dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, sotto l’egida della Procura della Repubblica peloritana che – secondo ipotesi investigativa – hanno permesso di disvelare plurime evidenze relative ad un articolato meccanismo fraudolento, ideato e realizzato da un noto imprenditore messinese (A.G. cl. ’68), per il tramite di una società con sede in Messina (M.S. srl) operante nel settore delle pulizie di edifici, con il consapevole coinvolgimento di un fidato sodale e prestanome (S.R. cl. ’55), finalizzato a sottrarsi al pagamento delle imposte sul reddito e sul valore aggiunto.

I due soggetti e la società risultano indagati per omessa ed infedele dichiarazione dei redditi, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nonché in ordine ad ipotesi di falso in bilancio, autoriciclaggio e per non aver predisposto modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire reati tributari e riciclatori.

Si tratta di operazioni illecite strutturate nell’arco di quasi un decennio che, per la loro realizzazione, hanno coinvolto anche diverse altre società, tutte riconducibili al medesimo gruppo imprenditoriale, operanti nei più svariati settori commerciali (edile, delle pulizie, dei trasporti e della grande distribuzione), con lo scopo di ottenere illeciti guadagni derivanti dalla mancata dichiarazione e pagamento delle imposte.

Più in particolare, l’articolato stratagemma oggi represso è stato realizzato attraverso un solo formale e fittizio spostamento della sede della società investigata a Milano, di fatto invece domiciliata a Messina, nonché attraverso complessi artifizi contabili ad hoc predisposti, volti a dissimulare la relativa realtà economica, finanziaria e patrimoniale.

Nel dettaglio, la società in parola, dopo aver maturato un elevato debito tributario nei confronti dello Stato, derivante dalla sistematica evasione fiscale realizzata negli anni, veniva meticolosamente svuotata delle proprie consistenze finanziarie ed economiche, attraverso più azioni giustificate come operazioni infragruppo o cessioni di rami aziendali a favore di una new company, avente il medesimo oggetto sociale della società oggetto di depauperamento, il tutto al fine di impedire all’Amministrazione Finanziaria l’effettivo recupero delle somme evase.

Un vorticoso giro di trasferimenti finanziari tra plurime società costituenti l’importante gruppo imprenditoriale facente capo all’imprenditore messinese, smascherato solo mediante una Guardia di Finanza puntuale e comparata analisi dei flussi bancari e della documentazione amministrativo-contabile della principale realtà societaria oggetto d’indagine, nonché valorizzando il patrimonio informativo disponibile al Corpo quale centrale presidio del sistema antiriciclaggio.

In tale contesto, con lo scopo di blindare il tesoretto sottratto alla tassazione fiscale accumulato nel corso degli anni, veniva costituito un trust di diritto maltese, nel quale confluiva il patrimonio illegittimamente accumulato.
Gli intenti fraudolenti ed elusivi, per i quali secondo ipotesi investigativa è stato costituito il trust, traspaiono, tra l’altro, come testualmente affermato dal G.I.P. nel provvedimento emesso, dalla “trasmigrazione fittizia all’estero dei beni (immobili e quote societarie) del G. […] si evince infatti che i beni rimangono sostanzialmente nella disponibilità del nucleo familiare […] era intendimento dell’imprenditore porre a riparo il proprio patrimonio dalle temute azioni giudiziarie, intendimento attuato piegando un istituto giuridico legale per finalità illecite.”

Seppur in una fase cautelare – che solo attraverso il contraddittorio tra le parti e le decisioni di Giudici ulteriori e diversi rispetto al G.I.P., si potrà trasformare in una decisione definitiva in ordine alle responsabilità sino ad ora ipotizzate – le fonti di prova assicurate al procedimento sono state considerate dal competente Giudice confermative del fumus della commissione dei gravi reati finanziari ipotizzati, così disponendo l’odierna misura cautelare reale fino alla concorrenza di complessivi euro 7.763.128,61.

Nel merito, quindi, sono stati sottoposti a sequestro i conti correnti e i rapporti bancari facenti capo sia alle persone fisiche (A.G. cl. ’68 e S.R. cl. ’55) sia alla persona giuridica investigata, nonché la maggioranza delle quote della società proprietaria di un noto centro commerciale del capoluogo peloritano e decine di prestigiosi immobili di una società di costruzione locale, il tutto conferito ad hoc, come “dotazione”, nel citato trust di diritto maltese.

L’operazione odierna rientra nell’ambito dell’intensificazione dei controlli e del monitoraggio della onesta libertà di impresa, nel cui ambito le aziende dovrebbero confrontarsi in un clima di assoluta e leale concorrenza.

In conclusione, ancora una volta, l’attività investigativa svolta conferma l’impegno profuso, quotidianamente, dalla Procura della Repubblica, dal Tribunale e dalla Guardia di Finanza di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela del libero mercato e del regolare assolvimento delle contribuzioni alle casse dell’Erario.