REGGIO – Ieri sentenza per il processo Gotha, Caridi e Raffa assolti. 25 anni per Paolo Romeo.

Dopo cinque anni dall’inizio del maxi processo Gotha, è stata emessa ieri la sentenza in primo grado. Condannato a 25 anni l’ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo che assieme a Giorgio De Stefano, già condannato in abbreviato a 20 anni, viene ritenuto a capo della cupola reggina, ideatore e mente della componente invisibile.

Per 15 dei 30 imputati, sono confermate, in alcuni casi maggiorate le richieste effettuate dai PM. Non mancano assoluzioni eclatanti: come nel caso dell’ex senatore Antonio Caridi, per il quale la richiesta era di 20 anni con l’accusa di intraneità alla cupola e presunta espressione politica delle principali cosche del reggino. Per l’altro soggetto cerniera, Alberto Sarra, è stata confermata la condanna, ridotta, di 13 anni rispetto ai 20 richiesti.

Assolto, trai politici, anche l’ex presidente della provincia Giuseppe Raffa. Il procuratore Giovanni Bombardieri ha definito “confortante” la sentenza. Il PM Lombardo aveva definito le prove, sovrabbondanti.

Nella tarda serata di ieri il dispositivo è stato pronunciato in aula bunker dalla dottoressa  Silvia Capone, dopo che Tribunale collegiale di Reggio da lei presieduto, si era ritirato in camera di consiglio per tutta la giornata di ieri.

  1. Amodeo Vincenzo assoluzione
  2. Aricò Domenico assoluzione
  3. Barbieri Vincenzo Carmine 3 anni e 4 mesi (l’accusa aveva chiesto 6 anni)
  4. Cammera Marcello 2 anni (chiesti 16 anni)
  5. Canale Amedeo (assoluzione)
  6. Cara Demetrio (assoluzione)
  7. Caridi Antonio Stefano (chiesti 20 anni)
  8. Cartisano Carmelo Giuseppe 20 anni (chiesti 16 anni)
  9. Chirico Francesco 16 anni (chiesti 22 anni)
  10. Chirico Giuseppe 20 anni (chiesti 23 anni)
  11. Delfino Alessandro 5 anni (chiesti 9 anni)
  12. Genoese Zerbi Saverio DECEDUTO
  13. Gioè Salvatore 16 anni 6 mesi (chiesti 17 anni)
  14. Giustra Paolo 2 anni (chiesti 2 anni)
  15. Iero Giuseppe assolto (chiesti 10 anni)
  16. Marra Antonio 17 anni (chiesti 16 anni)
  17. Marra Cutrupi Maria Angela assoluzione
  18. Minniti Angela 2 anni e 8 mesi (chiesti 3 anni e 8 mesi)
  19. Munari Teresa assoluzione
  20. Nucera Domenico assoluzione
  21. Pietropaolo Domenico assoluzione
  22. Pontari Giovanni assoluzione
  23. Raffa Giuseppe (chiesti 7 anni)
  24. Richichi Giuseppe Rocco Giovanni 3 anni e 6 mesi (chiesti 7 anni e 6 mesi)
  25. Remo Giovanni Carlo (chiesti 8 anni)
  26. Romeo Paolo 25 anni (chiesti 28 anni)
  27. Sarra Alberto 13 anni (chiesti 20 anni)
  28. Scordo Andrea assoluzione
  29. Strangio Giuseppe 9 anni e 4 mesi (chiesti 13 anni)
  30. Zoccali Rocco assoluzione
  31. Zumbo Giovanni 3 anni e 6 mesi (chiesti 7 anni e 6 mesi)

 

Dal maxi processo Gotha emerge lo spaccato del sistema criminale ‘ndranghetista, i suoi meccanismi ciclici, la capacità di dotarsi un’organizzazione nella quale “i ruoli, all’interno di una funzionalità evoluta, mutano per divenire uguali a se stessi”.

La ‘ndrangheta, a partire dagli anni ’70, introduce una serie di mutamenti d’assetto e di riforme necessarie a consentirne la sopravvivenza, a mettere le mani sui flussi economici del pacchetto Colombo, ed a far fronte all’azione delle forze dell’ordine, anche alla luce del rischio introdotto dai pentiti.

Nasce allora la “società di santa”, la prima cerchia segreta rispetto alla vecchia “società di sgarro”, che di per sé, come noto, si reggeva già sulle premesse dell’omertà e della segretezza.

Il sistema si evolve poi, negli ultimi vent’anni, negli aspetti dell’organizzazione e della compartimentazione, quando la ‘ndrangheta comprende di dover sviluppare ulteriori adattamenti necessari a conservare quell’unitarietà (tra mandamenti e cosche) decisiva per ampliare il potere, ed intercettare i nuovi flussi di spesa (quali i 660mln del Decreto Reggio).

Serve inoltre alla ‘ndrangheta un organo capace di mediare, da un lato, sul fronte interno, risolvendo le guerre tra cosche, colpevoli di attivare la macchina repressiva statale e dall’altro, sul versante politico, capace di governare dall’interno le istituzioni (laddove, prima, si era limitata a condizionarle attraverso “rumorose” intimidazioni).

Nasce con queste premesse la nuova componente riservata della ‘ndrangheta che ha come mente pensante, quella di Paolo Romeo assieme a Giorgio De Stefano. Un nuovo livello che però conserva, utilizza, ed è perfettamente funzionale, come detto, agli strati mafiosi operativi sottostanti.

Nell’impianto accusatorio esposto in tredici udienze, nelle scorse settimane, la pubblica accusa – rappresentata oltre che da Lombardo anche dai pm Stefano Musolino, Giulia Pantano, Sara Amerio e Walter Ignazitto – si è avvalsa di un numero ingente di conversazioni tra soggetti imputati e dichiarazioni di pentiti, da cui emerge, come i due vertici abbiano operato costantemente, negli interessi della cosiddetta triade di Archi, oltre che delle principali cosche dei mandamenti tirrenico ed jonico.

Emerge anche la fitta rete relazionale di Romeo, nel cui numero sono stati elencati una quarantina tra politici, dirigenti, ex magistrati, giornalisti, ed ex componenti delle forze dell’ordine.

 

“LA RIVOLUZIONE DEL PROCESSO: LA SCOPERTA DEL LIVELLO INVISIBILE”

 La società occulta della ‘ndrangheta si è dunque strutturata con la forma di una loggia massonica deviata, orbitante attorno al Circolo Poseidonia di Gallico, le cui “teste pensanti” Romeo e De Stefano, hanno concepito una serie di strategie volte a “creare mostri”. Soggetti, intranei alla ‘ndrangheta, direttamente manovrati da Romeo, al fine di inglobare le istituzioni democratiche; al punto che – secondo le tesi, in gran parte confermate, di Lombardo, nella nostra terra, non ci sono “dinamiche politiche, economiche, o finanziarie che non siano ‘ndrangheta”.

La ndrangheta occulta, definita anche laica o massonica, degli “invisibili” ha nuove regole: diverse, non di rado opposte a quelle della ‘ndrangheta di base, che deve rimanere “visibile”, cioè individuabile come tale, per esercitare il potere sul territorio, soggiacendo perciò a rituali e regole rigide quali il distacco da ambiti come forze dell’ordine e massoneria. Ambiti nei quali la componente riservata della ‘ndrangheta è invece espressamente chiamata ad entrare e governare, mantenendo il contatto con gli ambiti inferiori solo attraverso pochi “soggetti cerniera” cioè esponenti di altissimo livello. La compartimentazione verso la ‘ndrangheta di base, come l’appartenenza a sfere alte della società, è necessaria a garantire la rispettabilità della componente occulta, rispettabilità che ne costituisce il paravento, ovvero l’invisibilità.

Con tale complessa strutturazione, si garantiscono potere e ricchezza necessari soddisfare la “fame” della ndrangheta. Mentre i suoi vertici decisionali, non ambiscono a guadagni immediati (facilmente tracciabili e dunque pericolosi) ma bensì differiti nel tempo, e camuffati da tutela del bene comune.

L’esito della sentenza di primo grado stupisce per le suddette eccezioni e ridimensiona, in un certo modo, la portata dell’inchiesta, giacché alcuni personaggi chiave ne escono temporaneamente puliti rispetto ai pesci più piccoli. Le future dinamiche certificheranno la reale entità di tale operazione, se essa sarà l’ennesima bolla destinata a scoppiare in nulla di fatto, o viceversa, se assumerà un impatto decisivo nella lotta alla criminalità organizzata.

 

REGGIO – Polizia di Stato: Gli Agenti delle Volanti salvano un uomo smarritosi tra i boschi di Galatro

Nei giorni scorsi,gli Agenti del Commissariato di P.S. di Polistena hanno salvato un uomo che, nelle ore serali, si era perso tra i boschi del comune di Galatro.

Il quarantunenne, in evidente stato di agitazione, aveva contattato la locale Sala Operativa tramite il numero d’emergenza 113, comunicando di aver intrapreso un sentiero nel bosco e di non riuscire più a trovare la strada per il ritorno.

Dopo averlo tranquillizzato, gli operatori della Polizia di Stato hanno tempestivamente diramato la nota agli Agenti della Sezione Volanti che, mantenendo il contatto telefonico con il disperso ed individuandone la posizione sul GPS, sono riusciti a guidarlo fino al raggiungimento della strada principale.

L’uomo, che in meno di un’ora è rientrato a casa, ha ricontattato telefonicamente i poliziotti del Commissariato di Polistena per ringraziarli dell’aiuto dato.

La capillare conoscenza del territorio e la tempestività nei soccorsi sono i tratti che caratterizzano l’operato della Polizia di Stato, da sempre al fianco del cittadino.

CALABRIA – Rifiuti ATO Cosenza, De Caprio: «Blocco risolto»

L’assessore regionale all’Ambiente comunica che da lunedì riprenderanno i conferimenti. Circa 450 tonnellate al giorno fuori regione e nelle discariche di Crotone e Lamezia Terme

«La Regione Calabria risolve il blocco dei conferimenti dei rifiuti dell’Ato Cosenza che, da lunedì, riprendono, per complessive 450 tonnellate al giorno, fuori regione e nelle discariche di Crotone e di Lamezia Terme».

Lo comunica l’assessore all’Ambiente della Giunta regionale, Sergio De Caprio.

«È stato un lavoro difficile – aggiunge De Caprio – per cui è necessario riconoscere la professionalità e il senso di responsabilità di tutti i funzionari e i dirigenti del dipartimento Ambiente, egregiamente diretto dall’ingegnere Gianfranco Comito, dei gestori degli impianti e dell’Arpa Calabria».

«La Regione – conclude l’assessore – continuerà a seguire le operazioni necessarie per la riapertura delle discariche di Cassano allo Ionio e San Giovanni in Fiore, nella convinzione che l’Ato Cosenza saprà riprendere rapidamente i livelli di efficienza utili a sostenere le necessità e i diritti dei cittadini della provincia di Cosenza».

Riforma della Giustizia, votati e approvati gli emendamenti. Domani il testo in aula

Dopo l’accordo politico in Consiglio dei ministri giovedì, la riforma del processo penale compie il primo passo parlamentare verso la sua approvazione. La Commissone Giustizia della Camera ha votato e approvato gli emendamenti che recepivano le intese tra i partiti di maggioranza, con la prospettiva di riuscire a giungere al sì della Camera già martedì prossimo, visto che il testo domenica sarà in Aula.

Il giorno dopo l’accordo, tutti i partiti di maggioranza rivendicano il successo mentre, per le opposizioni, Fdi critica la riforma come una “mediazione al ribasso che non risolve i problemi”.

E gli ex M5s attaccano il Movimento. La riforma Cartabia consiste in una serie di emendamenti, 26 in tutto, al ddl Bonafede, ma tra essi l’attenzione è caduta solo su quello sulla prescrizione.

In realtà l’architettura complessiva mira a “sdrammatizzare” questo tema: le norme prevedono una serie di misure deflattive dei processi, ad esempio con l’incentivzione dei riti alternativi, la messa alla prova, la semplificazione e la digitalizzazione delle procedure, così da favorire la celere celebrazione. Dopo la sentenza di primo grado viene mantenuto il principio del ddl Bonafede e cioè che la prescrizione si blocca, ma con l’obbligo di chiudere i processi in due anni in Appello e in un anno in Cassazione, pena l’improcedibilità (la cosiddetta prescrizione del processo e non del reato). Nell’accordo, approvato in Commissione, i processi più complessi possono durare in Appello tre anni e 18 mesi in Cassazione e per i reati più gravi (mafia, terrorismo, spaccio, stupro), il giudice potrà chiedere di prolungarli per complessivi altri tre anni in Appello e altri 18 mesi in Cassazione. In più il nuovo processo entrerà a regime nel 2025, e nel frattempo sono previste assunzioni e digitalizzazione dei Tribunali. In commissione Giustizia la maggioranza ha votato compattamente, senza sbavature, mentre le opposizioni con Fdi e gli ex M5s di L’Alternativa c’è hanno fatto ostruzionismo per impedire l’approvazione, che comunque è avvenuta nel tardo pomeriggio.

Sono stati approvati anche una decina di emendamenti dei gruppi, tra cui uno di Lucia Annibali (Iv) che prevede l’arresto in flagranza per il marito o ex marito violento che viola i provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”.

L’obiettivo della riforma della giustizia è “ottenere tempi certi” per i processi. Lo afferma la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, al Tg3. Cartabia ha anche spiegato di non temere sorprese per il voto in aula: “Direi di no, abbiamo preso un impegno tutte le forze politiche della maggioranza”. (ANSA)

REGGIO – Seconda riunione di controllo beni confiscati: niente maggioranza, niente Nancy Iachino e niente documenti

Erano soltanto 27, le realtà confiscate di cui tenere traccia. Ma la Commissione Controllo e Garanzia, svoltasi nella prima mattina di ieri, ha evidenziato il totale sfasciume di un archivio, arronzato alla meno peggio, da cui nemmeno le 14 carpette faticosamente estratte, tra le difficoltà obiettive, e il tifo contrario della maggioranza, risultano corredate dei documenti relativi al controllo dei beni.

Ed era già colossale l’assenza, nello stesso regolamento di Controllo, della clausola sul conflitto di interessi, misteriosamente vaporizzata nel regolamento rivisto durante il periodo Iachino. Il futuro ci dirà se e quanto sia stata velleitaria l’esortazione di carattere etico, nei confronti dei componenti di maggioranza, a dichiarare un’eventuale partecipazione presso un’associazione interessata.

Sciatteria (a ben pensare) che il consigliere Massimo Ripepi, in veste di Presidente della Commissione, aveva ravvisato fin dallo scorso marzo, individuando nella ex delegata, Nancy Iachino, la responsabile, puntualmente assente, allora come oggi e ad ogni commissione.

A rimanere, sull’orlo di una crisi di nervi, assenti i due colleghi acciaccati, l’architetto Cardona, per giunta neo arrivato, che fa capolino da sotto la frana di lavoro arretrato per ricordare l’impossibilità materiale di adempiere completamente alle mansioni settoriali.
Da qualche parte sepolto, giace anche il Principio di Continuità Amministrativa invocato dalla consigliera Iatì.

Si diceva che delle 27 proprietà destinate a finalità sociale e delle 22 con finalità di lucro, sono state sottoposte all’attenzione dei consiglieri soltanto 14 carpette, senza i 13 documenti di rilevante importanza, contemplati dal Regolamento per ogni bene confiscato. Per completezza, li indichiamo punto per punto: Delibera di assegnazione, Contratto delle attività da svolgere, Polizza assicurativa, Autorizzazione per espletamento delle attività, Documentazione di sicurezza dei lavoratori, Ricevute spese ed utenze, Elenco soci e amministratori, Trasmissione annuale dell’elenco del personale impiegato
Bilanci, Monitoraggio annuale, Relazione dettagliata semestrale, Foto comprovanti, Informazioni prefettizie.

Oltretutto, sfogliando l’archivio, la consigliera di “Impegno e Identità” riesuma una nota del 2017 nella quale affiora – anzitutto – la difficoltà nel reperimento dei dati; da tale appunto si evince una responsabilità disattesa, al netto di continue e sterili richieste di monitoraggio di elementi addirittura precedenti, risalenti al 2012, accolte formalmente, ma mai, in effetti lavorate.

Diversamente dalla precedente seduta, questa mattina la maggioranza ha dato il proprio contributo in termini di polemica sulla modalità di svolgimento della Commissione, giudicata eccessivamente meticolosa dai consiglieri Versace e Latella, in continuo alterco con la Iatì,. Polemiche che se non fossero state mosse da puro ostruzionismo, non sembrano comunque di buon auspicio per una gestione futura meno approssimativa della cosa pubblica.
Dopo una graduale fuoriuscita, anche l’ultimo esponente del centrosinistra, Nino Zimbalatti, ha abbandonato la Commissione, poco prima del risvolto decisivo dell’incontro, terminato effettivamente un’ora dopo.
La montagna partorisce il topolino. Dei 13 punti di sopra menzionati ciò che si riscontra è la sola presenza di un residuo, poche irrilevanti lettere di corrispondenza instituzionale.

Alla Commissione non rimane che rinviare a nuova data (presumibilmente fine agosto) nella speranza che spuntino le carte necessarie a concludere l’indagine conoscitiva.
Una storia infinita che sembra iniziare ad appassionare anche la Prefettura, che sul tema ha avviato una serie di quesiti.

E-state sicuri, il comune di Motta san Giovanni nei giorni più a rischio dell’estate garantirà attività di primo soccorso attraverso la croce rossa italiana

Voluta dal sindaco Giovanni Verduci e sostenuta da tutta la Giunta comunale parte “E-STATE SICURI”, l’iniziativa che garantirà interventi di primo soccorso attraverso soccorritori abilitati della Croce Rossa Italiana, con il supporto logistico dell’organizzazione di protezione civile “Garibaldina”.

Ogni sabato e ogni domenica, a partire da questo fine settimana e per tutto il mese di agosto, dalle ore 9 alle ore 13, in piazza degli Eroi a Lazzaro, in prossimità della Delegazione municipale, sarà allestito un punto di primo soccorso con un gazebo della Croce Rossa Italiana, personale abilitato e un’ambulanza di tipo A che, oltre ad intervenire su chiamata, percorrerà secondo una tabella di marcia il lungomare Cicerone, il lungomare Ottaviano Augusto, via del Fondaco e via Agostino Plutino.

Il sindaco Giovanni Verduci e la presidente Comitato CRI di Reggio Calabria, Daniela Marcella Dattola, consapevoli che negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo incremento degli accessi al Pronto Soccorso, soprattutto durante la stagione estiva e che l’iniziativa programmata riveste un’importanza notevole non solo da un punto di vista sanitario ma anche di sicurezza per tutta la comunità, hanno concordato le attività durante una riunione tenutasi presso la sede municipale.

La sala operativa “E-STATE SICURI” è raggiungibile in piazza degli Eroi a Lazzaro (Delegazione municipale), tramite email cocmottasg@gmail.com o telefonicamente ai numeri 0965718130 – 3392944028

COSENZA – Guardie mediche sospese: pronti ad azioni di protesta

CROSIA (Cs) – Venerdì, 30 Luglio 2021 – Sospensione guardia medica, pronti ad azioni di protesta eclatanti se il servizio non sarà ripristinato stabilmente nelle prossime ore. Nuovo sollecito al Prefetto di Cosenza.

 È quanto fa sapere il sindaco di Crosia, Antonio Russo, all’indomani dell’ennesima comunicazione da parte dell’Asp di Cosenza – Distretto Jonio di sospensione delle attività delle prestazioni mediche pubbliche.

«Continuiamo a rimanere stupiti – dice il Primo cittadino – difronte all’atteggiamento del Commissario ad acta alla sanità calabrese e dell’Azienda sanitaria di Cosenza difronte ad un oggettivo stato disagio che i territori periferici lamentano da mesi a causa della chiusura delle guardie mediche. Tale situazione – aggiunge il sindaco Russo – sta generando indignazione nella popolazione che si vede privato del diritto essenziale alle cure. Ma soprattutto sta mortificando una città che in questo momento ospita quasi ventimila residenti che, in caso di necessità, non sanno a chi rivolgersi e dove trovare consulto per una qualsiasi patologia. Non possiamo accettare che una comunità come Crosia Mirto, che è punto di riferimento per l’intero territorio della valle del Trionto e del basso Jonio cosentino possa trovare accesso alle cure mediche di base rivolgendosi ad un ospedale Spoke, quello di Corigliano-Rossano, che si trova ormai da tempo al collasso oppure incamminarsi dalla costa verso l’entroterra per raggiungere qualche paesino dove ancora resiste la guardia medica. Così non va. E se questa incresciosa situazione non dovesse risolversi definitivamente nell’arco delle prossime ore – conclude Russo – saremo pronti ad eclatanti azioni di protesta nelle sedi dei manager che si stanno rendendo protagonisti di questo scempio di diritti»

REGGIO – Al Museo diocesano il seminario “Il restauro: dal marmo al digitale”

Nell’ambito del Progetto “L’Arte racconta”, finanziato dalla Regione Calabria (PAC 2014-2020) mercoledì 21 luglio il Museo diocesano ha promosso il seminario “Il restauro: dal marmo al digitale”. L’evento si lega alla Mostra “Icone del Rinascimento”, in corso fino al 17 agosto, esposizione di tre pregevoli sculture sacre in marmo databili tra Quattro e Cinquecento, provenienti da Ortì Inferiore, Cataforio e Vito Inferiore.

Il seminario ha illustrato il restauro delle tre opere a cura di Giuseppe Mantella, con il coinvolgimento del Dipartimento PAU (laboratori Summa e cross) dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, per attività di analisi e ricerca (rilievi fotogrammetrici e restituzione 3D delle opere, mappature e indagini tematiche a supporto di analisi non distruttive, etc.), ai sensi di apposito Protocollo sottoscritto tra le parti.

Moderati da Lucia Lojacono, direttrice del Museo diocesano, i lavori sono stati introdotti dai saluti di don Mimmo Rodà, direttore dell’Ufficio Beni Culturali diocesano, e del professor Tommaso Manfredi, direttore del Dipartimento PAU: quest’ultimo ha evidenziato le straordinarie occasioni che dal pur difficile momento attuale potranno scaturire, anche sul piano economico, per chi saprà valorizzarne i caratteri di novità ed innovazione e di accogliere istanze di condivisione e sinergia tra gli enti e le istituzioni. Manfredi ha poi introdotto il Protocollo d’intesa sottoscritto tra Museo Diocesano e Dipartimento PAU nel maggio scorso e finalizzato allo sviluppo di attività di formazione nell’ambito dei percorsi formativi erogati dal PAU e allo sviluppo di attività di analisi, documentazione, ricerca, progettazione, design, valorizzazione, promozione e comunicazione del patrimonio culturale.

Il seminario è stato promosso in collaborazione con il FAI Delegazione di Reggio Calabria: l’architetto Rocco Gangemi, capo delegazione, ha sottolineato le grandi potenzialità del sistema museale calabrese, per il quale urge un’azione politica che crei una rete di iniziative culturali di ampio respiro, a partire dalle istituzioni più direttamente preposte alla valorizzazione del comparto, ma col fondamentale contributo del volontariato culturale di qualità.

Ai saluti istituzionali hanno fatto seguito gli interventi più propriamente tecnici. La direttrice Lucia Lojacono ha illustrato le tre statue esposte in Mostra, soffermandosi su arte e storia di ciascuna: il busto della Madonna con Bambino (ultimo quarto sec. XV) proveniente dalla chiesa di Santa Maria Lauretana  di Ortì Inferiore, il San Basilio (Giambattista e Giandomenico Mazzolo, 1533-1535) dell’antica città di Sant’Agata e la Madonna con Bambino (Rinaldo Bonanno, 1587) di Vito Inferiore.

Il professor Nino Sulfaro, ricercatore e docente di Restauro architettonico presso il PAU, ha evidenziato come alle università spetti il compito di ripensare radicalmente i percorsi di formazione dei futuri operatori nel campo del patrimonio culturale (architetti, designer, archeologi, storici dell’arte), superando l’antinomia tra passato e presente, per affermare il valore della memoria come fattore di sviluppo culturale. In questa prospettiva, ha proseguito Sulfaro, le attività di supporto al restauro delle opere in mostra al Museo diocesano, curate dal Dipartimento PAU, rappresentano una straordinaria occasione di collaborazione sinergica tra le parti coinvolte: in particolare, esse consistono nel rilievo fotogrammetrico 3D e restituzione 2D/3D delle opere e in eventuali mappature e indagini tematiche a supporto di analisi non distruttive, indagini preliminari all’intervento di restauro ed eventuali simulazioni digitali di ipotesi integrative/ricostruttive delle opere.

A seguire il professor Franco Prampolini, associato (settore scientifico disciplinare Disegno) presso il PAU, ha presentato, in collaborazione con il PhD Antonio Gambino, la produzione dei modelli digitali 3D ad altissima risoluzione delle tre statue, conclusa a cura del Laboratorio SuMMA del PAU. Con una dimostrazione in diretta attraverso i software dedicati sono state illustrate le potenzialità che tali modelli digitali esprimono, ai fini della condivisione degli studi specialistici e della diffusione della conoscenza del patrimonio, in particolare nel tempo presente, segnato dalla pandemia che rende gli spostamenti così difficili. Nell’introdurre la fase più propriamente tecnica della relazione il professor Prampolini si è soffermato sulle ragioni che stanno alla base della realizzazione di modelli così dettagliati, con precisioni sub-millimetriche e un’altissima coerenza cromatica: non si tratta di un semplice sfoggio tecnologico,  ma del “preciso dovere, in quanto studiosi, di contribuire al meglio alla documentazione e alla trasmissione della memoria del patrimonio culturale, di ‘valori di civiltà’ che ne rappresentano l’essenza stessa”.  Il numeroso pubblico presente ha poi avuto la possibilità di ‘esplorare’ digitalmente le sculture, soffermandosi di volta in volta sui dettagli minimi o godendone vedute d’insieme da punti di vista inusuali, ad esempio dall’alto.

Ha chiuso l’incontro l’intervento del restauratore Giuseppe Mantella, direttore della Cittadella episcopale di Gerace, che ha sottolineato la straordinarietà del Progetto “L’arte racconta” che ha visto porre in essere in un tempo breve, all’insegna della ‘condivisione’, un’efficace sinergia tra enti e istituzioni. Ha poi proseguito evidenziando il rilevante contributo che le discipline diagnostiche offrono alla conoscenza dell’opera d’arte, proprio attraverso la digitalizzazione, e richiamato l’attenzione che deve porsi, nel caso dell’arte sacra, al valore devozionale delle opere, parte viva di un culto che accende la comunità da secoli: da qui il dovere di condividere e illustrare gli esiti dei restauri non solo con la comunità scientifica, ma anche e soprattutto con le comunità di appartenenza delle opere, con i territori.

Il seminario, che ha registrato una straordinaria partecipazione di pubblico, pur nelle restrizioni dovuto alla pandemia, è tra gli eventi previsti nel ricco cartellone di iniziative del Museo diocesano: in particolare, la Mostra “Icone del Rinascimento” e il cantiere di restauro del San Basilio di Cataforio saranno visitabili fino al 17 agosto.

 

Rischio idrogeologico, 360mila euro per interventi a Cerisano

Il presidente della Regione, Nino Spirlì, in qualità di commissario straordinario per la Mitigazione del rischio idrogeologico in Calabria, comunica che oggi sono stati autorizzati, con apposito decreto a firma del soggetto attuatore, Pasquale Gidaro, il progetto esecutivo dell’intervento e l’avvio delle procedure di gara del Comune di Cerisano (Cosenza).

GLI INTERVENTI

Gli interventi, per un importo di 359.525,00 euro, sono stati finanziati a valere sulle risorse stanziate dal Patto per lo Sviluppo della Regione Calabria (delibera Cipe n.26/2016 “Fsc 2014-2020: Piano per il Mezzogiorno” – Dgr 355/2017- Dgr 3/2018);

Le opere in progetto del Comune di Cerisano consentono il completamento di interventi di mitigazione già eseguiti con altro finanziamento e, in particolare, riguardano la messa in sicurezza del territorio comunale attraverso opere strutturali e sistemi drenanti.

Nello specifico, si tratta di cinque gruppi di interventi che spaziano dalla mitigazione del rischio di frana, mediante la realizzazione di trincee drenanti sul versante controripa, canalizzazione delle acque drenate e allontanamento di quelle superficiali ai fossi naturali, lavori di splateamento, ricarico del fondo con materiale inerte, lavorazioni finalizzate, alla protezione e al controllo dall’erosione in alveo a monte e a valle di attraversamenti, sostituzione delle attuali condotte di attraversamento con un tombino scatolare in calcestruzzo armato, avente sezione netta capace di smaltire la portata di progetto, calcolata con un tempo di ritorno duecentennale, ripristino dell’officiosità idraulica di fossi e canali irrigui esistenti.

CALABRIA – Accordo tra il Comune di Isola di Capo Rizzuto e l’Università di Reggio C. (Dip. PAU) per la valorizzazione del territorio

E’ stato sottoscritto nei giorni scorsi un importante accordo di collaborazione tra il Comune di Isola di Capo Rizzuto e l’Università di Reggio Calabria, Dipartimento di Patrimonio, Urbanistico e Architettura (PAU). L’accordo ha l’obiettivo primario di valorizzare il territorio partendo dal Patrimonio Culturale, tra cui il Castello Aragonese di Le Castella, la Torre Vecchia di Capo Rizzuto e altri luoghi d’importanza principale. L’interesse mostrato dall’Università verso il nostro territorio, in modo particolare per Le Castella, dimostra, ancora di più, quanto si possa crescere attraverso azioni mirate e strumenti idonei a programmare e accompagnare le politiche di sviluppo. Tutto questo, ovviamente, sarà accompagnato da una serie di azioni politiche, molte delle quali già avviate, che mirano a far crescere il territorio e renderlo appetibile ai grandi tour operator internazionali, affinché il flusso turistico possa tornare ai fasti di un tempo.  L’accordo è stato siglato formalmente tra il Sindaco Maria Grazia Vittimberga e il professor Tommaso Manfredi, tramite l’interlocuzione del professor Francesco Calabrò, a cui è stata affidata la responsabilità scientifica delle attività.  In sostanza, l’accordo tra il PAU e il Comune di Isola Capo Rizzuto, parte dall’ambito storico – culturale con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio locale e dunque aumentare l’offerta turistica, attraverso strumenti quali gli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa e altre iniziative in grado di veicolare all’estero la conoscenza del patrimonio culturale e naturale esistente. Presso il Dipartimento PAU, inoltre, è attivo anche il Laboratorio Patrimoni UNESCO del Mediterraneo, che svolge studi e ricerche finalizzate al supporto e alla sperimentazione di modelli di sviluppo centrati sulla valorizzazione dei patrimoni culturali e naturali. Nell’ambito del Progetto, infine, saranno prodotti i necessari supporti multimediali per semplificare il soggiorno del turista che visita il territorio, con l’integrazione di servizi complementari in cui saranno coinvolti le attività commerciali locali.