CALABRIA – Blocco fondi UE alla Regione Calabria per irregolarità: nel mirino Spirlì e Nicolai.

Si apprende nella giornata odierna la gravissima notizia del blocco dei Fondi Europei, ad opera della Commissione europea, a causa di due presunte irregolarità che avrebbero comportato la mancata erogazione di centinaia di milioni di euro.

Finiscono nel mirino l’ex presidente facente funzioni Nino Spirlì e il direttore generale del Dipartimento Programmazione Maurizio Nicolai.

Ad intervenire rispetto alla seguente tematica sono:

LAURA FERRARA (M5S)

La quale, su un post di Facebook, dichiara che: “Il sistema di gestione e controllo della spesa pubblica relativa ai fondi europei in Regione Calabria non si smentisce e risulta essere, ancora una volta, carente e poco trasparente.
Ho già presentato apposita interrogazione su quanto emerso dall’esclusiva pubblicata ieri sul sito di “LaC” circa l’interruzione dei pagamenti FSE da parte della Commissione europea nei confronti della Regione Calabria a causa di una serie di irregolarità.
Criticità ed errori che si ripetono nel tempo e che oggi potrebbero mettere a rischio l’intero Por Calabria 14-20.
In attesa di comprendere meglio come e se si risolveranno tali problematiche voglio far notare come ciò influirà irrimediabilmente sul buon andamento della prossima programmazione europea e la chiusura in tempi certi di quella in corso. Ritardi che si accumulano su altri ritardi.
La Calabria ed i calabresi pagano così lo scotto di una spesa scellerata dei fondi comunitari e di un controllo superficiale da parte degli organi preposti.
FRANCESCA ROSA D’AMBRA (PSI)
“Da quanto si apprende, la Commissione Europea avrebbe bloccato i Fondi Europei per due presunte irregolarità – di gestione e controllo – in particolare, del Fondo Sociale Europeo.
La Regione avrà sei mesi di tempo per giustificare le irregolarità contestate dall’UE e, contestualmente, quest’ultima ha provveduto al blocco delle suddette risorse in attesa di chiarimenti. È un episodio gravissimo in quanto l’attuale compagine Regionale, in continuità al lavoro svolto in precedenza, ne dovrà rispondere politicamente, soprattutto alla luce di una campagna elettorale basata sulla continuità e il progresso, sbandierando come l’utilizzo dei Fondi sia la chiave di volta per risollevare le sorti di questa Regione. Una mancata ed esaustiva giustificazione sulla gestione di questi fondi comporterebbe un ulteriore buco alla spesa pubblica che andrebbe, ulteriormente, ad aggravare la situazione calabrese”.
PAOLO PARENTELA (M5S)
“Da sostituto presidente della Regione, Nino Spirlì e la sua giunta di centrodestra devono rispondere politicamente del blocco a tempo indefinito, da parte della Commissione europea, delle erogazioni del Fondo Sociale Europeo in favore della Calabria, con pesanti conseguenze per la formazione, il lavoro e il sostegno alle politiche scolastiche, dato che tanti milioni sono sospesi per riscontrate irregolarità nel sistema di gestione e di controllo della spesa pubblica.
L’atto della Commissione Ue, comunicato nello scorso agosto, dunque in piena campagna elettorale per le ultime Regionali ma diventato noto di recente, pesa come un macigno sull’operato del dirigente regionale Maurizio Nicolai, negli anni scorsi candidato consigliere regionale, e della responsabile dell’Audit, Roberta Porcelli. Come MoVimento 5 Stelle, eravamo stati tra i pochi a contestare, nel 2020, la nomina di Nicolai a primo dirigente regionale dei Fondi europei, in considerazione della sua pregressa esperienza elettorale. Allora nessuno volle ascoltarci; oggi possiamo dire, in ogni caso, che ci avevamo visto lungo.
I gravi rilievi della Commissione siano un monito per la politica, a partire dal nuovo presidente della Regione, Roberto Occhiuto, affinché le nomine dirigenziali siano sganciate dalle appartenenze o vicinanze a schieramenti e partiti politici. Resta il fatto che lo stesso centrodestra ha consegnato alla nuova amministrazione regionale l’ennesimo, grave problema. Si tratta di una beffa per la Calabria, che dovrebbe invece svilupparsi anche con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Se non verranno separate politica e dirigenza pubblica, credo che resteremo ancora in una condizione di arretratezza e che l’emigrazione continuerà ad essere la regola.”

CALABRIA: Reddito di cittadinanza ai mafiosi,nuova interrogazione on. Wanda Ferro (FDI)

 Una nuova interrogazione sull’erogazione del reddito di cittadinanza a soggetti legati alla criminalità organizzata è stata rivolta dal deputato di Fratelli d’Italia Wanda Ferro al ministro del Lavoro Andrea Orlando, a seguito dell’ultima operazione condotta dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia che ha portato al sequestro di somme per oltre 200 mila euro e coinvolto 28 persone, tra cui figurano anche esponenti di spicco ed affiliati alle cosche di ‘ndrangheta del Vibonese, già coinvolti nelle operazioni “Costa Pulita”, “Ossessione”, “Cerbero” e “Rinascita Scott”, ai quali è stato indebitamente erogato il sussidio.  Wanda Ferro ricorda come nei mesi scorsi, sempre in Calabria, erano stati scoperti centinaia tra boss e gregari delle maggiori cosche di ‘ndrangheta, tutti beneficiari del reddito di cittadinanza, e che nelle cronache degli ultimi mesi, tra i percettori di reddito di cittadinanza senza diritto, si annoverano persone arrestate per detenzione di esplosivi, narcotrafficanti, evasori totali, parcheggiatori abusivi, svaligiatori di appartamenti, rapinatori. 

“Il reddito di cittadinanza – dice Wanda Ferro – cui il governo ha destinato un miliardo di euro in più, oltre ad essersi rivelato un clamoroso insuccesso per la percentuale irrisoria di beneficiari che ha trovato un nuovo lavoro, ha fatto finire ingenti risorse nelle tasche di criminali, mafiosi, spacciatori, terroristi, delinquenti abituali, truffatori ed evasori fiscali.  Soldi che dovevano servire a dare un sostegno ai cittadini che si trovano davvero in difficoltà economiche”. 

Wanda Ferro chiede quindi al Governo, con riferimento alla misura del reddito di cittadinanza, “cosa non ha funzionato nel sistema dei controlli preventivi e quanti siano i casi accertati di indebita percezione del reddito di cittadinanza, nonché quali iniziative il Governo intenda adottare per introdurre idonei correttivi”. 

TAVERNA – Nascondeva droga nella motoape, arrestato 37enne

Nascondeva più di mezzo chilo di marijuana, 14 grammi di cocaina e un bilancino nell’abitacolo di una moto-ape parcheggiata nel giardino di casa. Un trentasettenne, disoccupato, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri in località Pantane, nel territorio di Taverna. L’uomo, fermato dai militari per un controllo mentre era a bordo della propria auto, è stato sottoposto a perquisizione e trovato in possesso di una dose di marijuana sotto il coprisedile e di una ciocca della stessa sostanza nel vano motore dell’auto. Estesa anche alla sua abitazione, la perquisizione ha consentito di scoprire, nascosti nell’abitacolo di un motocarro in disuso, oltre 590 grammi di marijuana confezionata, 14 grammi di cocaina con un cucchiaino in una busta trasparente e un bilancino. Trovato anche denaro contante per un totale di mille e cento euro, contenuto in un barattolo all’interno della camera da letto dell’arrestato. (ANSA).

COVID-19 – Bollettino regione Calabria (+143 positivi rispetto a ieri)

In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 1.256.714 (+4.302).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 85902 (+143) rispetto a ieri.

Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: CASI ATTIVI 73 (4 in reparto, 2 in terapia intensiva, 67 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 1.1422 (1.1265 guariti, 157 deceduti);

– Cosenza: CASI ATTIVI 1.253 (22 in reparto, 2 in terapia intensiva, 1.229 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 26.586 (25.936 guariti, 650 deceduti);

– Crotone: CASI ATTIVI 200 (0 in reparto, 0 in terapia intensiva, 200 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 8.209 (8.094 guariti, 115 deceduti);

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 709 (47 in reparto, 4 in terapia intensiva, 658 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 29.406 (29.003 guariti, 403 deceduti);

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 297 (8 in reparto, 0 in terapia intensiva, 289 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 6.374 (6.273 guariti, 101 deceduti).

L’Asp di Cosenza comunica 25 nuovi soggetti positivi. Il numero complessivo di casi è incrementato di 24 unità e non di 25 in quanto è stato eliminato un doppione.

L’Asp di Reggio Calabria comunica 72 nuovi soggetti positivi di cui 28 migranti.

L’Asp di Crotone comunica 17 nuovi soggetti positivi di cui 2 attribuiti nel setting fuori regione.

ROCCELLA JONICA – Progetto un “albero per il futuro” incontro con degli studenti dell’ I.T.I. “Mazzone”

Nei giorni scorsi, presso l’Istituto Istruzione Superiore Statale “Mazzone” di Roccella Jonica (RC), si è svolta l’iniziativa “Un albero per il futuro”, progetto nazionale di educazione ambientale dei Carabinieri della Biodiversità in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare.

All’evento hanno preso parte gli studenti di una classe dell’Istituto Tecnico Industriale, i quali, assieme ai Carabinieri del Reparto Biodiversità di Reggio Calabria e a quelli della Compagnia di Roccella Jonica, hanno messo a dimora alcune piante che contribuiranno a migliorare la qualità ambientale e a creare il “Grande bosco diffuso”.

Gli studenti, fotografando uno speciale cartellino apposto su ciascuna pianta, che consente a ognuna di esse di essere geolocalizzata sul territorio nazionale, potranno seguire a distanza l’andamento e l’espansione del nuovo bosco e apprezzare il progressivo risparmio di CO2.

L’iniziativa è stata particolarmente apprezzata dagli alunni, i quali hanno dimostrato ampio interesse ed entusiasmo per un progetto con il quale l’Arma dei Carabinieri, da sempre sensibile alla tematica ambientale e promotrice dei valori della legalità nelle scuole, intende coinvolgere attivamente i più giovani in un percorso reale di consapevolezza ecologica, finalizzato a migliorare l’ambiente e contribuire a mitigare i cambiamenti climatici, nonché accrescere la biodiversità del nostro Paese.

COSENZA – Arrestato latitante internazionale marocchino di 34 anni

A seguito di complesse e sofisticate indagini, personale della D.I.G.O.S. della Questura di Cosenza, coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Dipartimento della P.S. e su disposizione della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro, ha tratto in arresto il latitante marocchino di anni 34 T. H., rintracciato nella contea inglese di South Yorkshire del Regno Unito. La cattura è avvenuta in esecuzione del mandato di arresto disposto secondo il recente Trade and Cooperation Agreement, siglato tra Italia e Gran Bretagna post Brexit, avanzato dalla predetta Procura Generale nei confronti del latitante, già condannato in via definitiva con pronuncia della Suprema Corte di Cassazione ad una pena di anni 5 e mesi 6 per violenza sessuale, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia.

Le Autorità Inglesi in data 20/10/2021 hanno disposto l’estradizione del predetto cittadino marocchino che è stato preso in consegna dalle Autorità di Polizia Italiane presso lo scalo aeroportuale di Milano – Linate, presente tra queste il personale della Digos della Questura di Cosenza che ha svolto le indagini per il suo rintraccio, ed associato alla Casa Circondariale di Pavia come disposto dall’A.G. competente.

In particolare nell’ambito di una complessa attività di indagine tesa al contrasto di reiterate condotte illecite commesse da appartenenti ai locali movimenti antagonisti e centri sociali, ed in particolare dal movimento di occupazione per la casa “PRENDOCASA Cosenza”, la Digos della Questura di Cosenza nel mese di giugno del 2018 segnalava all’Autorità Giudiziaria diversi soggetti, tra cui il cittadino marocchino T. H., ritenuti responsabili di vari reati fra cui associazione a delinquere finalizzata all’occupazione di edifici, violenza privata, lesioni personali, danneggiamento, furto aggravato continuato di energia elettrica e detenzione di armi.

Lo straniero, che di fatto era alloggiato con la sua compagna e i due figli minori all’interno di uno di questi stabili abusivamente occupati, nel contempo si era reso responsabile di reati gravi tra cui violenza sessuale continuata e lesioni personali nei confronti della donna e di maltrattamenti in famiglia e per tale motivo, dopo la denuncia sporta dalla compagna, nel mese di dicembre del 2018 era stato raggiunto da ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Cosenza e associato al carcere cittadino.

Dopo un periodo di detenzione di circa 11 mesi, il T. H. era poi stato posto agli arresti domiciliari presso l’abitazione della madre ma dopo qualche settimana si era sottratto alla misura rendendosi di fatto irreperibile, fino a far perdere definitivamente le sue tracce.

Per tale violazione il GIP del Tribunale di Cosenza aveva emesso l’ordine di sostituzione della misura degli arresti domiciliari con la misura cautelare in carcere, disponendone quindi la  cattura.

Nel prosieguo delle fasi processuali relative al suindicato procedimento penale “Prendocasa”, tuttora in corso presso il Tribunale di Cosenza, essendo stata confermata l’irreperibilità di T. H., l’organo giudicante ne dichiarava lo stato di latitanza.

In ragione di ciò, veniva avviata una serrata attività d’indagine da parte della locale Digos, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, finalizzata al rintraccio del predetto.

L’indagine, dimostratasi da subito complessa per il fatto che il ricercato si era rifugiato in territorio straniero, ha permesso di ricostruire e tracciare tutti i suoi spostamenti, accertando che in epoche diverse questi aveva trovato rifugio in Francia, Germania, Olanda ed aveva, infine, raggiunto il Regno Unito facendosi accogliere dalle Autorità Inglesi come profugo dichiarando una falsa identità e la nazionalità palestinese.

Indagini serrate che hanno consentito di individuare il latitante nella contea inglese di South Yorkshire del Regno Unito, ove si era rifugiato beneficiando di una sistemazione definitiva, e di ricostruire le sue pregresse vicende giudiziarie avendo commesso altri reati sia in Inghilterra (Londra) che in Germania mentre era latitante.

La determinazione dell’organo giudiziario e la tenacia degli investigatori della Digos della Questura, sapientemente coordinati sotto il profilo operativo dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Dipartimento della P.S., che ha curato i rapporti con tutti gli organismi stranieri interessati, ha così consentito di applicare, in luogo del c.d. Mandato di Arresto Europeo (non più operante proprio a seguito dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea), il mandato di arresto disposto secondo il recente Trade and Cooperation Agreement, siglato tra Italia e Gran Bretagna, avanzato a tal riguardo dalla Procura Generale della Corte d’Appello di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica del Tribunale di Cosenza.

Nel dare esecuzione a tale richiesta, la Polizia britannica di New Scotland Yard ha potuto così arrestare il ricercato che è stato estradato ed accompagnato presso lo scalo aereo di Milano – Linate, dove a far scattare le manette c’erano gli investigatori della DIGOS della Questura di Cosenza, collaborati da personale dell’Ufficio Polizia di Frontiera Aerea, che dopo le formalità di rito lo hanno tradotto presso la Casa Circondariale di Pavia per l’espiazione della pena definitiva.

MILANO – frode fiscale e traffico di droga internazionale, stamattina 14 arresti dalla Gdf

Sono in corso da stamane gli arresti di 14 persone, tra cui i fratelli Sebastiano e Giuseppe Pelle, della nota famiglia calabrese e che vivono in Germania, e il sequestro di oltre 13 milioni di euro da parte i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano nell’ambito di indagini collegate e coordinate dalla Dda milanese in collaborazione con la Procura Europea (Eppo) e l’autorità giudiziaria dell’Alta Baviera.
Le inchieste riguardano da un lato una frode fiscale internazionale nel settore del commercio di auto di lusso e dall’altro un traffico di sostanze stupefacenti. I provvedimenti sono stati disposti rispettivamente, dall’Autorità Giudiziaria tedesca e dal gip del Tribunale del capoluogo lombardo. (ANSA).

Approvata dal Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili la nuova pianta organica dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio

Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ha approvato la nuova pianta organica dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio.

All’interno della circoscrizione demaniale del nuovo Ente, istituito il 18 giugno 2021 e presieduto da Andrea Agostinelli, è entrato a farne parte anche lo scalo di Vibo Valentia, oltre i porti di Gioia Tauro, Taureana di Palmi, Crotone e Corigliano Calabro, che ricadono, rispettivamente, nelle province di Reggio Calabria, Crotone e Cosenza.

Si tratta di infrastrutture portuali distanti tra loro, che necessitano di attenzione diretta per la messa in atto delle relative pianificazioni di sviluppo, attraverso l’assunzione e l’impegno di personale dedicato.

Collegata, quindi, ai maggiori fabbisogni dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, la nuova pianta organica è stata redatta dal dirigente dell’Area Finanza – Controllo – Risorse Umane, Luigi Ventrici, per poi essere votata all’unanimità dal Comitato di Gestione, nella riunione del 30 settembre scorso.

L’obiettivo della nuova pianificazione è quello di assicurare una organizzazione, che abbia tutti gli strumenti professionali per operare, con la massima celerità ed eguale attenzione, al complessivo sviluppo dei cinque porti interni alla circoscrizione demaniale.

Sulla base di un’ampia relazione esplicativa delle relative necessità dell’Ente e dei conseguenti obiettivi da raggiungere, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ha approvato la nuova dotazione di risorse umane ai sensi dell’art.12 comma 2 – lettera b – della legge 84/94.

Nell’atto di approvazione, il MIMS ha condiviso: <<le ragioni espresse in ordine alla necessità di adeguare sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo la pianta organica vigente, alla luce anche dei nuovi obiettivi che la istituita Autorità di Sistema portuale dovrà assolvere.

Il nuovo assetto organizzativo – ha continuato il MIMS – tiene conto anche della mission dell’Ente definita nel POT 2021-2023 e dell’inserimento del porto di Vibo Valentia tra i porti da esso gestiti>>.

La nuova pianta organica prevede un incremento di persone pari a ottanta unità, escluso il Segretario Generale, ripartito tra i vari livelli e la creazione di due nuove aree (Area Presidenza e Affari Legali, Anticorruzione e Trasparenza).

REGGIO – Operazione “Pedigree 3”, arrestate due persone affiliate alla cosca Serraino

Nella mattinata del 20 ottobre, a conclusione di complesse e articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, la Squadra Mobile reggina – con il supporto degli equipaggi dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico – nel corso di un’operazione di polizia convenzionalmente denominata Pedigree 3, ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di DOLDO Francesco cl. 83 e RUSSO Domenico cl. 99, ritenuti responsabili di associazione mafiosa.

 

La presente inchiesta costituisce naturale prosecuzione delle investigazioni relative l’operazione “Pedigree e Pedigree 2” eseguite rispettivamente in data 9 luglio 2020 e 15 ottobre 2020 e ha permesso di disarticolare ulteriormente la cosca di ‘ndrangheta SERRAINO operante nei quartieri di San Sperato, nelle frazioni Arangea e Gallina, nonché nel comune di Cardeto e nelle aree aspromontane della provincia di reggina.

 

In particolare è stato accertato che i predetti DOLDO Francesco e RUSSO Domenico facevano anch’essi parte del sodalizio unitamente a CORTESE Maurizio cl. 80; PITASI Stefania Maria cl. 83, moglie di Cortese Maurizio; PITASI Paolo cl. 52, suocero di Cortese Maurizio e padre di Pitasi Stefania Maria; DE LORENZO Salvatore Paolo cl. 71; FILOCAMO Antonino cl. 88; FILOCAMO Daniele cl. 90; BARBARO Antonino cl. 86; LEONARDO Carmelo cl. 63; NUCERA Bruno cl. 1968; SCONTI Domenico cl. 57, genero di Francesco, inteso don Ciccio Serraino, “boss della montagna”; MASSARA Sebastiano cl. 86; MORABITO Domenico cl. 75; SERRAINO Antonio cl. 80, detto “Nino”, , figlio del defunto Domenico Serraino [cl. ’45, detto “Mico”] e nipote del defunto Serraino Francesco classe 1929 alias “il boss della montagna”; FALLANCA Antonino cl. 54; RUSSO Francesco cl. 73, detto Ciccio “lo Scalzo” o “’u Scazzu”, padre di Domenico cl. 99; RUSSO Paolo cl. 61, detto “Zamburro” e VECCHIO Sebastiano cl. 73, detto “Seby”, tutti tratti in arresto con le precedenti operazioni di polizia.

 

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile – sotto le direttive dei Sostituti Procuratori della D.D.A. di Reggio Calabria Stefano MUSOLINO, Walter IGNAZITTO, Paola D’AMBROSIO e Diego CAPECE MINUTOLO – si sono avvalse, in questa fase, anche delle dichiarazioni di alcuni soggetti tratti in arresto nelle precedenti operazioni, che nel frattempo hanno scelto di collaborare con la giustizia. Tali dichiarazioni, puntualmente riscontrate dalle attività tecniche di intercettazioni, hanno permesso di acquisire un grave quadro indiziario a carico degli odierni arrestati quali partecipi, a pieno titolo, del programma criminoso della  cosca SERRAINO attiva nel settore delle estorsioni in danno di imprenditori e commercianti locali, nell’imposizione con violenza e minaccia di beni e servizi e nell’impiego dei proventi delle attività delittuose in esercizi commerciali nel campo della ristorazione [bar] e della vendita di frutta, intestati a compiacenti prestanomi allo scopo di eludere l’applicazione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e il sequestro delle imprese ai sensi della normativa antimafia.

In particolare, la presente indagine ha consentito di accertare che DOLDO Francesco, pur non essendo stato formalmente battezzato, è di fatto un accoscato e fornisce al sodalizio un prezioso contributo rendendosi disponibile per conservare e custodire armi della cosca e mettendo a disposizione gli uffici della propria agenzia di assicurazioni per riunioni di ndrangheta in cui sono state assunte importanti decisioni relative a fatti estorsivi e paventati progetti omicidiari ai danni di un esponente della cosca ritenuto avere rapporti ambigui con esponenti delle forze dell’ordine.

 

E’ emerso, ancora, che esisteva un rapporto di strettissima sinergia solidaristica tra Francesco DOLDO e Francesco (Ciccio) RUSSO, inteso u “scazzu”, capo locale della cosca Serraino sino al suo arresto dell’ottobre 2020.  Infatti, Francesco DOLDO si attivava alacremente:

 

  • per individuare un’autovettura da destinare al trasporto dei familiari di Francesco RUSSO, ristretto in carcere dopo l’esecuzione dell’ordinanza custodiale emessa a suo carico nel procedimento c.d. Pedigree 2;
  • per ricercare somme di denaro, su sollecitazione di Domenico RUSSO, da destinare al pagamento delle spese legali in favore del detenuto Francesco (Ciccio) RUSSO, all’epoca esponente apicale della consorteria mafiosa;

 

Con riferimento, invece, a Domenico RUSSO, è emerso che egli ha fornito, nel tempo, sistematica e fattiva collaborazione al padre RUSSO Francesco classe 1973, detto “Ciccio lo scalzo”, che a sua volta era stato indicato dai collaboratori di Giustizia come storico componente della cosca SERRAINO con il ruolo direttivo in seno alla consorteria mafiosa di “capo società” che aveva presieduto i riti di affiliazione e che, dopo la sua recente scarcerazione nel 2017, aveva mantenuto un ruolo apicale, interloquendo direttamente con il capo della ndrina Nino SERRAINO.

REGGIO – Ripepi su discarica Melicuccà: “Il TAR boccia Falcomatà anche alla Città Metropolitana. Il ciclo “disintegrato” dei rifiuti è realtà.”

Con il sindaco Falcomatà non si è mai al sicuro da brutte sorprese. Nemmeno Attila l’Unno aveva osato tanto. A queste latitudini non cresce più l’erba della speranza, ma cresce la montagna di rifiuti in ogni angolo della Città e la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti è ormai un miraggio. Insomma l’incubo del ciclo “disintegrato” dei rifiuti è realtà. Non funziona niente e nulla di ciò che si programma si realizza. Ti alzi la mattina ed ecco che un altro guaio pende sulla Città Metropolitana e sulla possibilità per Reggio Calabria, di riscattarsi dal suo avanzante disagio. Primo fra tutti i rifiuti, i quali ora non avranno nemmeno la possibilità di essere collocati nella discarica di Melicuccà, detta “La Zingara” e individuata dalla Conferenza dei servizi nel dicembre 2020, ma ora messa fuori legge dal TAR. Accogliendo il ricorso del Comune di Palmi in merito alla presenza di una falda acquifera nei pressi della suddetta discarica, il tribunale amministrativo di fatto, da un’ennesima battuta d’arresto al processo di integrazione dei rifiuti in seno alla Città Metropolitana, cioè quel complesso di attività organizzate sulla base di ambiti territoriali ottimali, nel rispetto di criteri finalizzati a massimizzare l’efficienza del servizio attraverso il superamento della frammentazione delle gestioni. Il fatto non avrebbe una eco eccessivo, senonché la scelta del sito di Melicuccà non fosse stata oggetto dell’avallo della Conferenza dei servizi e se la questione del ciclo dei rifiuti non fosse stata in testa alla pregressa campagna elettorale di Falcomatà. Il punto è che la politica scellerata del primo cittadino e le sue scelte improvvisate, continuano a fare terra bruciata su un territorio provato, dissanguato, ghettizzato da anni di mal governo. Lo abbiamo detto, nemmeno Attila aveva osato tanto, ma Falcomatà che aveva indicato la discarica di Melicuccà, come la panacea di tutti i mali e di tutta l’immondizia del territorio metropolitano nell’allora campagna per la rielezione del settembre 2020, ora non vedrà mai la luce del progetto di bonifica, sebbene i lavori per il riutilizzo della “Zingara” fossero già cominciati da un pezzo. La domanda è: se un tribunale a meno di un anno dall’ultima Conferenza dei servizi, prende una decisione che scarta Melicuccà, perché comunque la presenza dei rifiuti andrebbe a contaminare le acque presenti in loco, allora per quale motivo la Conferenza in questione non agiva, un anno addietro, nella stessa direzione e anziché perdere così tanto tempo non individuava un altro possibile sito? Non ci è chiara la logica di azione del sindaco metropolitano, che a piè sospinto non ne fa una giusta e non ci è chiara nemmeno la ratio della Conferenza, che di fatto ignorava il pericolo di inquinamento, a seguito di una perizia, viziando una decisione che professionisti capaci e accorti non avrebbero mai preso. Il Comune di Palmi, dunque, ha fatto leva su questo aspetto e sulla necessità di salvaguardare la salute dei cittadini palmesi e ora il TAR gli ha dovuto dare ragione, facendo scemare le speranze di trovare nelle vicinanze di Reggio Calabria, una via d’uscita facile al riciclo dei rifiuti urbani. Una batosta per il Comune di Reggio? Piuttosto il Comune reggino ha una sola sfortuna: quella di ritrovarsi al vertice un amministratore assolutamente inadeguato al ruolo che ricopre e che dovrebbe avere le competenze per riorganizzare la gestione dei rifiuti, essendo la Città Metropolitana ente di governo d’ambito. Ma la cosa era stata ribadita anni addietro persino dall’allora Regione Calabria a guida Oliverio, espressione del medesimo partito di Falcomatà. Persino il compagno di compagine politica, traeva conclusioni negative sulla gestione della cosa pubblica da parte di Giuseppe Falcomatà; infatti, la Regione Calabria aveva intimato molto chiaramente al sindaco reggino di occuparsi del ciclo integrato dei rifiuti, considerato che Falcomatà non aveva, all’epoca, neanche la capacità di metterci la faccia, bypassando in toto le Conferenze regionali. Ad oggi, la Città Metropolitana si è affrettata a spiegare, che la sentenza del TAR riguarda solo l’impianto già esistente e che le nuove strutture non sono tacciate di inidoneità. Piuttosto, la questione sarà oggetto di studi approfonditi. Intanto però, le cose si fermano ancora una volta e di nuovo ci vorrà del tempo per verificare o per riqualificare quanto già progettato, gettando al vento anni di lavoro e denaro pubblico, mentre l’area metropolitana affoga nel disastro amministrativo e l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti andrà a farsi benedire; forse, nella prossima amministrazione, forse in un futuro lontano anche Reggio Calabria sarà un territorio civile, un luogo dignitoso in cui vivere e lavorare.