PNRR, Gianturco (FDI): “Regione ed Enti Locali vigilino sulla ripartizione dei fondi in Calabria”

Nella prima relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza arrivata in parlamento, ci sarebbe un brutta sorpresa per le regioni del sud Italia; nel paragrafo dedicato alla coesione e al riequilibrio territoriale, gli investimenti sull’alta velocità, verrebbero considerati ‘non territorializzabili‘, cioè esclusi ai fini del conteggio della quota del 40% riservata per legge al mezzogiorno. Se lo stesso criterio dovesse essere utilizzato anche per per strade, scuole, ospedali ecc, si rischierebbero ulteriori disparità per quei territori che, come la Calabria, hanno già subito forti penalizzazioni a causa delle scelte politiche poco lungimiranti dei governi che si sono suggeguiti negli anni.
La motivazione che giustifica tale scelta è messa nero su bianco nella relazione del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile il quale ritiene ‘che gli investimenti ferroviari nell’alta velocità/capacità di media-lunga distanza hanno una valenza di carattere generale, poiché promuovono un efficace collegamento tra aree del Paese‘ localizzando di fatto verso il centro-nord l’interesse e le priorità della nazione e ciò si evince anche dagli investimenti nell’alta velocità previsti nel PNRR con 8,5 miliardi al Nord e solo 4,6 miliardi al Sud.
Occorre vigilare affinché le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vengano, invece, utilizzate per un reale riequilibrio fra territori, lavorando sulla crescita delle aree che risultano essere maggiormente in difficoltà rispetto alle altre e qui, Regione Calabria ed Enti locali, dovranno stare attenti e, se necessario, far sentire la voce dei territori.
In questa importante sfida Fratelli d’Italia è pronta a fare la sua parte attraverso la propria rete di amministratori e con il supporto dei nostri parlamentari.
Mimmo Gianturco 
Fratelli d’Italia  

REGGIO – Domani presso la Biblioteca Comunale conversazione “Sulla coda di una Cometa verso la capanna di Betlemme”

Martedì 4 gennaio alle ore 16.30, presso la Biblioteca Comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria, la Prof.ssa Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetarium Pythagoras Città Metropolitana di Reggio Calabria, nell’ambito delle attività previste dal programma “Natale 2021” offerto dal Comune di Reggio Calabria in sinergia con la Città Metropolitana, terrà una conversazione su: “Sulla coda di una cometa verso la capanna di Betlemme”.

La prof.ssa Misiano nella sua relazione, partendo dal Vangelo secondo San Marco, cercherà di rispondere alle tante domande che sulla contradditoria espressione “stella cometa”, nel tempo, sono state poste.

È stato un fenomeno astronomico realmente verificatosi o un evento divino? E chi erano i magi?

L’ingresso all’incontro è libero e gratuito; è richiesto il super greenpass; occorre indossare la mascherina ffp2.

REGGIO – Ritorna il Premio per la Poesia “Ibico Reggino”

Con il 2022 il Premio Anassilaos torna alle sue origini (al 1988) con il Premio per la Poesia Ibico Reggino promosso congiuntamente con Ideocoop-Media Service Società Cooperativa Sociale e Città del Sole Edizioni. Una iniziativa che non poteva che essere dedicata a Ibico, uno tra i poeti lirici (corali) più celebrati e famosi del mondo antico. Il poeta nacque a Rhegion verso la metà del VI secolo a.C., ed era figlio di Phytios, uno dei legislatori della città, esponente di una famiglia aristocratica. Secondo le fonti gli fu prospettata la possibilità di diventare tiranno di Reggio, ma il poeta declinò questa responsabilità. Pure nell’incertezza delle fonti, sappiamo che egli si formò alla scuola lirica di Stesicoro, anche se, per motivi anagrafici, non poté esserne diretto discepolo. Forse in relazione al suo rifiuto di diventare tiranno della polis, si allontanò da Reggio e viaggiò per molte città e corti aristocratiche, vivendo della sua arte. Certa è la sua presenza a Samo, dove fu per molti anni ospite del tiranno Policrate, come prova un suo carme, nel quale, dopo aver rifiutato di cantare le gesta degli eroi, celebra i giovani più belli, concludendo proprio con l’elogio della bellezza di Policrate. Partito da Samo dopo la morte di Policrate, secondo una leggenda Ibico morì per mano di briganti, che lo avrebbero aggredito a Corinto, oppure presso Reggio. Plutarco racconta: “Ferito a morte dai ladri nei pressi di Corinto, il poeta in punto di morte vide uno stormo di gru e le pregò di vendicare la sua morte. I ladri nel frattempo giunsero a Corinto e, poco dopo seduti nel teatro, videro le gru sopra le loro teste. Uno di loro, sorpreso, esclamò: “Guardate, i vendicatori di Ibico!”, così la gente capì cosa era successo, accusando gli autori del delitto.” Secondo Ateneo di Naucrati, Ibico sarebbe stato l’inventore della lira fenicia, detta anche sambuca, mentre Anacreonte, che il poeta reggino aveva incontrato a Samo presso la corte di Policrate, aveva creato il barbiton. Annoverato dagli alessandrini tra i nove poeti lirici, Ibico scrisse vari carmi, che vennero raccolti in sette libri: abbiamo carmi lirici di contenuto eroico, sulle orme di Stesicoro, e poesie di amore. Al poeta,  qualche secolo dopo la morte,  Prassitele dedicò una statua, forse commissionata nell’ambito dell’Accademia Platonica, magari da qualche reggino che l’Accademia frequentava, di cui restano purtroppo pochissime tracce e notizie incomplete e incerte. Di Ibico, nella città che pure gli ha dato i natali, oggi rimane ben poco. Il monumento sul lungomare Falcomatà, opera di Michele Guerrisi, realizzato a cura di quella che era un tempo l’Azienda di Soggiorno e Turismo e una iscrizione sul già  Corso Vittorio Emanuele III, che ricorda una celebre ballata del poeta tedesco Friedrich Schiller “Le gru di Ibico” (Die Kraniche des Ibykus) composta nel 1797 e pubblicata per la prima volta  nel Musen-Almanach  per l’anno 1798. Di recente l’artista Sergej Tikhonov ha realizzato una serie di ritratti di reggini illustri del passato, oggetto di una mostra di Anassilaos,  e tra essi quello di Ibico.  La città comunque negli anni 60’ si apprestava a dedicare a Ibico un monumento più significativo e importante. Ne ha parlato Giuseppe Diaco nel corso di uno  dei briefing organizzativi di Anassilaos, che si tengono ogni lunedì presso la sede del Sodalizio, nel corso dei quali gli amici comunicano notizie di particolare interesse storico-artistico. L’Amministrazione Comunale si apprestava a modificare la fontana di Piazza Indipendenza, quel fontanone al quale Nicola Giunta aveva dedicato una delle sue più irriverenti liriche (A funtana i Riggiu)  con la celebre chiusa “fissa cchiù fissa da funtana ‘i Riggiu!” e a tale scopo aveva rivolto un invito a scultori e architetti per la realizzazione di un bozzetto.  Esiste il  progetto dello scultore Celestino Petrone, inviato  il 4 settembre 1964 all’Amministrazione Civica (e alla stampa dell’epoca) dedicato proprio ad Ibico e alla sua morte Come si evince dal bozzetto al centro della fontana (un cerchio in mosaico con elementi greci) si eleva un groviglio di ali di gru che rimanda alla morte del poeta secondo quanto sopra  tramandato da Plutarco.  “Ferito a morte dai ladri nei pressi di Corinto, il poeta in punto di morte vide uno stormo di gru e le pregò di vendicare la sua morte. I ladri nel frattempo giunsero a Corinto e, poco dopo seduti nel teatro, videro le gru sopra le loro teste. Uno di loro, sorpreso, esclamò: “Guardate, i vendicatori di Ibico!”, così la gente capì cosa era successo, accusando gli autori del delitto.” L’opera che poteva “…inorgoglire per il suo valore altamente rappresentativo l’intera comunità reggina” (sono parole dello stesso Petrone) rimase soltanto un bozzetto e a Piazza Indipendenza venne realizzata una fontana senza cuore e senza storia.

 

 

 

Emergenza carceri, la denuncia dell’UILPA: due suicidi nei primi due giorni del 2022

“Con il suicidio per impiccagione della notte scorsa di un detenuto presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia, preceduto di circa ventiquattr’ore da quello registrato nel penitenziario di Salerno, sale a due la tragica conta dei morti di carcere nei primi due giorni dell’anno 2022. E il bilancio sarebbe ancora peggiore se un altro detenuto che aveva tentato la stessa terribile sorte non fosse stato soccorso appena in tempo dalla Polizia penitenziaria presso la Casa Circondariale di Genova Marassi. A tutto questo, come se fosse poco, si aggiunga l’evasione di ieri, che peraltro poteva essere duplice, di un pericoloso detenuto dalla Casa Circondariale di Vercelli e il quadro dello stato delle nostre prigioni potrebbe essere sufficientemente nitido. Usiamo però il condizionale, visto che a renderlo tale a politici e governanti non sono evidentemente bastate le rivolte del 2020 e i conseguenti tredicimorti, così come non è stato sufficiente tutto ciò che è emerso nel corso del 2021. Se il Capo del DAP, Bernardo Petralia, pensa che a ogni magistrato farebbe bene trascorrere una settimana in carcere, come titola la Repubblica, noi riteniamo che ne servirebbero almeno due ai nostri politici per comprenderne appieno le storture, la disorganizzazione e i molteplici deficit”.
​Lo afferma Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.
​De Fazio poi prosegue: “sempre da la Repubblica apprendiamo che la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha dichiarato che da gennaio le carceri saranno la sua priorità. Noi, che fidandoci anche delle parole del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, pronunciate in occasione del voto di fiducia in Parlamento ci eravamo illusi che potessero, e forse dovessero, costituire la priorità sin dall’inizio del suo mandato, sottolineiamo che gennaio è iniziato da due giorni e che, mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”.

“Se qualcuno non lo avesse capito – insiste il Segretario della UILPA PP – noi lo ripetiamo: non c’è più tempo! Pressoché ogni giorno, ormai, nelle discariche sociali rubricate sotto il nome di carceri succede qualcosa di grave; i detenuti continuano a patire e a morire e gli operatori, di Polizia penitenziaria in primis, ne subiscono le conseguenze dirette e indirette e spesso si trovano fra l’incudine delle legittime aspettative dell’utenza e il martello che deriva dalle ripercussioni provocate da un sistema fallimentare”.
​“Non bastano meri interventi amministrativi né la revisione dei regolamenti, tantomeno i puri drafting normativi che ci capita talvolta di leggere: servono interventi immediati e tangibili da parte del Governo, con un decreto che affronti l’emergenza e la contestuale messa in campo di una riforma unitaria e strutturale dell’intero sistema d’esecuzione penale. Mentre si attende che il tema divenga la priorità – conclude amaro De Fazio –, in carcere e di carcere si continua a morire e, in questo scorcio di 2022, alla media di una vittima al giorno”.

CALABRIA – Sostegno e cura della disabilità psichiatrica, lettera aperta di Giuseppe Foti (Coo.la.p) al presidente Roberto Occhiuto

“Egregio Presidente,

Con la presente, desidero richiedere il Suo sostegno per evitare che a molti pazienti psichiatrici, quindi soggetti fragili, venga precluso il costituzionale diritto alla cura.

Sono un semplice operatore del sociale che lavora all’interno di una delle tante strutture psichiatriche del territorio di Reggio Calabria.

Oggi, con questa lettera aperta, mi voglio rivolgere, non solo al Presidente della Regione Calabria, ma soprattutto all’uomo.

Come forse saprà, sul territorio di Reggio Calabria operano da tanti anni molte strutture psichiatriche, dove quotidianamente molti operatori svolgono quello che io definisco con orgoglio un “mandato sociale”.

Prima come uomo e poi come operatore cerco sempre, con amore e umiltà, “di incontrare gli ammalati, amandoli nei loro mondi, senza temere i loro inferni” come insegna Arnaldo Ballerini, noto psichiatra italiano.

Dopo questa necessaria premessa, voglio sottoporre alla Sua attenzione uno dei problemi più importanti che ritengo, senza paura di smentita, vada contro la convenzione sui diritti delle persone con disabilità: ovvero il blocco dei ricoveri e di conseguenza il mancato diritto alla cura.

Questa orribile, incostituzionale e nefanda decisione presa più di sei anni fa da qualche burocrate senz’anima, conduce solo alla vicina chiusura di un intero comparto assistenziale che opera sul territorio da più di trent’anni.

La cosa, comunque, che più mi addolora è che questa presa di posizione abbia obbligato molte famiglie con a carico soggetti psichiatrici al ricovero dei propri congiunti lontano dagli affetti e dalla propria terra. Ho ricevuto molte telefonate da parte dei familiari disperati, che cercano supporto perché il proprio congiunto ha tentato più volte di suicidarsi o perché non possono accedere ai servizi per i ricoveri sospesi.

Il mancato accreditamento delle strutture fa parte di tutto l’apparato di ingiustizie alle quali dobbiamo sottostare, ma senza mai precluderci il diritto di denunciare e lottare civilmente. Ritengo che una politica che si rispetti debba farsi carico della situazione e dare risposte celermente e concretamente.

Le responsabilità sono molteplici e non attribuibili alla maggior parte degli operatori che, insieme al Coo.la.p (coordinamento lavoratori psichiatria) di cui faccio parte attiva, hanno preso in mano la situazione cercando tutt’oggi di porvi rimedio.

La psichiatria va sempre più verso altre forme evolute di riabilitazione nelle quali il concetto d’inclusione e di diritto sono cardine ed espressione di civiltà. A questo proposito desidererei che la nostra terra e la nostra gente più svantaggiata e fragile abbia il massimo della cura e sono sicuro che Lei sia d’accordo con me. Per tale motivo è urgente fare i primi passi per dare ai servizi capacità di programmazione e questo si può fare solo con gli accreditamenti delle strutture e prima ancora con lo sblocco immediato dei ricoveri.

L’agonia della psichiatria sociale deve cessare per dare risposte concrete al malessere delle persone, superabile solo con il radicamento dei servizi sul territorio, cercando opportunità relazionali, abitative e lavorative che permettano alle persone di ricomporre il corso delle proprie esistenze. Questo non è altro che ridare un’anima a quella rivoluzione che Franco Basaglia ci ha consegnato con la legge 180, strumento che non ha smesso mai di parlare al futuro e che rappresenta un patrimonio culturale e sociale inestimabile da salvaguardare.

Sono sicuro e speranzoso che Lei non tarderà a rispondere a questa mia lettera dai contenuti umani e sociali, che rendo pubblica perché è forte il desiderio che arrivi alla Sua attenzione.”

Giuseppe Foti

COVID-19 – Bollettino regione Calabria (+793 positivi rispetto a ieri)

In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 1.682.142 (+3.754).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 113.769 (+793) rispetto a ieri.

Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: CASI ATTIVI 2.399 (46 in reparto, 9 in terapia intensiva, 2.344 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 12.820 (12.644 guariti, 176 deceduti).

– Cosenza: CASI ATTIVI 4.719 (91 in reparto, 8 in terapia intensiva, 4.620 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 29.351 (28.617 guariti, 734 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 859 (26 in reparto, 0 in terapia intensiva, 833 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 9.609 (9.479 guariti, 130 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 6.443 (139 in reparto, 11 in terapia intensiva, 6.293 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 34.892 (34.428 guariti, 464 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 2.978 (10 in reparto, 0 in terapia intensiva, 2.968 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 8.027 (7.911 guariti, 116 deceduti).

L’Asp di Vibo Valentia comunica 117 nuovi positivi di cui 2 fuori regione.

L’Asp di Cosenza comunica “Oggi si registrano 105 nuovi casi; il numero complessivo dei casi è incrementato di 104 unità e non di 105 in quanto 1 paziente è stato trasferito dal reparto di pediatria dell’AO di Cosenza all’Ospedale Bambin Gesù di Roma”.

Le Volanti di Siderno salvano un 66enne ristretto ai domiciliari che voleva suicidarsi lanciandosi dal balcone.

Nei giorni scorsi, durante le feste natalizie, il personale delle Volanti del Commissariato di P.S. di Siderno ha salvato una persona di 66 anni, agli arresti domiciliari, che manifestava chiari intenti suicidari, minacciando di lanciarsi dal balcone della sua abitazione di Siderno. L’uomo, in piena notte, ha contattato la Sala Operativa del Commissariato di Siderno attraverso il numero di emergenza 113, lamentando la sua profonda insofferenza alla detenzione domiciliare cui era sottoposto, ragione per cui aveva intenzione di togliersi la vita. L’operatore della Sala Operativa del Commissariato di Siderno, dopo un intenso dialogo, è riuscito a farsi dire dall’uomo l’indirizzo dal quale stava chiamando ed ha inviato immediatamente una Volante. Gli Agenti giunti sul posto hanno subito individuato l’uomo sul balcone di casa e, dopo esser entrati nel palazzo con l’ausilio di un condomino, sono riusciti ad entrare nell’abitazione ed a mettere in salvo il 66enne. Sul posto è stato richiesto l’intervento del personale del 118 che, dopo aver constatato il reale comportamento suicidario dell’uomo, lo ha ricoverato presso il nosocomio di Locri. Qualche giorno dopo il 66enne ha contattato il Commissariato di Siderno per ringraziare gli Agenti che avevano effettuato l’intervento presso la sua abitazione.

La Redazione VeritasNews24 augura a tutti un felice Anno Nuovo!

La Verità ci rende Liberi.

Da questa profonda presa di coscienza affonda le sue radici il nostro quotidiano online, VeritasNews24, che dal 2015 non ha mai smesso di filtrare tutte le notizie, gli eventi e le informazioni al fine di garantire ai lettori un quadro più fedele alla realtà, ponendo – appunto – la verità come base di ogni nostra azione.

In particolare, nell’ottica di questo anno nuovo, che si accinge ad aprire un nuovo capitolo nelle vite di tutti, nel contesto di una situazione fortemente critica – partendo da ogni macrosettore della collettività, fino a toccare ogni singolo aspetto della nostra vita privata – siamo sempre più convinti che ognuno possa rintracciare le fondamenta della società le nel prossimo: un singolo uomo può grandi cose, cosa potranno allora se più uomini collaborassero?

Proprio in questo periodo dove, più che mai, ci viene impedito il contatto con gli altri, oggi più di ieri studiamo nuovi metodi per non tagliare i rapporti e per non spezzare i legami: ed è nei momenti di difficoltà che maggiormente emergono le nostre virtù! Ci vuole solo onestà e tanta pazienza!

Con questo, la Redazione vuole ringraziare tutti i nostri affezionati lettori, augurando sentitamente un Buon 2022!