REGGIO – Massimo Ripepi in diretta: “Questa volta è vero: volano frottole!”

 

Una lunga diretta social, come ormai consuetudine, quella andata in onda nelle scorse ore sulla pagina ufficiale di Massimo Ripepi. Il segretario regionale di Alternativa Popolare ha affrontato a tutto campo i temi politici e cittadini più caldi, senza risparmiare critiche ai suoi avversari, ma anche rilanciando temi cruciali come la libertà di opposizione, il ruolo della fede, la trasparenza istituzionale e la difesa della Reggina.

Le “frottole” della politica locale: «Vi racconto quello che non vi dicono»

«Oggi vi parlerò delle frottole. Frottole come quelle raccontate in passato da Giuseppe Falcomatà quando voleva delegittimare Ciccio Cannizzaro, che invece aveva portato 25 milioni per l’aeroporto. E che oggi, come vedete, stanno facendo la differenza. Parlerò anche della Reggina, della trasmissione di Radio Antenna Febbraia, dei Bacillieri, e poi di Tridico – una vera macchietta. Ma soprattutto, vi parlerò della verità che dobbiamo difendere. Perché stanno raccontando un sacco di menzogne, e stanno cercando di alzare il tiro». – Diretta l’accusa di Ripepi che questa sera parte dal tema della disinformazione e delle narrazioni “aggiustate” a fini elettorali, che secondo lui stanno avvelenando il dibattito pubblico.


Solidarietà a Nino Cento: «Un’aggressione vile da chi dovrebbe rappresentare le istituzioni»

«Voglio iniziare con una forte solidarietà a Nino Cento, il nostro coordinatore di Alternativa Popolare a Cittanova. È stato aggredito dal sindaco Antico con un gesto vile, documentato dalle immagini: si è avvicinato all’auto e gli ha sferrato un calcio. Un fatto gravissimo. Ha anche fatto un comunicato stampa vergognoso. Deve dimettersi. Lo dico con forza: chiederò un’iniziativa pubblica a Cittanova, dopo le elezioni, accanto a Nino Cento, che ha combattuto l’illegalità seriamente, non a parole» – prosegue Ripepi riferendosi allo scorso spiacevole episodio accaduto a Cittanova. Un’aggressione che, a detta  del consigliere, è sintomatica di un clima inaccettabile verso chi fa opposizione.


Operazione “Res Tauro”, il monito del PM Musolino: «La politica deve stare lontana dalle zone grigie»

«Stefano Musolino ha fatto benissimo a lanciare un monito a tutta la politica. Noi per primi dobbiamo essere immuni da atteggiamenti mafiosi e da interlocuzioni opache. È giusto che il PM dica queste cose, e mi dispiace non aver potuto partecipare all’audizione in Commissione: non sapevo fosse presente e avevo impegni familiari. Ma condivido in pieno le sue parole. Questo è un tema che riguarda tutti: chi amministra deve essere limpido, trasparente, intransigente. Perché la vera lotta alla ‘ndrangheta parte da qui».


Su Tridico: «Una macchietta alla Cetto La Qualunque»

«Pasquale Tridico ormai è diventato una macchietta. Il suo “reddito di dignità” sembra una barzelletta. Ha parlato di “impresentabili” nelle liste degli altri, ma si è dimenticato di Filomena Greco nella sua lista. O sei giustizialista sempre, o non lo sei mai. Ma loro, i 5 Stelle, sono giustizialisti solo quando conviene. Quando gli tocca, diventano muti come cani». – toni sarcastici e diretti invece usati dal consigliere contro il candidato alle regionali del centrosinistra.


Il “comizio” di Falcomatà: «Lo faccia a San Giovannello, tra le incompiute»

«Falcomatà ha scelto di fare un comizio a Piazza de Nava. Io dico: perché non a San Giovannello, tra la spazzatura? Perché non al Ponticello del Calopinace? Doveva avere il coraggio di andare lì. Parlerà di Reggio, ma Reggio l’ha distrutta. Ha fatto concorsi e nomine a 10 giorni dal voto, promesse clientelari in piena campagna elettorale. Falcomatà non ha mai fatto nulla per questa città. Ha solo raccontato frottole. E ora ci racconta che vuole cambiare la Calabria? Dopo 11 anni di nulla?». – così Ripepi punta il dito contro l’uso strumentale delle istituzioni in campagna elettorale, denunciando presunte manovre clientelari. Il comizio di Falcomatà, secondo lui, è l’ennesima sceneggiata.


Minuto di silenzio negato a Charlie Kirk, Ripepi sul silenzio dei cristiani: «Chi ha paura di esporsi ha già perso»

«Nessuna associazione cattolica, tantomeno nessuno dei consiglieri comunali della maggioranza (professatisi ultracattolici o cristiani) hanno preso posizione rispetto al minuto di silenzio negato in Consiglio comunale a Charlie Kirk. Nemmeno Tony Moscato, padre spirituale dell’assessore Carmelo Romeo. Eppure Kirk ha portato avanti valori cristiani, come Don Luigi Sturzo o Martin Luther King. Il coraggio della fede è prendere posizione. Chi tace, chi si vergogna, ha già venduto la propria testimonianza. Anche la fede è diventata un fatto di comodo». – Una riflessione personale ma politica, quella di Ripepi, che chiama in causa la responsabilità dei cristiani nella sfera pubblica.


Sulla Reggina: «Sto con gli ultras. Senza di loro, oggi non avremmo neanche una squadra»

«Io sto con gli ultras, con chi segue la Reggina ovunque. Senza la loro pressione – e anche la mia – oggi non avremmo neanche la società. Non sopporto chi insinua che ci sia la politica dietro la curva. È falso. Gli ultras hanno fatto bene a protestare. Chi ama, protesta. Chi invece ha interessi personali o vuole solo lavarsi le mani, protegge l’indifendibile. Questi due di Radio Antenna Febea martellano con gli stessi argomenti ogni giorno. Parlano solo di chi non la pensa come loro. Ma il popolo amaranto ha capito tutto». – Ripepi prende posizione netta: tra società e tifosi, sta con i tifosi. Difende la protesta organizzata e respinge con forza le insinuazioni di manipolazione politica dietro la contestazione del duo Baccillieri.


Ripepi: «Difendiamo la verità. Sempre»

«Difendere la verità è un dovere. Anche quando ci si mette contro qualcuno. Io lo faccio per missione, per giustizia. Non mi spaventano le denunce, non mi spaventano le campagne di delegittimazione. Vi invito ad andare al comizio di Falcomatà, guardarlo in faccia. Se pensate che abbia fatto bene, applaudite. Se pensate che abbia distrutto Reggio, fischiatelo. Ma scegliete con consapevolezza. Perché da questa scelta dipende il futuro della nostra città». – ha concluso Massimo Ripepi.

 

CALABRIA – Coldiretti Calabria a Palermo a difesa del grano un messaggio chiaro e forte per dire  basta ai trafficanti e affaristi del grano. 

Piano in 7 punti per rilanciare il grano italiano a partire dalla Commissione unica nazionale, lotta alle pratiche sleali e più contratti di filiera

 

Una nutrita delegazione di Coldiretti Calabria guidata dal presidente Aceto ha manifestato nella piazza di Palermo per dire basta ai trafficanti di grano e ai loro soprusi che schiacciano il prodotto nazionale sotto i costi di produzione, costringendo le imprese agricole a lavorare in perdita e spingendo sempre più sulle importazioni estere. Un grido partito da Bari, cuore del “Granaio d’Italia”, e da Palermo, con manifestazioni simultanee anche a Cagliari, Rovigo e Firenze, tra cartelli, cori e sacchi vuoti con il tricolore per denunciare un sistema che distrugge il reddito agricolo. A rischio ci sono quasi 140mila imprese agricole, a livello nazionale soprattutto nel Mezzogiorno e oltre 4mila in Calabria.

La protesta arriva mentre il prezzo del grano duro è crollato a 28 euro al quintale, con un calo del 30% in un anno, tornando ai livelli pre-guerra in Ucraina, mentre i costi di produzione sono aumentati del 20% dal 2021. Un chilo di pasta oggi viaggia sui 2 euro, ma agli agricoltori vengono riconosciuti appena 28 centesimi al chilo di grano.

“Serve dare dignità agli agricoltori, rispettando la legge sulle pratiche sleali che vieta la vendita sotto i costi di produzione – è stato l’appello corale degli agricoltori – e rivedere completamente il sistema delle borse merci locali che vanno superate con una CUN (commissione unica nazionale) per la formazione del prezzo. Non possiamo svendere il grano sotto i costi, vogliamo più controlli contro gli speculatori. E agli agricoltori diamo un’indicazione chiara: i contratti di filiera sono lo strumento di difesa del reddito”.

“Lottiamo contro i trafficanti e affaristi di grano – ha dichiarato Aceto – che vogliono uccidere la distintività e l’origine. L’Italia non produce tutto il grano che le serve perché viene pagato agli agricoltori cifre offensive, che nessuna impresa potrebbe sostenere. Ma questa non è solo una battaglia per il prezzo: è una battaglia per la salute e per la sovranità alimentare. Non possiamo accettare che il grano italiano venga sottopagato e poi si faccia mangiare la pasta col grano canadese al glifosato. Tutelare gli agricoltori vuol dire tutelare i cittadini”.

Il Piano Coldiretti

Per affrontare la situazione Coldiretti ha proposto un piano con sette richieste chiave, che sono state presentate al Ministro dell’agricoltura a Palazzo Chigi. Sono  – afferma Coldiretti -tutte mirate a difendere l’agricoltura italiana da speculazioni, concorrenza sleale e logiche di mercato che penalizzano chi produce cibo.

La prima richiesta è l’istituzione immediata della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, per superare le borse merci locali e fermare il meccanismo opaco che consente quotazioni artificialmente basse, spesso al di sotto dei reali costi sostenuti. Allo stesso tempo è necessario che Ismea pubblichi immediatamente i costi medi di produzione, in trasparenza e dando un riferimento certo per i controlli.

Fondamentale aumentare fino a 40 milioni  di euro il sostegno del Ministero ai contratti di filiera pluriennali, che garantiscano un reddito equo.

Poi il blocco delle importazioni sleali, a partire da quelle di grano trattato con sostanze vietate in Europa, come il glifosate canadese o i pesticidi e fungicidi impiegati in Turchia e Russia. È inaccettabile che il nostro grano, prodotto nel rispetto delle regole europee, venga penalizzato da una concorrenza tossica che minaccia non solo la redditività ma anche la salute dei consumatori.

La reciprocità delle regole, è il nodo chiave da sciogliere, e queta è una delle battaglie storiche dell’organizzazione.

REGGIO CALABRIA – Neri (Lega): Parco Tomba Ellenistica in pieno degrado e proprietari ancora in attesa dei risarcimenti dovuti dal Comune

Il Parco Archeologico Tomba Ellenistica, prestigioso sito culturale e archeologico nel cuore della nostra Città, versa in totale stato di degrado ed abbandono ed i legittimi proprietari dell’area sono ancora in attesa degli indennizzi dovuti dal Comune e stabiliti dal TAR. Altro che riqualificazione dell’area, come più volte annunciato dal Comune: ci troviamo piuttosto di fronte all’ennesimo impegno non mantenuto da questa amministrazione, dilaniata dagli scontri politici interni, sempre più distante dai cittadini e finalmente giunta ai titoli di coda di un’esperienza politica che ha relegato ingiustamente la nostra meravigliosa Città agli ultimi posti delle classifiche nazionali.

Il Parco Archeologico Tomba Ellenistica, situato al centro della Città, rappresenta purtroppo un altro emblema della sciatteria amministrativa e della mancanza di trasparenza che caratterizza l’agire di Palazzo San Giorgio. Infatti, mentre la maggioranza si profonde in comunicati privi di contenuto che parlano di valorizzazione del sito, gli originari proprietari di quell’area dal rilevante valore storico sono da anni in attesa degli indennizzi e dei risarcimenti dovuti dal Comune per gli espropri, somme che ammontano ormai a circa 1 milione di euro, per come statuito dalla giustizia amministrativa e dalle varie vicende giudiziarie che hanno interessato quell’area e che – nel tempo – hanno visto il Comune soccombente. É evidente che Palazzo San Giorgio dovrebbe prima pagare i propri debiti nei confronti degli originari proprietari e solo successivamente discutere di riqualificazione dell’area. Altrimenti il rischio è quello che nuovi contenziosi travolgano le eventuali opere di valorizzazione, generando ulteriore debiti fuori bilancio. Nel frattempo, purtroppo, anche questo fiore all’occhiello della Città – a causa dell’incuria culturale di una maggioranza sorda e cieca dinanzi alle esigenze dei cittadini – sta inesorabilmente diventando ricettacolo di degrado.

REGGIO – Carabinieri eseguono ordine di carcerazione nei confronti di un noto pregiudicato, già condannato per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Azzolina

Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Palmi hanno eseguito a Sant’Eufemia d’Aspromonte un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Ufficio Esecuzioni Penali, nei confronti di D’AMATO Rocco, 49enne originario di Palmi, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di tre anni.

Il provvedimento definitivo, scaturito da condanne pronunciate sia a Roma che a Reggio Calabria, riguarda una pena complessiva di 4 anni e 8 mesi di reclusione. In particolare, la Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto il D’AMATO colpevole dei reati di produzione, traffico e detenzione illecita di stupefacenti, commessi nel dicembre 2024 nei comuni di Roma e Ferentino (FR). A ciò si aggiunge la condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il mancato pagamento delle ammende previste dal Codice Antimafia a carico dei soggetti sottoposti a sorveglianza speciale.

La figura del D’AMATO è nota in quanto lo stesso è stato condannato dalla Corte d’Assise di Palmi nel 1998 per l’omicidio del Maresciallo Capo dei Carabinieri Pasquale AZZOLINA, avvenuto nel giugno 1996. Allora ventenne, il D’AMATO uccise con colpi d’arma da fuoco il Sottufficiale, Comandante della Stazione Carabinieri di Sant’Eufemia d’Aspromonte, durante un tentativo di arresto per furto.

Il sacrificio del Maresciallo AZZOLINA, insignito alla memoria della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, è tutt’oggi ricordato e onorato ogni anno dai Carabinieri della provincia reggina, a testimonianza di un impegno che si rinnova quotidianamente nella tutela della legalità.

Al termine delle formalità di rito, il D’AMATO è stato tradotto presso la casa circondariale di Palmi, dove sconterà la pena stabilita.

BAGNARA CALABRA – Discarica abusiva di 2.000 mq sequestrata, due persone denunciate

I Carabinieri hanno sequestrato a Bagnara Calabra un’area di oltre 2.000 metri quadrati, utilizzata come deposito per rifiuti speciali non pericolosi provenienti da lavori edili.

Il sito, secondo quanto accertato dagli investigatori, veniva gestito in modo illecito e in violazione delle normative ambientali. A mancare, in particolare, erano i formulari obbligatori per l’identificazione e la tracciabilità dei rifiuti, rendendo impossibile stabilirne con esattezza provenienza e destinazione.

Nell’area erano in corso anche lavori di sbancamento e movimentazione terra, avviati senza alcuna autorizzazione.

Al termine degli accertamenti, i militari hanno denunciato due persone in stato di libertà, con le accuse di abusivismo edilizio e gestione illecita di rifiuti.

Fonte: ANSA

CROTONE – Furto di farmaci oncologici da 700mila euro: tre arresti, indagini anche su un colpo analogo a Mesoraca

Tre persone – due uomini e una donna – sono state arrestate e condotte in carcere con l’accusa di essere coinvolte nei furti di farmaci oncologici avvenuti lo scorso giugno nella farmacia territoriale dell’ASP di Crotone, all’interno del presidio sanitario di Cirò Marina. I colpi, messi a segno il 5 e il 25 giugno, hanno fruttato medicinali per un valore complessivo superiore a 700mila euro.

L’operazione è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina, con il supporto del Nucleo Investigativo di Crotone e delle compagnie di Napoli-Stella, Casoria, Marano di Napoli e Trento. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal GIP di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica, e i reati contestati a vario titolo sono: furto aggravato e continuato in concorso, riciclaggio e ricettazione.

Le indagini erano iniziate subito dopo il primo furto e avevano già portato all’arresto, nel mese di luglio, di un 61enne campano. Proseguendo con l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati e con intercettazioni, video e testimonianze, gli inquirenti hanno ricostruito il puzzle dell’organizzazione criminale.

Tra i tre nuovi arrestati:

  • un 59enne, ritenuto l’esecutore materiale dei furti;

  • una 34enne, coinvolta nella fase preparatoria e logistica;

  • un 73enne, accusato di ricettazione e riciclaggio, perché sospettato di aver occultato parte dei proventi illeciti.

Tutti e tre sono residenti in Campania. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati diversi cellulari – ritenuti strumenti dell’attività criminale – e migliaia di euro in contanti.

Le indagini proseguono per verificare ulteriori responsabilità e possibili connessioni con un altro furto simile, avvenuto lo scorso 11 settembre a Mesoraca, dove dalla farmacia territoriale dell’Asp furono sottratti farmaci oncologici per un valore analogo, vicino ai 700mila euro.

Fonte: ANSA

REGGIO – Falcomatà: “Politiche sociali fuori dall’agenda Occhiuto”

Il centrosinistra punta sull’integrazione socio-sanitaria, indispensabile per migliorare la qualità della vita dei calabresi

“Politiche sociali fuori dall’agenda di Occhiuto, il centrosinistra saprà invertire la rotta su un pilastro irrinunciabile per promuovere l’autonomia e la piena partecipazione alla vita sociale dei calabresi – è quanto dichiara il Sindaco Giuseppe Falcomatà, che aggiunge: “esporteremo un modello virtuoso come quello costruito al Comune di Reggio Calabria, in grado, in questi lunghi anni, di definire e qualificare una rete di servizi che ha saputo rispondere ai tanti bisogni delle fasce più deboli della città”.

“Sosterremo convintamente le iniziative del prof. Tridico sul tema della lotta alla povertà, con tutti gli strumenti che possano lenire le grandi difficoltà di una fetta di popolazione che non ce la fa. E’ il nostro stile, è il nostro modo di fare, è il nostro modo di concepire la politica: non lasciamo indietro nessuno. Non ci piace una Calabria che va a due velocità, così come non ci piace una sanità che garantisce cure solo a chi può permettersele”.
“Ma puntiamo anche – sottolinea Falcomatà – a favorire e qualificare quell’integrazione socio-sanitaria che in quattro anni Occhiuto ha dimenticato. La quintessenza delle politiche sociali, unico approccio possibile per costruire un’assistenza completa e integrata ai cittadini, specialmente per chi è non autosufficiente e per le proprie famiglie, o per chi ha bisogno di sostegno ed interventi a più livelli. Puntiamo alla realizzazione di modelli in grado di rendere accessibili cure e servizi a tutti, migliorando l’efficienza delle risorse, ma soprattutto migliorando la qualità di vita delle persone, attraverso percorsi personalizzati e il potenziamento dei servizi di domiciliarità. Perché è solo questa la strada da percorrere se si vuole dare forza, contenuti e strumenti alle politiche sociali della nostra regione”.
“Il governo Occhiuto ha creato solo vuoti – ribadisce il Sindaco – e lo dimostra il fatto che il tavolo tecnico istituito in regione, concretamente in tre anni non ha portato alcun risultato, con l’aggravante di dimissioni a mero carattere opportunistico, che hanno lasciato nel guado tanti aspetti legati alle politiche sociali, come l’adeguamento tariffario dei servizi sociali”.
“In questa grande sfida il ruolo del Terzo Settore risulta essere centrale – conclude – e la sinergia tra pubblico e privato sociale può rappresentare quel valore aggiunto in grado di generare inclusione, prossimità, ma anche offerta socio-assistenziale attraverso il miglioramento di reti di supporto strutturate che mettano assieme i grandi attori sociali delle nostre comunità: scuole, famiglie e associazioni”.

CROTONE – Due 17enni arrestati per spaccio, nascondevano l’hashish in un B&B per evitare controlli

Due ragazzi di 17 anni, uno dei quali già noto alle forze dell’ordine, sono stati arrestati dalla Polizia di Stato a Crotone con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. I due operavano nel centro storico cittadino e, per evitare possibili perquisizioni domiciliari, avevano preso in affitto una stanza in un B&B, nonostante fossero entrambi residenti in città.

L’operazione rientra nei servizi di controllo straordinari disposti dal Questore Renato Panvino. Le attività di osservazione condotte dagli agenti della Squadra Volante hanno permesso di individuare i due giovani, che avevano frequenti contatti con coetanei già conosciuti alla Polizia.

Durante la perquisizione nella stanza affittata, gli agenti hanno trovato e sequestrato 57 grammi di hashish, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi e circa 200 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

I due minorenni sono stati arrestati e trasferiti presso l’Istituto penitenziario per i Minorenni di Catanzaro, su disposizione della Procura della Repubblica per i Minorenni, che ha successivamente convalidato l’arresto.

Fonte: ANSA

REGGIO – [VIDEO] ‘Ndrangheta, consegnato all’italia dall’autorità belga un latitante di massima pericolosità

 È stato consegnato all’Italia dalle autorità belghe l’ex latitante di ‘Ndrangheta Sebastiano Signati, nato a San Luca (RC) nel 1966 , già inserito fino al 2015 nell’elenco dei ricercati di massima pericolosità, contiguo alla famiglia ROMEO “Staccu” di San Luca. L’uomo, a cui i Carabinieri hanno notificato l’ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal dott. Gerardo Dominijanni – Ufficio Esecuzioni Penali, dovrà scontare una pena definitiva di 28 anni e 2 mesi di reclusione per effetto di tre sentenze irrevocabili per traffico internazionale di sostanze stupefacenti e porto e detenzione abusiva di armi.

Fondamentale è stato l’intervento dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale che, in collaborazione con i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, sulla base delle attività di raccordo avviate con le autorità belghe, hanno reso possibile assicurare l’esecuzione del provvedimento e il rientro in Italia dell’uomo.

La cattura del latitante, era avvenuta nel novembre 2015 in Belgio, ove fino ad oggi SIGNATI era stato detenuto.

La consegna all’Italia, curata dal personale dell’Unità operativa ICAN, ha previsto la scorta del condannato fino all’aeroporto di Roma Fiumicino, dove è stato preso in carico dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria per le formalità di rito e i seguiti di legge.