In piena campagna elettorale, la verità sembra essere diventata merce rara. È quanto emerge dopo le dichiarazioni al vetriolo di Pasquale Tridico, candidato presidente alla Regione Calabria per il campo progressista, che ha attaccato duramente l’attuale governatore Roberto Occhiuto accusandolo – falsamente – di non essere riuscito a pagare da quattro anni le borse di studio agli studenti idonei delle Università Magna Graecia di Catanzaro e Mediterranea di Reggio Calabria.
Una frase grave, che tocca un tema delicatissimo: il diritto allo studio e la dignità dei giovani calabresi. Ma la realtà è ben diversa.
Poche ore dopo, arriva la nota congiunta delle stesse università, che smentisce in modo categorico le parole di Tridico: “Con il solo intento di fare piena chiarezza e al fine di evitare che possano diffondersi notizie del tutto infondate, l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria precisano che le borse di studio per l’anno accademico 2024/2025 sono state attribuite ed erogate a tutti gli studenti risultati idonei, senza alcuna esclusione.”
Insomma, nessuno studente idoneo è stato lasciato indietro. E le parole di Tridico si rivelano non solo infondate, ma anche profondamente offensive per l’intero sistema universitario calabrese, per chi lo dirige e per gli studenti che ne fanno parte.
A richiamare Tridico alla realtà è anche il consigliere comunale di Reggio Calabria e segretario regionale di Alternativa Popolare per la Calabria, Massimo Ripepi, che in un post Facebook scrive:
“Fantasia: Tridico attacca Occhiuto dicendo che ‘da quattro anni non riesce a pagare le borse di studio’.
Realtà: le stesse Università lo smentiscono.
Ancora una volta bugie e propaganda vengono smentite dai fatti. I calabresi meritano serietà e rispetto, non fake news spacciate per verità.”

L’uscita infelice di Tridico non solo è stata sbugiardata dai diretti interessati, ma suona come una clamorosa figuraccia in un momento in cui ci si aspetterebbe serietà e competenza da chi ambisce a governare una regione complessa come la Calabria.
Anziché riconoscere lo scivolone, Tridico ha preferito rilanciare sulla sua proposta di “reddito di dignità”, accusando Occhiuto di aver “copiato male” e di “speculare sui giovani” con il “reddito di merito”, ovvero il progetto che prevede un contributo mensile di 500 euro agli studenti calabresi meritevoli che scelgono di restare a studiare nelle università della propria terra.
Ma se il reddito di merito di Occhiuto è “una semplice borsa di studio”, come sostiene Tridico, allora come mai ne ignora volutamente l’esistenza? E, soprattutto, come si giustifica l’attacco su borse che sono state puntualmente erogate?
Una domanda che merita risposta, ma che difficilmente riceverà chiarimenti da chi, anche di fronte a una smentita ufficiale, preferisce non rettificare.
Nel frattempo, ai calabresi rimane il compito più importante: distinguere chi si muove nella realtà, e chi nella propaganda.





All’epoca — era il 1997 — non era affatto consueto che una donna si occupasse di cronaca nera. Le redazioni, soprattutto nel Sud, erano ancora un mondo prevalentemente maschile. Emilia Condarelli fu una pioniera: insieme ad altre pochissime colleghe, costituì una piccola ma determinata avanguardia al femminile nel giornalismo d’inchiesta reggino.






