Zichichi, la scienza e il senso dell’incommensurabile: cronaca di un’intervista rinviata

L’informazione – nuda e cruda, quella “scientifica” –  è che un uomo è morto, ma nella dimensione dello spirito si è propagata un’onda che ha commosso, toccato, anche chi non lo conosceva di persona.

Nella dimensione che molti stanno vivendo e di cui non si potrà dare pienamente contezza –  anche se è una notizia significativa, non è fotografabile – le sue parole hanno rafforzato le pareti della dignità umana, che questo tempo si sforza di fessurare.

Non potrò più intervistare Antonino Zichichi; me l’ero proposto molte volte, ho rimandato, ho dimenticato, ho pensato di avere tempo, e adesso non posso farlo più, su questa terra. 

 Del filo conduttore che lega l’immanente (lo spegnersi del corpo in quanto tutto organizzato) alla coscienza che non si quantifica o misura, ma che nemmeno si può negare nella dimensione trascendente, ho ascoltato parlare Zichichi e mi sono detto che l’apice di soddisfazione della mia carriera sarebbe stato intervistarlo. 

Zichichi, uomo di scienza a tutto tondo, nel 1965, alla guida di un team del CERN di Ginevra, ottiene il suo massimo successo sperimentale con la scoperta dell’antideutone, il primo nucleo di antimateria mai osservato, confermando la simmetria tra materia e antiparticelle. Nel 1963 aveva trasformato la Sicilia in un polo d’eccellenza dove migliaia di scienziati collaboravano su progetti internazionali, il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, è il principale promotore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, la più grande infrastruttura di ricerca sotterranea al mondo. Col Manifesto di Erice del 1982, ha coordinato la comunità scientifica globale per la cooperazione pacifica tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda.

Zichichi conosceva bene le leggi della materia, di ciò che è misurabile e osservabile. Nessuno, se il caso dominasse l’universo, avrebbe potuto accorgersene meglio di lui. Ma Zichichi, uomo di fede, non si precludeva la scoperta del senso dell’incommensurabile. 

Era un uomo libero, come altri uomini liberi di scienza, anzi come molti che sono i principali pilastri della scienza, contemporanea e moderna. Gli stessi scienziati, le cui teorie molti influencer atei studiano a fatica, per poi – arrivati in cima ad una qualche posizione accademica – professare l’ateismo come una specie di marchio di superiorità intellettuale.

Credevano fermamente in Gesù Cristo: Max Planck (fondatore della fisica quantistica) ed Heisemberg (massimo teorico fisica quantistica) Gregor Mendel (padre della genetica), Georges Lemaître (sua la teoria del Big Bang), il padre della meccanica classica Newton, il fondatore dell’elettromagnetismo Maxwell, e poi Pasteur, Ampère, Kelvin Alessandro Volta e Marconi, e devo lasciare fuori molti altri giganti. E’ un elenco molto più esteso che passa per il peso massimo della scienza attuale, Francis Collins, il genetista che ha guidato la mappatura del genoma umano. Collins è passato dall’ateismo alla fede proprio attraverso lo studio del DNA. 

Non soltanto la fede si rafforza col sapere scientifico, ma è alla base della “fede epistemologica” che muove la ricerca: io credo che c’è una legge dietro un dato fenomeno, dunque mi sforzo di trovarla. La nostra stessa interazione con la materia su strutture logiche è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che c’è almeno un essere venuto dalla materia in grado di averne coscienza: noi. 

Per dirla alla Zichichi : “Siamo fatti di polvere di stelle, ma abbiamo una coscienza che ci permette di dialogare con le stelle. Questo non può essere figlio del caso.”

Non facciamo confusione. Zichichi non ha mai detto che la scienza dimostra Dio, perché non è compito della scienza farlo; bensì, ha dimostrato – con gli strumenti della ragione – che la complessità, la bellezza e l’ordine dell’universo, che emergono dalla scienza, sono perfettamente compatibili con la visione cristiana e diventano argomenti razionali di fede in chi crede. 

Altri obbediscono alla sensazione (all’intuizione di fede “ateista”) del tutto arbitraria, che non ci sia nulla dietro ciò che è misurabile. Altri, spingendosi oltre, inseriscono questa sensazione nella deontologia dello scienziato perbene. Molti, con qualche importante eccezione microbi del sapere (ma non stiamo affermando che non esistano scienziati atei) cercavano di ridicolizzare Zichichi e, quel che è disumano, sfruttano la sua morte per fare becera ideologia materialista. 

Basterebbe solo questo per richiamare la necessità di un risveglio spirituale, a prescindere da tutte le argomentazioni scientifiche possibili: l’umanità che perde la dimensione della fede, diventa meschina, perde se stessa.

Non potrò più intervistare Antonino Zichichi. Ma ecco una bozza di un’articolo, come una corona di fiori, insufficiente, fatta di fretta ma col cuore. Gesù Cristo ti accolga.

Citazioni:

Isaac Newton, “Questo elegantissimo sistema del sole, dei pianeti e delle comete non potè che nascere dal progetto e dalla sovranità di un Essere intelligente e potente” (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, 1687). 

Max Planck, “Per il credente, Dio sta all’inizio; per il fisico, Dio sta alla fine di ogni pensiero” (Discorso “Religione e Scienza”, 1937). 

Werner Heisenberg, “Il primo sorso dal bicchiere delle scienze naturali rende atei, ma sul fondo del bicchiere Dio ci aspetta” (Testimonianze biografiche, XX secolo). 

Gregor Mendel, “Le forze della natura agiscono secondo una onnipotente volontà… la mano del Creatore ha fissato queste leggi” (Note sull’ibridazione, XIX secolo). 

Georges Lemaître, “Non c’è alcun conflitto tra religione e scienza… la scienza non può sostituire la religione, ma la completa rivelando l’armonia del creato” (Interviste sulla teoria dell’atomo primordiale, anni ’30). 

James Clerk Maxwell, “O Onnipotente Dio… insegnaci a studiare le opere delle Tue mani affinché possiamo sottomettere la terra al nostro uso e rafforzare la ragione per il Tuo servizio” (Manoscritti di Cambridge, XIX secolo). 

Louis Pasteur, “La scienza allontana da Dio solo chi ne ha poca, ma chi ne ha molta vi è ricondotto” (Discorsi accademici, XIX secolo). 

Alessandro Volta, “In essa riconosco i segni della divina rivelazione e l’opera di Gesù Cristo” (Lettera al canonico Gattoni, 1815). 

Guglielmo Marconi, “L’invisibile che congiunge l’uomo con l’infinito… questa è la preghiera. Mi sento orgoglioso di essere cristiano” (Inaugurazione Radio Vaticana, 1931). 

Francis Collins, “Il Dio della Bibbia è anche il Dio del genoma. Lo si può adorare in cattedrale o in laboratorio” (Il linguaggio di Dio, 2006). 

Nikola Tesla, “Il dono del potere mentale viene da Dio, Essere Divino, e se concentriamo le nostre menti su quella verità, diventiamo in sintonia con questo grande potere” (My Inventions, 1919). 

Blaise Pascal, “Non solo conosciamo Dio attraverso Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi solo attraverso Gesù Cristo” (Pensieri, 1657). 

Lord Kelvin, “Se pensi in modo sufficientemente forte, sarai costretto dalla scienza a credere in Dio” (Discorso all’University College di Londra, 1903). 

André-Marie Ampère, “Quanto è grande Dio, e quanto la nostra scienza è una nullità! Si vede Dio solo col cuore” (Lettere a Bredin, XIX secolo). 

Antonino Zichichi, “La Scienza nasce da un atto di Fede: credere che l’Universo sia un sistema ordinato… un libro scritto da Dio in caratteri matematici” (Tra Fede e Scienza, 2005).

 

Cesare Minniti

REGGIO – Centrodestra, Ripepi (Alternativa Popolare): “La leadership di Cannizzaro è garanzia di vittoria. Il nostro patto con ‘i migliori’ per il riscatto di Reggio”

“Un semplice messaggio a tutti coloro che amano Reggio e sono preoccupati per il futuro prossimo della Città: il Centrodestra è forte e unito, sostenuto da una leadership sicura. Il Sindaco sarà l’espressione migliore di una classe dirigente che ha fame e sete di riscatto. Siamo stati depauperati di tutto: dignità e onore sono stati calpestati da una negligenza politica, una sciatteria amministrativa e un familismo spinto che hanno ridotto la città a brandelli. Non vediamo l’ora di iniziare a rivoluzionare la città per riportarla all’onore che merita. Coloro che sognano un Centrodestra disunito e litigioso si sveglieranno con una brutta sorpresa e capiranno di aver fatto male i propri conti, dettati da interessi personali e beceri tornaconti.” Così esordisce Massimo Ripepi, Segretario Regionale di Alternativa Popolare Calabria, commentando le recenti dichiarazioni del Segretario Regionale di Forza Italia, On. Francesco Cannizzaro.

“Non è una questione di cortesia istituzionale, ma di onestà intellettuale e politica, supportata dalla verità dei risultati ottenuti a favore della Città,” prosegue Ripepi. “La leadership non la può assegnare nessuno, né alcuno la può ignorare: sono i numeri e i fatti concreti che la assegnano. E qui i risultati elettorali e gli ingenti finanziamenti assegnati alla città parlano chiaro: sotto la guida dell’On. Francesco Cannizzaro, Forza Italia ha raggiunto traguardi eccezionali, trasformandosi nel pilastro insostituibile della coalizione di centrodestra.

Così continua il Segretario di Alternativa Popolare, sottolineando la natura dell’alleanza:

“Per questo, il nostro patto federativo è una scelta strategica di campo: stare con chi sa fare, con chi ottiene risultati e con chi ha la visione per governare. Al netto delle legittime identità di ogni singolo partito, credo che tutti gli alleati riconoscano oggi che la Forza Italia dei record, a guida Cannizzaro, sia il naturale baricentro della coalizione.”

Ripepi conclude quindi con una nota di ottimismo sulla futura guida della città: “L’annuncio della convocazione del tavolo della coalizione da parte di Cannizzaro è un’ottima notizia per Reggio Calabria e i suoi cittadini. Siamo certi che da questo confronto, libero da condizionamenti romano-centrici e basato sul merito, emergerà il miglior profilo possibile per la carica di Sindaco. Il Centrodestra non è mai stato così unito: come Alternativa Popolare siamo pronti a dare il nostro importante contributo, insieme a Forza Italia e a tutti gli alleati, a un progetto politico rivoluzionario per ridare dignità e onore a una città che aspetta solo di essere governata con la competenza dei ‘migliori’.”

La chiamata a tutte le forze sane, coraggiose, libere e forti della Città a partecipare alle prossime elezioni rappresenta un momento decisivo per costruire il miglior programma possibile per la rinascita della nostra amatissima Reggio: “Un appello a tutti i servitori della Città è d’obbligo: anteponete l’interesse collettivo a quelli personali ed egoistici,” termina Ripepi. “Chi vuole essere il più grande, deve farsi servo di tutti.”