REGGIO – Commissione Controllo e Garanzia, Ripepi: il nodo non è la persona, ma il metodo. La politica non può difendersi con le “attestazioni di stima”

La seduta della Commissione Controllo e Garanzia svoltasi questa mattina a Palazzo San Giorgio ha riportato al centro del dibattito politico un tema che dovrebbe essere scontato nelle istituzioni pubbliche: il rigore amministrativo e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

All’ordine del giorno vi era la verifica della sussistenza di eventuali cause di incompatibilità o di potenziale conflitto di interessi in capo alla dirigente del settore Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, ing. Ida Albanese. In audizione sono stati convocati il Segretario Generale Antonio Criaco, il Direttore Generale Umberto Giordano e la stessa dirigente.

La discussione, tuttavia, ha rapidamente assunto toni che hanno fatto emergere una questione ben più ampia: il modo in cui la politica affronta – o evita di affrontare – temi delicati che riguardano l’amministrazione pubblica.

Il nodo sollevato in Commissione

Il punto sollevato riguardava la partecipazione societaria della dirigente in una società di ingegneria e la necessità di chiarire se tale posizione potesse configurare una situazione di incompatibilità, inconferibilità o conflitto di interessi, soprattutto in relazione alla delicatezza del settore Urbanistica.

Nel corso della Commissione, la dirigente Albanese ha chiarito che il possesso di quote societarie passive non costituisce una carica societaria e non comporta obblighi di dichiarazione ai sensi della normativa vigente. Ha inoltre spiegato che, ogni volta che vengono adottati provvedimenti amministrativi nel settore, vengono pubblicate dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi.

Alla domanda diretta se avesse approvato bilanci della società di cui era socia, la dirigente ha inizialmente dichiarato di non ricordarlo, salvo poi precisare che non riveste ruoli gestionali o di rappresentanza e che la sua attività professionale è interamente concentrata sul settore che dirige.

Il Segretario generale Criaco ha riferito di aver già avviato verifiche interne subito dopo l’emersione della questione, accertando – allo stato – l’assenza di situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi. Anche il Direttore generale Giordano ha ribadito che non risultano affidamenti del Comune alla società in questione né ruoli societari della dirigente che possano configurare incompatibilità.

La difesa politica e il punto sollevato da Ripepi

Se il piano tecnico-amministrativo ha cercato di ricondurre la questione nell’alveo delle verifiche formali, il piano politico ha mostrato una dinamica che ha lasciato più di una perplessità.

Diversi esponenti della maggioranza hanno scelto di intervenire sottolineando la stima personale nei confronti della dirigente e della sua famiglia, arrivando a definire la discussione stessa inopportuna o addirittura ingiustificata.

È proprio su questo punto che il consigliere Massimo Ripepi ha espresso la propria posizione con toni duri, arrivando a dichiarare di «vergognarsi di far parte di questo Consiglio comunale» per alcune affermazioni ascoltate durante la seduta.

Secondo Ripepi, la Commissione non era chiamata a giudicare la persona ma a verificare un fatto amministrativo preciso: la possibile esistenza di situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi.

«Non siamo giudici né pubblici ministeri – ha chiarito – ma consiglieri comunali che hanno il dovere di verificare gli atti pubblici. Il tema è delicatissimo e riguarda un settore strategico come l’Urbanistica».

Il vero problema: personalizzare ciò che è istituzionale

Al di là della singola vicenda, la Commissione di oggi ha messo in luce un problema culturale e politico più ampio.

Quando si parla di gestione della cosa pubblica, non può esistere il principio della “garanzia personale”. Non basta dire che una persona è stimata, seria o rispettata.

Nessuno, infatti, ha messo in discussione la correttezza personale della dirigente Albanese. Ma nelle istituzioni non si lavora sulle percezioni o sulle attestazioni di fiducia: si lavora sugli atti, sulle norme e sui controlli.

Il punto sollevato da Ripepi – al di là dei toni – è precisamente questo: la politica ha il dovere di verificare, chiarire e rendere pubbliche le questioni che riguardano la gestione amministrativa. Non per accusare qualcuno, ma per evitare qualsiasi ombra di gestione personalistica della cosa pubblica.

Quando un tema viene liquidato con argomenti come «è una brava persona» o «conosco la sua famiglia», il rischio è di spostare la discussione dal piano istituzionale a quello personale. Ed è proprio questo il terreno su cui si indeboliscono le istituzioni.

La Commissione serve proprio a questo

La Commissione Controllo e Garanzia esiste per svolgere esattamente questo ruolo: verificare, controllare e rendere trasparente l’azione amministrativa.

Non è un tribunale, ma nemmeno un luogo dove le questioni possono essere archiviate con una difesa d’ufficio basata sulla reputazione personale.

La credibilità delle istituzioni si fonda proprio sulla capacità di affrontare con rigore anche i temi più scomodi. Non per delegittimare qualcuno, ma per garantire che ogni decisione e ogni ruolo pubblico siano sempre al di sopra di qualsiasi dubbio.

In un Comune come quello di Reggio Calabria, dove la fiducia dei cittadini verso le istituzioni è spesso fragile, la trasparenza non è un fastidio burocratico: è un dovere politico.

Ed è forse questo il punto più importante emerso dalla seduta di oggi. Non il caso specifico, ma il principio.

Perché nelle istituzioni la regola non può essere la fiducia personale. Deve essere, sempre e soltanto, il rispetto delle regole.

CALABRIA – Anas: per le opere di finitura degli impianti tecnologici, chiusure notturne della galleria ‘torbido’ sulla SS 682 “Jonio Tirreno”, in provincia di Reggio Calabria

Per consentire l’esecuzione degli interventi di finitura degli impianti tecnologici della galleria “Torbido”, lungo la strada statale 682 “Jonio-Tirreno”, si rendono necessarie alcune chiusure al traffico in orario notturno nel territorio comunale di Mammola, in provincia di Reggio Calabria.
Nel dettaglio, lungo la SS 682 “Jonio-Tirreno” sarà attiva la chiusura al traffico in entrambe le direzioni, nella fascia oraria 22:00 – 6:00, tra la notte di lunedì 16 marzo e la notte di venerdì 20 marzo 2026 compresa.
Durante le chiusure notturne, il traffico leggero sarà deviato lungo la Strada Provinciale 5 (SP5), tra gli svincoli di Limina (km 18,100) e Mammola (km 28).
La gestione della viabilità e le modalità operative sono state approfondite e condivise presso la Prefettura di Reggio Calabria, con i rappresentanti del territorio, Enti interessati e Forze dell’Ordine.
Anas, società del Gruppo FS Italiane, ricorda che quando guidi, Guida e Basta! No distrazioni, no alcol, no droga per la tua sicurezza e quella degli altri (guidaebasta.it). Per una mobilità informata l’evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile anche su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all’applicazione “VAI” di Anas, disponibile gratuitamente in “App store” e in “Play store”. Il servizio clienti “Pronto Anas” è raggiungibile chiamando il numero verde gratuito 800.841.148.

REGGIO – Delegazione governativa del Brasile a Gioia Tauro. Cirillo: «Sinergia tra Porti per la crescita del territorio»

«Oggi siamo stati a Gioia Tauro insieme a tanti sindaci dell’area tirrenica e al primo cittadino gioiese Simona Scarcella per un incontro importante con una delegazione del governo brasiliano dello Stato di Santa Catarina. È stato un momento significativo che segna l’avvio di rapporti internazionali tra il nostro porto, quello di Gioia Tauro, e il porto brasiliano di Itajaí».
Lo dichiara il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, che ha partecipato all’incontro istituzionale svoltosi nel Comune di Gioia Tauro con i rappresentanti della delegazione governativa brasiliana e con i sindaci della Piana.
«Ringrazio il sindaco Simona Scarcella e tutti i primi cittadini presenti – ha aggiunto Cirillo – per aver condiviso questo momento di confronto che guarda al futuro del territorio. Il porto di Gioia Tauro rappresenta una delle infrastrutture strategiche più importanti del Mediterraneo e può diventare un ponte naturale tra la Calabria e il Brasile».
La visita istituzionale si inserisce in un percorso di dialogo e collaborazione volto a favorire nuovi scambi commerciali e possibili accordi tra il porto di Gioia Tauro e il porto brasiliano di Itajaí, tra i principali scali logistici del Brasile e secondo porto del Paese per volume di movimentazione.
Nel corso della giornata la delegazione ha visitato le infrastrutture portuali, alla presenza dei vertici dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, dei rappresentanti di MCT – Medcenter Container Terminal e di Confindustria, approfondendo le opportunità di cooperazione logistica e commerciale tra i due scali.
«Da qui vogliamo costruire un ponte concreto tra la nostra regione e il Brasile – ha sottolineato Cirillo – e il porto di Gioia Tauro avrà un ruolo centrale in questo percorso».
Il Presidente del Consiglio regionale ha inoltre annunciato che la delegazione brasiliana e i sindaci dell’area saranno ricevuti nel pomeriggio di domani a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria.
«Sarà un ulteriore momento di confronto istituzionale – ha concluso Cirillo – per rafforzare relazioni economiche e commerciali che possono offrire nuove opportunità di sviluppo per la Calabria e per l’intero sistema portuale del Mediterraneo».

CROTONE – Monitoraggio Arpacal: “Nessuna traccia di amianto. Dati rassicuranti per la comunità”

“I risultati delle analisi effettuate da Arpacal nel Liceo Linguistico “G.V. Gravina” di Crotone e nelle aree limitrofe rappresentano un importante elemento di rassicurazione per la comunità scolastica e per i cittadini”.

Lo afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Antonio Montuoro.

“Le indagini – prosegue-, condotte con metodologie analitiche avanzate e nel rispetto della normativa nazionale, non hanno evidenziato la presenza di fibre di amianto né nell’aria né nelle polveri campionate nelle aree monitorate. Questo dimostra che il sistema regionale di controllo ambientale ha operato con tempestività e con il massimo rigore tecnico. Il lavoro svolto da Arpacal conferma inoltre il valore strategico del monitoraggio ambientale e della trasparenza delle informazioni. In situazioni che possono generare comprensibile preoccupazione tra i cittadini, è fondamentale fornire dati scientifici chiari, verificabili e tempestivi”.

“Le attività di monitoraggio – precisa Montuoro – non esauriscono tuttavia il percorso di prevenzione ambientale. Indipendentemente dagli esiti positivi delle analisi, la bonifica delle aree, in cui in passato sono stati presenti materiali contenenti amianto, resta un intervento necessario. Si tratta di una misura strutturale di prevenzione, finalizzata a eliminare definitivamente possibili sorgenti di dispersione, ridurre eventuali rischi futuri e garantire condizioni di sicurezza nel lungo periodo. La Regione Calabria – conclude l’assessore regionale – continuerà a lavorare in stretta collaborazione con Arpacal, con le istituzioni locali e con la comunità scolastica per assicurare la massima tutela dell’ambiente e della salute pubblica, mantenendo alto il livello di monitoraggio e prevenzione sul territorio”.

CALABRIA – Jonadi, rinvenuta bottiglia con liquido infiammabile nel cantiere dell’asilo

Un contenitore con liquido infiammabile è stato rinvenuto all’interno del cantiere del nuovo asilo nido in costruzione a Jonadi, nel Vibonese. Il ritrovamento è avvenuto nell’area di via Vincenzo Bellini, dove da alcune settimane sono in corso i lavori per la realizzazione della struttura destinata ai bambini da 0 a 3 anni.

Il contenitore è stato scoperto all’interno dell’area di cantiere. Il titolare dell’impresa esecutrice, un’azienda con sede a Mileto, ha immediatamente presentato denuncia ai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per chiarire la natura dell’episodio.

Gli investigatori stanno verificando se il ritrovamento possa essere collegato a un possibile atto intimidatorio legato all’attività del cantiere oppure se si tratti di un gesto isolato. Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi e proseguono le verifiche per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Il progetto prevede la realizzazione di un secondo asilo nido comunale nel territorio di Jonadi, in pieno centro abitato e a pochi passi dal municipio. L’intervento è stato promosso dall’amministrazione guidata dal sindaco Fabio Signoretta con l’obiettivo di ampliare i servizi educativi dedicati alla prima infanzia.

La nuova struttura sarà destinata ad accogliere bambini da 0 a 3 anni e offrirà spazi moderni e funzionali a sostegno delle famiglie. L’opera è finanziata interamente con fondi europei del Pnrr – Next Generation EU per un importo complessivo di 816mila euro, senza alcun impatto sul bilancio comunale.

I lavori sono iniziati lo scorso gennaio e, secondo il cronoprogramma stabilito, dovrebbero concludersi entro l’estate.

Fonte ANSA

CALABRIA – Bruxelles ferma l’invasione tunisina, salvaguardata la filiera calabrese

Era una delle battaglie di Coldiretti e Filiera Italia. La Commissione europea dice no al raddoppio delle importazioni di olio tunisino a dazio zero, che avrebbe favorito i trafficanti di olio e penalizzato i nostri olivicoltori. Dopo la lettera inviata dalle due organizzazioni, nella quale si denunciavano i rischi connessi all’aumento del contingente tariffario per il prodotto nordafricano, il Commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha risposto con una missiva in cui annuncia che l’esecutivo “non prevede concessioni commerciali aggiuntive per l’olio d’oliva”. Hansen concorda con Coldiretti e Filiera Italia sulla necessità di proteggere la salute dei cittadini consumatori, facendo in modo che i prodotti importati rispettino le stesse regole a cui sono sottoposti quelli europei.

La denuncia di Coldiretti e Filiera Italia aveva seguito la proposta del Governo tunisino di rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato. La Calabria, con le sue 84mila aziende e un patrimonio unico di biodiversità olivicola, non poteva permettere un colpo mortale alla propria economia agricola. poiché nuove concessioni tariffarie avrebbero aumentato ulteriormente le importazioni di prodotto a basso costo, facendo crollare i prezzi di quello italiano.

Nel 2025 sono 600 milioni i chili di olio d’oliva straniero che hanno attraversato le frontiere italiane, deprimendo le quotazioni dell’extravergine nazionale, alimentando inganni ai danni dei cittadini consumatori e favorendo un mercato opaco in cui prosperano trafficanti di olio e pratiche illegali.

Emblematico proprio il caso dell’olio tunisino, i cui arrivi sono aumentati del 40%, con un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo. Un dumping che scarica sull’anello più debole della filiera il peso di una concorrenza sleale, costringendoli spesso a vendere al di sotto dei costi di produzione. Senza dimenticare i dubbi legati all’utilizzo nel Paese africano di pesticidi vietati in Europa. È una vittoria delle nostre aziende  – commenta Coldiretti -che chiedono semplicemente regole uguali per tutti

In Calabria la filiera olivicola-olearia è un asset strategico dell’agroalimentare regionale: è praticata da circa 84mila aziende, comprese quelle per autoconsumo, e vanta un patrimonio autorevole di biodiversità con oltre 100 varietà di olive coltivate su oltre 180mila ettari, con 25 milioni di piante e produzioni certificate per 3 DOP e 1 IGP. Difendere l’olio calabrese significa difendere il lavoro, la bellezza dei nostri territori e il futuro delle aree rurali

Coldiretti Calabria sottolinea come la decisione della Commissione europea rappresenti un segnale importante nella difesa del reddito degli olivicoltori e della trasparenza del mercato. È fondamentale continuare a garantire condizioni di reciprocità negli scambi commerciali, assicurando che i prodotti importati rispettino gli stessi standard ambientali e sanitari richiesti agli agricoltori europei. Solo così sarà possibile tutelare la qualità dell’olio extravergine italiano, il lavoro delle imprese agricole e il diritto dei consumatori a un’informazione chiara sull’origine dei prodotti. Ora si apre una fase nuova per rafforzare il valore dell’olio calabrese nel mondo, puntando su qualità, identità e trasparenza

MESSINA – Mafia e appalti pubblici in Sicilia: dirigente della Regione arrestato, indagato il direttore del Policlinico di Messina

Giancarlo Teresi e Carmelo Vetro sono stati arrestati con l’accusa di aver favorito interessi mafiosi in cambio di tangenti. Nell’inchiesta risulta indagato anche Salvatore Iacolino, da pochi giorni nominato direttore generale del Policlinico di Messina, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo gli investigatori, Teresi – dirigente regionale del dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana – avrebbe favorito una società riconducibile al boss di Favara Carmelo Vetro, ricevendo in cambio denaro. L’accusa è di corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra. In carcere, oltre a Teresi, è finito anche lo stesso Vetro, considerato capo mafioso della zona agrigentina.

Nell’indagine compaiono anche altri soggetti, tra cui Salvatore Vetro, fratello del boss, e Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società collegata all’imprenditore mafioso.

Secondo la Procura, per anni Teresi avrebbe messo la propria funzione pubblica al servizio degli interessi privati del boss di Favara, già condannato definitivamente a nove anni di carcere per mafia, ricevendo varie tangenti. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero stati accertati tre pagamenti in denaro.

Le indagini si concentrano su appalti relativi a lavori di bonifica, dragaggio, ripascimento delle coste e smaltimento dei sedimenti marini rimossi dai fondali, commissionati dal dipartimento diretto da Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.

Secondo gli inquirenti, il dirigente avrebbe favorito in modo sistematico la società Ansa Ambiente s.r.l., gestita di fatto da Vetro, attiva nell’intermediazione e nel commercio dei rifiuti.

Grazie agli accordi corruttivi, Teresi avrebbe consentito al boss di aggirare le misure di prevenzione e le norme sulle interdittive antimafia, permettendogli di operare comunque nel settore dei rifiuti, un ambito particolarmente delicato. In questo modo Vetro avrebbe potuto continuare a fare affari, accumulare denaro e rafforzare il proprio prestigio negli ambienti criminali, anche attraverso rapporti con soggetti come Giovanni Filardo, cugino del boss Matteo Messina Denaro.

Nell’ambito della stessa indagine, la Procura di Palermo ha disposto perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici di Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex eurodeputato del Pdl. Il manager è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra.

Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, Iacolino avrebbe messo a disposizione del boss Vetro – suo compaesano – l’influenza e la rete di relazioni maturate durante il suo incarico di dirigente generale del dipartimento di Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, oltre alla propria esperienza politica. In questo modo avrebbe contribuito al rafforzamento del clan mafioso di Favara.

I pubblici ministeri contestano all’ex parlamentare europeo di aver sostenuto gli interessi economici del boss e di alcuni suoi collaboratori, tra cui l’imprenditore Giovanni Aveni, fornendo informazioni su procedure amministrative in corso e facilitando incontri con importanti funzionari regionali. Tra questi figurano il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia regionale Bernadette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.

Secondo l’accusa, Iacolino – quando era direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute – avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio, intervenendo ripetutamente sui vertici amministrativi dell’Asp di Messina per favorire procedimenti indicati da Vetro.

Il manager non avrebbe inoltre segnalato la condanna per mafia del boss e avrebbe anzi favorito la creazione di canali riservati con figure di vertice dell’amministrazione regionale per consentirgli di ottenere lavori pubblici.

In cambio, secondo i magistrati, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori.

L’indagine nasce dalla scoperta di un sistema consolidato di corruzione legato all’assegnazione di appalti regionali. Gli investigatori avrebbero accertato rapporti molto stretti tra Carmelo Vetro, esponente della famiglia mafiosa di Favara e figlio di un capomafia, e lo stesso Iacolino. Vetro avrebbe inoltre sfruttato nel tempo una rete di relazioni derivanti anche dalla sua appartenenza alla massoneria.

Secondo gli inquirenti, Iacolino sarebbe stato pienamente disponibile nei confronti del boss, garantendo prospettive imprenditoriali alla società a lui collegata, la Ansa Ambiente.

In cambio, il manager avrebbe segnalato al mafioso alcune persone da far assumere in una società operante nel Messinese e, in un caso, avrebbe messo Vetro in contatto con esponenti politici come la vicepresidente dell’Antimafia regionale Bernadette Grasso affinché potesse raccomandare suoi protetti.

Il boss avrebbe quindi sfruttato sistematicamente il rapporto con il compaesano per costruire e rafforzare relazioni con figure di vertice dell’amministrazione regionale, soprattutto nei settori dei lavori pubblici e della sanità.

Tra gli episodi ritenuti sospetti dagli investigatori figura anche la procedura per l’accreditamento regionale delle prestazioni sanitarie della società Arcobaleno s.r.l., riconducibile all’imprenditore Giovanni Aveni, partner economico di Vetro. Un’altra vicenda riguarda la revoca dell’accreditamento regionale alla ANFILD Onlus di Messina, concorrente della società collegata al boss.

Secondo l’accusa, Iacolino avrebbe sollecitato più volte i vertici dell’Asp di Messina per seguire gli adempimenti amministrativi di competenza del suo ufficio e avrebbe creato un canale diretto e riservato tra l’azienda sanitaria, Vetro e Aveni. Anche quest’ultimo risulta indagato nell’inchiesta.

VILLA S.G. – Pesce non tracciato e lavoro nero: il bilancio dell’operazione interforze

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha effettuato nel Comune di Villa San Giovanni un’incisiva attività di controlli amministrativi, che si inserisce nell’ambito dei servizi interforze previsti nel piano di azione nazionale e transnazionale Focus ‘ndrangheta, volti alla prevenzione e repressione dei reati attraverso mirati servizi di vigilanza predisposti con Ordinanza del Questore della Provincia di Reggio Calabria Paolo Sirna.

I poliziotti della Squadra Amministrativa del Commissariato di P.S. di Villa San Giovanni, unitamente ai militari delle Compagnie dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto e con l’ausilio del personale della Polizia Locale e dell’Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, hanno attenzionato tre attività commerciali per verificarne la corretta applicazione delle normative in materia di salute e sicurezza sui loghi di lavoro, di somministrazione di alimenti e bevande, di conservazione di prodotti alimentari, nonché accertare la presenza di eventuali lavoratori in “nero”.

Ad esito dell’attività, l’avventore di un bar di nazionalità tunisina, già gravato da precedenti penali e di polizia, regolare sul territorio nazionale, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per mancata esibizione del permesso di soggiorno; sono stati sequestrati 6 chilogrammi di prodotti ittici privi di tracciabilità e provenienza, conservati nei congelatori per la successiva vendita/distribuzione, sono state contestate sanzioni amministrative per violazioni sulle modalità di conservazione degli alimenti, per un totale di 1.500 euro ed è stata accertata la presenza di un lavoratore privo di regolare contratto, rispetto al quale sono in corso ulteriori approfondimenti.

CROTONE – Maxi operazione antimafia, 19 arresti tra Calabria e carceri italiane

Blitz dei carabinieri nel Crotonese e in diversi istituti penitenziari italiani nell’ambito di un’operazione antimafia che ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari. Il provvedimento, emesso dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, dispone il carcere per 18 indagati e gli arresti domiciliari per un’altra persona.

L’operazione, denominata “Libeccio”, ha colpito presunti appartenenti alle cosche Arena, Manfredi e Gentile. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione, rapina impropria, accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e traffico di sostanze stupefacenti, anche in forma associativa. Per alcuni capi d’accusa è stata inoltre contestata l’aggravante del metodo mafioso.

I provvedimenti sono stati eseguiti tra Crotone e Isola di Capo Rizzuto, oltre che all’interno degli istituti penitenziari di Tolmezzo (Udine), Spoleto (Perugia), Cassino (Frosinone), Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano.

L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale di Crotone, con il supporto del Reparto anticrimine di Catanzaro del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e della Sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Crotone. All’azione hanno collaborato anche i carabinieri dei Comandi provinciali di Cosenza e Catanzaro, insieme al Nucleo Cinofili, all’Ottavo Nucleo elicotteri e allo Squadrone eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia.

I dettagli dell’indagine saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista alle ore 10 presso la Dda di Catanzaro.

REGGIO – [VIDEO] Scoperto un bunker segreto in un’abitazione in costruzione

Un vano nascosto dietro una parete, invisibile a un primo sguardo, protetto da una botola a scomparsa e realizzato in cemento armato per garantire solidità e riservatezza assoluta. È quanto scoperto nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia di Bianco nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio svolto nel Comune di San Luca (RC), nel cuore dell’entroterra aspromontano.

L’operazione, condotta con il supporto dei militari dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia, ha portato all’individuazione, all’interno di un’abitazione privata ancora in fase di costruzione, di un bunker completamente occultato. L’accesso era abilmente mimetizzato in una parete dell’immobile: una botola a scomparsa conduceva a un locale interrato di circa tre metri per tre, con un’altezza di circa tre metri, realizzato in cemento armato e strutturato in modo da renderne estremamente difficoltosa l’individuazione.

La conformazione del vano, isolato e non visibile dall’esterno, lascia ipotizzare una possibile destinazione all’occultamento di armi, sostanze stupefacenti o al rifugio di persone intenzionate a sottrarsi alle ricerche. Un ambiente progettato per non essere trovato, emerso invece grazie all’attenta e capillare attività di controllo dei militari dell’Arma.

Il rinvenimento si inserisce in una più ampia strategia di presidio e prevenzione messa in campo dai Carabinieri nelle aree interne della Locride, con l’obiettivo di contrastare ogni forma di illegalità e rafforzare la presenza dello Stato sul territorio.

Nel corso del medesimo servizio sono stati effettuati anche numerosi controlli alla circolazione stradale: elevate diverse sanzioni per violazioni al Codice della Strada, con una decurtazione complessiva di 140 punti dalle patenti di guida e sanzioni amministrative per oltre 3.500 euro. Tre patenti sono state ritirate a conducenti sorpresi a utilizzare il telefono cellulare durante la guida, comportamento particolarmente pericoloso per la sicurezza pubblica.