MESSINA – Piazza Unione Europea gremita, bandiere delle associazioni, amministratori, sindacati, imprese e centinaia di cittadini arrivati dalle due sponde dello Stretto. La manifestazione “L’Ora del Ponte” ha trasformato il cuore della città in una grande mobilitazione civica a sostegno della realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
Sul palco si sono alternati esponenti istituzionali, rappresentanti del mondo produttivo, sindacale e associativo, in un confronto che ha toccato i temi dello sviluppo economico, dell’occupazione, delle infrastrutture, del turismo e della continuità territoriale. Presenti, tra gli altri, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, quello della Calabria Roberto Occhiuto, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Pietro Ciucci, l’eurodeputato Ruggero Razza, il deputato Francesco Cannizzaro e l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco.
Il filo conduttore: sviluppo, lavoro e stop allo spopolamento
Il messaggio emerso dagli interventi è stato netto: il Ponte viene visto come la grande infrastruttura capace di ridurre l’isolamento di Sicilia e Calabria, fermare lo spopolamento giovanile e attivare investimenti collegati su strade, autostrade e reti ferroviarie.
Fernando Rizzo ha insistito sul peso dell’insularità nel determinare povertà e fuga dei giovani, ricordando come in questi anni il Sud abbia pagato l’assenza di grandi opere strategiche. Dello stesso tenore l’intervento di Giovan Battista Perciaccante, che dal mondo delle costruzioni ha ribadito il sostegno a un’opera ritenuta decisiva per il Mezzogiorno e per la connessione con l’Europa.
Luigi Rizzolo, in rappresentanza del sistema Confindustria, ha rimarcato come il Ponte risponda alla richiesta storica del tessuto produttivo di avere infrastrutture moderne, sottolineando l’abbattimento dei costi dell’insularità e il valore degli investimenti previsti.
Dal fronte marittimo, Vincenzo Franza ha spiegato come traghetti e Ponte non siano realtà incompatibili, ma anzi parti di un sistema integrato destinato a rilanciare turismo, logistica e centralità mediterranea della Sicilia.
Ciucci: “25 mila candidature e prime opere entro l’ultimo trimestre”
Tra gli interventi più attesi quello di Pietro Ciucci, che ha fornito un aggiornamento operativo sull’iter.
L’amministratore delegato della Stretto di Messina ha parlato di 25 mila candidature già registrate per lavorare al Ponte, confermando la volontà del Governo di procedere e indicando settembre come traguardo per il completamento dell’iter autorizzativo.
Secondo Ciucci, nell’ultimo trimestre partiranno le prime opere sul territorio, a partire dagli interventi anticipati richiesti dai Comuni di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni: opere non strettamente funzionali alla struttura principale, ma capaci di produrre benefici immediati per cittadini e mobilità urbana.
Schifani e Siracusano: “Occasione storica per il Sud”
Dal fronte istituzionale siciliano, Renato Schifani ha ribadito il sostegno convinto della Regione all’opera, ricordando come siano già state accantonate risorse significative per contribuire alla realizzazione del Ponte. Il presidente ha parlato di una “occasione da non perdere”, sottolineando la collaborazione con il Governo nazionale per modernizzare infrastrutture e servizi.
Sulla stessa linea Matilde Siracusano, che ha definito la piazza di Messina “il volto di un Sud che vuole diventare motore di sviluppo del Paese”. La sottosegretaria ha evidenziato come le grandi opere rappresentino attrattori di investimenti e crescita, respingendo le critiche di chi ritiene prioritari altri interventi: secondo Siracusano, proprio grazie al Ponte stanno arrivando risorse senza precedenti per strade, ferrovie e infrastrutture.
Germanà: “Una piazza senza bandiere per il futuro”
A sottolineare il carattere civico della manifestazione è stato anche Nino Germanà, che ha ricordato come l’iniziativa sia nata con l’obiettivo di coinvolgere cittadini, associazioni e sindacati al di là delle appartenenze politiche.
Un appello alla partecipazione trasversale che ha trovato riscontro nella composizione stessa della piazza, dove accanto ai rappresentanti istituzionali si sono ritrovati comitati, imprese e realtà sociali del territorio.
Enzo Bianco e il sì che rompe gli schemi politici
Uno dei passaggi politicamente più significativi è arrivato dall’intervento di Enzo Bianco, che ha ribadito la sua storica posizione favorevole al Ponte, spiegando di non voler cambiare idea solo perché oggi a sostenerlo è uno schieramento diverso.
L’ex sindaco di Catania ha richiamato la memoria del “Treno del Sole”, ricordando come i tempi di percorrenza tra Sicilia e Torino siano rimasti sostanzialmente immutati rispetto a oltre settant’anni fa, definendo questa situazione ormai “intollerabile”.
Un passaggio che ha suscitato attenzione anche per l’apertura a un confronto interno al centrosinistra sulla necessità di sostenere un’opera considerata strategica per il Mezzogiorno.
Cannizzaro infiamma la piazza
L’intervento più applaudito è stato quello di Francesco Cannizzaro, che ha dato alla manifestazione un forte tono politico e identitario.
Il deputato reggino ha ringraziato “il popolo del Sud” per una mobilitazione definita intelligente e civile, sostenendo che il Mezzogiorno non possa più aspettare. Il Ponte, ha detto, non è “un capriccio”, ma l’opera che consegnerà al Paese migliaia di posti di lavoro, economia, visione europea e mondiale.
Cannizzaro ha insistito sul ruolo strategico dei porti di Augusta e Gioia Tauro, spiegando che solo con il Ponte, l’alta velocità e l’alta capacità questi hub potranno esprimere appieno il loro potenziale logistico verso il Nord Europa.
Nel finale, spazio anche a un ricordo di Silvio Berlusconi, indicato come il primo leader politico ad aver creduto concretamente nella realizzazione dell’opera.
Salvini chiude: “Sarà il Ponte della pace”
La chiusura è stata affidata a Matteo Salvini, accolto da applausi e cori.
Il ministro ha definito il Ponte “un messaggio d’amore e di speranza” per milioni di giovani costretti a lasciare il Sud, parlando della possibilità di una grande “re-immigrazione positiva” fatta di talenti e lavoratori pronti a tornare.
Salvini ha sottolineato anche la valenza simbolica dell’opera in un tempo segnato da guerre e tensioni internazionali: proprio per questo ha lanciato l’idea di chiamarlo “Ponte della pace”, un nome che richiama il ruolo dei ponti come strumenti di unione e dialogo tra popoli.
Nel suo lungo intervento ha ribadito l’impegno affinché nessun euro finisca nelle mani della criminalità organizzata, assicurando massima attenzione ai controlli antimafia e confermando l’obiettivo di avviare i cantieri il prima possibile.
La piazza di Messina si è così chiusa con un messaggio politico e simbolico forte: per i promotori, il Ponte non è soltanto un’infrastruttura, ma il segno concreto di un Sud che chiede di diventare centrale nello sviluppo italiano ed europeo.