I sequestri preventivi e urgenti di alcune strutture balneari a Santa Maria del Cedro, avviati ieri dalla Guardia costiera e dai Carabinieri e destinati a proseguire nei prossimi giorni, rischiano di bloccare l’economia del comparto proprio alla vigilia della stagione turistica. Secondo i legali, tutto deriverebbe da “un vero pasticcio burocratico” legato al Piano comunale di spiaggia.
A sostenerlo è l’avvocato Italo Guagliano, che rappresenta alcuni imprenditori coinvolti e che, insieme ad altri colleghi, intende chiedere la revisione del provvedimento.
Il legale spiega che nel 2018 il Comune aveva adottato un nuovo strumento urbanistico mai approvato definitivamente, poiché privo del parere della Regione Calabria. La bocciatura, arrivata nell’ottobre 2025, ha fatto tornare in vigore il piano precedente, che non contempla concessioni annuali. Di conseguenza, le concessioni senza autorizzazione annuale avrebbero dovuto essere sgomberate nei mesi invernali e rioccupate solo dal primo aprile, come previsto da una recente ordinanza del sindaco Ugo Vetere.
Lo stesso sindaco, a metà mese, aveva richiamato la normativa regionale che consente di mantenere strutture amovibili sulle concessioni annuali solo in assenza di rischio da mareggiate e nel rispetto di specifiche condizioni, tra cui lo svolgimento dell’attività durante tutto l’anno. Aveva inoltre invitato i concessionari ad adeguarsi alle regole urbanistiche e a quelle stabilite dall’Agenzia del Demanio e dalla Regione. Fino ad oggi, gli operatori avevano lavorato in regime di proroga, l’ultima valida fino al 30 settembre 2027, in attesa del nuovo Piano di spiaggia.
Alla luce di questa situazione, i legali ritengono che sia stato compromesso il diritto alla difesa dei concessionari. Secondo Guagliano, infatti, i tempi dell’intervento non avrebbero consentito agli imprenditori di adeguarsi: non sarebbe stato avviato un regolare procedimento amministrativo e i concessionari si sarebbero trovati improvvisamente destinatari di ordini di demolizione senza una comunicazione ufficiale e tempestiva sulla mancata approvazione del piano.
L’avvocato sottolinea inoltre che l’ordinanza sindacale permetteva la presenza delle strutture dal primo aprile. Oltre all’occupazione abusiva, sono stati contestati abusi edilizi di lieve entità, in gran parte già sanati. Gli imprenditori, inoltre, avevano versato i canoni fino al 2025, confidando nel carattere annuale delle concessioni previsto dalle proroghe.
I legali stanno ora preparando istanze in autotutela e verifiche documentali, sostenendo che il quadro su cui sta operando la Procura di Paola sarebbe fermo a febbraio. L’obiettivo è intervenire prima della convalida del sequestro da parte del Gip di Paola, pur essendo pronti a ricorrere al tribunale del riesame.
“Gli imprenditori – conclude Guagliano – non possono pagare per una mancanza di comunicazione tra pubblica amministrazione e privati, che ha portato all’intervento della magistratura proprio mentre un’ordinanza consentiva l’apertura delle attività dal primo aprile. Ora è necessario metterli in condizione di lavorare, visto che sono già state effettuate assunzioni, confermate prenotazioni e ordinate forniture che non possono essere bloccate da un’incertezza amministrativa”.
Fonte: ANSA










