REGGIO – Ripepi: “Reggio torna a sperare con Cannizzaro”. E sulla Reggina…

A margine del comizio conclusivo di Francesco Cannizzaro a Piazza De Nava, il segretario regionale di Alternativa Popolare Calabria, Massimo Ripepi, ha affidato a una diretta Facebook un lungo commento politico e personale sulla campagna elettorale del centrodestra e sul candidato sindaco.

Parole forti, accorate, che hanno ruotato attorno a un concetto preciso: l’amore per Reggio Calabria e la necessità di “servire” una città che, secondo Ripepi, oggi versa in condizioni drammatiche dopo dodici anni di amministrazione di centrosinistra.

«Stasera Francesco Cannizzaro ha fatto un comizio bellissimo, vero, sincero», ha dichiarato Ripepi. «Perché lui è una persona vera e credo che sia riuscito a trasferire al popolo reggino il suo amore e il suo senso di appartenenza verso questa città».

Secondo il consigliere comunale, uno degli aspetti più forti emersi durante la campagna elettorale sarebbe stato proprio il rapporto diretto creatosi tra Cannizzaro e la popolazione.

«La gente ha percepito una cosa fondamentale: questo deputato ha lasciato l’Olimpo della politica nazionale per scendere a Reggio Calabria e tentare di salvare la propria città. È una scelta enorme, importante, ma soprattutto rischiosa».

“Servire Reggio, non usarla”

Ripepi ha insistito più volte sul concetto di “servizio”, definendolo il vero cuore del messaggio lanciato dal candidato del centrodestra durante il comizio finale.

«Ha detto una cosa bellissima: noi dobbiamo servire la città. Tutti noi. I cittadini, la classe dirigente, chi fa politica. Reggio Calabria è la città più bella del mondo ma oggi si trova in un disastro totale».

Per il leader di Alternativa Popolare, il clima visto in Piazza De Nava rappresenterebbe il segnale di una città che starebbe lentamente tornando a sperare.

«Questa è stata una campagna elettorale straordinaria perché il popolo reggino ha ricominciato a credere che il cambiamento sia possibile».

“Quando parla di orgoglio non è superbia, è responsabilità”

Uno dei passaggi più intensi della diretta riguarda le parole pronunciate da Cannizzaro sul palco quando ha dichiarato di voler rendere i cittadini “orgogliosi della propria classe dirigente”.

Secondo Ripepi, quel messaggio sarebbe stato travisato dagli avversari politici.

«Quando Francesco dice “spero che sarete fieri del vostro sindaco e della vostra classe dirigente”, non è arroganza. È esattamente il contrario. È un’assunzione di responsabilità enorme».

E ancora:

«Solo chi è in malafede può leggere quelle parole come orgoglio personale. In realtà lui si sta caricando addosso il peso della città. Sta dicendo: io ci metto la faccia, mi assumo la responsabilità di dare tutto me stesso per Reggio Calabria».

Per Ripepi, questo sarebbe il tratto distintivo dei “leader veri”.

«I leader autentici fanno così: si assumono il peso delle responsabilità sulla propria persona».

L’attacco a Falcomatà

Nel corso della diretta, il segretario regionale di AP ha poi lanciato un duro affondo contro Giuseppe Falcomatà, contrapponendo il modello amministrativo del sindaco uscente a quello che – secondo lui – rappresenterebbe Cannizzaro.

«Questo è l’esatto contrario di ciò che ha fatto Falcomatà», ha dichiarato. «Falcomatà ha scaricato il peso della città, ha pensato ad altro, mentre oggi Cannizzaro dice chiaramente che vuole lavorare venti ore al giorno per Reggio».

Ripepi ha poi aggiunto un ulteriore passaggio sulla futura squadra di governo del centrodestra.

«Francesco lo ha detto chiaramente anche agli assessori: chi entrerà in giunta dovrà stare a tempo pieno al servizio della città. Non si può fare l’assessore nel tempo libero».

“Se vinceremo, mano anche al dossier Reggina”

Nel finale della diretta, Ripepi ha fatto anche un accenno alla vicenda Reggina, lasciando intendere che un’eventuale vittoria del centrodestra potrebbe aprire nuovi scenari anche sul fronte calcistico.

«Se vinceremo, come crediamo e speriamo, Cannizzaro metterà mano anche al dossier Reggina e farà di tutto per creare le condizioni affinché arrivi la migliore società possibile per questa città».

Ma, al di là dei temi amministrativi o sportivi, per Ripepi il vero messaggio politico della serata resta uno solo:

«Questa campagna elettorale ha riportato al centro l’amore per Reggio Calabria. Ed è da qui che bisogna ripartire».

REGGIO – Cannizzaro e Battaglia: in attesa delle urne, la città sembra aver già scelto

Una campagna elettorale così viva, combattuta ed entusiasmante a Reggio Calabria mancava ormai da anni. E al netto delle polemiche di basso livello, portate avanti dall’area progressista, che ci hanno accompagnato in queste settimane (dai congiuntivi sbagliati fino alle indignazioni selettive costruite a intermittenza), i cittadini sembrano aver deciso finalmente di ignorare il rumore di fondo per concentrarsi su qualcosa di molto più concreto: la realtà.

Tra gli episodi più discussi c’è stato certamente quello dell’apertura della campagna elettorale di Francesco Cannizzaro. Nel suo intervento, da credente cristiano, ha richiamato senza esitazioni la propria fede, citando Gesù Cristo. Un riferimento personale, identitario. Eppure è bastato questo per scatenare l’ennesima indignazione “a comando” da parte di settori del centrosinistra, come se la fede fosse improvvisamente diventata un elemento fuori contesto nel dibattito pubblico. Una reazione che dice molto più del fatto contestato: quando manca il terreno politico, si finisce spesso a cercare quello simbolico.

Nel frattempo, mentre si discuteva di tutto tranne che dei problemi della città, la campagna elettorale è andata avanti. E la realtà, stasera, aveva una forma ben precisa: quella delle piazze.

Da una parte Piazza De Nava, stracolma. Migliaia di persone, entusiasmo, partecipazione, una folla che ha restituito l’immagine di una candidatura capace di trascinare consenso. Francesco Cannizzaro non si è limitato a mobilitare persone: ha costruito attorno alla sua figura un’idea politica che, piaccia o meno, ha ridato energia e fiducia a una parte significativa della città.

Cannizzaro ha compiuto una cosa rara in politica: aver fatto sognare i reggini, mostrando al tempo stesso che quel sogno può davvero diventare realtà, attraverso risultati già ottenuti sul territorio, una rete istituzionale costruita nel tempo e un progetto amministrativo che si presenta come prosecuzione concreta di quel lavoro.

Dall’altra parte Piazza Duomo con Mimmetto Battaglia. E qui il confronto si è trasformato in un esercizio quasi impietoso di geometria politica. Perché la piazza del centrosinistra non solo appariva più contenuta, ma era stata anche delimitata da gazebo disposti lungo il perimetro, quasi a ridisegnarne i confini. Una sorta di urbanistica elettorale: restringere lo spazio per rendere più semplice riempirlo. Ma neanche questa volta l’operazione è riuscita fino in fondo.

E quando nemmeno una piazza già “guidata” nella sua estensione riesce a trasmettere pienezza, il problema non è la scenografia. È il contenuto.

Le piazze non eleggono sindaci, certo. Ma raccontano energia, partecipazione, capacità di accendere una comunità. E stasera il confronto non è apparso solo diverso: è apparso sbilanciato.

Da una parte un centrosinistra che ha costruito la propria narrazione sullo slogan “Ora Reggio comincia a correre”. Uno slogan che finisce inevitabilmente per sollevare una domanda semplice e scomoda: se la città oggi “comincia” a correre, cosa ha fatto negli ultimi dodici anni? Attendeva il via? Faceva riscaldamento? O, più semplicemente, è rimasta ferma, cristallizzata in una condizione di immobilismo amministrativo. Una narrazione che, nel tentativo di rilancio, rischia di trasformarsi in una fotografia involontaria del passato.

E Battaglia sembra averlo intuito. Tanto da puntare con insistenza sul voto disgiunto, con video e appelli dedicati. Una strategia che, più che espansiva, appare difensiva: come chi cerca tutte le combinazioni possibili per restare in partita fino all’ultimo minuto.

Sul fronte opposto, invece, il centrodestra si è presentato compatto come non accadeva da tempo. Cannizzaro ha scelto una linea chiara: meno propaganda, più sostanza. Finanziamenti ottenuti per la città durante il suo ruolo parlamentare, risorse intercettate e un lavoro costante sul territorio iniziato molto prima dell’avvio ufficiale della campagna elettorale. Quartieri, periferie, cittadini: ascolto prima degli slogan.

Perché in una città come Reggio Calabria le polemiche si consumano in fretta. I problemi, invece, restano.

Adesso restano le urne, con un’affluenza che si preannuncia tra le più alte degli ultimi anni, segno di una città che sente il peso e l’importanza di questa scelta.

Ma al di là della campagna elettorale e del rumore che l’ha accompagnata, è soprattutto ciò che si è visto nelle piazze e nel rapporto diretto con la città a pesare in questa fase finale. Oggi, più degli slogan, più delle polemiche e più delle narrazioni contrapposte, sono i fatti a parlare.

E dopo una campagna elettorale così intensa, e dopo una serata che ha offerto immagini difficilmente interpretabili in modo neutro, la sensazione che si registra è quella di una città che sembra aver già orientato la propria scelta, chiudendo il cerchio su un quadro politico ormai definito.

 

REGGIO – Ancora bagno di folla per Cannizzaro: “Avete stuprato la città!” E ancora: “Io mi candido non per necessità!”

REGGIO CALABRIA – Piazza De Nava torna a riempirsi. E lo fa ancora una volta per Francesco Cannizzaro, che chiude la propria campagna elettorale davanti a una folla imponente, in una serata che, numeri alla mano, conferma l’entusiasmo crescente attorno al candidato del centrodestra. Una piazza gremita, compatta, partecipe, senza espedienti scenografici o artifici per “restringere” gli spazi: persone ovunque, fino ai margini dell’area, per un comizio che ha assunto i toni di un vero e proprio atto finale prima del voto.

Cannizzaro sale sul palco da solo. Una scelta precisa, quasi simbolica. Niente big nazionali accanto a lui, nonostante – come ha raccontato lo stesso deputato – diversi ministri e dirigenti di primo piano di Forza Italia avessero dato disponibilità a partecipare.

«Ho chiesto a Tajani, a Occhiuto, ai ministri e ai parlamentari di lasciarmi chiudere questa campagna elettorale da solo, qui, tra di noi, in famiglia», ha dichiarato in apertura.

Una chiusura dal forte sapore identitario, emotivo, personale. E soprattutto una chiusura che arriva al termine di settimane in cui il confronto politico cittadino si è acceso come raramente accaduto negli ultimi anni.

“La campagna elettorale più bella della mia vita”

Cannizzaro ha alternato attacchi politici durissimi a momenti di racconto personale e riflessione sullo stato della città. Più volte la voce si incrina, quasi sparisce, dopo settimane di tour continui nei quartieri.

«Comunque vada, questa è stata la campagna elettorale più bella della mia vita», afferma. «Ho girato tutta la città, da Catona a Bocale, entrando nei quartieri, ascoltando le persone, guardando negli occhi donne, anziani, giovani e bambini».

Ed è proprio il contatto diretto con la città il filo conduttore del suo intervento. Cannizzaro insiste più volte sul degrado trovato durante il tour elettorale, parlando apertamente di una città “smarrita”, “senza identità” e in alcuni casi “ridotta a condizioni da terzo mondo”.

«Ho trovato rabbia, delusione, rassegnazione. Persone che mi dicevano di non credere più a nessuno. Bambini che chiedevano semplicemente una giostrina o un campetto dove poter stare insieme dopo scuola».

Poi però, secondo il candidato del centrodestra, qualcosa sarebbe cambiato durante la campagna elettorale.

«A metà percorso si è accesa una scintilla. La gente ha ricominciato a sperare. Persone che all’inizio erano diffidenti oggi mi abbracciano e mi dicono: “sei l’ultima speranza”».

L’affondo contro Falcomatà e il centrosinistra

Non sono mancati gli attacchi diretti all’amministrazione uscente e all’area politica di centrosinistra. Cannizzaro usa parole durissime contro i dodici anni di governo cittadino targati Falcomatà.

«Questa città è stata stuprata in dodici anni», scandisce dal palco tra gli applausi della piazza. «A noi spetta il compito di ridarle dignità, orgoglio e senso di appartenenza».

Nel mirino finiscono soprattutto quelle che il candidato definisce “assenza di visione” e incapacità amministrativa.

Cannizzaro costruisce così un lungo parallelismo tra “noi e loro”, contrapponendo i progetti portati avanti dal centrodestra ai simboli dell’amministrazione uscente.

«Noi siamo quelli dell’aeroporto internazionale e loro quelli del Ponte Calopinace. Noi siamo quelli del Campus universitario, loro quelli che hanno fatto scappare diecimila giovani. Noi siamo quelli della blue economy, loro quelli che non sono riusciti neanche a cambiare una lampadina».

Una narrazione che punta tutta sul concetto di “visione”, parola ripetuta più volte durante il comizio.

Il tema della fede e le polemiche della sinistra

Uno dei passaggi più forti riguarda poi le polemiche nate attorno alle sue dichiarazioni religiose durante la campagna elettorale.

Cannizzaro torna sulla vicenda della frase “Dio benedica Reggio Calabria” e sugli attacchi ricevuti da parte della sinistra e di alcuni ambienti nazionali.

«Mi hanno attaccato perché ho evocato la Madonna della Consolazione. E io continuerò a farlo ogni mattina da sindaco», dice dal palco. «Sono stati indegni a strumentalizzare la fede».

Poi il riferimento agli attacchi mediatici e politici ricevuti nelle ultime settimane: «Pensavano di intimidirci con articoli, trasmissioni televisive o prendendo in giro i congiuntivi. Ma il popolo reggino ha capito tutto».

Frecciate a Schlein, Fratoianni, Bonelli e Boccia

Nel corso del comizio arrivano anche riferimenti diretti ai leader nazionali del centrosinistra intervenuti in città negli ultimi giorni.

Cannizzaro ironizza sull’assenza della segretaria del PD Elly Schlein: «Secondo me ha visto i sondaggi e ha preferito non venire».

Poi gli attacchi a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: «Bonelli è venuto a Reggio solo per dire no al Ponte sullo Stretto. Erano in otto a Villa San Giovanni».

E ancora una stoccata a Francesco Boccia: «In privato mi mandano messaggi di stima, poi davanti ai microfoni gli ordinano di attaccare Cannizzaro perché sbaglia i congiuntivi».

“Noi ci candidiamo a far sognare Reggio”

Il finale del comizio assume toni quasi motivazionali. Cannizzaro parla di “orgoglio reggino”, di “popolo più bello del mondo”, di una città che deve tornare a credere in sé stessa.

«Noi non ci siamo candidati solo per amministrare. Ci siamo candidati per far tornare Reggio Calabria a sognare».

Poi l’ultimo appello al voto: «Agli indecisi dico: andate a votare. Riempite i seggi. Perché la partecipazione sarà il primo vero segnale di cambiamento».

E mentre Piazza De Nava continua ad applaudire, il dato politico appare ormai evidente anche a colpo d’occhio: il centrodestra chiude la campagna elettorale con una dimostrazione di forza difficilmente ignorabile.

REGGIO – Battaglia chiude la campagna elettorale a Piazza Duomo: ““Abbiamo risanato la città, ora possiamo parlare di futuro”

Piazza Duomo come punto di partenza e di arrivo. Mimmo Battaglia sceglie di concludere la propria campagna elettorale nello stesso luogo in cui, settimane fa, aveva aperto la corsa verso Palazzo San Giorgio. Una chiusura dal tono fortemente politico, identitario e rivendicativo, segnata da un messaggio preciso: difendere il percorso amministrativo degli ultimi anni e contrapporsi a quella che il candidato del centrosinistra definisce una politica fatta di “grandi annunci” e “propaganda”.

Mentre a poche centinaia di metri Piazza De Nava ospitava il comizio finale di Francesco Cannizzaro, il centrosinistra si è ritrovato davanti alla Cattedrale per l’ultimo appello al voto. Sul palco, Battaglia ha alternato ricordi personali, attacchi agli avversari e rivendicazioni sull’operato dell’amministrazione uscente.

«Sono emozionato perché questa città mi ha accolto con affetto in settimane intense e difficili», ha detto in apertura. «È stata la campagna elettorale più coinvolgente che abbia mai vissuto».

Il candidato sindaco ha insistito molto sul rapporto diretto costruito con i cittadini durante questi mesi, raccontando una campagna fatta “tra la gente”, nei quartieri, tra commercianti, famiglie e associazioni.

“Abbiamo risanato la città, ora possiamo parlare di futuro”

Uno dei passaggi centrali del comizio ha riguardato il bilancio dell’amministrazione di centrosinistra degli ultimi dodici anni. Battaglia ha rivendicato il risanamento economico del Comune e la messa in sicurezza dei conti pubblici.

«Reggio Calabria ha saputo rialzarsi. Abbiamo rimesso in ordine i conti e costruito basi solide per il futuro. Oggi finalmente possiamo parlare di crescita e sviluppo».

Da qui la costruzione di una narrazione orientata alla continuità amministrativa, con l’idea di una città che – secondo Battaglia – “dopo avere imparato a camminare” sarebbe pronta adesso “a correre”.

Grande spazio anche al tema dei giovani e dell’emigrazione.

«Dobbiamo invertire la tendenza che costringe i ragazzi a lasciare Reggio. Vogliamo dare loro la possibilità di scegliere se restare o partire, ma farlo liberamente e non per necessità».

Il candidato del centrosinistra ha parlato di investimenti su università, innovazione, imprenditoria giovanile, cultura e turismo, immaginando Reggio Calabria come “hub del Mediterraneo” e polo culturale capace di attrarre visitatori e investimenti.

L’attacco a Regione e Governo

Molto duro invece il passaggio dedicato ai rapporti con il governo regionale e nazionale. Battaglia ha accusato apertamente Regione Calabria e governo Meloni di avere “tradito” Reggio Calabria.

«Reggio è stata tradita dal governo regionale quando non sono state trasferite le deleghe alla Città Metropolitana. È stata calpestata dal governo nazionale con il taglio dei fondi per l’Alta Velocità».

Nel mirino anche Roberto Occhiuto e la gestione della sanità regionale.

Secondo Battaglia, il rilancio dell’aeroporto da solo non sarebbe sufficiente a costruire una vera strategia di sviluppo turistico.

«Non si fa turismo solo modernizzando un aeroporto. Servono investimenti strutturali, servizi e infrastrutture. E intanto già dall’inverno molti voli internazionali verranno ridotti».

Da qui anche il riferimento polemico al cosiddetto “turismo sanitario”, legato – secondo Battaglia – alle criticità della sanità calabrese.

Ponte sullo Stretto, funivie e “grandi annunci”

Il candidato del centrosinistra ha poi criticato diverse proposte avanzate dal centrodestra durante la campagna elettorale, dal Ponte sullo Stretto alle idee legate alla mobilità urbana.

«Alle roboanti promesse di funivie e grandi opere, noi abbiamo risposto con servizi sociali, asili, centri di aggregazione e sostegno alle famiglie».

Non è mancata neppure una stoccata sulla questione dei manifesti elettorali e della comunicazione politica.

«Il sindaco deve essere esempio di legalità e rispetto delle regole. Per quantità e dimensioni dei manifesti abusivi, soprattutto nella zona dell’aeroporto, ormai sembra che lo scalo non si chiami più Tito Minniti ma aeroporto Cannizzaro».

Una battuta che ha strappato applausi alla piazza del centrosinistra.

“Reggio ha bisogno di un reggino”

Nel finale, Battaglia ha lanciato il proprio appello al voto, insistendo sulla necessità di evitare – a suo dire – “un ritorno al passato”.

«Non possiamo permettere che la destra torni a devastare la città. Reggio ha bisogno di chi l’ha sempre amata».

Poi la chiusura dal forte tono identitario:

«Reggio Calabria ha bisogno di un reggino. Di un reggino per Reggio».

COSENZA – Premio Sila ’49 assegnato a Matteo Nucci, Tommaso Greco e Paolo Fresu

Nel corso della 14ma edizione del Premio Sila ’49, Matteo Nucci è stato premiato per il suo romanzo “Platone: una storia d’amore” edito da Feltrinelli, nella sezione dedicata alla Letteratura. Il professor Tommaso Greco ha ricevuto il riconoscimento per il suo saggio “Critica della ragione bellica”, pubblicato da Laterza, nella sezione Saggistica. Paolo Fresu, noto trombettista, è stato insignito del Premio alla Carriera. Quest’anno, la manifestazione ha scelto di rendere omaggio al popolo cubano e alle popolazioni in conflitto.

L’annuncio dei vincitori è avvenuto in vista del fine settimana finale dell’evento, previsto dal 5 al 7 giugno nelle località di Cosenza e Camigliatello Silano.

Il programma di queste tre giornate incluse dialoghi, incontri e riflessioni che abbracciano temi di letteratura, storia e musica; il momento clou si avrà domenica 7 giugno a Palazzo Arnone con una lectio magistralis di Fresu intitolata “Le radici e le ali”, seguita dalla cerimonia di premiazione guidata dalla giornalista e scrittrice Ritanna Armeni. Inoltre, il 6 giugno, sarà reso omaggio alla memoria della storica Marta Petrusewicz, una delle prime giurate del premio, recentemente scomparsa.

In un futuro prossimo, il presidente della Fondazione Premio Sila, avvocato Enzo Paolini, ha annunciato un’ampliamento del premio. A partire dal prossimo anno, il riconoscimento si aprirà a ulteriori forme artistiche, con l’intento di espandere il proprio orizzonte e non limitarsi più esclusivamente alla letteratura.

FONTE: ANSA

COSENZA – Morti nel torrente, il sindaco di Civita definisce la sentenza ‘ingiusta’ per un cittadino

Alessandro Tocci, primo cittadino di Civita, ha espresso il suo profondo rammarico a seguito della recente sentenza del Tribunale di Castrovillari che lo ha condannato a quattro anni e un mese per la tragedia avvenuta alle Gole del Raganello. Sebbene riconosca il suo dovere di conformarsi alla legge come rappresentante dello Stato, Tocci ha rimarcato la sua convinzione che la decisione sia ingiusta e inaccettabile per il ruolo di sindaco. Ha sollevato interrogativi sui motivi per cui, in un contesto in cui tutte le parti coinvolte, comprese le parti civili e i legali degli imputati, richiedevano un confronto, non si sia tenuta alcuna consultazione tra i consulenti tecnici della Procura e i numerosi ingegneri e geologi degli imputati. Secondo il sindaco, l’evento in questione è da considerarsi imprevedibile e eccezionale.

“In effetti – ha proseguito Tocci – professionisti di alto calibro, come l’ex capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, hanno testimoniato che si trattava di un evento raro, con un intervallo di ritorno compreso tra 400 e 1000 anni. Al contrario, secondo i consulenti della Procura, l’evento sarebbe stato prevedibile con un intervallo di ritorno di soli 15 mesi”.

Il sindaco ha descritto la sentenza come un momento cruciale per la sua comunità e la sua amministrazione, evidenziando la solitudine che prova come sindaco di un piccolo comune. Tobci ha dichiarato: “Mi sento un uomo dello Stato, ma da cittadino libero, vorrei capire se tutto ciò che è accaduto sia giusto nei confronti di chi, da otto anni, ha visto la propria vita stravolta, additato come il possibile responsabile”.

Ha anche ricordato le parole di un ingegnere che ha collaborato con lui in questi anni: “Come avrei potuto fermare l’acqua che veniva da un altro comune, se non con le mani?”.

Concludendo il suo intervento, Tocci ha affermato di avere la coscienza a posto e ha fatto un parallelo con la vicenda di Enzo Tortora, esprimendo la sua percezione di essere un simbolo di isolamento tra i sindaci italiani, gravati da enormi responsabilità.

FONTE: ANSA

REGGIO – Blitz di nomine e delibere a ridosso del voto: l’opposizione attacca la Giunta

REGGIO CALABRIA – Un duro atto d’accusa piomba su Palazzo San Giorgio a pochissimi giorni dalle elezioni comunali. Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa tenutasi alle 12:30, i rappresentanti dell’opposizione hanno sollevato il velo su quella che definiscono una gestione “elettoralistica e opportunistica” della macchina amministrativa del Comune e della Città Metropolitana.

Al centro della denuncia c’è una fitta serie di manovre, nomine e scorrimenti di graduatorie dell’ultimo minuto. Provvedimenti definiti “tecnicamente legittimi”, ma aspramente contestati sul piano dell’opportunità politica e dell’etica pubblica.

Il “caso Castore” e il retroscena del parere contabile

Il dossier più scottante riguarda la partecipata Castore. Secondo l’opposizione, il consiglio comunale di ieri avrebbe messo in scena un vero e proprio “bluff” sulla proroga dei servizi fino a fine anno.

“Hanno fatto finta di voler approvare una delibera che non poteva nemmeno essere discussa in aula”, attacca l’opposizione. “Mancava infatti il parere contabile del dirigente. E chi avrebbe dovuto sollecitare quel parere se non il sindaco facente funzioni Brunetti, che ha anche la delega al Bilancio e alle Società Partecipate?”

La minoranza smaschera poi la narrazione della maggioranza sul successivo stop dell’atto: «Il parere contrario dei revisori dei conti, arrivato alle 11:00 in concomitanza con l’inizio del Consiglio, è stato usato come capro espiatorio per scaricare le colpe. La verità è che quel parere non era vincolante: la delibera si poteva fare lo stesso, ma hanno preferito fare marcia indietro».

Valzer di nomine e “concorsi lampo” a ridosso del voto

L’affondo si sposta poi sulla gestione del personale e sulle poltrone strategiche, blindate – a detta dei denuncianti – per i prossimi tre anni proprio a cinque giorni dal voto:

  • Graduatorie ad hoc: Modificati i regolamenti interni per agganciarsi alle graduatorie di altri Comuni (viene citato il caso di Bovalino), permettendo il trasferimento alla Città Metropolitana di figure precedentemente inserite negli staff politici.

  • Staff a termine: Nuovi ingressi negli uffici di diretta collaborazione per soli dieci giorni. “Che senso ha nominare un uomo nello staff se tra una settimana ci sarà un nuovo sindaco?”, incalzano gli esponenti di minoranza.

  • Poltrone blindate: Rinnovi lampo per i revisori unici (come all’Atam) e per i membri dei collegi sindacali delle partecipate proprio a ridosso della scadenza del mandato amministrativo.

Due pesi e due misure: “Efficienza solo per gli amici”

Il cuore della polemica tocca la sensibilità dei cittadini e la gestione dei servizi pubblici. L’opposizione evidenzia un cortocircuito temporale tra l’ordinaria amministrazione e le manovre d’urgenza:

  • I ritardi storici: Per le grandi opere e la manutenzione ordinaria – come la messa in sicurezza dei ponti o il restyling di Viale Europa, definito ironicamente “il viale più brutto del mondo occidentale” – la burocrazia impiega mesi o anni.

  • I blitz in 72 ore: Per i provvedimenti di interesse clientelare o per le delibere strategiche (definita emblematica “la delibera di Ferragosto”), la macchina amministrativa è riuscita a completare gli iter in soli tre o quattro giorni.

La questione morale: legittimità contro opportunità

L’intervista si chiude con una riflessione sul confine tra legalità ed etica pubblica. Pur non essendoci un obbligo di “semestre bianco” che blocchi le nomine prima delle elezioni, per l’opposizione è stato violato un principio morale fondamentale.

“La legittimità formale è una cosa, l’opportunità politica è un’altra. È giusto utilizzare il denaro pubblico negli ultimi giorni di campagna elettorale per piazzare amici e capibastone? Noi accendiamo i riflettori su queste manovre. Ora spetta ai cittadini valutare e regolarsi nelle urne”.

REGGIO – Comunali, fede e politica. Ripepi: “Il vero scandalo non è dire ‘Dio benedica Reggio’”

Si chiude oggi una delle campagne elettorali più accese e divisive degli ultimi anni a Reggio Calabria. Una campagna fatta di piazze gremite, scontri politici, accuse reciproche, polemiche quotidiane e attacchi personali. Ma tra tutti i temi che hanno attraversato queste settimane, uno in particolare ha assunto contorni quasi surreali: il dibattito sulla fede, sul cristianesimo e sul diritto di un politico di dichiarare pubblicamente il proprio credo religioso.

Tutto nasce da alcune espressioni pronunciate dal candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro durante i comizi: “Dio benedica Reggio Calabria”, “la Madonna della Consolazione benedica Reggio”. Frasi che, in una città storicamente legata alla propria tradizione cristiana e mariana, sarebbero apparse per molti naturali, spontanee, quasi identitarie. Eppure proprio quelle parole sono diventate il bersaglio privilegiato di una parte della sinistra cittadina e di alcune liste a sostegno di Mimmo Battaglia, che hanno parlato di “strumentalizzazione della fede” e di utilizzo improprio della religione nella propaganda elettorale.

Un’accusa che ha finito inevitabilmente per trasformare il tema religioso in uno dei terreni principali dello scontro politico cittadino.

A intervenire con forza sulla questione è stato Massimo Ripepi, segretario regionale di Alternativa Popolare Calabria, che nelle ultime settimane ha più volte difeso il diritto di ogni cittadino – e dunque anche di ogni politico – di manifestare apertamente la propria fede.

“Ma vi rendete conto di quello che stanno dicendo?”, ha dichiarato Ripepi durante uno dei suoi interventi pubblici. “In uno Stato laico i cristiani non possono parlare di Dio? Non possono dire Gesù Cristo? Non possono invocare una benedizione sulla propria città?”.

Secondo il consigliere comunale, il vero paradosso starebbe proprio nel concetto di laicità invocato da certa sinistra: una laicità che, anziché garantire libertà di espressione a tutti, finirebbe per voler confinare la fede esclusivamente nella sfera privata.

“Perché nello Stato laico tutti devono poter manifestare liberamente il proprio pensiero”, ha aggiunto Ripepi. “E allora perché ci si scandalizza se un cristiano dice pubblicamente ‘Gesù Cristo è il Signore’? Non ce ne vergogneremo mai”.

Nel suo intervento, Ripepi ha anche denunciato quello che considera un controsenso culturale e politico: una parte della sinistra che, nel nome del laicismo, avrebbe trasformato una semplice professione di fede in un caso politico nazionale, finendo però – secondo lui – per svuotare completamente il dibattito elettorale di contenuti concreti.

Mentre la città affronta problemi enormi, dal lavoro ai servizi, dalla sicurezza al futuro dei giovani, il confronto politico si è spesso ridotto a polemiche su una frase pronunciata da un palco.

“Non è la violenza che distrugge le tenebre”, ha detto ancora Ripepi. “È la luce, è la trasparenza, è la verità”.

Parole che sintetizzano una visione ben precisa: quella di una politica che non rinneghi le proprie radici culturali, spirituali e identitarie pur all’interno di uno Stato laico. Una laicità che, nella lettura di Ripepi, non dovrebbe significare cancellazione della fede dalla vita pubblica, ma rispetto reciproco tra tutte le sensibilità.

In fondo, il punto politico e culturale di questa campagna elettorale sembra essere tutto qui: se una città possa ancora riconoscersi nella propria identità senza che questo venga automaticamente etichettato come estremismo, populismo o strumentalizzazione.

La campagna elettorale si chiude oggi. Tra poche ore parleranno soltanto le urne. Ma al di là di chi vincerà o perderà, forse un messaggio dovrebbe restare patrimonio comune di una città intera: Reggio Calabria ha bisogno di ritrovare unità, identità e speranza.

E allora, davvero, al di sopra di ogni bandiera politica, di ogni slogan e di ogni polemica: che Gesù Cristo benedica Reggio Calabria.

Alfieri a sostegno di Battaglia: «Reggio deve continuare il percorso di crescita e credibilità»

Piazza Camagna ha accolto il senatore del Partito democratico Alessandro Alfieri, a Reggio Calabria a sostegno del candidato del centrosinistra Domenico Battaglia. All’iniziativa erano presenti il segretario provinciale del Pd Giuseppe Panetta, il senatore e segretario regionale del Pd Nicola Irto, insieme a dirigenti, amministratori, militanti e simpatizzanti del partito.

Nel corso del suo intervento, Alfieri ha sottolineato: «Mi lega a Mimmo Battaglia un rapporto di amicizia e di stima. Ne conosco le qualità umane e amministrative. In territori complessi come questo servono passione, impegno e pieno rispetto della legalità. È una forza poter contare su una squadra credibile, fatta di candidati e amministratori che ci mettono la faccia ogni giorno».

Il senatore dem ha poi valorizzato il lavoro svolto dall’Amministrazione di centrosinistrasul fronte delle risorse europee e del Pnrr: «Qui è stato fatto tanto e si vedono i risultati. Ho potuto constatare personalmente i cambiamenti della città. Le risorse europee e il Pnrr rappresentano un’opportunità decisiva, ma il Governo nazionale rischia di compromettere una parte importante dei fondi disponibili, con ritardi e difficoltà nell’attuazione della spesa. Le amministrazioni locali sono state messe in difficoltà dal centrodestra, soprattutto sul fronte della programmazione e della capacità di utilizzare le risorse».

Sull’autonomia differenziata e delle diseguaglianze territoriali: «Non possiamo accettare un’Italia divisa nei diritti e nei servizi – ha aggiunto il senatore – Con l’autonomia differenziata e con l’impostazione portata avanti dal ministro Calderoli si rischia di accentuare ulteriormente le distanze tra Nord e Sud, senza garantire gli stessi livelli essenziali di prestazione e senza colmare i divari socio-economici».

Nel suo intervento conclusivo, Battaglia ha spiegato: «È necessario fare una scelta chiara per il futuro della città. Siamo qui a difendere due elementi fondamentali: il futuro di Reggio Calabria e la necessità di costruire un’alternativa credibile al governo della destra. La politica degli annunci ha abituato i cittadini a tante promesse e pochi risultati concreti. Noi, invece, possiamo raccontare ciò che è stato fatto. Abbiamo dato risposte restituendo credibilità a questa città, col welfare, i servizi di prossimità, i nuovi municipi, i contratti di lavori e le stabilizzazioni. Questa Amministrazione ha realizzato opere, risanato situazioni difficili e rimesso in moto processi di sviluppo. Abbiamo trovato un Comune in grande difficoltà e lo abbiamo trasformato con responsabilità e lavoro quotidiano. I cittadini sono consapevoli del percorso compiuto in questi anni – ha concluso Battaglia – il resto sarebbe un salto nel buio, con programmi improvvisati e senza una visione chiara della città. Reggio Calabria deve continuare a crescere, valorizzando il suo ruolo naturale di città del Mediterraneo, crocevia di popoli, culture e opportunità».

CALABRIA – Cade dal tetto durante i lavori di manutenzione, operaio di 51 anni muore dopo una settimana

Franco Vescio, un operaio di 51 anni, è deceduto nell’ospedale di Catanzaro dopo essere precipitato dal tetto di un edificio a Fuscaldo, in provincia di Cosenza. L’incidente è avvenuto il 14 maggio, quando Vescio stava effettuando lavori di manutenzione su cavi di telecomunicazione.

Le ferite riportate nella caduta erano gravissime, tanto che era stato necessario l’intervento dell’elisoccorso per un trasferimento d’urgenza al nosocomio di Catanzaro. Purtroppo, dopo sette giorni di ricovero, l’uomo non ha sopravvissuto. Originario di Lamezia, Vescio lascia la moglie e due figli.

I Carabinieri della compagnia di Paola stanno indagando sull’incidente, esaminando la dinamica degli eventi e accertando il rispetto delle normative relative alla sicurezza sul lavoro.