“Roma può aspettare, Reggio no”, le dimissioni del Sindaco Cannizzaro da Montecitorio

Il Sindaco metropolitano di Reggio Calabria, onorevole Francesco Cannizzaro, ha appena rassegnato formali dimissioni dal ruolo di deputato della Repubblica italiana, intervenendo in Aula a Palazzo Montecitorio.

L’accorato discorso alla Camera dei Deputati dell’Onorevole Francesco Cannizzaro: il passaggio dal Parlamento al ruolo di Primo Cittadino nel segno della passione e delle radici amaranto.

In un’aula di Montecitorio  particolarmente partecipe e concentrata si è consumato uno dei passaggi politici e personali più significativi della sessione parlamentare. L’Onorevole Francesco Cannizzaro ha pronunciato la sua accorata dichiarazione di commiato dal seggio della Camera dei Deputati, formalizzando la scelta di dedicarsi interamente e in prima persona alla guida della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Un discorso vibrante, teso a rivendicare il valore supremo delle istituzioni democratiche e l’importanza indissolubile del legame con il territorio d’origine. Cannizzaro ha ripercorso con profonda emozione gli anni trascorsi tra i banchi del Parlamento, evidenziando come l’esperienza romana sia stata improntata al rigoroso rispetto del mandato e del bene pubblico: “rapporti intensi vissuti tra queste mura e non di meno la convinzione che la buona politica sappia mettere sempre al centro l’interesse del bene comune.”

Nelle sue parole traspare la chiara volontà di non interrompere l’asse con la Capitale, bensì di ridefinirlo sotto una nuova veste istituzionale. La leadership sul territorio richiederà un impegno rinnovato e diretto, trasformando la rappresentanza parlamentare in un’azione amministrativa quotidiana sul campo: “Continuerò a venire a Roma, ma lo farò indossando la fascia tricolore; continuerò a servire i cittadini e le istituzioni con lo stesso impegno, forse anche maggiore stavolta, perché ho come obiettivo quello di costruire una Reggio metropolitana migliore, più bella, più moderna, più internazionale, capace di guardare al futuro con fiducia e soprattutto con consapevolezza, così come stiamo facendo già da tempo in Calabria con la guida brillante e lungimirante del Presidente Roberto Occhiuto.”

Un progetto per la Calabria

Il richiamo alla sinergia con il governo regionale guidato da Roberto Occhiuto sottolinea una strategia politica strutturata e condivisa, tesa a proiettare Reggio Calabria in una dimensione di sviluppo concreto e attrattività internazionale.

Il passaggio di consegne e la scelta di lasciare lo scranno parlamentare sono stati descritti da Cannizzaro con forte carica simbolica e un richiamo nostalgico al momento del suo primo ingresso alla Camera: “Continuerò a farlo da sindaco con lo stesso spirito di servizio, con rinnovata passione, con grande senso dello Stato e umiltà.”

È stato proprio il richiamo all’identità reggina a sottolineare il momento più toccante dell’intervento, allorché il deputato ha evocato la propria storia personale e i simboli della propria appartenenza: “Sono entrato qui, Presidente, con la Sciarpa della Reggina al collo; ne esco con la cravatta amaranto arricchita dal ricamo dello stemma del comune che adesso rappresento. Perché, come dissi nei mesi scorsi lanciando la mia candidatura a sindaco proprio da questo palazzo: “Roma può aspettare, Reggio no!”.”

Un proclama chiaro, accolto dagli applausi dell’emiciclo, che testimonia la priorità accordata alle esigenze della comunità locale rispetto alle dinamiche della politica capitolina.

L’intervento si è chiuso con un cordiale augurio di buon lavoro ai colleghi deputati e un triplice affettuoso “viva” che abbraccia le istituzioni nazionali e la propria terra d’origine: “Viva la Camera dei Deputati, viva Reggio e la Calabria, viva l’Italia! Grazie e buon lavoro a tutti quanti voi.”

Con questo solenne passaggio, si apre ufficialmente una nuova pagina amministrativa per Reggio Calabria, con Cannizzaro pronto ad assumere pienamente le funzioni di Primo Cittadino.

Il discorso integrale

 

Signor Presidente,
onorevoli colleghe e colleghi,
amici,

prendo la parola con enorme difficoltà – colpevole la forte emozione – per rivolgere un saluto all’Aula, a Palazzo Montecitorio in tutte le sue componenti, che in questi otto anni ha rappresentato per me non soltanto un luogo di lavoro, di confronto, di crescita, di servizio alla Repubblica e ai cittadini che mi hanno eletto loro rappresentante, ma anche una seconda casa; seconda sì, perché la prima sapete tutti molto bene qual è per me: Reggio, la Calabria.

È noto a tutti, infatti, il percorso che nei mesi scorsi ho deciso di intraprendere, scegliendo di lasciare questo luogo, compiendo una scelta di cuore. E proprio in virtù di ciò, non mi sorprende affatto la velocità con cui, proprio qui, dentro le mura della Camera, l’appellativo “SINDACO” abbia sostituito quello di “ONOREVOLE”; e questo, devo ammettere, già prima che venissi eletto sindaco. Un piccolo aneddoto che ho tenuto ad evidenziare perché è la riprova di come anche voi sappiate quanto io tenga alla mia terra e, di conseguenza, al ruolo politico e istituzionale che ho deciso di rivestire, con infinito orgoglio.

Essere deputato è stato il più alto onore che potessi ricevere. Ritengo di aver svolto il doppio mandato parlamentare con serietà, senso del dovere, rispetto dei ruoli, rispetto verso questa Istituzione e soprattutto verso i miei conterranei, che hanno scelto di affidarmi il compito di rappresentarli, nella piena consapevolezza della responsabilità che un parlamentare assume nei confronti del territorio che lo elegge.

Oggi mi dimetto, lascio ufficialmente questi scranni, perché i reggini mi hanno affidato un nuovo compito, che è tanto straordinario quanto impegnativo: guidare la Città di Reggio Calabria e tutta la sua Area Metropolitana. È una scelta che ho assunto, come ben sapete, anteponendo a ogni altra valutazione l’amore viscerale, misto a profondo senso di responsabilità, che nutro nei confronti di Reggio.

E proprio lì, a casa, nell’esercizio delle mie nuove funzioni, porto con me l’esperienza maturata in quest’Aula, il valore del dialogo tra posizioni diverse, la rete di rapporti intessuti tra queste mura e, non di meno, la convinzione che la buona politica sappia mettere sempre al centro l’interesse del bene comune.

Continuerò a tornare a Roma, ma indossando la fascia tricolore. Continuerò a servire i cittadini e le istituzioni con lo stesso impegno, forse anche maggiore stavolta, perché ho come obiettivo quello di costruire una Reggio metropolitana migliore, più bella, più moderna, più internazionale, capace di guardare al futuro con fiducia e, soprattutto, consapevolezza, così come stiamo facendo già da tempo in Calabria con la guida brillante e lungimirante del Presidente Roberto Occhiuto.

Prima di svestire i panni di deputato, desidero rivolgere un sincero ringraziamento ai colleghi di ogni schieramento politico, ai Presidenti della Camera che si sono succeduti in questi anni, al personale di Montecitorio e a tutti coloro che, con competenza e discrezione, consentono quotidianamente il funzionamento di questa essenziale Istituzione.

Un ringraziamento particolare va al mio partito, Forza Italia: in primis al Presidente Silvio Berlusconi, che tanti anni fa mi ha dato la possibilità di intraprendere questo percorso azzurro; e poi al mio Segretario nazionale, il vicepremier Antonio Tajani, per la fiducia e il sostegno che non mi ha fatto mai mancare e che, sono certo, continuerà a darmi da straordinario uomo di partito ma anche di Governo quale è; a tutto il gruppo di Forza Italia, alle amiche e agli amici con i quali abbiamo lavorato gomito a gomito, notte e giorno, per anni; all’attuale capogruppo Enrico Costa e al già capogruppo, oggi sottosegretario, Paolo Barelli; a tutti i membri del Governo, in particolar modo ai cinque ministri di Forza Italia e ai sottosegretari, con cui continuerò a lavorare; non da ultimo, ai componenti della Commissione Bilancio, con cui abbiamo trascorso estenuanti e indimenticabili nottate di lavoro.

Infine, non posso non citare due persone fondamentali nel mio percorso umano e politico: Jole Santelli e Maurizio D’Ettore; e di Maurizio, coincidenza da brividi, proprio oggi ricorre il giorno del compleanno. A Jole e Maurizio ho già avuto modo di dedicare la mia vittoria elettorale. E ad entrambi mando un simbolico e affettuoso abbraccio, con grande senso di riconoscenza e amicizia.

Lascio quest’Aula con gratitudine e con l’orgoglio di aver servito la Repubblica italiana dando sempre il massimo. Continuerò a farlo da sindaco, con lo stesso spirito di servizio, con rinnovata passione, senso dello Stato ed umiltà.

Sono entrato qui con la sciarpa della Reggina al collo, ne esco con la cravatta amaranto arricchita dal ricamo dello stemma del Comune che adesso rappresento. Perché, come dissi nei mesi scorsi lanciando la mia candidatura a sindaco proprio da qui: “Roma può aspettare, Reggio no.”

Viva la Camera dei Deputati,
viva Reggio e la Calabria,
viva tutta l’Italia!

Grazie a tutti e buon lavoro.

 

VIBO – Sei ambulanze ferme e postazioni scoperte: Barbuto denuncia il rischio per i cittadini

«Nel Vibonese si è raggiunto un livello di degrado e di rischio per la vita umana che non può essere più tollerato in un Paese civile. Apprendiamo che ben sei ambulanze dell’ASP di Vibo Valentia sono contemporaneamente fuori uso per guasti o revisioni, lasciando le postazioni strategiche di Soriano Calabro e Serra San Bruno senza nemmeno un mezzo sostitutivo. È un fatto di una gravità inaudita che mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini delle Serre e dell’intero circondario».

​Lo dichiara in una nota la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barbuto, che ha depositato un’interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata al Presidente della Giunta e Commissario ad acta alla Sanità, Roberto Occhiuto.

​«Parliamo di territori montani e interni – incalza la consigliera del M5S – caratterizzati da una viabilità complessa e da una notevole distanza dall’Ospedale ‘Jazzolino’ di Vibo Valentia. In caso di infarto, ictus o traumi gravi, ogni minuto è determinante per salvare una vita. Lasciare presidi fondamentali come Soriano e Serra privi di mezzi di soccorso significa condannare comunità intere all’abbandono e all’incertezza, violando apertamente i Livelli Essenziali di Assistenza».

​Nell’atto ispettivo depositato, l’esponente pentastellata chiede interventi immediati e responsabilità chiare: «Vogliamo sapere da Occhiuto per quale motivo l’ASP di Vibo Valentia sia sprovvista di un parco veicolare di riserva e quali siano i tempi esatti per il ripristino delle sei ambulanze ferme. Non ci accontentiamo delle solite giustificazioni burocratiche: servono mezzi di soccorso sostitutivi subito! Chiediamo inoltre l’invio immediato di un’ispezione regionale presso l’Azienda Sanitaria di Vibo per accertare le responsabilità gestionali di un blocco che rischia di trasformarsi in tragedia. La vita dei calabresi non può essere affidata al caso o alla fortuna».

CALABRIA – Pesci alieni e meduse pericolose: il Circolo Ibis realizza due schede informative per la sicurezza in mare

Il Circolo per l’Ambiente IBIS ODV presenta due nuove schede
informative dedicate alle specie marine potenzialmente pericolose
presenti nei mari italiani, con l’obiettivo di aumentare la
consapevolezza e la sicurezza di operatori del mare, diportisti,
pescatori, subacquei, stabilimenti balneari e bagnanti.

Le locandine, realizzate con un linguaggio semplice ma rigorosamente
scientifico, illustrano le principali caratteristiche per riconoscere
le specie, i rischi associati al contatto e le corrette procedure di
primo intervento in caso di puntura o avvelenamento, riportando anche
i riferimenti dei principali Centri Antiveleni italiani.

Tra le specie trattate figurano i quattro principali pesci alieni
invasivi ormai stabilmente presenti nel Mediterraneo:

il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), contenente la
pericolosa tetrodotossina, una delle tossine naturali più potenti e
potenzialmente letali se il pesce viene consumato;

il pesce scorpione (Pterois miles), dotato di spine velenose che
possono provocare dolore molto intenso, edema e importanti reazioni
infiammatorie;

il pesce coniglio scuro (Siganus luridus) e il pesce coniglio striato
(Siganus rivulatus), anch’essi provvisti di spine velenose che possono
causare ferite dolorose e reazioni locali.

La seconda scheda è dedicata alle meduse più pericolose del
Mediterraneo, tra cui la Pelagia noctiluca, responsabile della maggior
parte delle punture lungo le coste italiane, la Carukia barnesi,
recentemente segnalata anche nel Mediterraneo, e la caravella
portoghese (Physalia physalis), che anche se non essendo propriamente
una medusa è un organismo altamente urticante i cui tentacoli possono
provocare violente reazioni dolorose e, nei casi più gravi,
complicanze sistemiche che richiedono un immediato intervento medico.

L’espansione di molte di queste specie è strettamente collegata ai
cambiamenti climatici, all’aumento della temperatura delle acque
marine e al progressivo ingresso di specie tropicali nel Mediterraneo
attraverso il Canale di Suez. Una situazione che rende sempre più
importante la corretta informazione di chi frequenta il mare.

«La prevenzione è il più efficace strumento di sicurezza – dichiara il
presidente del Circolo per l’Ambiente IBIS, Girolamo Parretta –. Con
queste schede abbiamo voluto mettere a disposizione uno strumento
pratico, facilmente consultabile e scientificamente corretto, affinché
chiunque possa riconoscere queste specie ed evitare comportamenti
rischiosi. Conoscere significa proteggere sé stessi e contribuire
anche al monitoraggio della diffusione di questi organismi nei nostri
mari.»

Il Circolo IBIS invita pertanto Comuni costieri, associazioni, circoli
nautici, cooperative di pescatori, diving center, stabilimenti
balneari, operatori turistici e tutti i cittadini a conservare,
stampare e diffondere le schede informative, affinché raggiungano il
maggior numero possibile di persone.

Una corretta informazione rappresenta infatti uno strumento
fondamentale per tutelare la salute pubblica, migliorare la sicurezza
in mare e favorire la raccolta di segnalazioni utili alla comunità
scientifica per monitorare l’espansione delle specie aliene e delle
meduse potenzialmente pericolose.

Maxi operazione antimafia contro il narcotraffico: 35 misure cautelari e oltre 300 kg di cocaina sequestrati

Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila), operazione che ha condotto all’applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina.

Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, fatto salvo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, dato che il provvedimento pende tuttora nella fase delle indagini preliminari ed è sottoposto a impugnazione cautelare, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli e avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p.. Inoltre vengono contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione.

Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che, nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant’Eufemia, da quella di importazione dall’estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente.

Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma “SKY ECC”, da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021, orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all’epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l’attività all’esterno del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per l’esfiltrazione dello stupefacente.

La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra l’aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava, quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per sviluppare i traffici di droga. È stato altresì riscontrato il medesimo modus operandi già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l’analisi delle comunicazioni “SKY ECC”, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare le attività di narcotraffico, nonché l’impiego di corrieri e staffette per il trasporto delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell’associazione, che in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto. Per le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che, anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L’associazione avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all’utilizzo della violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, viene ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L’evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria.

Nel corso dell’indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri venivano arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale.

Nel provvedimento cautelare viene altresì contestata ai membri principali dell’associazione la circostanza aggravante di cui all’art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L’esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nell’associazione criminale denominata “‘ndrangheta” è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria della ‘ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi.

Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall’implicita prospettazione di possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una condizione d’assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in contatto con gli indagati.

Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe l’attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi, imponendo ai debitori l’adempimento quale conseguenza della soggezione derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria appartenenza familiare e lo stato detentivo dei propri congiunti. Ai vertici del sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti connessi all’attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli indagati. L’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all’attività commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l’espressione della volontà di incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione degli interessi economici degli affiliati.

Allo stesso modo, secondo la contestazione, l’appartenenza alla famiglia Alvaro dei vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.

Tanto l’associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria allo stato accolta dal GIP, finalizzati anche ad agevolare l’attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte poste in essere anche al fine di procurare alla ‘ndrina ritorni economici e al fine di ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la predominanza della citata associazione di stampo mafioso.

Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila e dello Squadrone Eliportato CC “Cacciatori” di Calabria.

Operazione contro il traffico di cocaina nel mar Jonio: 6 arresti e sequestro di beni

In un’imponente operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica, il comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania ha dato esecuzione a un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari. Prime misure cautelari hanno colpito sei individui, considerati seriamente indiziati, coinvolti a vari livelli nel traffico, produzione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Questa operazione segue quelle intraprese il 12 giugno scorso, quando furono emessi provvedimenti contro 15 persone, accusate di traffico organizzato e spaccio di sostanze stupefacenti, minacce e detenzione abusiva di armi, con aggravanti riguardanti la transnazionalità e il sostegno a gruppi mafiosi legati ai clan “CAPPELLO-BONACCORSI” ed “SANTA PANAGIA”.

Particolari sull’operazione e le dinamiche dei clan

È fondamentale sottolineare la presunzione di innocenza fino a una condanna definitiva. Durante le indagini, condotte da unità specializzate del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catania – Gruppo Operativo Antidroga del G.I.C.O., sono state raccolte prove indelebili riguardo a un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, prevalentemente cocaina, hashish e marijuana.

Questa rete criminale comprende membri legati al clan “CAPPELLO-BONACCORSI” e altre realtà, la cui operatività si estende tra la provincia di Catania e l’isola di Malta. Le indagini hanno rivelato un modus operandi consolidato, con metodi ben collaudati per gestire il traffico di droga tra Italia e Malta. Inoltre, il gruppo avrebbe rifornito il clan “Borgata” di “SANTA PANAGIA” a Siracusa, attraverso cessioni di sostanze stupefacenti ai suoi membri.

Nuove misure cautelari e coinvolgimenti calabresi

Alla luce delle prove raccolte e dei risultati degli interrogatori, il G.I.P. del Tribunale ha confermato la necessità di adottare misure cautelari nei confronti di altri sei indagati, sottoponendoli a custodia cautelare in carcere per i crimini emersi dalle indagini.

Quattro delle persone coinvolte, originarie di Catania, sono accusate di traffico di stupefacenti verso Malta o di aver ceduto narcotico a favore dei capi dell’organizzazione o ai membri del gruppo “Borgata” di “SANTA PANAGIA” di Siracusa.

Due ulteriori indagati, calabresi provenienti da Locri e Siderno, di cui uno attualmente è in fase di rintraccio, sono accusati di tentativo di recupero in mare di un ingente carico di cocaina di circa 2 tonnellate al largo delle coste catanesi. Questa operazione, coordinata dal leader dell’associazione etnea, ha interessato profondamente i soggetti calabresi, i quali miravano a individuare il carico per trasportarlo in Calabria, dietro compenso per il gruppo criminale etneo. Tuttavia, il tentativo è fallito poiché la sostanza era già stata sequestrata dalla Guardia di Finanza di Catania.

Riepilogo delle indagini e dei sequestri effettuati

Complessivamente, sono 28 le persone indagate, tra cui 21 hanno ricevuto misure di custodia cautelare in carcere. Inoltre, le autorità hanno eseguito un sequestro preventivo di beni, inclusi disponibilità finanziarie, autovetture, immobili e attività economiche, per un ammontare di circa 700.000 euro.

L’operazione, diretta dalla Procura di Catania, ha coinvolto circa 30 finanzieri del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria di Catania, con il supporto delle unità Antiterrorismo Pronto Impiego (AT-PI) della città e della compagnia di Locri.

 

REGGIO – Definizione agevolata tributi, l’Assessore Marino: “Diamo supporto a chi vuole mettersi in regola”

Definizione agevolata dei tributi comunali, l’Amministrazione Cannizzaro ha presentato la delibera in Consiglio comunale . “Non si tratta di un condono, bensì di uno strumento previsto dalla legge per recuperare risorse che appartengono alla collettività e rendere più efficace la riscossione”, ha spiegato l’Assessore comunale ai Tributi, Demetrio Marino, nel presentare la proposta di deliberazione n.66 del 30 giugno 2026 sulla definizione agevolata dei carichi relativi alle entrate comunali affidate all’Agente della riscossione.

L’atto consente al Comune di avvalersi della facoltà prevista dalla normativa nazionale, estendendo la definizione agevolata ai tributi comunali già affidati all’Agente della riscossione. Una scelta che, come spiegato dall’Assessore, non modifica le regole fissate dal legislatore né introduce sanatorie locali, ma punta a favorire la regolarizzazione delle posizioni debitorie e ad aumentare la capacità di riscossione dell’Ente.

“Così il Comune – ha evidenziato Marino – non rinuncia ai propri crediti. Al contrario, utilizza gli strumenti messi a disposizione dalla legge per incrementare gli incassi e garantire maggiori risorse da destinare ai servizi pubblici e agli investimenti.”

 

L’Assessore ha dunque chiesto di inserire il provvedimento nel percorso amministrativo avviato dall’Amministrazione a guida Francesco Cannizzaro, presentandolo come uno degli elementi strategici per il risanamento e il successivo consolidamento finanziario del Comune. Questa delibera, inoltre, rappresenta un ulteriore passo in avanti dopo l’approvazione del Regolamento comunale sulla definizione agevolata delle ingiunzioni fiscali e degli accertamenti esecutivi.

Marino ha ricordato anche la recente decisione della Giunta di prorogare al 31 luglio il termine per la presentazione dell’istanza preliminare prevista dal Regolamento, accogliendo la richiesta avanzata congiuntamente dall’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari, da Federproprietà e dalla Camera degli Avvocati Tributaristi di Reggio Calabria. L’obiettivo è concedere più tempo ai contribuenti, senza incidere sulla programmazione finanziaria dell’Ente.

 

“Nei prossimi giorni sarà inoltre istituito un tavolo tecnico con le associazioni e i professionisti per affrontare le ulteriori criticità emerse dal confronto – ha detto l’assessore Marino nel suo intervento – perché l’obiettivo non è premiare chi non ha pagato, ma recuperare crediti che diversamente rischierebbero di restare inesigibili. Chi aderisce continua infatti a versare il capitale dovuto e gli importi previsti dalla legge; l’agevolazione riguarda esclusivamente le componenti accessorie stabilite dal legislatore.”

La proposta, corredata dei pareri favorevoli di regolarità tecnica, contabile e del Collegio dei Revisori, punta quindi a rendere più efficace il sistema della riscossione comunale, favorendo al tempo stesso la regolarizzazione dei contribuenti.