REGGIO – La Giunta comunale delibera un Piano straordinario di assistenza alla popolazione nei giorni di caldo da bollino rosso

Quattro “oasi” pubbliche di refrigerio ed altri servizi utili per offrire sollievo dal caldo torrido ai cittadini reggini più bisognosi in questi giorni da bollino rosso. È quanto disposto dall’Amministrazione comunale di Reggio Calabria al termine della riunione straordinaria di Giunta voluta dal Sindaco Francesco Cannizzaro, che si è tenuta oggi fino a tarda sera a Palazzo San Giorgio, deliberando il piano “Reggio fresca e solidale”, su proposta dell’Assessore alla Protezione civile Massimo Ripepi.

Le temperature altissime, certificate dai bollettini emessi giornalmente dal Sistema di allarme per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute del Ministero della Salute, hanno mosso una risposta concreta da parte dell’Amministrazione Cannizzaro per far fronte alle esigenze delle persone fragili e vulnerabili, impossibilitate a far fronte autonomamente alla gestione di alcune esigenze personali durante le ore più calde della giornata; anche soltanto in termini di temporaneo refrigerio. Ecco perché il Comune di Reggio Calabria, nel perseguimento degli obiettivi prioritari di solidarietà e prossimità ai cittadini, ha inteso mettere in atto una serie di azioni mirate a garantire ai cittadini un ausilio tangibile e tempestivo.

Pertanto, con la collaborazione dei Settori Patrimonio Manutenzione, sono stati individuati 4 edifici pubblici dotati di ambienti climatizzati e spazi adatti ad ospitare una determinata quantità di persone, così da offrire temporaneo ristoro a chi è privo di locali idonei ad alleviare i disagi delle alte temperature durante il corso delle ore più calde della giornata:

– sede Protezione Civile comunale, presso il Centro Civico di Ravagnese – Via Valentino snc;

– sede Scuola Elementare “Ciraolo”- Viale Europa n. 13;

– sede ex Scuola Primaria di San Brunello – Via Stradella Giuffrè n. 38,

– sala “Perri” di Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Le quattro strutture indicate saranno presidiate da personale della Protezione civile comunale o da appartenenti ad associazioni convenzionate incaricate dal Comune, garantendo ambienti climatizzati, l’erogazione di acqua potabile e beni di prima necessità. Si precisa che le “oasi” sono attive soltanto nelle giornate definite con ondate di calore livello 3 – rosso nei bollettini emessi dal Sistema di allarme del Ministero della Salute; ad esse l’utenza potrà accedere dalle ore 8:00 alle ore 20:00, prenotandosi tramite la centrale operativa della Polizia Locale, raggiungibile attraverso il recapito telefonico 0965 53004, che coordinerà gli interventi con la Protezione Civile e i volontari, fornendo anche eventuale assistenza aggiuntiva.

Oltre a registrarsi per le “oasi” di refrigerio e/o prenotare il servizio di trasporto presso le stesse nei casi di particolare necessità o di ridotta mobilità, sempre nella fascia oraria ricompresa tra le ore 8:00 e le 20:00, l’utenza potrà richiedere inoltre un servizio di trasporto della spesa o di farmaci urgenti, il cui acquisto rimane ovviamente a carico del richiedente.

“Di fronte ad un’emergenza climatica come quella che stiamo vivendo – dichiarano l’Assessore Ripepi ed il Sindaco Cannizzaro – un’Amministrazione ha il dovere di intervenire con rapidità e senso di responsabilità, soprattutto per tutelare chi è più fragile. Con questo piano straordinario vogliamo offrire un aiuto concreto a quanti vivono situazioni di difficoltà, trasformando la solidarietà in un’azione reale e tempestiva.”

REGGIO – Caso Sogas, Cannizzaro respinge le richieste di dimissioni: “Su Catalfamo non cambio idea”

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria ha approvato all’unanimità il rendiconto di bilancio. Una seduta che, però, è stata inevitabilmente segnata dalla notizia emersa poche ore prima della decisione del Tribunale di Catanzaro che ha condannato alcuni ex amministratori e componenti del collegio sindacale della Sogas, la società che gestiva l’aeroporto dello Stretto, al risarcimento in solido di 12,3 milioni di euro nei confronti della curatela fallimentare.

Tra i destinatari della sentenza figura anche Domenica Catalfamo, oggi assessore del Comune di Reggio Calabria, già assessore regionale e componente del Consiglio di amministrazione della Sogas all’epoca dei fatti.

La questione è stata sollevata in Aula dai banchi dell’opposizione, ma il sindaco Francesco Cannizzaro è intervenuto prendendo nettamente le difese della propria assessora, rivendicando una posizione garantista e invitando a trattare la vicenda con equilibrio.

«Se è stata avanzata una richiesta di dimissioni per una vicenda di questo tipo, credo sia un fatto sbagliato, sbagliatissimo», ha dichiarato il primo cittadino. «Chi mi conosce sa che sono il segretario regionale del partito che forse più di ogni altro ha fatto del garantismo una battaglia politica».

Cannizzaro ha quindi affrontato direttamente il caso Catalfamo, senza sottrarsi al tema.

«La presento io con onore. Una delle persone coinvolte è proprio l’assessore Mimma Catalfamo, della quale mi onoro e mi pregio di averla al mio fianco nel percorso di rinascita della nostra città».

Il sindaco ha poi ricordato come, nella vita amministrativa, possa accadere che chi assume responsabilità pubbliche venga coinvolto in procedimenti giudiziari che successivamente, come successo in molti casi, si concludono con l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

«In una città complessa come Reggio Calabria questo deve essere il clima della democrazia. Oggi succede a Catalfamo, domani può succedere a Cannizzaro, può succedere a chiunque. È per questo che bisogna affrontare queste vicende con grande delicatezza».

Entrando nel merito della sentenza, il primo cittadino ha definito il caso «una vicenda amministrativa» particolarmente complessa.

«Stiamo parlando di una contestazione relativa alla gestione di una società partecipata, dove si parla addirittura di mala gestio per l’approvazione di un bilancio votato all’unanimità da un organismo composto da diversi soggetti. In quella stagione amministrativa erano presenti figure nominate anche da altre aree politiche. È una vicenda che merita rispetto e riflessione».

Cannizzaro ha infine ribadito la propria fiducia nell’assessore, invitando il Consiglio comunale a mantenere un approccio rispettoso nei confronti di procedimenti che coinvolgono amministratori pubblici.

REGGIO – Ispezioni ai lidi di Scilla: sanzioni a Favazzina

Recentemente, un’operazione mirata della Polizia di Stato è stata condotta a Favazzina, località del Comune di Scilla (RC), per esaminare la regolarità delle attività degli stabilimenti balneari e per combattere il lavoro irregolare. Questa iniziativa fa parte del piano di azione nazionale e transnazionale noto come Focus ‘ndrangheta.

Attività di monitoraggio e contrasto all’illegalità

Il controllo è stato realizzato dagli agenti del Commissariato di P.S. di Villa San Giovanni, in collaborazione con i militari della Guardia Costiera locale, il personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Reggio Calabria e il Comando di Polizia Locale del Comune di Scilla. Durante l’operazione, sono emerse diverse irregolarità in due stabilimenti balneari conosciuti.

In totale, sono stati identificati dieci individui, tra cui uno lavorava senza un contratto regolare. Ulteriori accertamenti sono attualmente in corso per determinare le sanzioni amministrative da applicare.

Infrazioni in materia di sicurezza e sanzioni

Le verifiche hanno portato alla scoperta di specifiche violazioni delle normative vigenti:

  • In uno degli stabilimenti, è stata constatata l’assenza dell’assistente bagnanti, il che ha comportato una sanzione amministrativa superiore a 1.000 euro;
  • Nel secondo stabilimento, è stata rilevata l’occupazione indebita della fascia di cinque metri dalla battigia con attrezzature e altri oggetti, anch’essa punita con una sanzione di importo simile.

Questa operazione di controllo è parte di un piano più ampio messo in atto dalla Polizia di Stato, che continuerà per tutta la stagione estiva lungo la costa. Sarà garantito un coordinamento costante con altre istituzioni e amministrazioni competenti, per assicurare il rispetto delle leggi, la protezione dei lavoratori e la sicurezza di cittadini e turisti.

LAMEZIA – Grave incendio boschivo, intervento dei canadair

Un vasto incendio è attualmente attivo nella zona montana di Gizzeria, al confine con Falerna, nel Lametino. Le fiamme hanno già danneggiato una significativa area di vegetazione.

Quattro Canadair, un elicottero della regione e due squadre del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco stanno operando sul campo, già attivi dalla serata di ieri. Le operazioni di spegnimento sono coordinate da due direttori: uno rappresenta i Vigili del Fuoco e l’altro proviene da Calabria Verde. Il focus rimane sulla gestione dell’incendio e sulla protezione dell’area colpita.

FONTE: ANSA

CATANZARO – Sogas: le dieci persone condannate e le ragioni della sentenza

Non è un fenomeno recente la crisi di Sogas, l’entità responsabile della gestione dell’aeroporto dello Stretto, che nel 2016 ha manifestato un collasso finanziario apparentemente repentino. Il Tribunale di Catanzaro ha stabilito che segnali preoccupanti risalivano già al 2011, periodo nel quale si sarebbe cercato di mascherare la reale condizione economica attraverso bilanci fuorvianti.

Questa conclusione deriva da una sentenza emessa dalla Sezione specializzata in materia di impresa, al termine di un processo civile di responsabilità chiamato a valutare le condotte dei precedenti dirigenti e membri di controllo della società.

In un verdetto che ha condannato dieci ex amministratori e sindaci, compresi alcuni i cui diritti sono ora detenuti da eredi, il Tribunale ha disposto un risarcimento in solido pari a 12.301.793 euro, oltre a interessi legali e spese processuali.

Coprire la verità nei bilanci

Un aspetto rilevante della sentenza si concentra sulla manipolazione delle finanze societarie. I giudici hanno evidenziato gravi irregolarità gestionali da parte degli amministratori, sottolineando come Sogas fosse in difficoltà già dal 2011, situazione mascherata tramite bilanci non veritieri, sopravvalutazioni dei crediti e la mancanza di accantonamenti adeguati per affrontare i rischi.

Inoltre, secondo il Tribunale, le perdite operative sarebbero state compensate in modo inadeguato, includendo crediti gonfiati statisticamente, nonostante le numerose segnalazioni del Collegio sindacale che erano state ignorate dai responsabili.

Gli amministratori sarebbero, dunque, stati colpevoli di nascondere il dissesto e di proseguire l’attività nonostante il capitale sociale fosse stato compromesso, aggravando ulteriormente la situazione fino alla dichiarazione di fallimento.

Numerose anomalie sono emerse dai rapporti di consulenti tecnici, tra cui oltre 4,3 milioni di euro di debiti erroneamente classificati nel bilancio del 2012, e una differenza di oltre 3 milioni tra il prospetto contabile e la nota integrativa del bilancio 2013. Le analisi hanno confermato che i bilanci redatti dal 2011 al 2014 non rispecchiavano la situazione reale, e solo nel bilancio del 2015 sono emerse perdite complessive superiori a 8,3 milioni di euro.

Credito contestato al Ministero e omissioni fiscali

Un altro caso significativo riguarda una fattura di 1.035.259 euro emessa nell’ottobre 2011 nei confronti del Ministero dell’Interno, relativa a servizi di sicurezza resi tra il 2006 e il 2010. Sebbene esistesse un credito economico, la registrazione contabile dell’importo è stata considerata errata, erroneamente registrata come nuova sopravvenienza attiva.

Omissioni su tasse e contributi

La questione non si limita ai crediti: gli ex amministratori sono stati ritenuti responsabili anche per la mancata corresponsione di tasse e contributi previdenziali, a partire dal primo bilancio analizzato. Le risorse destinate al pagamento di tributi sono state, infatti, utilizzate per compensare dipendenti e fornitori, generando così sanzioni e interessi per ritardi. Inoltre, i rischi legati a queste omissioni non sono stati adeguatamente accantonati nei bilanci.

Danno quantificato in oltre 12 milioni

Il danno economico subito dalla società è stato stimato confrontando il patrimonio netto che Sogas avrebbe potuto avere in caso di liquidazione tempestiva con quello registrato al momento del fallimento. Sottraendo i costi necessari per la liquidazione, il danno è stato calcolato in 12.326.793 euro, suddiviso come segue:

  • 2.456.057 euro per il 2012;
  • 2.878.606 euro per il 2013;
  • 2.482.269 euro per il 2014;
  • 4.509.863 euro per il 2015.

Ex amministratori ritenuti responsabili

La sentenza ha identificato gli ex amministratori condannati, tra cui Carlo Alberto Porcino, presidente del Consiglio di amministrazione fino al 2014, e Vincenzo Calarco, membro sin dall’inizio del periodo contestato. Altri nomi includono Antonio Barrile, in carica dal 2011 al 2013, e Luca Maio, membro del CdA dal 2012 al 2014; entrambi hanno ricevuto responsabilità per danni risalenti agli anni 2011-2013.

Tommaso Cotronei, attivo dal 2013 al 2014, e Domenica Catalfamo, entrata nel CdA nel 2014, hanno visto le loro responsabilità limitate a specifiche annualità. Si allarga la lista anche ai membri del Collegio sindacale, tra cui Renato Antonelli e Domenico Pensabene, i quali non hanno limitato il proprio operato nel periodo della crisi. La sentenza ha riconosciuto, tuttavia, che i componenti del Collegio non hanno esercitato un controllo adeguato, lasciando le loro vigilanza puramente formale.

È importante sottolineare che gli amministratori condannati rimangono considerati innocenti fino a una eventuale sentenza definitiva di condanna, in ottemperanza al principio di presunzione di innocenza.

REGGIO – Elezioni suppletive Camera, si vota il 27 e 28 settembre

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per la convocazione dei comizi elettorali relativi all’elezione suppletiva della Camera dei deputati nel collegio uninominale 05 della XXIII circoscrizione Calabria, coincidente con la provincia di Reggio Calabria.

La consultazione si svolgerà nelle giornate di domenica 27 settembre, dalle ore 7 alle 23, e di lunedì 28 settembre 2026, dalle ore 7 alle 15. Il voto si rende necessario per coprire il seggio rimasto vacante in seguito alle dimissioni di Francesco Cannizzaro, decaduto dal mandato parlamentare dopo essere stato eletto sindaco di Reggio Calabria, con l’obiettivo di restituire piena rappresentanza al territorio per il resto della legislatura.

La definizione della data ha ufficialmente aperto la fase preparatoria e avviato le trattative tra le forze politiche. Sul fronte del centrosinistra, un gruppo di cittadini e personalità dell’area progressista ha avanzato la candidatura di Fotia per il cosiddetto “campo largo”, un’ipotesi accolta dal diretto interessato con spirito di servizio e in attesa delle valutazioni definitive dei partiti.

CALABRIA – Approvato il Piano di rientro per il Servizio sanitario 2026-2028

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, ha approvato il Piano di rientro del Servizio sanitario della Regione Calabria per gli anni 2026-2028.

Il provvedimento rappresenta un tassello cruciale per completare l’iter che conduce formalmente e concretamente la sanità calabrese verso la conclusione della fase commissariale, protrattasi per oltre quindici anni. L’accordo programmatico aveva ottenuto il via libera iniziale dalla Giunta regionale lo scorso 7 luglio. Successivamente, il 3 agosto 2026, la Conferenza Stato-Regioni ha ratificato la proposta avanzata dall’esecutivo guidato da Roberto Occhiuto, sancendo l’intesa definitiva tra i dicasteri competenti e l’amministrazione regionale.

Un ulteriore ostoglio è caduto nei giorni precedenti grazie alla pronuncia della Corte dei conti: i magistrati contabili, avallando la linea argomentativa sostenuta dal sottosegretario regionale Ettore Figliolia, hanno stabilito il non luogo a procedere sulla richiesta di visto relativa al termine del commissariamento, scongiurando in tal modo potenziali interruzioni dell’iter procedurale.

Il ricatto dei giganti di silicio

Ci stiamo accorgendo empiricamente che il futuro digitale ha un costo fisico rilevante;  a pagarlo non sono le Big Tech che lo sognano, ma le fabbriche e le aziende che tengono in piedi l’economia reale. Dietro questa crisi si cela una rigida legge termodinamica: la densità di potenza dei cluster di intelligenza artificiale, basati su array di GPU avanzate, dissipa una quantità di calore per centimetro quadrato che richiede rack da quaranta a cento kilowatt l’uno. Per evitare il collasso termico dei chip, i sistemi di raffreddamento assorbono frazioni enormi di energia primaria, trasformando i server in voraci idrovore capaci di prosciugare la capacità delle reti.

Il collo di bottiglia macroscopico non risiede nella generazione totale di energia a livello nazionale, quanto nell’impedenza e nella congestione delle reti di trasmissione. I data center richiedono allacciamenti diretti a linee ad altissima tensione e saturano istantaneamente le sottostazioni locali, i cui trasformatori hanno limiti fisici ben precisi. Le reti tradizionali sono state progettate per gestire carichi fluttuanti, mentre i data center rappresentano un carico continuo, massiccio e concentrato ventiquattr’ore su ventiquattro.

Quando eventi esogeni, come la riduzione della portata dei fiumi per il raffreddamento delle centrali termoelettriche o nucleari, riducono la produzione energetica, la rete va in sofferenza e i gestori sono costretti al distacco programmato dei carichi. In questo scenario di emergenza, le ditte ordinarie diventano la valvola di sfogo naturale.

La corsa sfrenata all’intelligenza artificiale rischia così di paralizzare i distretti industriali, bloccati da infrastrutture elettriche impreparate. Quando una centrale nucleare si ferma o una sottostazione va in tilt, il prezzo dello sbilanciamento ricade sempre sugli stessi: le aziende che producono beni tangibili, i posti di lavoro tradizionali e le tasche dei cittadini. Se la politica continuerà a subire passivamente questa colonizzazione energetica senza imporre ai colossi del tech l’obbligo di auto-alimentarsi con fonti dedicate e nuove infrastrutture a loro carico, rischiamo un cortocircuito economico pericoloso. Non possiamo permetterci di spegnere la manifattura e il lavoro fisico per fare spazio ai server.