REGGIO – Dal Granillo con 5mila studenti alla vittoria di Roscioli, Ripepi: «Reggio sta ritrovando la sua identità. Le suppletive rafforzano Cannizzaro e la città»

REGGIO CALABRIA – Da una parte il Granillo riempito da oltre cinquemila studenti per l’apertura dell’anno scolastico, dall’altra la vittoria di Fabio Roscioli alle elezioni suppletive. Massimo Ripepi mette insieme i due avvenimenti degli ultimi giorni e li legge attraverso un unico filo conduttore: costruire una nuova identità reggina e rafforzare politicamente Reggio Calabria. In una diretta rivolta ai cittadini, l’assessore comunale torna sul risultato elettorale del centrodestra e dedica un ampio passaggio anche alla manifestazione che questa mattina ha riunito allo stadio Oreste Granillo gli studenti della città e dell’area metropolitana.

Ripepi sul Granillo: «Una forte identità reggina deve partire dai giovani»

Prima di entrare nell’analisi delle suppletive, Ripepi apre una parentesi su quella che definisce la «bellissima manifestazione» andata in scena al Granillo.

Oltre 5mila studenti delle scuole di Reggio Calabria e del territorio metropolitano hanno partecipato all’iniziativa per l’apertura dell’anno scolastico 2026/2027, tra musica, sport e performance degli stessi ragazzi.

Per Ripepi, però, il significato della giornata va oltre lo spettacolo:

«La cosa più importante di questa manifestazione è la volontà del sindaco di creare un’identità, una forte identità reggina che deve partire dai giovani. Tutti noi dobbiamo sentirci parte della stessa comunità».

L’assessore ringrazia inoltre i volontari della Protezione civile impegnati nell’organizzazione e nell’assistenza durante l’evento, sottolineando proprio il valore del servizio prestato alla comunità. Testo incollato

Al centro resta il futuro dei giovani. Ripepi richiama il messaggio lanciato durante la manifestazione: creare opportunità affinché lasciare Reggio sia una scelta e non una necessità.

«Chi se ne vuole andare perché vuole andare via è giusto che se ne vada, ma chi se ne deve andare non è giusto che se ne vada», sintetizza l’assessore, indicando nella creazione di opportunità una delle responsabilità della politica.

Dalla festa dei giovani alle suppletive: «Non abbiamo vinto, abbiamo stravinto»

È proprio dal Granillo che Ripepi passa all’altro tema della sua diretta: la vittoria di Fabio Roscioli alle elezioni suppletive per la Camera.

Il dato ufficiale ha consegnato il seggio al candidato del centrodestra con il 51,02% dei voti. Frank Benedetto ha ottenuto il 36,59%, Domenico Giannetta il 10,94% e Francesco Toscano l’1,44%. L’affluenza definitiva è stata del 22,34%.

Ripepi rivendica con forza il risultato:

«Vedendo i dati, abbiamo non vinto, abbiamo stravinto», afferma, spiegando come a suo giudizio la difficoltà maggiore della campagna fosse convincere gli elettori dell’utilità per il territorio di eleggere un candidato romano.

L’assessore insiste proprio su questo punto: Roscioli, sostiene, non avrebbe tentato di nascondere le proprie origini, mentre il centrodestra avrebbe puntato sul suo peso politico nazionale e sulla possibilità di utilizzarlo come interlocutore a Roma per le esigenze della città.

Ripepi attribuisce inoltre a Cannizzaro un ruolo determinante nella scelta della candidatura, raccontando come Roscioli avesse inizialmente rifiutato e definendo il sindaco «un caterpillar» capace di convincerlo ad accettare.

Il giudizio su Vannacci: «È andato male»

Nella lettura politica di Ripepi trova spazio anche il risultato di Futuro Nazionale con Vannacci, che con Domenico Giannetta ha raccolto il 10,94%.

Il giudizio dell’assessore è netto:

«Vannacci è andato male, secondo me male».

Ripepi ritiene che una parte prevalente di quel risultato sia da attribuire al radicamento personale di Giannetta sul territorio, piuttosto che a un voto d’opinione riconducibile a Vannacci. Si tratta di una valutazione politica dello stesso Ripepi, che ricorda il precedente percorso di Giannetta in Forza Italia.

Ripepi e l’affluenza: «Per una suppletiva è un dato importante»

L’assessore si sofferma anche sul 22,34% di affluenza, interpretandolo positivamente in relazione alla natura suppletiva della consultazione. Il dato ufficiale certifica 77.165 votanti su 345.486 aventi diritto.

Ripepi sostiene che la partecipazione debba essere confrontata con altre elezioni suppletive e con la breve durata residua della legislatura, contestando quindi la lettura di chi considera bassa la partecipazione registrata nel collegio.

«La vittoria di Roscioli fortifica l’azione di Cannizzaro»

È nella parte conclusiva che Ripepi lega direttamente l’esito delle urne all’attività dell’amministrazione comunale.

«Oggi questo risultato fortifica l’azione di Cannizzaro e di tutta la sua squadra», afferma.

Secondo l’assessore, avere Roscioli in Parlamento potrà rappresentare uno strumento per sostenere le richieste del territorio e cercare di ottenere nuove risorse e opportunità:

«Questa vittoria di Roscioli sarà uno strumento importantissimo per aiutare la nostra amministrazione a portare più soldi, più opportunità sul territorio».

È una prospettiva politica che Ripepi lega direttamente alla fiducia accordata dagli elettori al candidato del centrodestra: «Voi che avete votato Roscioli avete aiutato il sindaco Cannizzaro e la sua amministrazione, quindi la vostra città, ad essere più forti».

«Non perdiamo mai la speranza»

Granillo e suppletive diventano così, nel ragionamento di Ripepi, due tasselli di uno stesso progetto: da una parte lavorare sull’appartenenza dei più giovani alla comunità reggina, dall’altra aumentare il peso politico e istituzionale della città.

La chiusura della diretta è un invito alla partecipazione collettiva:

«Non perdiamo mai la speranza, lavoriamo, costruiamo».

L’obiettivo indicato dall’assessore è quello di rendere Reggio «più giusta, più equa, più solidale, più piena di opportunità» per imprenditori, giovani, studenti, ricercatori e persone in difficoltà. Un percorso che, nella visione di Ripepi, non può riguardare soltanto la politica: «Se ce la faremo, ce la faremo tutti».

REGGIO – Il Granillo canta «Tanti auguri» ad Anthea: avrebbe compiuto 23 anni. La sorella spegne le candeline, poi un cuore vola in cielo

REGGIO CALABRIA – Migliaia di giovani, una sola voce e un nome che per qualche minuto ha attraversato tutto lo stadio: Anthea. Nel giorno in cui avrebbe compiuto 23 anni, il Granillo si è fermato per ricordare Anthea Ranieri, la giovane reggina la cui vita è stata tragicamente spezzata l’11 settembre nell’incidente avvenuto sulla bretella del Calopinace.

Doveva essere una mattinata di festa per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027. E festa è stata. Oltre cinquemila studenti, provenienti dalle scuole della Città Metropolitana, hanno riempito il Granillo per l’iniziativa promossa dall’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Cannizzaro: musica, sport, spettacolo e soprattutto la volontà di riunire, per la prima volta, il mondo della scuola in un unico grande momento collettivo.

Poi, però, la festa si è fermata. E lo stadio si è trasformato in un enorme abbraccio.

Cinquemila ragazzi, una sola voce: «Auguri Anthea»

Anthea oggi avrebbe dovuto festeggiare il suo 23esimo compleanno. Avrebbe dovuto spegnere le candeline circondata dalla sua famiglia, dagli amici, dalle persone che le volevano bene.

A farlo per lei, sul palco del Granillo, è stata la sorella. Accanto a lei il sindaco Cannizzaro e, davanti, migliaia di ragazzi che hanno scelto di trasformare per qualche istante il dolore in un gesto d’amore.

Prima il nome di Anthea scandito dagli spalti. Poi il conto alla rovescia e quelle parole che, in un giorno come questo, assumono un significato completamente diverso.

«Tanti auguri a te…»

Cinquemila voci si sono unite in un unico coro. La sorella ha spento la candelina sulla torta per quei 23 anni che Anthea non ha potuto festeggiare.

Un gesto semplice, e proprio per questo capace di arrivare dritto al cuore.

Un palloncino a forma di cuore sale sopra il Granillo

Subito dopo è arrivata un’altra immagine destinata a rimanere impressa nella memoria della giornata.

Dal palco è stato liberato un palloncino a forma di cuore, lasciato salire lentamente verso il cielo sotto gli occhi degli studenti presenti al Granillo.

Un cuore sempre più piccolo, sempre più lontano. Quasi un modo per affidare al cielo quegli auguri che Anthea avrebbe dovuto ricevere qui, circondata dall’affetto di chi l’amava.

La giovane aveva perso la vita l’11 settembre sulla bretella del Calopinace, mentre viaggiava su un motociclo condotto da un amico. Per cause sulle quali sono stati avviati gli accertamenti, il mezzo era finito sull’asfalto. Per Anthea non c’era stato nulla da fare.

Una tragedia che aveva profondamente scosso Reggio Calabria, tanto che nei giorni successivi la città si era già stretta attorno alla famiglia della giovane.

Cannizzaro: «Anthea vive ancora nei nostri cuori»

A introdurre il momento commemorativo è stato proprio il sindaco Francesco Cannizzaro, ricordando davanti ai ragazzi il lutto che poche settimane fa ha colpito l’intera comunità reggina.

Poi l’invito a celebrare comunque quel compleanno, perché, come ha detto dal palco, «Anthea ancora vive nei nostri cuori».

E così, per qualche minuto, il Granillo non è stato uno stadio.

È diventato il luogo nel quale migliaia di coetanei hanno idealmente festeggiato il compleanno di una ragazza che non c’è più. Ragazzi provenienti da scuole diverse e da luoghi diversi della provincia, molti dei quali probabilmente non avevano mai conosciuto Anthea, si sono ritrovati insieme a pronunciare il suo nome.

Ed è forse proprio questa l’immagine più forte: una generazione intera che si stringe attorno a una famiglia ferita da un dolore che non può avere spiegazioni.

Quel compleanno che Reggio non ha voluto dimenticare

Quella candelina spenta dalla sorella, il coro dei ragazzi e quel cuore lasciato andare verso il cielo hanno trasformato il 30 settembre in qualcosa di più di una semplice data.

Anthea non ha potuto compiere i suoi 23 anni. Ma Reggio, oggi, non ha permesso che il suo compleanno passasse nel silenzio.

Lo ha celebrato con migliaia di voci.

Lo ha ricordato con un applauso.

E infine ha affidato al cielo un piccolo cuore, mentre dal Granillo saliva un ultimo, enorme:

«Auguri Anthea».

La redazione di VeritasNews24 si stringe con sincero affetto alla sorella, ai genitori, ai familiari e a tutti coloro che hanno amato Anthea, rinnovando la propria vicinanza nel dolore per una giovane vita spezzata troppo presto.

Da “Epic Arghìa” a “Epic Reggio Calabria”: il teatro, la poesia e la musica abitano i luoghi attraverso i festival promossi da Mana Chuma Teatro

Linguaggi artistici diversi negli appuntamenti culminati, sabato scorso, nel coinvolgente concerto di Daniele Sepe

Il teatro, la poesia e la musica incontrano il territorio, ne scoprono l’anima e dal territorio attingono ispirazione, creando una sinergia che si rafforza anno dopo anno: è il percorso di “Epic Reggio Calabria”, che ha, ancora una volta, animato la periferia della città, e di “Epic Arghìa”, che si è snodato, nelle scorse settimane, tra le tappe di Bova e di Locri. E’ il progetto Epic di Mana Chuma Teatro che, attraverso queste due “declinazioni”, ha proposto l’idea chiave della Compagnia, ovvero unire l’arte alla comunità, farne parte essenziale e vitale.

E’ stato così per “Epic Reggio Calabria”, che rientra nell’iniziativa “ReggioFest26” cultura diffusa”, promossa dal Comune di Reggio Calabria e finanziata a valere sul Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura. Una “tre giorni” – dal 24 al 26 settembre – che ha visto il Piazzale Ferrari di Pentimele diventare teatro di performance innovative, culminate nell’atteso concerto di Daniele Sepe.

“Epic Reggio Calabria continua a esplorare le periferie della città, a riabitare luoghi che sono magari anche non luoghi”, afferma Massimo Barilla, co-direttore, insieme a Salvatore Arena, di Mana Chuma Teatro. “I contenuti artistici sono collegati a questa idea e alla necessità di abitare i luoghi, per cui siamo contenti di aver ancora una volta aperto il mondo del teatro ad altri linguaggi performativi”.

Dunque, un percorso innovativo che guarda al territorio e all’area mediterranea. A partire dalla prima serata, con una “maratona” artistica di grande intensità: l’apertura, con “Circe” di Teatro Ebasko, ha richiamato il mito in chiave contemporanea. In scena, una straordinaria Marzia D’Angeli che, muovendosi sui trampoli e con grande espressività di sguardi e gesti, ha dato vita alle sfaccettature del personaggio, in uno spettacolo che ha emozionato la platea con un “teatro che contamina i luoghi”, come rimarcato dall’autore Simone Bevilacqua. Spazio, quindi, alla poesia, con “Accamòra”: la sospensione del tempo, tra disillusione e speranza, diventa verso, nelle opere in dialetto reggino di Massimo Barilla, e nei suoni, con le musiche di Luigi Polimeni, in una ricerca costante tra tradizione e contemporaneità. Musica e parole si uniscono anche in “Per Brecht – Inno alla tenace fiducia nell’umano contro violenza e dittature”: attraverso il reading prodotto da Astragali Teatro, Fabio Tolledi e Roberta Quarta hanno interpretato le riflessioni dell’autore – in testi, poesie e canzoni, eseguite con l’accompagnamento di Mauro Tre alle tastiere – che, come ribadito in scena dagli stessi interpreti, rendono questo lavoro “attuale e necessario”. Una serata densa di suggestioni e atmosfere diverse, chiusa dalla musica, protagonista del dj set di @crimice_, ovvero Davide Crimi.

E la musica, sempre connotata dall’incontro strettissimo tra luoghi e sonorità mediterranee, è stata al centro della seconda serata, con Nuhara in concerto. Un giovane trio siciliano – composto da Gabriele Bazza, Federico Pipia e Michele Piccione – ha animato Piazzale Ferrari con brani che rimandano alle voci di lavoratori di inizio ‘900, ai loro canti. “Nuhara” come “germoglio”, che cerca di portare alla luce quei canti, in un lavoro di ricerca inedito e dalla grande capacità di coinvolgimento: gli spettatori, rapiti dalle sonorità emerse dalla sintesi tra strumenti che guardano alla tradizione e l’elettronica, chiedono bis e concludono la serata ballando sotto il palco, trasportati dai ritmi che uniscono il sud.

Un sentiero percorso, nella serata conclusiva, anche da un nome di  assoluto rilievo: il sassofonista e autore Daniele Sepe, con il suo “Spiritus mundi”, ha acceso il palco e la platea di “Epic”, con un vortice di sonorità provenienti da luoghi diversi, persino da epoche apparentemente distanti da noi, ma in realtà – ha affermato l’artista – molto vicine ai nostri tempi. E così la musica dell’alto medioevo sembra scritta oggi, superando tempo e spazio, unendo testi e melodie di periodi passati ad echi jazz e moderni; e brani di Paesi differenti diventano universali, in un viaggio che attraversa il sud del mondo. Un’unione tra generi musicali che ha da sempre contraddistinto la ricerca di Sepe e che ne connota lo stile unico, senza confini, in cui nessuno, come nella vita – afferma dal palco – è straniero. La sua musica, l’energia del dialogo tra il suo sax, le straordinarie voci di Emilia Zamuner e Sabba e i virtuosismi dei musicisti della band, creano così un’atmosfera che lega storie e umanità.

Come emerso con forza anche dalla striscia di poesia performativa, curata da Elizabeth Grech e proposta sia nell’ambito di “Epic Arghìa” che a Reggio (con il titolo “La parola agita”), che ha creato momenti di conoscenza e condivisione di tematiche attualissime, offrendo – attraverso i versi di autori contemporanei dell’area Mediterranea come il siriano Saleh Diab e la libanese Etel Adnan – uno sguardo reale ed emozionante, proprio per mezzo dell’arte. Una scelta ricca di sfumature suggellata, nell’ultima giornata dell’iniziativa reggina, dalla lettura di due nuove poesie di Grech, “Mediterraneo” e “Reggio Calabria”.

Un legame, tra mondi, territori ed arte al centro anche, nelle settimane precedenti (dal 3 al 13 settembre), a Bova e Locri, di “Epic Arghìa”, “È un festival che, come nel nostro Dna, vuole relazionarsi con le comunità – spiega Massimo Barilla -: le zone interne, i borghi, per noi sono molto importanti e soprattutto quest’area, che è un po’ il nostro luogo di elezione. Da oltre 25 anni facciamo allestimenti lì, periodi di residenze immersive in cui sono nati anche molti dei nostri spettacoli, quindi c’è un legame molto forte col territorio e con la comunità”.

A caratterizzare queste giornate, momenti di musica, teatro, danza, e poesia, come nel caso di “Sfumature sonore II”, con cui Mana Chuma Teatro ha sviluppato ulteriormente la sinergia tra i versi in dialetto reggino di Massimo Barilla e la ricerca musicale di Luigi Polimeni, che si fondono con i movimenti coreografici di Aurora Galteri, in una danza che costruisce e amplifica atmosfere ed emozioni, coinvolgendo il pubblico di Piazza Roma (che, insieme al Parco delle rimembranze e al Museo della Lingua Greco-Calabra Gerhard Rohlfs, ha ospitato gli spettacoli andati in scena a Bova) e quello del Parco Archeologico di Locri, dove è stato proposto in chiusura della rassegna.

E ancora, la storia del leggendario pianista che solca l’oceano, ovvero “Novecento”, portata in scena da Ciro Masella; “Longa è ‘a jurnata”, in cui Arena e Barilla sono registi e protagonisti del viaggio lungo un giorno di due personaggi in cerca di un riscatto; lo sguardo metaforico che attraversa natura e uomo sia ne “Il segreto del bosco”, di Eleonora Cecconi e Claudio Massimo Paternò, che in “Magarìa – Elegia di un mondo perduto”, di Eliana Iorfida e Francesco Gallelli. il teatro di strada di “Circo Show”, di e con Matteo Magro; e “Tre piccole ombre”, con cui Barilla e Arena hanno condotto il pubblico nell’ultima notte d’infanzia di Stefano D’arrigo, autore di “Horcynus Orca”. Fino al mito che si fonde con il reale, ai mondi lontani che appaiono vicinissimi, in “Un’altra Iliade”, proposta da Salvatore Arena al Parco archeologico di Locri, incarnando quei personaggi ai margini del racconto ma in realtà veri e universali, in una sintesi perfetta tra luoghi e narrazione, tra storia e umanità. Ovvero, il senso profondo di Epic.

Ponte sullo Stretto, Von der Leyen spinge sulle reti europee. Ripepi: «Area Integrata dello Stretto al centro dell’agenda UE. Il tempo delle attese è finito.»

«Da Bruxelles arriva la conferma che la continuità territoriale tra Reggio Calabria e Messina è la priorità d’Europa. La svolta avviata dal Sindaco Francesco Cannizzaro con l’omologo Federico Basile trova oggi la massima legittimazione politica e infrastrutturale». Commenta così l’Assessore Comunale alle Politiche dell’Area Integrata dello Stretto del Comune di Reggio Calabria, Massimo Ripepi, le recenti e perentorie dichiarazioni della Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, pronunciate ai Connecting Europe Days di Bruxelles.

 

 

Parole che segnano un punto di non ritorno per il futuro dell’Area Integrata dello Stretto:  «Definire il Ponte sullo Stretto come un’opera prioritaria per “colmare le lacune, cancellare le barriere e connettere il mercato unico” attraverso le reti TEN-T conferma che il collegamento stabile è la chiave di volta non solo per l’Italia, ma per l’intera infrastruttura europea», prosegue Ripepi, esprimendo così piena convergenza con la linea tracciata dal vertice della Commissione UE.

«Accolgo con profonda soddisfazione la presa di posizione di Ursula von der Leyen, che spazza via anni di ritardi ideologici e colloca il Ponte al centro dell’agenda geopolitica del continente. Quando l’Europa ribadisce che il completamento dei corridoi di trasporto porterà a un incremento del Pil stimato in 467 miliardi di euro, dimostra che la nostra battaglia per l’Area Integrata dello Stretto non è un’ambizione locale, ma un imperativo strategico globale.»

L’Assessore Ripepi sottolinea inoltre come l’impostazione emersa da Bruxelles si inserisca perfettamente nel solco delle azioni istituzionali e politiche già avviate sul territorio: «Le parole del Presidente della Commissione Europea sono in perfetta continuità e sintonia con il percorso storico già tracciato dal Sindaco Francesco Cannizzaro, che con il fondamentale e proficuo incontro avuto con il Sindaco di Messina, Federico Basile, ha dato il via, per la prima volta nella storia del nostro territorio, a un processo reale e concreto di integrazione tra le due Città Metropolitane. Quello tra Reggio e Messina non è più un confine logistico, ma il cuore pulsante di un’unica grande area metropolitana dello Stretto. La visione dell’Unione Europea arriva a coronare e blindare questo percorso di coesione, identificando nel collegamento stabile l’acceleratore definitivo per lo sviluppo dei servizi, dei trasporti, dell’economia e dell’occupazione per entrambe le sponde.»

«Il tempo delle attese è finito», conclude l’Assessore Ripepi. «L’Area Integrata dello Stretto ha oggi tutte le carte in regola, e l’autorevole e diretto sostegno dell’Europa, per diventare il vero baricentro economico e sociale del Mediterraneo. Sta a noi, a tutti i livelli istituzionali, proseguire uniti e spediti lungo la strada già tracciata».

CROTONE – Incidente stradale, intervento d’emergenza per un uomo di 170 kg

Intervento salvavita d’urgenza presso l’ospedale di Crotone: è questo il risultato conseguito dai medici e dal personale sanitario del ‘San Giovanni di Dio’, dopo aver trattato un giovane paziente di 170 kg colpito da un grave incidente stradale nella provincia di Crotone. L’ufficio stampa dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone ha fornito i dettagli di questa operazione, sottolineando come il quadro clinico del giovane fosse estremamente critico a causa dell’impatto ad alta energia e della sua condizione fisica.

Fin dai primi momenti, si è reso necessario attivare un’immediata risposta assistenziale di tipo multidisciplinare. Il paziente è stato trasportato in urgenza alla sala operatoria dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale, dove si è proceduto a un intervento salvavita fondamentale per stabilizzare le sue funzioni vitali. Una volta assicurato il quadro clinico, il giovane è stato seguito dall’Unità Operativa di Rianimazione e Terapia Intensiva, che ha garantito un monitoraggio continuo dei parametri vitali, condizione essenziale per il successivo intervento chirurgico ortopedico.

Una volta stabilite le condizioni generali, l’équipe di Ortopedia e Traumatologia ha affrontato la sfida di riparare una complessa frattura del femore. Questo intervento ha richiesto notevoli competenze tecniche, non solo per le difficoltà legate alla statura del paziente, ma anche per l’uso di una metodologia avanzata di anestesia locoregionale, un approccio che rappresenta un punto di riferimento per l’ospedale di Crotone nella gestione di casi ad alto rischio anestesiologico. Il successivo decorso post-operatorio ha confermato la riuscita dell’intervento e l’efficacia dell’intera catena assistenziale.

Antonio Graziano, direttore generale dell’Asp di Crotone, ha evidenziato come il buon esito di questo intervento rispecchi l’alta professionalità, la velocità e la capacità di cooperazione tra i vari reparti. Questo risultato non solo dimostra l’efficienza della sanità crotonese nell’affrontare situazioni di emergenza, ma si inserisce perfettamente nel programma di potenziamento delle strutture sanitarie predisposto dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Grazie a questo lavoro di riorganizzazione, oggi è possibile contare su risorse, tecnologie e modelli organizzativi che assicurano un’assistenza di alta qualità e interventi salvavita sul territorio.

Fonte: ANSA

Sparatoria a Mannoli, il presunto responsabile finisce ai domiciliari

I Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per un uomo ritenuto responsabile di una sparatoria avvenuta nella frazione di Mannoli, nel comune di Santo Stefano in Aspromonte, la notte del 6 settembre scorso.

L’indagato è accusato di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, oltre che di lesioni personali aggravate. Le indagini, avviate subito dopo l’accaduto, hanno permesso ai militari di delineare la dinamica dell’evento e identificare il presunto autore della sparatoria, che si è verificata al termine di una serata trascorsa nel centro della frazione.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, sotto la supervisione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dopo un litigio le cui motivazioni sono ancora in fase di accertamento, l’indagato avrebbe estratto un’arma da fuoco, sparando diversi colpi contro due fratelli del posto, colpiti alle gambe.

Immediatamente dopo la sparatoria, i due feriti sono stati soccorsi e portati in ospedale per le necessarie cure, mentre i Carabinieri avviavano un’indagine tempestiva, raccogliendo prove tecniche e scientifiche sul luogo dell’incidente e raccogliendo le prime dichiarazioni dei testimoni.

Attraverso un’accurata analisi degli elementi raccolti e dei riscontri ottenuti, le forze dell’ordine sono riuscite a identificare rapidamente l’indagato, creando un quadro di indizi considerato sufficiente per supportare l’accusa nei suoi confronti.

In seguito ai risultati delle indagini, l’Autorità Giudiziaria ha emesso il provvedimento che impone all’uomo di scontare la custodia agli arresti domiciliari presso la sua abitazione.

Il caso è attualmente nelle fasi preliminari delle indagini e si precisa che l’indagato è da considerarsi non colpevole fino a una eventuale sentenza definitiva.

CATANZARO – Arrestato dopo essere stato sorpreso da un drone mentre innescava un incendio

Operazioni contro gli incendi boschivi in Calabria

Un intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di un uomo accusato di aver appiccato un incendio boschivo doloso nella zona di Ergadi. L’operazione è frutto della collaborazione tra il Nucleo forestale di Girifalco, la Stazione di Curinga e il progetto regionale ‘Tolleranza zero’, parte della campagna antincendio boschivo 2026.

Un drone della Regione Calabria ha registrato in diretta l’uomo mentre dava fuoco a diverse aree, permettendo agli operatori della control room e ai carabinieri forestali di reagire rapidamente. Grazie alle immagini trasmesse, le forze di intervento sono state in grado di localizzare l’incendio con prontezza.

Arrivati sul posto, i carabinieri hanno constatato un rogo che stava avanzando su un’area di circa 1,5 ettari, ritenuta altamente vulnerabile alla propagazione del fuoco. L’aggressore è stato subito identificato e fermato mentre era in atto l’incendio, evitando così che la situazione potesse degenerare ulteriormente. L’estinzione del rogo è stata completata grazie all’intervento dei Vigili del fuoco e del personale dell’Azienda Calabria verde.

L’uomo arrestato è stato posto ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida, conforme alle disposizioni della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, che sta seguendo il caso. Successivamente, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lamezia Terme ha convalidato l’arresto, confermando così la misura cautelare degli arresti domiciliari.

CATANZARO – Incidente mortale sulla SS106 a Cropani Marina: perde la vita un uomo di 63 anni

Un tragico incidente stradale ha causato la morte di un 63enne originario di Cropani, avvenuto lungo la Statale 106 nei pressi di Cropani Marina, in provincia di Catanzaro.

Stando alle prime informazioni disponibili, l’uomo si trovava in direzione Taranto su una bicicletta elettrica quando, per motivi ancora da chiarire, ha avuto un impatto con un veicolo in transito.

Nonostante l’intervento tempestivo dei medici del 118, per l’uomo non c’è stato nulla da fare, e il decesso è stato constatato immediatamente dopo l’incidente.

I Carabinieri della Compagnia di Sellia Marina si sono recati sul luogo per condurre i rilievi necessari a comprendere l’esatta dinamica dell’incidente e valutare eventuali responsabilità.

Anche personale dell’Anas è intervenuto nella zona per garantire la sicurezza della circolazione e facilitare il ripristino della viabilità. Attualmente, la corsia in direzione di Taranto è chiusa, con possibilità di transito a senso unico alternato.

Agricoltori si mobilitano contro l’aumento dei carburanti con un presidio allo svincolo A2 di Pizzo

In Calabria, continua la mobilitazione degli agricoltori, infastiditi dal costo elevato dei carburanti e dalla crisi che affligge il settore. All’altezza dello svincolo autostradale di Pizzo, nel comune di Vibo Valentia, si è tenuto un sit-in di protesta, caratterizzato da un blocco della strada statale 18.

Una mobilitazione collettiva

L’iniziativa, denominata “L’Italia scende in piazza”, è stata organizzata da un insieme di gruppi, tra cui il Movimento popolare nazionale, Popolo di Calabria, Movimento territorio e agricoltura, Gda Associazione Tutela Agricoltori, il Gruppo agricoltori del Crotonese e vari comitati di agricoltori e cittadini italiani. Le manifestazioni riguardano diverse strade in varie località della regione, ma viene sempre assicurato il passaggio ai veicoli di emergenza e soccorso.

La poesia non è un lusso: il nobile testamento di Massimo Troisi

Articolo di D.C.

Ci siamo lasciati sedurre troppo, negli anni, da effetti speciali e psicologismi. Torniamo all’isola. Torniamo alla polvere, al vento e al rumore sordo del mare di Procida e Salina.

Nel Postino, la poesia non è un’arma teorica né un manifesto politico da accademia. È un corpo a corpo fisico, quasi carnale. Mario Ruoppolo non incontra Neruda per darsi un tono o per redimere la propria classe sociale; ci si scontra perché la sua lingua quotidiana, fatta di mezze parole, dialetto stretto e silenzi da bar di periferia, non basta più a contenere ciò che sente.

Qui l’intuizione di Troisi sovverte ogni retorica antiquariata. Di solito si pensa alla poesia come a qualcosa che si innalza, che si stacca dalla terraferma per planare verso l’Empireo. Nel film accade l’esatto opposto: è una forza di gravità che costringe le cose a toccarsi. Quando Mario scopre che il mare può essere «il vento che batte sui fogli», o che la risata di Beatrice è «una stella che scoppia in un cortile», non sta facendo esercizio di stile. Sta compiendo un atto di traduzione elementare. Prende il tangibile e lo fa sbattere contro l’invisibile.

In tale maturazione, la figura di Pablo Neruda — interpretato da un monumentale Philippe Noiret — non è il simulacro intoccabile di un monumento letterario, ma l’altra metà di una simmetria necessaria. Neruda arriva sull’isola come un gigante ingombrante, protetto da un alone di esilio e di sacralità. È un poeta profondamente civico, abituato a cantare la terra, gli ultimi e la lotta politica; eppure, confinato in quel lembo di terra straniera, si ritrova circondato da sacchi di lettere che arrivano da tutto il mondo, soffocato da un affetto oceanico ma distante, impossibilitato a esercitare appieno la sua voce nel cuore della sua gente.

L’incontro con Mario — con quello stupore infantile e radicale che guarda la natura e non sa come chiamarla — riaccende in Neruda la vitalità immediata della parola. Quando il primo chiede se “la poesia appartiene a chi la fa o a chi ne ha bisogno”, il poeta offre un riconoscimento radicale: capisce che la sua grandezza non risiede solo nei grandi versi scritti per le piazze, ma nella capacità di seminare, di infettare la vita di un uomo comune fino a renderla irriconoscibile. Neruda insegna la metafora usando il vento e le reti; Mario restituisce al poeta il senso primigenio del contatto umano.

Il genio di Troisi, nel caso di questa pellicola, è stato quello di restituire alla poesia questa nudità versatile. Mario balbetta, esita, cerca i sinonimi con la fatica di chi sposta i massi, mentre la sua educazione sentimentale coincide con una presa di coscienza politica e sociale. Nominare le cose per nome, o inventarsi un nome nuovo quando quello vecchio si è logorato, è l’unico modo per non farsi cancellare dal mondo.

Ed è impossibile separare questa finzione dalla biografia disperata che la sorreggeva. Quando Troisi gira Il postino, sta negoziando ogni singolo istante con il proprio corpo esaurito. Ogni pausa tra una battuta e l’altra, ogni camminata rallentata sulla scogliera non sono solo scelte di regia. Sono il tempo reale di un uomo che sa di avere i minuti contati e sceglie di spenderli per cercare la parola esatta. La sua morte immediata, arrivata a riprese appena finite, trasforma il film in un testamento involontario ma perfetto.

Il postino e il poeta ci consegnano un prezioso insegnamento. La poesia non serve a decorare l’esistenza, ma a certificarne il passaggio. È anche il riscatto degli ultimi, cui la letteratura fornisce una spina dorsale. E in fondo, consegnare la posta a un poeta significa proprio questo: fare da tramite affinché la bellezza, anche quando sembra lontana e irraggiungibile, trovi sempre l’indirizzo giusto per recapitarci il suo messaggio.