REGGIO – Il sindaco Cannizzaro presenta le “Notti Reggine” in occasione della festa della Madonna della Consolazione

Il comune di Reggio Calabria e la Città Metropolitana hanno ufficializzato il calendario degli eventi civili legati alle festività in onore della Madonna della Consolazione. La rassegna, denominata “Notti Reggine”, si articolerà in quattro serate consecutive, dal 12 al 15 settembre, proponendo spettacoli musicali a ingresso gratuito distribuiti tra Piazza Indipendenza, l’Arena dello Stretto e il Piazzale Stazione Lido.

Il programma si apre sabato 12 settembre alle ore 22:30 in Piazza Indipendenza con il concerto del duo pop Benji e Fede. La serata prosegue a mezzanotte all’Arena dello Stretto con il “Live Show Magia 90”, un evento dedicato alla musica dance del decennio.

Domenica 13 settembre la programmazione prosegue alle ore 22:00 in Piazza Indipendenza con l’esibizione di Sal Da Vinci, il quale propone un repertorio incentrato sulla musica d’autore e sulla tradizione napoletana.

Lunedì 14 settembre prevede un doppio appuntamento. La prima esibizione si tiene alle ore 20:30 nel Piazzale Stazione Lido, nell’ambito del festival del gelato artigianale Scirubetta, con il concerto di musica popolare calabrese di Mimmo Cavallaro. Alle ore 22:30 la manifestazione si sposta in Piazza Indipendenza per il live della popstar Giusy Ferreri.

Le celebrazioni civili si concludono martedì 15 settembre. Alle ore 22:00 Piazza Indipendenza ospita il concerto del cantautore Alessandro Mannarino, mentre a mezzanotte l’Arena dello Stretto fa da cornice ai tradizionali spettacoli pirotecnici conclusivi.

REGGINA – L’attaccante Andrea Magrassi è un nuovo calciatore amaranto

La Reggina rinforza il proprio reparto offensivo con un innesto di esperienza. Il club amaranto ha ufficializzato, nella giornata di oggi, 1 settembre 2026, l’acquisto a titolo definitivo di Andrea Magrassi, attaccante classe 1993.

Nato a Dolo, in provincia di Venezia, Magrassi è un centravanti dalla struttura fisica importante: 1,94 metri di altezza e una lunga gavetta maturata nei campionati professionistici italiani. Nel corso della sua carriera ha superato quota 100 gol, confermandosi come un attaccante capace di lasciare il segno nelle diverse categorie.

La sua formazione calcistica è iniziata nel settore giovanile del Brescia, società con cui ha anche fatto il suo esordio in Serie B nella stagione 2011/2012. Da lì ha intrapreso un lungo percorso, collezionando complessivamente tre campionati di Serie B e otto stagioni in Serie C.

Nel curriculum del nuovo attaccante figura anche una parentesi all’estero: Magrassi ha infatti vissuto un’esperienza in Portogallo con l’Olhanense, prima di proseguire la sua via nel calcio italiano.

Nelle ultime due stagioni ha vestito la maglia del Milan Futuro, arrivando ora a sposare il progetto della Reggina.

Il club amaranto punta dunque su un giocatore navigato, dotato di fisicità e con un bagaglio importante di gol e presenze alle spalle. Magrassi è pronto a mettere la propria esperienza al servizio della nuova squadra e a iniziare la sua avventura con la maglia della nostra città.

REGGIO – Raid ai bancomat, esplosioni a Anoia e Feroleto: danni agli uffici postali

Due violenti attacchi alle macchine per il prelievo hanno riportato l’attenzione sulla crescente incidenza delle esplosioni nei bancomat e Postamat in Calabria. Questi eventi, sempre più frequenti, vedono organizzazioni criminali colpire gli uffici postali nella notte, utilizzando esplosivi per appropriarsi del denaro, causando ingenti danni alle strutture e creando notevoli disagi alle comunità.

Il recente focus del problema riguarda gli episodi avvenuti in due comuni: Anoia Superiore e Feroleto della Chiesa. Entrambi gli uffici postali hanno subito danni significativi, costringendo a interventi tecnici e verifiche ante riapertura dei servizi.

Violento assalto ad Anoia Superiore

L’assalto a Anoia Superiore ha distrutto il bancomat dell’ufficio postale, come riportato dal sindaco Alessandro Demarzo. In un comunicato, ha informato i cittadini che “purtroppo, a causa delle esplosioni, i malviventi sono riusciti a provocare la chiusura dell’ufficio per un lungo periodo.” La forza delle esplosioni ha reso l’intera struttura inagibile.

Demarzo ha continuato descrivendo la portata dei danni: “Le esplosioni hanno creato distruzioni tali che occorreranno approfondite verifiche tecniche prima di poter programmare i lavori necessari per restituire funzionalità all’ufficio postale.” Questo scenario comporta disagi per i residenti, in attesa del completamento delle valutazioni e delle riparazioni.

Indagini su un colpo notturno a Feroleto della Chiesa

Un altro attacco è avvenuto a Feroleto della Chiesa, la mattina del 27 agosto 2026, come riportato dall’amministrazione comunale. Secondo le informazioni fornite, una banda di sei persone ha piazzato un ordigno davanti allo sportello Postamat, causando un’esplosione che ha danneggiato parte dell’immobile, recentemente ristrutturato da Poste Italiane.

Il Comune ha espresso la sua preoccupazione, affermando: “Con profondo rammarico, questo atto criminale causerà disagi alla comunità.” Oltre ai danni materiali, l’episodio rappresenta un attacco alla sicurezza e serenità dei residenti. L’amministrazione ha garantito il proprio supporto a Poste Italiane, ai dipendenti e agli utenti dell’ufficio, ringraziando nel contempo i Carabinieri, attivamente coinvolti nelle indagini.

Utili a questo scopo si sono rivelati i sistemi di videosorveglianza recentemente installati, che hanno permesso di analizzare l’azione criminale e fornire informazioni agli investigatori.

Uffici postali compromessi, comunità in apprensione

Nei prossimi giorni, l’amministrazione di Feroleto della Chiesa prevede di incontrare i rappresentanti di Poste Italiane per discutere le misure necessarie al ripristino dei servizi. Questi due episodi ravvicinati evidenziano il problema degli assalti ai bancomat in Calabria, una piaga criminale che ha colpito diverse località negli ultimi anni, causando non solo furti ma anche gravi conseguenze per i cittadini e le attività pubbliche.

REGGIO – Fiamme nella zona collinare, intervento fondamentale della Polizia Locale

Era poco dopo le 4 di sabato mattina quando una pattuglia della Polizia Locale di Reggio Calabria, già attiva da diverse ore nell’area di Terreti a causa di un incendio, ha individuato un nuovo focolaio nelle vicinanze di Trizzino.

Le fiamme, intensificate dal vento, si stavano rapidamente propagando nella vegetazione circostante, avvicinandosi pericolosamente alle abitazioni della piazza centrale del piccolo borgo e creando un grave rischio per i residenti.

In risposta a questa emergenza, gli agenti hanno prontamente contattato i Vigili del Fuoco e, nell’attesa della loro arrivo, hanno iniziato a informare gli abitanti, agevolando l’evacuazione precauzionale delle abitazioni più vulnerabili.

Intervento decisivo per un’anziana residente

Un’attenzione particolare è stata riservata a una casa dov’era segnalata la presenza di un’anziana signora. Gli operatori, dopo aver confermato la presenza della donna all’interno dell’abitazione, l’hanno immediatamente svegliata e guidata all’esterno, assistita da alcuni familiari, prevenendo possibili conseguenze dovute alla diffusione del fuoco.

Dopo aver garantito la sicurezza della residente, la Polizia ha continuato a monitorare la situazione, impiegando mezzi a disposizione per contenere l’avanzata delle fiamme e mantenere il fuoco lontano dalle case vicine.

L’arrivo dei Vigili del Fuoco

Poco tempo dopo, i Vigili del Fuoco hanno raggiunto il luogo dell’incendio, completando le operazioni di spegnimento e garantendo la messa in sicurezza dell’area.

Le operazioni si sono concluse circa un’ora dopo, restituendo condizioni di sicurezza ai residenti e bonificando l’area dal pericolo. Il comandante della Polizia Locale ha elogiato il personale per la prontezza e la professionalità dimostrate durante tutta l’emergenza.

 

Rai: sul Primo i muscoli, sulla vigilanza il coma, su Report il trapianto

Articolo di L.M.  

Guida al nuovo corso di Viale Mazzini: l’organo di controllo finisce in rianimazione e le inchieste vengono ridotte a un’aiuola decorativa per garantire il silenzio che fa comodo ai potenti. Rigorosamente a spese del contribuente.

ROMA – C’è un modo molto elegante per anestetizzare il controllo sul servizio pubblico: non serve chiuderlo con i lucchetti, basta dimenticarselo in cantina senza ossigeno. La vicenda Rai segue ormai il manuale di alta chirurgia estetica applicata al potere. Prima il coma indotto dello stallo istituzionale addormenta la Vigilanza a luglio; poi, a fine agosto, i vertici aziendali firmano il trapianto di organi a Report, asportando direttamente il conduttore.

Il tempismo del nuovo corso è un orologio svizzero sintonizzato sui bisogni dei palazzi. Proprio mentre l’organismo del Parlamento è in rianimazione e incapace di reagire, il virus del giornalismo investigativo viene debellato. Non serve mandare la censura con l’elmetto e i vecchi bavagli: è molto più igienico disinfettare la trasmissione d’ufficio, riducendone il perimetro a un’aiuola decorativa. Niente guerre sante, dunque: solo una fresca imbiancata alle stanze di Viale Mazzini.

La televisione pubblica trasforma così il suo nucleo editoriale: l’obiettivo non è più illuminare i cittadini su cosa sia necessario sapere, ma spalmare sui telespettatori un rassicurante velo di fondotinta per non complicare la vita a chi governa. Scavare nei conflitti d’interesse e nelle zone grigie è faticoso, fa venire il mal di testa e, peggio ancora, produce fastidiosi interrogativi a cui rispondere. Diventa decisamente più rilassante una Rai trasformata in una gigantesca candela profumata, che diffonde nelle stanze del governo una melodia d’ambiente per garantire il sonno dei palazzi.

In questo silenzio istituzionale, il potere ha scambiato la libertà di stampa con un abbonamento a vita alla pace dei sensi. Spente le torce di Report, l’occupazione dei vertici aziendali diventa una gita fuori porta priva di curve. Ma a che serve il servizio pubblico se i potenti si godono la poltrona e i cittadini pagano il biglietto del cinema?

Sarebbe la soluzione perfetta.

Silenziosa, ordinata e, per chi comanda, decisamente comoda.

Capitalismo anglosassone e mecenatismo latino: due modelli di sviluppo a confronto

Articolo di D.C.

La convinzione che il capitalismo anglosassone rappresenti la forma naturale ed universale dell’economia è un mito pregiudizio radicato nel nostro tempo. Si tende a considerare la concorrenza atomizzata, il contratto impersonale e la massimizzazione del profitto come gli unici tratti costitutivi dell’essere umano economico, dimenticando che la storia ha prodotto geografie, culture e modelli radicalmente differenti. La tradizione classica , latina, offre in questo senso un esempio alternativo altrettanto strutturato: un sistema in cui l’impresa e il capitale si muovono all’interno di una fitta trama di relazioni comunitarie, storiche e civili.

Nel modello anglosassone, l’architettura sociale ed economica poggia sul primato del mercato e dei diritti di proprietà individuali. La ricchezza è il risultato misurabile del rischio e del merito solitario, e anche quando la filantropia interviene, tende a strutturarsi come philantrocapitalism, governato da metriche di impatto, efficienza gestionale e logiche aziendali. Le istituzioni e gli enti culturali operano con un’elevata autonomia gestionale, orientati alla sostenibilità finanziaria e al giudizio diretto del mercato.

Il modello mecenatico e mediterraneo risponde a coordinate antropologiche diverse, in cui la ricchezza non viene concepita come un possesso isolato, ma come il precipitato di un contesto più collettivista. Il capitale poggia inevitabilmente sulle spalle di una comunità, di un patrimonio linguistico, artistico e infrastrutturale stratificato nel tempo. Di conseguenza, la figura del finanziatore, sia esso il principe rinascimentale, il banchiere o l’imprenditore dei distretti industriali, assume tradizionalmente i tratti di un custode legato al proprio territorio.

Questa impostazione ha storicamente esteso il mecenatismo ben oltre i confini dell’arte, facendone la struttura portante di interi ambiti sociali, a partire dal welfare e dalla sanità attraverso la nascita di ospedali, istituti assistenziali e opere di carità finanziati tramite lasciti privati e confraternite, intesi come strumenti di coesione e redistribuzione morale. Si manifesta inoltre nel capitalismo territoriale e familiare, dove l’imprenditore si fa carico dello sviluppo locale finanziando infrastrutture, servizi per i lavoratori, biblioteche e borse di studio, legando il destino dell’impresa alla vitalità della comunità d’appartenenza. A ciò si aggiunge il sostegno alla cultura e all’università,  orientato alla ricerca e alla produzione intellettuale svincolate dall’immediata brevettabilità o dal ritorno commerciale diretto, e volte piuttosto alla costruzione del prestigio e dell’identità civile.

Osservare queste differenze permette di superare l’idea di un capitalismo monolitico e monolatra. I modelli non sono solo leggi naturali; sono costruzioni storiche: da un lato prevale una visione contrattualistica e orientata al mercato globale, dall’altro una visione relazionale improntata sulla cosa pubblica.