La vicenda giudiziaria per l’omicidio dell’attivista americano Charlie Kirk, avvenuto il 10 settembre dell’anno scorso, è arrivata a una svolta cruciale nello Utah. Il ventitreenne Tyler Robinson è stato formalmente rinviato a giudizio e rischia la pena di morte, dopo che il giudice del Tribunale distrettuale Tony Graf ha stabilito che esistono “prove schiaccianti” a suo carico.
Nel corso dell’udienza preliminare, il giudice Graf ha evidenziato come l’insieme di video e testimonianze lasci emergere la “ragionevole convinzione” che sia stato proprio Robinson a sparare a Kirk mentre l’attivista teneva un discorso nel campus della Utah Valley University, a Orem.
Tra gli elementi chiave presentati dalla Procura della Contea dello Utah spiccano la testimonianza video di Lance Twiggs, il coinquilino dell’imputato, il quale ha raccontato che il giorno dopo la sparatoria Robinson si trovava in uno stato di forte instabilità emotiva, era in lacrime e avrebbe confessato il delitto pronunciando la frase: “Vorrei non averlo fatto”. A questa si aggiungono i messaggi di testo scambiati tra lo stesso Twiggs e Robinson, nei quali l’imputato ribadiva di aver sparato a Kirk, e ulteriori riscontri investigativi che indicherebbero l’ex studente di ingegneria come la persona che ha materialmente impugnato l’arma del delitto.
Dal canto suo, la difesa aveva tentato di bloccare la diffusione di questi dettagli investigativi, argomentando che la pubblicità mediatica potesse compromettere il diritto a un processo equo e a una giuria imparziale. Di fronte al rinvio a giudizio, i legali di Robinson hanno richiesto una proroga per permettere all’imputato di formulare la dichiarazione di colpevolezza o non colpevolezza, un passaggio la cui eventuale trattazione è stata fissata dal tribunale per il prossimo 23 ottobre.
Operazione contro lo sfruttamento del lavoro nel sud Italia
Un’importante operazione delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di 20 cittadini stranieri, tra cui 18 pakistani, un indiano e un bangladese. Questi individui sono accusati di vari crimini, tra cui associazione a delinquere finalizzata all’intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’intervento è stato effettuato dai carabinieri, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.
Il fulcro dell’operazione ha avuto luogo nella Piana di Sibari, con il coinvolgimento del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, coadiuvato da reparti territoriali operanti in diverse province, tra cui Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova. Le indagini, avviate nel 2020, hanno rivelato la presenza di due diverse associazioni criminose che collaboravano operativamente nella stessa area.
Il primo gruppo, gestito da stranieri, avrebbe imposto un controllo monopolistico sulla manodopera agricola, costringendo i braccianti a vivere in condizioni disumane. I lavoratori erano costretti a condividere spazi angusti e degradati, privi di riscaldamento, luce e gas, con fino a 20 persone convissenti, mentre i loro stipendi venivano decurtati di somme che variavano tra i 50 e i 60 euro al mese per le spese abitative. Il secondo sodalizio, composto e organizzato da cittadini italiani, si è dedicato con esclusività al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, eludendo sistematicamente le procedure governative legate ai decreti Flussi e Rilancio.
La Polizia Locale continua a lavorare instancabilmente per garantire la sicurezza sulle strade. Le recenti operazioni si concentrano sulle esigenze manifestate dai cittadini, in particolare sul controllo della velocità e sulla legittimità delle biciclette elettriche, più comunemente note come e-bike.
Oggi si è svolto un nuovo servizio, reso possibile grazie alla collaborazione dei tecnici della Motorizzazione Civile, che ha permesso di ispezionare una serie di veicoli a pedalata assistita. Due di questi sono risultati equivalenti a vere e proprie forme di ciclomotore.
Questi veicoli presentavano un motore non conforme alle normative, mentre il sistema di accelerazione manuale ne alterava la classificazione originale, trasformandoli in ciclomotori, con la conseguente violazione delle normative relative alle aree generalmente proibite ai veicoli a motore.
Sanzioni e sequestri per le biciclette elettriche irregolari
Dopo gli accertamenti effettuati sul campo e successivamente nei laboratori della Motorizzazione Civile, due e-bike sono state identificate come manomesse o alterate, portando al loro sequestro ai sensi del codice della strada attuale.
I conducenti di queste biciclette hanno ricevuto sanzioni amministrative che ammontano complessivamente a circa 7.000 euro ciascuno, oltre alla pena accessoria del sequestro con finalità di confisca.
Proseguono i controlli della Polizia Locale sulla sicurezza stradale
Sono emerse anche sanzioni per conducenti sorpresi alla guida senza cintura di sicurezza o alla guida di veicoli sprovvisti di coperture assicurative.
Dodici artisti e circa cinquanta opere per raccontare attraverso l’arte il legame tra fede, devozione e identità calabrese. Palazzo Campanella rende omaggio alla Madonna della Consolazione con una grande collettiva d’arte, uno degli appuntamenti centrali del programma di iniziative con cui il Consiglio regionale accompagnerà i giorni più intensi e partecipati delle celebrazioni mariane di Reggio Calabria.
La mostra dal titolo “Consolazione, culti, devozione, memoria e comunità” sarà inaugurata venerdì 11 settembre, alle 18.30, nella Sala Federica Monteleone.
Voluta dal presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, riunisce dodici artisti conosciuti e apprezzati del panorama artistico calabrese, che hanno scelto di mettere gratuitamente le proprie opere a disposizione dell’iniziativa: Matteo Curcio, Giuseppe Iaria, Tiziana Marra, Tina Nicolò, Luigi Palamara, Sebastiano Plutino, Gregorio Procopio, Nino Romano, Salvatore Russo, Simona Treccosti, Tiziana Zimbalatti e Raffaella Polifroni.
Attraverso opere artistiche, gigantografie, infografiche e materiali storici, l’esposizione racconta culto, devozione, memoria e tradizioni della comunità calabrese. La mostra sarà visitabile, con ingresso gratuito, dall’11 al 15 settembre 2026, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Sarà arricchita dalla mostra sulla Vara e sulla sua storia che il Consiglio regionale ha concesso in comodato d’uso gratuito all’Associazione Portatori della Vara della Madonna della Consolazione
La collettiva si inserisce nelle iniziative, ospitate al Consiglio regionale, che accompagneranno la Festa. Dall’11 al 15 settembre Palazzo Campanella sarà illuminato di azzurro, con la proiezione sulla facciata dei volti della Madonna e del Bambino raffigurati nel venerato Quadro custodito nella Basilica dell’Eremo. Sabato 12 settembre, il Presidente Cirillo, insieme a tutti i dipendenti del Consiglio e alle rispettive famiglie, renderà omaggio alla Patrona in occasione del passaggio della Vara davanti alla sede dell’Assemblea legislativa.
Lunedì 14 settembre, alle 11, nella Sala Giuditta Levato, sarà presentata la nuova sezione mariana del Polo culturale “Mattia Preti”. Insieme al presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, interverranno fra gli altri l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, monsignor Fortunato Morrone, e una rappresentanza dei Portatori della Vara, insieme al presidente dell’Associazione Gaetano Surace.
«Ringrazio gli artisti che hanno accolto il nostro invito e scelto di mettere gratuitamente le proprie opere a disposizione della comunità – afferma il presidente Cirillo –. Come presidente del Consiglio regionale della Calabria ho voluto fortemente che, in questi giorni così importanti per Reggio Calabria, Palazzo Campanella non si limitasse al semplice omaggio floreale alla Madonna al passaggio della Vara, ma partecipasse pienamente, insieme alla città, alle celebrazioni in onore della sua Patrona. Da qui nasce la scelta di aprire il Palazzo ai cittadini e ai fedeli con la mostra collettiva, l’illuminazione della sede e la proiezione delle immagini della Madonna e del Bambino, fino all’istituzione della nuova sezione mariana del Polo culturale “Mattia Preti”. Un insieme di iniziative attraverso le quali vogliamo valorizzare, anche attraverso l’arte e la cultura, una devozione che appartiene profondamente alla storia e all’identità delle nostre comunità. Questo vuole essere un punto di partenza: dal prossimo anno intendiamo ampliare ulteriormente la partecipazione degli artisti calabresi e far crescere un appuntamento capace di raccontare ciò che la devozione mariana rappresenta non soltanto per Reggio, ma per l’intera Calabria».
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del lavoro che cambia alla velocità della luce, il Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza (LMG-01) dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria offre una certezza: una formazione giuridica completa, prestigiosa e, soprattutto, a misura di studente.
Dimenticate l’idea del giurista chiuso tra vecchi codici polverosi. Oggi studiare Giurisprudenza alla Mediterranea significa aprire le porte non solo alle professioni legali tradizionali – come l’avvocatura, la magistratura e il notariato – ma anche a ruoli dirigenziali di alta responsabilità nella Pubblica Amministrazione, nelle grandi imprese e nelle istituzioni europee e internazionali.
Il piano di studi quinquennale unisce la solidità delle materie fondamentali (dal diritto costituzionale al penale, dal civile all’amministrativo) con un’attenzione straordinaria ai settori emergenti. Ogni studente può personalizzare il proprio percorso in base alle proprie passioni, scegliendo esami pionieristici e super attuali: dal diritto dell’intelligenza artificiale e dei social network alla tutela dell’ambiente, dal management all’economia del turismo.
La teoria qui diventa subito pratica. Grazie alle “cliniche legali”, gli studenti si confrontano da subito con casi reali in settori caldi come la bioetica, il diritto di famiglia e dell’immigrazione. Inoltre, chi sogna l’avvocatura può anticipare una parte della pratica professionale già durante l’ultimo anno di corso.
Per chi vuole viaggiare, la Mediterranea è un vero e proprio trampolino di lancio: i crediti universitari conseguiti all’estero dai nostri studenti attraverso i programmi di mobilità superano il doppio della media nazionale. Il vero punto di forza del corso di laurea in Giurisprudenza dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria è il rapporto diretto tra docenti e studenti. I numeri parlano chiaro: le ore di lezione tenute da professori di ruolo sono superiori alla media nazionale e il numero di studenti per cattedra è ridotto. Questo garantisce un dialogo quotidiano, un supporto costante e un ambiente di studio sereno, confermato dagli altissimi voti che gli studenti stessi riservano alla chiarezza e alla disponibilità dei professori nei questionari di valutazione. A disposizione dei ragazzi ci sono anche lo studio delle lingue straniere e una biblioteca di area all’avanguardia, ricca di banche dati digitali.
I risultati: crescono iscrizioni e occupazione, e che sia la scelta giusta lo dimostrano i dati. L’indice di occupazione a tre anni dalla laurea è in costante crescita da tre anni, e la soddisfazione dei laureati è stabilmente sopra la media nazionale. Un successo che si riflette nella fiducia delle nuove matricole: negli ultimi due anni, i nuovi avvii di carriera sono volati con un +40%.
Il corso è ad accesso libero: basta un diploma di scuola superiore per iniziare a costruire la propria carriera. Le immatricolazioni si effettuano comodamente online sul portale di Ateneo e si chiuderanno il prossimo 30 settembre.
Il tuo futuro parte da qui, nel cuore dello Stretto.
A confermare la centralità dello studente è anche il Coordinatore del Corso di Studi, il Prof. Roberto Siclari, che sottolinea l’unicità dell’offerta didattica: “La crescita delle nostre immatricolazioni premia un modello didattica d’eccellenza, basato sul rapporto diretto e quotidiano tra docenti e studenti. Chi sceglie Giurisprudenza da noi trova un ambiente stimolante, vogliamo che i nostri studenti imparino a pensare da giuristi fin dal primo giorno, affrontando casi reali e guardando oltre i confini nazionali con i nostri programmi di mobilità estera. I dati occupazionali ci danno ragione: investire su se stessi a Reggio Calabria è una scelta vincente e concreta”
INFO E CONTATTI
Sede: Dipartimento DiGiES, Via dell’Università 25 — Cittadella universitaria, Reggio Calabria.
Dal 4 al 5 settembre 2026 al via la terza edizione di SENSEABLE – Simposio sulle arti elettroniche, un programma di ricerca artistica, formazione ed eventi aperti al pubblico promosso dalla Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.
Il simposio era uno spazio dedicato all’incontro, alla discussione aperta e alla condivisione di idee: un luogo in cui persone provenienti da esperienze diverse si riunivano per confrontarsi sui temi del proprio tempo. SENSEABLE riprende la tradizione del simposio greco e la porta nel presente per mettere in dialogo arte, scienza, tecnologie e contesto sociale.
Artisti, ricercatori, studenti e professionisti provenienti dal territorio e da realtà nazionali e internazionali si incontreranno a Villa Genoese Zerbi per confrontarsi attraverso una pluralità di linguaggi e forme di ricerca. Il pubblico è invitato a partecipare al programma e a prendere parte al confronto.
SENSEABLE nasce all’interno dell’Accademia di Belle Arti, un luogo di alta formazione artistica, e cresce attraverso il confronto con altre realtà che lavorano sulla cultura contemporanea e sulle tecnologie. La ricerca si sviluppa insieme a HER: She Loves Data, centro di ricerca che mette in relazione dati, computazione, arte e design, e O1k0s, che indaga l’impatto delle nuove tecnologie sui processi artistici e sulla comunicazione. L’associazione reggina CLEF APS, attiva nella musica e nella produzione culturale contemporanea, contribuisce, invece, alla costruzione della sezione musicale del programma e al rapporto con il territorio.
Per questa edizione il progetto si apre ancor di più alla città attraverso la collaborazione con Villa Genoese Zerbi, uno dei luoghi simbolo di Reggio Calabria, che ospiterà le attività del Simposio e diventerà per due giornate un luogo di produzione e diffusione della cultura contemporanea.
IL PROGRAMMA
Gli appuntamenti del Simposio si concentrano nelle giornate di venerdì 4 e sabato 5 settembre a Villa Genoese Zerbi.
Venerdì 4 settembre, alle 18:30, apre Narrazioni algoritmiche, mostra internazionale di videoarte generativa che riunisce 19 artisti provenienti da diversi contesti internazionali: Yasamin Aharipour, Citron | Lunardi, Francesco D’Isa, Emanuele Dainotti, Samuel Hernandez De Luca, Federico Federici, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico (AOS), Robin Kane, Natalie Kaplan, Maria Carmela Macrì, Chiara Moresco, Sierra Renee (JuuJuuMama), Michele Rinaldi, Kenneth Russo, Suzanne Schneider, Dhaval Shah & Nishtha Shailajan, The Klimate, Tristan Zand e Antonio Zappone.
La mostra è dedicata alle nuove forme narrative che emergono dall’incontro tra autori e sistemi intelligenti. Le opere mostrano l’intelligenza artificiale non come un linguaggio univoco, ma come un campo di possibilità in cui immagini, memorie, dati, corpi e narrazioni vengono continuamente trasformati.
Alle 20:00 il programma prosegue con il talk Hackatao: culture phygital, NFT e identità digitali, a cura di Matilde De Feo e Clara Michetti. Il duo artistico Hackatao, tra i pionieri della crypto art internazionale, interverrà online attraverso i propri avatar digitali per riflettere sulle trasformazioni dell’arte tra dimensione fisica e digitale.
Sabato 5 settembre, alle 18:30, sarà presentata Il Sud artificiale, installazione/performance realizzata dai partecipanti alla Summer School dello Stretto insieme al collettivo di artisti e ricercatori Numero Cromatico. L’esito del workshop raccoglie e mette in relazione immagini, materiali e tracce raccolte durante il percorso, per esplorare i limiti degli algoritmi e le zone che ancora sfuggono ai loro sistemi di rappresentazione.
Alle 19:30 sarà la volta di Human Not Found, una conversazione a più voci sul ruolo dell’umano nell’epoca delle intelligenze artificiali, con Giacomo Tufano, Paola Bommarito e Matilde De Feo, curatori dell’Osservatorio di ricerca 404 Human Not Found, insieme agli artisti Francesco D’Abbraccio, Oriana Persico, Numero Cromatico e le ricercatrici reggine Josephine Condemi e Debora Pizzimenti.
La serata si conclude con due performance musicali. Alle 21:30, KIHM presenta Cyber Eutopia, un live audiovisivo che intreccia le composizioni elettroniche del musicista Alessio Calivi e i visual del digital artist Antonio Zappone, esplorando la relazione tra immaginazione e tecnologie digitali.
Alle 22:30, chiude il simposio una performance sonora di LOREM che mette in relazione la sua ricerca sulle tecnologie emergenti e i processi computazionali con una dimensione rituale, ancestrale e profondamente corporea. Voce, suoni sintetici, ritmi e frammenti musicali si stratificano in un flusso immersivo, in cui il linguaggio della macchina incontra forme arcaiche di trance.
“Quest’anno SENSEABLE arriva alla sua terza edizione. Per noi rappresenta il consolidamento di un percorso che la Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte ha costruito negli ultimi tre anni attraverso ricerca, sperimentazione e collaborazioni con realtà diverse. Abbiamo scelto di dedicare questo appuntamento alle arti elettroniche perché crediamo che siano un terreno privilegiato per comprendere e interrogare le trasformazioni tecnologiche contemporanee – affermano Paola Bommarito e Giacomo Tufano, Curatela e Coordinamento del progetto SENSEABLE -. Il Simposio è il momento in cui il lavoro che facciamo dentro le aule e i laboratori dell’Accademia esce fuori: le ricerche, le pratiche e le domande sviluppate durante tutto l’anno vengono condivise con la città e messe in relazione con altri artisti, ricercatori e con il pubblico. Si tratta di costruire occasioni perché la ricerca possa entrare in relazione con il territorio e generare nuove forme di confronto. Per questo SENSEABLE non guarda alle tecnologie come semplice innovazione tecnica, ma come strumenti capaci di trasformare il modo in cui immaginiamo, raccontiamo e interpretiamo il presente. Non vogliamo offrire risposte definitive sulle tecnologie, ma costruire le condizioni per poterle interrogare collettivamente. Abbiamo scelto di costruire SENSEABLE come una costellazione, perché crediamo che oggi fare ricerca significhi anche mettere in relazione competenze, pratiche e prospettive differenti, senza necessariamente ricondurle a un’unica posizione. Il progetto cresce
Un agguato ha portato alla morte di un uomo e a gravi ferite per un altro, in un episodio avvenuto a Lauropoli, una località di Cassano allo Ionio nel Cosentino.
I fatti si sono svolti nei pressi di un bar situato nel cuore della frazione. Intorno alle 6 del mattino, uno o più assalitori si sarebbero avvicinati per aprire il fuoco.
I carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio sono giunti rapidamente sul posto per avviare le indagini e fare chiarezza sull’accaduto.
REGGIO CALABRIA – Novemila euro. È la sanzione inflitta a Radio Antenna Febea per quanto trasmesso nel corso di alcune puntate di Talk Sport. Questa volta, però, a pronunciarsi non è un avversario politico, non è uno dei soggetti finiti nel mirino della trasmissione e non è chi, negli ultimi mesi, ha contestato pubblicamente Giovanni e Dario Baccellieri. A mettere nero su bianco le violazioni è l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
Un elemento che imprime un peso completamente diverso a una vicenda trascinatasi per mesi tra polemiche, denunce, repliche e reciproche accuse.
Eppure, anche dopo il provvedimento dell’Autorità, il confronto sembra essersi immediatamente spostato sul terreno politico. Giovanni Baccellieri ha infatti ricondotto quanto sta accadendo all’ostilità del centrodestra nei confronti della trasmissione, sostenendo apertamente: «E’ colpa del centrodestra se mi hanno cacciato dalla radio!».
Una ricostruzione che apre una domanda inevitabile: il problema è davvero un centrodestra che vorrebbe mettere a tacere Talk Sport oppure sono i contenuti effettivamente trasmessi attraverso quei microfoni ad aver determinato l’intervento dell’AGCOM?
Perché nel provvedimento c’è un dato che difficilmente può essere ricondotto allo scontro politico: le valutazioni sono quelle di un’Autorità indipendente.
Le parole dell’AGCOM: «Violazione di grave entità»
Il linguaggio utilizzato nel provvedimento è particolarmente netto.
L’Autorità qualifica la violazione come «di grave entità», richiamando i «notevoli effetti pregiudizievoli per i radioascoltatori». Alcune delle espressioni contestate vengono ricondotte al «discorso d’odio», in relazione a contenuti discriminatori riguardanti orientamento sessuale, religione e stereotipi di genere.
Ma c’è soprattutto un’altra espressione destinata ad assumere un peso centrale: «reiterazione degli episodi violativi».
Tre concetti, dunque, sintetizzano il giudizio espresso dall’Autorità: gravità, discorso d’odio e reiterazione.
E rappresentano un punto di svolta rispetto alla narrazione portata avanti finora dai conduttori, che hanno più volte rivendicato la propria libertà di espressione e denunciato tentativi di censura nei loro confronti.
A stabilire dove, nei casi esaminati, quella libertà abbia oltrepassato i limiti previsti dalla disciplina di settore non sono però oggi né Sara Mancini, destinataria di alcune delle espressioni finite nel procedimento, né Massimo Ripepi, autore della segnalazione. È l’AGCOM.
Otto puntate sotto esame
C’è poi un elemento temporale tutt’altro che secondario.
L’istruttoria riguarda otto puntate, comprese tra il 28 luglio e l’11 ottobre 2025. È all’interno di questa finestra che l’Autorità ha esaminato i contenuti contestati, individuando, secondo quanto riportato nel provvedimento, espressioni discriminatorie nei confronti degli omosessuali, contenuti riguardanti un gruppo religioso e ripetute espressioni sessiste indirizzate a Sara Mancini.
La delimitazione temporale è importante anche per un’altra ragione: il provvedimento non costituisce una valutazione complessiva di tutto ciò che Talk Sport ha trasmesso prima o dopo quelle date. Gli ulteriori episodi denunciati pubblicamente nel corso del tempo restano quindi distinti dagli accertamenti contenuti nella delibera AGCOM.
Il caso, infatti, ha origini precedenti e ha continuato ad alimentare fortissime contrapposizioni anche successivamente all’11 ottobre, coinvolgendo tra gli altri Ripepi, la comunità religiosa alla quale appartiene e la stessa Mancini.
La difesa di Antenna Febea e la risposta dell’Autorità
Particolarmente significativo è il confronto tra le argomentazioni avanzate da Antenna Febea durante il procedimento e le conclusioni raggiunte dall’Autorità.
La radio aveva rappresentato quanto accaduto come un «contesto episodico e non reiterato», riconducendo alcuni passaggi a singoli momenti di tensione. La segnalazione di Ripepi veniva inoltre collocata nell’ambito di una «diatriba personale e politico-sportiva» con Giovanni e Dario Baccellieri.
Su queste basi era stata chiesta l’archiviazione, contestando l’esistenza di sistematicità e abitualità.
La valutazione dell’AGCOM è stata differente.
Secondo l’Autorità, le espressioni esaminate risultano «senza dubbio idonee a suscitare sentimenti di rifiuto» e suscettibili, direttamente o indirettamente, «di offendere la dignità umana, propagandare e legittimare l’odio o la discriminazione nei confronti di un gruppo di persone».
E c’è un passaggio che risponde direttamente alla tesi difensiva: «Il contesto episodico non vale a ridurre la portata lesiva dei contenuti».
In altre parole, secondo l’Autorità, anche l’eventuale collocazione delle frasi all’interno di momenti circoscritti di tensione non è sufficiente a neutralizzarne la portata.
Anche la bestemmia finisce nel provvedimento
Nell’istruttoria trova spazio anche l’episodio della bestemmia pronunciata in diretta da un radioascoltatore.
Antenna Febea aveva sostenuto che i conduttori avessero preso le distanze dall’espressione. L’AGCOM ha però rilevato che non sarebbe intervenuto il «tempestivo discostamento da parte dei conduttori» previsto dal regolamento, giudicando inoltre il successivo intervento «non affatto adeguato a stigmatizzare le dichiarazioni lesive della dignità della persona pronunciate dal radioascoltatore».
L’Autorità aggiunge poi un ulteriore elemento: sebbene l’associazione avesse sostenuto di essersi «immediatamente dissociata dall’utilizzo di un simile linguaggio», di tale circostanza, si legge, «non è stata fornita alcuna prova».
Le argomentazioni difensive non hanno dunque evitato l’accertamento delle violazioni.
Il conto finale: 9mila euro
La pluralità delle violazioni contestate ha quindi portato, attraverso il meccanismo del cumulo giuridico indicato nel provvedimento, dalla sanzione minima di 3mila euro all’importo complessivo di 9mila euro a carico dell’emittente.
Ed è proprio questo dato a riportare il dibattito al punto di partenza.
Giovanni e Dario Baccellieri possono continuare a contestare politicamente i propri avversari, rivendicare la libertà della trasmissione e sostenere di essere bersaglio di un tentativo di delegittimazione. Allo stesso modo, le valutazioni politiche espresse nei loro confronti restano opinioni e possono essere discusse e contestate.
Ma adesso nella vicenda esiste un elemento ulteriore: un provvedimento ufficiale dell’AGCOM.
Un documento nel quale compaiono espressioni come «violazione di grave entità», «discorso d’odio», «notevoli effetti pregiudizievoli per i radioascoltatori» e «reiterazione degli episodi violativi».
Ed è per questo che lo scaricabarile sulla politica rischia di non rispondere alla questione centrale.
Perché la domanda, alla fine, rimane estremamente semplice: è davvero il centrodestra che vuole impedire ai Baccellieri di parlare oppure il problema sono le parole effettivamente pronunciate attraverso quei microfoni?
Si può accusare la destra. Si può accusare Ripepi. Si può attaccare Sara Mancini. Ci si può rappresentare come vittime di un sistema che vorrebbe soffocare la libera informazione. Ma la sanzione da 9mila euro non porta la firma di nessuno di loro.
Porta quella dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
E soprattutto, almeno per le otto puntate finite sotto esame, non siamo più soltanto davanti alla parola di una parte contro quella dell’altra: c’è un accertamento dell’AGCOM. E quell’accertamento si è concluso con una sanzione nei confronti di Antenna Febea.
Le tessere per assistere alle diciassette gare casalinghe della Reggina, sono disponibili per il ritiro a partire da oggi, mercoledì 2 settembre, presso lo Store Ufficiale del club.
La fiducia, l’entusiasmo ed il coinvolgimento registrati fin dall’inizio di questo nuovo corso, hanno spinto il club a prendere la decisione di aprire ad una terza fase
La scarcerazione di un uomo accusato di aver aggredito e violentato una ragazzina di tredici anni, rimesso in libertà a brevissima distanza da un crimine documentato da telecamere di sorveglianza e prove inequivocabili, sposta radicalmente il baricentro del dibattito ben oltre il perimetro tecnico o giuridico. L’indignazione collettiva nasce da una profonda frattura etica che investe il cuore stesso della giurisdizione. Quando la risposta istituzionale a un fatto di tale gravità appare scollegata dalla realtà materiale dell’accaduto, la questione cessa di essere un problema di applicazione delle norme e diventa un interrogativo lacerante sull’orientamento valoriale della magistratura.
In questo scenario, la gestione dell’evidenza si trasforma in una forma di manipolazione logica e sociale. Ridimensionare la portata di una violenza efferata attraverso argomentazioni formali o facendo leva sul pentimento e sull’incensuratezza dell’indagato significa alterare la percezione della realtà fattuale. L’evidenza resta un dato oggettivo e la sua distorsione sistematica erode la funzione protettiva che lo Stato deve garantire nei confronti delle parti più vulnerabili. I dubbi sull’orientamento etico di chi è chiamato a giudicare sono perciò legittimi e fondati: la giustizia pretende un’aderenza costante al disvalore intrinseco del crimine commesso.
Questa deriva impone di riaprire una riflessione rigorosa e non più eludibile sulla distinzione fondamentale tra autonomia e indipendenza della magistratura, due concetti che il dibattito pubblico tende spesso a sovrapporre pur assolvendo a funzioni profondamente diverse.
L’autonomia è una garanzia strutturale, organizzativa e istituzionale. Serve a blindare l’ordine giudiziario da qualsiasi ingerenza esterna, impedendo che il potere politico o quello esecutivo possano condizionare o indirizzare l’attività dei giudici. All’interno della separazione dei poteri, la magistratura è effettivamente autonoma e indipendente per assicurare la salvaguardia dello Stato di diritto contro ogni deriva autoritaria.
L’indipendenza rappresenta invece la dimensione etica, culturale e personale del magistrato. Appartiene alla sfera della coscienza e dell’integrità professionale, ed è la capacità effettiva di spogliarsi di ogni pregiudizio ideologico, corporativo o culturale per aderire rigorosamente alla realtà dei fatti. In questa prospettiva, l’arbitrarietà decisionale agisce come un vero e proprio vizio di forma dell’indipendenza: quando il libero convincimento degenera in arbitrio soggettivo, tradisce la sua stessa funzione ideale, trasformando una prerogativa di garanzia in una distorsione interpretativa.
Il pericolo democratico si manifesta quando l’autonomia formale viene vissuta come una patente di immunità da qualsiasi responsabilità etica e sociale. Ciascun potere dello Stato soggiace al dovere di rispondenza ai valori fondamentali della convivenza civile. Se l’ordine giudiziario si trincea dietro un formalismo sordo al dolore delle vittime e cieco di fronte all’evidenza dei fatti, l’autonomia degenera in corporativismo, sgretolando definitivamente quel fragile e necessario patto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni.