Quando una leggenda si posa al crepuscolo, un pezzo del cuore langue, si frantuma.
Io nasco nel ’92 e il mio primo capitano rossonero è stato Paolo Maldini. Non uno qualsiasi.
Prima di Lui, fu l’epoca di Franco Baresi, il leggendario libero, bandiera del Milan e della nazionale italiana.
Sportivamente, parliamo della perfezione: piedi educati, intelligenza tattica, atletismo, senso del gol.
Altresì la qualità maggiore era la leadership, la capacità naturale con la quale guidava il reparto arretrato e motivata l’intera squadra come un generale in campo: esempio lampante il braccio alzato col quale indicava ai compagni l’applicazione della tattica del fuorigioco. Non una parola, solo un suo cenno e la difesa scattava.
Uno spessore umano che si era edificato con la dura gavetta, la permanenza al Milan nel purgatorio della serie B, fino alla gloriosa epopea del Milan berlusconiano conquistando la bellezza di sei campionati italiani di Serie A, due di Serie B, 3 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 2 Coppe Intercontinentali, 1 mondiale con la maglia azzurra nel 1982. Ricordo con devozione anche un’epica prestazione nella finale di Usa ’94 nella quale rientrò dopo un orribile infortunio e annullò un certo Romario, prendendo le redini del campo. L’errore dal dischetto nella sequenza dei rigori e la sconfitta non lese in alcun modo il valore della sua straordinaria partita.
Il Capitano si ritira nel 1997 e negli anni assume con fedeltà ai colori diversi ruoli nella società rossonera quali dirigente, allenatore della Primavera e, con l’attuale proprietà, vicepresidente onorario.
Franco Baresi ha rappresentato il meglio di questo meraviglioso sport, un esempio di personalità, arguzia, disciplina e milanismo, una Bandiera intramontabile.
6 per sempre Capitano!

