La campagna elettorale a Reggio Calabria si accende e, come spesso accade, i grandi nodi infrastrutturali e lo sviluppo del territorio diventano il terreno di scontro su cui si misurano visioni politiche diametralmente opposte. Il dibattito, tuttavia, si articola su piani profondamente differenti, oscillando frequentemente tra la concretezza della pianificazione amministrativa locale e la polemica retorica di respiro nazionale.
Durante il suo recente tour elettorale in riva allo Stretto, il co-portavoce di Europa Verde e leader di AVS, Angelo Bonelli, ha scelto di alzare i toni dello scontro politico contro Francesco Cannizzaro, fresco di nomina come Segretario regionale di Forza Italia Calabria – votato all’unanimità lo scorso venerdì 15 maggio a Lamezia Terme, in occasione del primo congresso regionale del partito. Bonelli ha liquidato le dichiarazioni del deputato forzista con battute relative alla proprietà di linguaggio, esclamando: “Impari l’italiano e non scomodi Dio e la Madonna”, per poi legare il progetto del Ponte al tradizionale schema del rischio di infiltrazioni criminali.
Un attacco frontale, quello del leader dei Verdi, scaturito da una semplice sfumatura di pronuncia in un congiuntivo, che ha spinto molti osservatori a sorridere dinanzi al paradosso: la scelta di salire in cattedra per dispensare severe lezioni di sintassi accademica è arrivata infatti da chi, curriculum alla mano, non possiede un titolo universitario ma ha costruito la propria formazione diplomandosi come perito geometra. Una dinamica che, agli occhi della platea reggina, ha finito per spostare l’attenzione sul dizionario e sulla fede piuttosto che sul terreno prettamente tecnico dei programmi socio-politici. Al di là delle schermaglie verbali e dei tentativi di sollevare polveroni sulle competenze linguistiche dei singoli – dinamiche che lasciano il tempo che trovano dinanzi alle reali necessità dei cittadini – il cuore del dibattito resta il futuro di Reggio Calabria. Sul tema centrale del Ponte sullo Stretto, Bonelli si è espresso contrario,mosso da un pensiero purtroppo diffuso che accosta rigidamente le grandi infrastrutture al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata. Si tratta di argomentazioni tradizionali che rischiano di condannare la città di Reggio a quel cronico isolamento già vissuto negli ultimi decenni. Di contro, le posizioni espresse dal centrodestra e dalle forze che sostengono il rilancio strutturale della città poggiano su una cornice programmatica ben definita: il Ponte non è una cattedrale nel deserto, ma il motore trainante per l’intera economia locale, capace di attrarre investimenti e valorizzare la vocazione turistica del territorio. Francesco Cannizzaro, fin dall’inizio della sua campagna elettorale, ha rimarcato l’importanza di non “gettare fumo negli occhi ai cittadini”, puntando l’attenzione sui tavoli istituzionali già operativi con la società Stretto di Messina e con il Governo.
Secondo il coordinatore regionale di Forza Italia, l’avvio della grande infrastruttura rappresenta una vera e propria “piattaforma di sviluppo” che porta con sé ingenti fondi per le opere compensative. I piani presentati prevedono interventi strutturali attesi da tempo dalla cittadinanza, come il rifacimento e la riqualificazione dei lungomari da Catona a Bocale, nonché la risoluzione definitiva delle criticità idrauliche e fognarie del territorio reggino. In questo modo, la grande opera viene indissolubilmente legata al risanamento urbano quotidiano. Dire no al Ponte significa dire no all’unica vera opportunità di riscatto strutturale della Calabria.A dare manforte alla tesi della crescita economica come priorità assoluta è Massimo Ripepi, consigliere comunale e presidente dell’associazione “Sì Ponte sullo Stretto – Sì allo sviluppo”. Ripepi, che da anni sostiene l’infrastruttura definendola “l’opera del secolo”, ha sottolineato come l’approvazione dei progetti definitivi metta definitivamente fine alle contestazioni di natura puramente preconcetta.
Durante l’evento “Rivoluzione Rheggio 743 a.C.”, tenutosi l’11 maggio scorso alla presenza dello stesso Cannizzaro e di Paolo Alli, leader nazionale di Alternativa Popolare, Ripepi ha ribadito come la presenza del Ponte fungerà da volano per la modernizzazione dell’intera città metropolitana, potenziando strade, ferrovie e ogni collegamento subordinato. Nella visione del centro-destra, il Ponte costituisce il pilastro fondamentale per invertire la tendenza all’emigrazione giovanile e superare la marginalità economica del Mezzogiorno, trasformando finalmente l’area dello Stretto in un polo attrattivo e in un hub strategico nel cuore del Mediterraneo. A dare manforte alla tesi della crescita infrastrutturale come priorità assoluta è Massimo Ripepi, consigliere comunale e presidente dell’associazione “Sì Ponte sullo Stretto – Sì allo sviluppo”. Ripepi, che da anni sostiene la realizzazione dell’opera definendola senza mezzi termini «l’opera del secolo», ha sottolineato come l’approvazione dei progetti definitivi metta fine alle contestazioni di natura puramente preconcetta, esprimendo una totale sintonia con la linea pragmatica tracciata dal segretario forzista Cannizzaro. La piena convergenza tra le due anime dello sviluppo locale è emersa chiaramente durante l’evento “Rivoluzione Rheggio 743 a.C.”, tenutosi lo scorso 11 maggio alla presenza dello stesso Cannizzaro e di Paolo Alli, leader nazionale di Alternativa Popolare. In quella sede, Ripepi ha ribadito con forza come la presenza del Ponte non rappresenti un elemento isolato, ma fungerà da indispensabile volano per la modernizzazione dell’intera città metropolitana, potenziando di riflesso le strade, le ferrovie e ogni collegamento subordinato. Nella visione emersa dall’incontro, l’infrastruttura costituisce il pilastro fondamentale per invertire il trend dell’emigrazione giovanile e superare la marginalità economica del Mezzogiorno, trasformando finalmente l’area dello Stretto in un hub strategico nel cuore del Mediterraneo.
In definitiva, il confronto attorno al Ponte sullo Stretto delinea due approcci culturali e metodologici profondamente distanti sul futuro di Reggio Calabria. Da una parte, l’azione politica della sinistra nazionale e le difficoltà operative dell’amministrazione locale evidenziano una narrazione incentrata sui rischi e una gestione delle deleghe strategiche — come turismo e immagine della città — che fatica a trovare un riscontro tangibile sul territorio. Dall’altra, la proposta del centrodestra e dei movimenti civici pro-Ponte punta a invertire questa tendenza, provando a legare la realizzazione della grande opera a un piano di interventi strutturali e di risanamento urbano attesi da tempo.
Saranno l’evoluzione del dibattito e i prossimi passaggi amministrativi a determinare se l’area metropolitana saprà sbloccare il proprio potenziale di sviluppo economico o se rimarrà vincolata alle dinamiche della polemica politica e dello stallo operativo.
V.A.
