La cronaca che arriva dallo Stretto di Messina racconta una vicenda che ha profondamente colpito la comunità locale. Protagonista della storia è Tony Melluso, giovane messinese molto conosciuto per il legame speciale con il suo cagnolino, compagno inseparabile che lo accompagnava praticamente ovunque.
Chi lo conosce racconta che il piccolo animale era sempre al suo fianco. Tony, che lavora a stretto contatto con le imbarcazioni, lo portava abitualmente con sé durante le uscite in mare, così come nei momenti della vita quotidiana, riservandogli le stesse attenzioni che si dedicano a un componente della famiglia.
La tragedia si è consumata durante una navigazione nelle acque di Ganzirri. Per cause accidentali, il cagnolino è caduto in mare, venendo trascinato dalle forti correnti dello Stretto di Messina. Da quel momento sono iniziate ore di angoscia e ricerche incessanti.
Subito dopo l’accaduto, Tony ha lanciato un disperato appello chiedendo il supporto di chiunque si trovasse in mare con un’imbarcazione. La speranza era quella di riuscire ad avvistare il cane prima che le correnti lo allontanassero ulteriormente, magari fino alle coste calabresi.
Parallelamente è partita una massiccia mobilitazione sui social network. Centinaia di utenti hanno condiviso l’appello all’interno di gruppi dedicati agli animali smarriti e sulle proprie bacheche, nel tentativo di raggiungere il maggior numero possibile di persone e aumentare le possibilità di ritrovamento.
Accanto ai numerosi messaggi di solidarietà, però, è emerso anche il volto più duro dei social. Sotto i post dedicati alla ricerca del cane sono comparsi centinaia di commenti fortemente critici nei confronti del proprietario.
Molti utenti hanno espresso accuse e giudizi, sostenendo che il giovane avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione all’animale o contestando i tempi con cui è stato pubblicato l’appello sui social. Commenti che, in un momento già segnato dall’angoscia per la scomparsa del cane, hanno ulteriormente alimentato il dibattito online, dividendo l’opinione pubblica tra chi ha scelto di offrire sostegno e chi, invece, ha preferito trasformare una vicenda dolorosa in un processo sui social.
FONTE: STRETTOWEB











