Una campagna elettorale così viva, combattuta ed entusiasmante a Reggio Calabria mancava ormai da anni. E al netto delle polemiche di basso livello, portate avanti dall’area progressista, che ci hanno accompagnato in queste settimane (dai congiuntivi sbagliati fino alle indignazioni selettive costruite a intermittenza), i cittadini sembrano aver deciso finalmente di ignorare il rumore di fondo per concentrarsi su qualcosa di molto più concreto: la realtà.
Tra gli episodi più discussi c’è stato certamente quello dell’apertura della campagna elettorale di Francesco Cannizzaro. Nel suo intervento, da credente cristiano, ha richiamato senza esitazioni la propria fede, citando Gesù Cristo. Un riferimento personale, identitario. Eppure è bastato questo per scatenare l’ennesima indignazione “a comando” da parte di settori del centrosinistra, come se la fede fosse improvvisamente diventata un elemento fuori contesto nel dibattito pubblico. Una reazione che dice molto più del fatto contestato: quando manca il terreno politico, si finisce spesso a cercare quello simbolico.
Nel frattempo, mentre si discuteva di tutto tranne che dei problemi della città, la campagna elettorale è andata avanti. E la realtà, stasera, aveva una forma ben precisa: quella delle piazze.
Da una parte Piazza De Nava, stracolma. Migliaia di persone, entusiasmo, partecipazione, una folla che ha restituito l’immagine di una candidatura capace di trascinare consenso. Francesco Cannizzaro non si è limitato a mobilitare persone: ha costruito attorno alla sua figura un’idea politica che, piaccia o meno, ha ridato energia e fiducia a una parte significativa della città.
Cannizzaro ha compiuto una cosa rara in politica: aver fatto sognare i reggini, mostrando al tempo stesso che quel sogno può davvero diventare realtà, attraverso risultati già ottenuti sul territorio, una rete istituzionale costruita nel tempo e un progetto amministrativo che si presenta come prosecuzione concreta di quel lavoro.
Dall’altra parte Piazza Duomo con Mimmetto Battaglia. E qui il confronto si è trasformato in un esercizio quasi impietoso di geometria politica. Perché la piazza del centrosinistra non solo appariva più contenuta, ma era stata anche delimitata da gazebo disposti lungo il perimetro, quasi a ridisegnarne i confini. Una sorta di urbanistica elettorale: restringere lo spazio per rendere più semplice riempirlo. Ma neanche questa volta l’operazione è riuscita fino in fondo.
E quando nemmeno una piazza già “guidata” nella sua estensione riesce a trasmettere pienezza, il problema non è la scenografia. È il contenuto.
Le piazze non eleggono sindaci, certo. Ma raccontano energia, partecipazione, capacità di accendere una comunità. E stasera il confronto non è apparso solo diverso: è apparso sbilanciato.
Da una parte un centrosinistra che ha costruito la propria narrazione sullo slogan “Ora Reggio comincia a correre”. Uno slogan che finisce inevitabilmente per sollevare una domanda semplice e scomoda: se la città oggi “comincia” a correre, cosa ha fatto negli ultimi dodici anni? Attendeva il via? Faceva riscaldamento? O, più semplicemente, è rimasta ferma, cristallizzata in una condizione di immobilismo amministrativo. Una narrazione che, nel tentativo di rilancio, rischia di trasformarsi in una fotografia involontaria del passato.
E Battaglia sembra averlo intuito. Tanto da puntare con insistenza sul voto disgiunto, con video e appelli dedicati. Una strategia che, più che espansiva, appare difensiva: come chi cerca tutte le combinazioni possibili per restare in partita fino all’ultimo minuto.
Sul fronte opposto, invece, il centrodestra si è presentato compatto come non accadeva da tempo. Cannizzaro ha scelto una linea chiara: meno propaganda, più sostanza. Finanziamenti ottenuti per la città durante il suo ruolo parlamentare, risorse intercettate e un lavoro costante sul territorio iniziato molto prima dell’avvio ufficiale della campagna elettorale. Quartieri, periferie, cittadini: ascolto prima degli slogan.
Perché in una città come Reggio Calabria le polemiche si consumano in fretta. I problemi, invece, restano.
Adesso restano le urne, con un’affluenza che si preannuncia tra le più alte degli ultimi anni, segno di una città che sente il peso e l’importanza di questa scelta.
Ma al di là della campagna elettorale e del rumore che l’ha accompagnata, è soprattutto ciò che si è visto nelle piazze e nel rapporto diretto con la città a pesare in questa fase finale. Oggi, più degli slogan, più delle polemiche e più delle narrazioni contrapposte, sono i fatti a parlare.
E dopo una campagna elettorale così intensa, e dopo una serata che ha offerto immagini difficilmente interpretabili in modo neutro, la sensazione che si registra è quella di una città che sembra aver già orientato la propria scelta, chiudendo il cerchio su un quadro politico ormai definito.











