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Beni confiscati, ultimatum del centrodestra: Falcomatà non è trasparente, fuori le carpette o chiederemo commissariamento

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Sono perentori i toni del centrodestra nel delineare la vicenda che potrebbe abbattersi, sul sindaco Falcomatà, come un nuovo caso Miramare.

A sollevare la questione, è nuovamente il consigliere comunale e presidente della Commissione Controllo e Vigilanza, Massimo Ripepi, il quale sfogliando allibito le liste di assegnazione dei beni confiscati, constata l’assenza di monitoraggio. “Non si sa a chi siano stati assegnati i beni e perché, – dichiara – e questo in un contesto dove la lotta alla ‘ndrangheta dovrebbe essere prioritario, soprattutto in seguito a certi manifesti elettorali”.

Il pericolo, incombente dati i controlli “praticamente inesistenti”, se non quelli formali stilati da una lista sommaria della consigliera Nancy Iachino, sarebbe la riappropriazione degli immobili sequestrati – da parte degli stessi ‘ndranghetisti. 

” Innanzitutto il numero autentico delle operazioni di confisca sarebbe introvabile;  sarebbero contate presumibilmente intorno alle trecento unità, rispetto alle quali – mostra carte alla mano Ripepi – solo una parte, 111, sono stati assegnate. Di queste, al vaglio di Ripepi presso il Settore Servizi Sociali non è stato ottenuto riscontro. La risposta, parziale, arriva dal Settore Patrimonio, che stila un elenco di sole 22 strutture sottoposte al doveroso monitoraggio antimafia. Peraltro, lo stesso Settore Patrimonio del Comune declina la propria responsabilità a proposito del monitoraggio, che gli spetta d’ufficio.”

Rispetto a quanto pronunciato, non si può fare a meno di notare un’altra ombra sull’accaduto, ovvero, la condizione di abbandono delle strutture sequestrate. Infatti, se quanto sottratto alle mafie non viene ridistribuito alla collettività, l’impatto civico percepito è nullo, per non dire che si tratti di un autogol sul fronte della giustizia, di cui lo Stato si fa promotore, spesso, a caro prezzo.

Si aggiungono, ad infiammare gli animi, le pompose manifestazioni di autoencomio da parte di Giuseppe Marino, che si attribuisce la perfetta gestione del settore. “Un modello” dice l’assessore del PD – oltre il danno, la beffa.

A ribadirlo, in un coro dai toni non sempre composti (Minicuci si appella a “Pinocchio-Falcomatà”) è il gruppo di minoranza composto oltre che da Ripepi, da Minicuci, Milia, Caridi, Maiolino, De Biasi, Anghelone, Malaspina, Rulli.

Il desolante scenario, quantomeno di irresponsabilità (ad essere garantisti), sarebbe la copia di quanto avvenuto di recente, anche riguardo ai presunti brogli elettorali, in relazione ai quali, il responsabile Antonino Castorina avrebbe negato di aver nominato i presidenti di seggio alle famigerate comunali, affermando che, al proprio posto, fossero delegati altri soggetti. Esternazione incalzata da un Minicuci a muso duro, tramite l’epiteto di “ignorante funzionale” nei confronti di Castorina “che, invece, – afferma il consigliere di opposizione – era l’unico candidato possibile, salvo deleghe indirizzabili soltanto ad un assessore anziano, oppure, ad un incaricato.”

Riprendendo la questione dei beni confiscati, è imprescindibile rammentare lo “scippo” dell’agenzia su cui era stata intrapresa una battaglia, nella quale la maggioranza ridusse il tutto ad una formalità, vaneggiando sulle prassi della procedura. Stando ai fatti, non era così. “A meno che non saltino fuori le carpette contenenti i dati trasparenti”. Finora, le richieste in tal senso sono state ignorate e nessuna dichiarazione è stata fornita. Che le dita del sindaco siano impegnate altrove, a consultare altre carte, processuali, dov’è imputato; si veda il già citato caso Miramare. Potrebbe valere come attenuante nei ritardi?

Ma, qualora si mantenesse il silenzio, i consiglieri di minoranza hanno promesso di far valere le ragioni della città alla Procura chiedendo il commissariamento per la manifesta incapacità di gestione degli immobili.

“Importante – sottolinea Federico Milia – ricalcare l’importanza di simboli correlati alla confisca di beni. Mentre Falcomatà si collega a contesti esclusivi di propaganda, in occasione, ad esempio, della preparazione dei Murales, con sollecitudine non usufruita in merito alle reali emergenze della città.”

Anche Nicola Malaspina di “Reggio Attiva” evidenzia come la gestione di questi beni necessiti del poker virtuoso di: economicità, efficienza, imparzialità e trasparenza. D’altro canto – viene osservato, paradossalmente – l’unica chiarezza, al momento, è la mancanza di trasparenza .

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