Il Coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani mette in evidenza una preoccupante diminuzione prevista di 4.606 alunni nelle scuole della Calabria per l’anno scolastico 2026/2027. Questo dato, sottolinea il coordinamento, riveste una rilevanza significativa non solo per l’organizzazione dei servizi educativi, ma anche come indicatore di cambiamenti demografici che potrebbero avere un impatto importante sulla struttura economica e sulla sostenibilità dei servizi pubblici nella regione.
Secondo il coordinamento, la riduzione della popolazione scolastica è una conseguenza ritardata della diminuzione delle nascite e di un saldo migratorio interno negativo, che colpisce in particolare le fasce più giovani. L’emigrazione di studenti universitari, laureati e professionisti sta portando a una perdita di capitale umano, le cui conseguenze vanno oltre l’aspetto numerico. Infatti, il territorio deve sostenere ingenti costi legati alla formazione, ma parte dei benefici economici e fiscali derivanti da tali competenze viene trasferita altrove, creando una disparità.
Il coordinamento suggerisce pertanto la necessità di considerare all’interno delle competenti sedi istituzionali un programma pluriennale finalizzato al rientro e all’attrazione del capitale umano. Questo piano dovrebbe essere in sinergia con la Zona economica speciale per il Mezzogiorno e con la programmazione dei fondi europei, nonché con altre risorse nazionali e regionali dedicate agli investimenti. Un approccio veramente efficace dovrebbe avere un orizzonte minimo di dieci anni.
La Calabria si trova ad affrontare una questione che riguarda innanzitutto la programmazione economica, prima ancora che scolastica. Limitarsi ad adattare i servizi esistenti alla diminuzione della popolazione significherebbe solamente gestire le conseguenze dello spopolamento. Una strategia a lungo termine deve affrontare le condizioni economiche che portano alle partenze e ostacolano i ritorni. I 4.606 alunni in meno rappresentano, quindi, un indicatore cruciale della capacità del sistema regionale di mantenere e rigenerare la propria popolazione. La risposta richiede una coordinazione solida tra istruzione, sviluppo produttivo, occupazione e programmazione territoriale, con un obiettivo chiaro: trasformare le risorse pubbliche e gli investimenti privati in maggiore produttività, occupazione qualificata e una progressiva inversione del saldo migratorio.
La sfida fondamentale non consiste solamente nel finanziare il ritorno dei calabresi, ma nel creare le condizioni economiche affinché il rientro sia sostenibile e la permanenza duratura. È su questo aspetto che dovrebbe basarsi una nuova strategia economica e demografica per la Calabria, conclude la nota del coordinamento.
FONTE: ANSA

