Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio, eletto dall’Assemblea con il 68,58% dei voti contro lo sfidante Giancarlo Abete. Il presidente del CONI succede a Gabriele Gravina, dimessosi dopo il flop Mondiale 2026. A Reggio Calabria l’addio di Gravina evoca inevitabilmente la ferita del 2023, quando liquidò il club con la frase “La Reggina? Può partire dalla D”. Un verdetto che svelò il “doppiopesismo” del calcio italiano: la Reggina fu condannata per una discrepanza di pochi giorni tra le scadenze federali e la legge statale sul debito, mentre a colossi come l’Inter viene storicamente permesso di iscriversi con debiti macroscopici, poiché i parametri COVISOC – scritti per far galleggiare le grandi ed evitare il crollo economico della Serie A – richiedono solo di coprire le scadenze correnti grazie a diritti TV e fondi internazionali.
Proprio mentre la FIGC cambia pelle, anche a Reggio si respira aria di svolta e di riscatto rispetto a quel passato ingiusto: è prevista infatti per domani la firma per il passaggio della Reggina al gruppo Lotito, un’operazione cruciale per il rilancio definitivo delle ambizioni amaranto.
Nel frattempo, la Federazione si affida a Malagò, che si è detto profondamente emozionato e pronto a inaugurare una nuova epoca d’orgoglio, lanciando un appello all’unità perché si vince e si perde tutti insieme. Tra le priorità annunciate dal neo-presidente ci sono il compattamento dell’ambiente, il progetto tecnico (con il nodo CT ancora da valutare) e il rapporto con la politica, con un incontro già fissato per venerdì con il ministro Abodi. Sul tavolo restano le riforme di un sistema definito “ingessato” e la sfida di Euro 2032, per la quale Malagò ha chiesto immediata concretezza sui cinque stadi da presentare subito.

