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CATANZARO – Sogas: le dieci persone condannate e le ragioni della sentenza

Non è un fenomeno recente la crisi di Sogas, l’entità responsabile della gestione dell’aeroporto dello Stretto, che nel 2016 ha manifestato un collasso finanziario apparentemente repentino. Il Tribunale di Catanzaro ha stabilito che segnali preoccupanti risalivano già al 2011, periodo nel quale si sarebbe cercato di mascherare la reale condizione economica attraverso bilanci fuorvianti.

Questa conclusione deriva da una sentenza emessa dalla Sezione specializzata in materia di impresa, al termine di un processo civile di responsabilità chiamato a valutare le condotte dei precedenti dirigenti e membri di controllo della società.

In un verdetto che ha condannato dieci ex amministratori e sindaci, compresi alcuni i cui diritti sono ora detenuti da eredi, il Tribunale ha disposto un risarcimento in solido pari a 12.301.793 euro, oltre a interessi legali e spese processuali.

Coprire la verità nei bilanci

Un aspetto rilevante della sentenza si concentra sulla manipolazione delle finanze societarie. I giudici hanno evidenziato gravi irregolarità gestionali da parte degli amministratori, sottolineando come Sogas fosse in difficoltà già dal 2011, situazione mascherata tramite bilanci non veritieri, sopravvalutazioni dei crediti e la mancanza di accantonamenti adeguati per affrontare i rischi.

Inoltre, secondo il Tribunale, le perdite operative sarebbero state compensate in modo inadeguato, includendo crediti gonfiati statisticamente, nonostante le numerose segnalazioni del Collegio sindacale che erano state ignorate dai responsabili.

Gli amministratori sarebbero, dunque, stati colpevoli di nascondere il dissesto e di proseguire l’attività nonostante il capitale sociale fosse stato compromesso, aggravando ulteriormente la situazione fino alla dichiarazione di fallimento.

Numerose anomalie sono emerse dai rapporti di consulenti tecnici, tra cui oltre 4,3 milioni di euro di debiti erroneamente classificati nel bilancio del 2012, e una differenza di oltre 3 milioni tra il prospetto contabile e la nota integrativa del bilancio 2013. Le analisi hanno confermato che i bilanci redatti dal 2011 al 2014 non rispecchiavano la situazione reale, e solo nel bilancio del 2015 sono emerse perdite complessive superiori a 8,3 milioni di euro.

Credito contestato al Ministero e omissioni fiscali

Un altro caso significativo riguarda una fattura di 1.035.259 euro emessa nell’ottobre 2011 nei confronti del Ministero dell’Interno, relativa a servizi di sicurezza resi tra il 2006 e il 2010. Sebbene esistesse un credito economico, la registrazione contabile dell’importo è stata considerata errata, erroneamente registrata come nuova sopravvenienza attiva.

Omissioni su tasse e contributi

La questione non si limita ai crediti: gli ex amministratori sono stati ritenuti responsabili anche per la mancata corresponsione di tasse e contributi previdenziali, a partire dal primo bilancio analizzato. Le risorse destinate al pagamento di tributi sono state, infatti, utilizzate per compensare dipendenti e fornitori, generando così sanzioni e interessi per ritardi. Inoltre, i rischi legati a queste omissioni non sono stati adeguatamente accantonati nei bilanci.

Danno quantificato in oltre 12 milioni

Il danno economico subito dalla società è stato stimato confrontando il patrimonio netto che Sogas avrebbe potuto avere in caso di liquidazione tempestiva con quello registrato al momento del fallimento. Sottraendo i costi necessari per la liquidazione, il danno è stato calcolato in 12.326.793 euro, suddiviso come segue:

  • 2.456.057 euro per il 2012;
  • 2.878.606 euro per il 2013;
  • 2.482.269 euro per il 2014;
  • 4.509.863 euro per il 2015.

Ex amministratori ritenuti responsabili

La sentenza ha identificato gli ex amministratori condannati, tra cui Carlo Alberto Porcino, presidente del Consiglio di amministrazione fino al 2014, e Vincenzo Calarco, membro sin dall’inizio del periodo contestato. Altri nomi includono Antonio Barrile, in carica dal 2011 al 2013, e Luca Maio, membro del CdA dal 2012 al 2014; entrambi hanno ricevuto responsabilità per danni risalenti agli anni 2011-2013.

Tommaso Cotronei, attivo dal 2013 al 2014, e Domenica Catalfamo, entrata nel CdA nel 2014, hanno visto le loro responsabilità limitate a specifiche annualità. Si allarga la lista anche ai membri del Collegio sindacale, tra cui Renato Antonelli e Domenico Pensabene, i quali non hanno limitato il proprio operato nel periodo della crisi. La sentenza ha riconosciuto, tuttavia, che i componenti del Collegio non hanno esercitato un controllo adeguato, lasciando le loro vigilanza puramente formale.

È importante sottolineare che gli amministratori condannati rimangono considerati innocenti fino a una eventuale sentenza definitiva di condanna, in ottemperanza al principio di presunzione di innocenza.

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