L’Università Popolare di Reggio Calabria “Uni.Pace” dice NO alla LEGGE ZAN

Nella giornata del 12/05/2021 si è svolta l’Ottava Commissione Consiliare che ha avuto come oggetto del dibattito il Disegno Di Legge Zan-Scalfarotto, alla quale ha partecipato l’Associazione culturale “Università Popolare di Reggio Calabria – Uni.Pace”, ente di formazione che dal 2001 opera nella Città Metropolitana di Reggio Calabria collaborando con Enti Locali e Istituzioni scolastiche, per esprimere il proprio dissenso nei confronti del suddetto testo unificato in quanto viola i diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli, viola la libertà di insegnamento e nasce dal pretesto di un’infondata emergenza nazionale.

Nell’ambito dell’azione svolta all’interno delle istituzioni scolastiche, l’Uni.Pace ha sempre cercato di tutelare e sostenere i principi educativi che i genitori desideravano vedere rispettati, senza perdere di vista che qualunque dimensione educativa attenta deve tenere conto di forme d’accoglienza creative e positive nei confronti di posizioni e impostazioni educative diverse, pur nel rispetto del bagaglio valoriale di ogni famiglia.

Essendo la Mission dell’Associazione basata su valori cristiani e sugli insegnamenti di Gesù Cristo, l’Uni.Pace da sempre si è schierata dalla parte degli “ultimi” e di coloro che non avevano voce, condannando senza esitazione ogni forma di discriminazione.

In questo ambito si ricorda che l’ente ha promosso progetti di servizio civile, coinvolgendo le scuole del territorio reggino, impiegando i volontari in attività per la prevenzione di bullismo, cyberbullismo e ogni forma di violenza e discriminazione.

Proprio in virtù dell’esperienza maturata nel campo della formazione e dell’educazione, si ritiene che il T.u. Zan sia un pericolo per la libertà educativa sia dei genitori che dei docenti:

  1. Violazione dei diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli: Diritti che sono riconosciuti dall’art. 30 della Costituzione, e dall’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, i quali sanciscono che vi è “diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli”. È logico che, prendendo in considerazione la visione antropologica su cui si basa questa legge, seppur non condivisa dalle famiglie, sarà comunque ritenuta obbligatoria nei percorsi educativi proposti nelle scuole, andando così a violare i diritti precedentemente illustrati.
  2. Violazione della libertà di insegnamento: Tra le conseguenze dell’approvazione del t.u. Zan, si annovera una cospicua riduzione dell’autonomia didattica e della libera espressione culturale del docente: gli insegnati sarebbero chiamati ad astenersi dal manifestare opinioni contrarie alla teoria della fluidità del genere, a cui rimanda il termine “identità di genere” e, sarebbero costretti a partecipare all’organizzazione di “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile” in occasione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, pur non condividendo i messaggi trasmessi agli studenti e senza poter manifestare il dissenso o discutere sull’argomento, senza rischiare un procedimento penale per aver manifestato pensieri omofobi secondo il DDL Zan. Tutto ciò viola l’art.33 della Costituzione secondo cui “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” che garantisce per l’appunto un insegnamento libero e funzionale, al fine di plasmare il senso critico necessario per gli obiettivi di formazione integrale dei discenti, sempre nell’ottica del rispetto e dello sviluppo democratico della società.
  3. Infondata emergenza nazionale: Il disegno di legge Zan prende origine da una presunta emergenza nazionale con episodi di deprecabile violenza, secondo cui violenze e discriminazioni contro omosessuali sarebbero diffusissime.  Ciò però viene smentito dai dati forniti dalla Fundamental Rise Agency dell’Unione Europea che colloca l’Italia tra i Paesi più sicuri d’Europa per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minacce e discriminazioni, in quanto sono già in vigore leggi nazionali che tutelano le persone da questi episodi. Nello specifico, l’Osservatorio della sicurezza contro gli atti discriminatori riporta una quarantina di segnalazioni per reati omotransfobici e di cui solo una parte di questi sono accertati. È doveroso precisare che anche un singolo episodio di violenza rappresenterebbe un grave atto che però è già punito con le leggi ad hoc e non giustifica l’emergenza sociale che la legge invoca come pretesto.

A nostro avviso l’effettiva l’emergenza sociale che siamo costretti ad affrontare al giorno d’oggi e che riporta dati sconcertanti quali 200-300 morti al giorno, è la grave crisi pandemica da Covid-19: quello che i fautori del disegno di legge Zan invocano non è assolutamente uno stato di emergenza per cui non vi è motivo di approvare tale testo unificato.

Il Presidente

ROMEO Maria Letizia

Associazione “Insieme per l’Integrazione” su LEGGE ZAN: “Superflua e lesiva”

Nella giornata di ieri, 12 maggio 2021, l’Associazione di Volontariato “Insieme per l’integrazione” di Reggio Calabria ha partecipato al dibattito sul Disegno di Legge Zan, tenutosi durante l’Ottava Commissione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria.

L’Associazione, che si fonda sui principi e i valori cristiani e che si occupa del benessere di soggetti che vivono in situazioni di emarginazione, compresi i disabili e le loro famiglie, si è espressa nettamente contraria a questo disegno di legge, ritenendo il DdL Zan superfluo in quanto già la Costituzione Italiana all’art.3 sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”. Le persone omosessuali e transessuali sono già giustamente tutelate dalla violenza e da altri atti lesivi al pari di qualsiasi altro cittadino e prevedere aggravanti o reati speciali di carattere omotransfobico rischia di trasformare le persone omosessuali e transessuali in una sorta di “categoria protetta e privilegiata” in violazione del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.);

Riteniamo inoltre che la legge Zan, così com’è stata proposta, va a ledere fortemente la libertà di opinione, infatti, nonostante l’art.4 del DDL ZAN venga spesso citato come garante di questa libertà, in realtà esso appare controverso e molto generico. Citiamo testualmente: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.”

È evidente dunque che, senza una definizione chiara degli atti che istigherebbero all’odio e/o alla violenza a carattere omotransfobico, la legge appare generica e a libera interpretazione del giudice e del magistrato con la possibilità che a essere sanzionata sia la semplice espressione di idee incorrendo così nel reato di opinione.

Per quanto attiene l’estensione della legge ai soggetti diversamente abili, abbiamo ragione di credere che si tratti solo di un’estensione con finalità meramente politiche e ideologiche, ciò si evince dalla legge stessa che prevede l’istituzione della giornata solo contro l’omofobia da introdurre nelle scuole escludendo i disabili.  Per finire riteniamo che dalla rilevazione di dati statistici nazionali non risulta esserci in Italia una “emergenza omotransfobia”, né una diffusione allarmante di violenze o discriminazioni omotransfobiche che consentirebbe una deroga al richiamato principio di uguaglianza. Infatti, le più ampie ricerche della Fundamental Rights Agency dell’Unione Europea (2014, 2020) collocano l’Italia tra i paesi più sicuri d’Europa per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minaccia e discriminazione, così come dai dati ufficiali dell’OSCE, dell’OSCAD e dell’UNAR emerge che non vi è una diffusione allarmante di illeciti omotransfobici.  La vera emergenza, a nostro parere, sono le numerose famiglie dei disabili lasciate isolate, abbandonate dalle istituzioni che vedono solo in noi volontari uno spiraglio di luce e speranza.

Per tutto questo diciamo “NO” ALLA LEGGE ZAN.

Pasqua, oltre i limiti del consumismo-materialismo, il vero significato

Nel disastroso quadro in cui si versa, oggi ricorre la Pasqua: per molti un giorno come tanti altri; per molti, una delle tante tradizioni con la variante delle uova di cioccolato; per altri, forse pochi, è soprattutto un giorno in cui si ricorda la resurrezione di Gesù Cristo, uomo giusto, Signore e Dio, ucciso dai poteri, dagli interessi e dalle tradizioni insensate. La sua vita e la sua morte sono soprattutto fatti, storici. Se ne trova testimonianza inequivocabile nelle Scritture e tra i cronisti del tempo.

Anche la Pasqua, in maniera simile ad altre festività, stigmatizza la natura materialistica dell’uomo. È chiaro, e lo si evince anche e soprattutto ai “piani alti”, in chi dirige la società, come l’uomo tenda in via sempre  più  esclusiva a ciò che può rappresentare un tornaconto personale. Di più: il precario equilibrio degli interessi sfocia quasi sempre in una prassi di abusi e prevaricazione.

Sembra insensato donare la propria persona, i propri sentimenti, il proprio essere, al prossimo. Oggi si festeggia chi ha insegnato esattamente il contrario.

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna.»

[Giovanni 3:16]

E se Gesù fosse vissuto ai giorni d’oggi andando contro tutti gli schemi, le tradizioni e gli interessi , quanti di dicoloro che oggi si riuniscono per “festeggiare” la Pasqua sarebbero stati dalla parte dei suoi assassini? Quanti dei suoi imitatori. Basta  guardare l’andazzo per farsi un’idea.

L’esempio vivente di Cristo, propone una via opposta ai legami con l’egoismo, l’orgoglio, l’odio e le negatività. Una via percorribile a chi gli crede. E questa notizia, è una notizia di fede,  non certo superflua o superata. Una bella prima pagina, sempre.

Dalla redazione di VeritasNews24: BUONA PASQUA A TUTTI!

 

SM

Giornata della Memoria: La Storia insegna. Ma solo a chi vuole imparare.

“Prima, durante e dopo la mia prigionia mi ha ferito l’indifferenza colpevole più della violenza stessa. Quella stessa indifferenza che ora permette che Italia e Europa si risveglino ancora razziste; temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite.”

– Liliana Segre –

Tra i 4 e i 6 milioni: circa i due terzi degli ebrei d’Europa che vennero brutalmente eliminati tra il 1933 e il 1945, insieme a tantissime altre persone che persero la vita a causa dell’Olocausto, per un totale di circa 15-17 milioni di vittime.

Numeri che, purtroppo, non potranno mai rendere l’idea della sofferenza, della solitudine, della disumanità che hanno subito innumerevoli persone, ridotte ad un numero e che si sono ritrovate ad essere i protagonisti dello sterminio più grande che la Storia abbia mai visto.

Mali provenienti dalla parte più oscura del cuore umano e che, sebbene sopiti, continuano a manifestarsi in maniera più soffusa in tutte le storture della società attuale, creando discriminazioni, emarginazione ed isolamento e che oggi dilagano creando gravissimi vuoti e altissimi gradi di depressione.

La Storia insegna. Ma insegna solo a chi vuole imparare.

La Storia parla. Eppure non tutti hanno la voglia di ascoltarla.

La Storia, quella verace e giusta, la scrive solo chi ha il coraggio di scriverla.

“Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui.”

– Liliana Segre –

Al giorno d’oggi, purtroppo, sono pochissimi coloro che, per amore della giustizia e della verità, si muovono coraggiosamente per remare contro la cascata di ingiustizie e di soprusi che colpisce con violenza la gente. Sono pochi coloro che si schierano con forza, guardano oltre il proprio giardino, oltre i propri interessi. Ancora di meno coloro che percepiscono il valore del prossimo, prodigandosi per gli altri perché, in fondo, conoscono il gelo della solitudine.

Ancora di più, in una Città martoriata come quella di Reggio Calabria, dove vige la legge del silenzio e i pochi che insorgono vengono relegati nei confini della pazzia, nasce il bisogno di creare la coscienza che ognuno nel suo piccolo può innescare una rivoluzione.

Nella Giornata della Memoria, dunque, dove i cuori di tutti si collegano nel ricordo di un’enorme tragedia, l’invito che sorge è quello di ripartire dal prossimo riconoscendolo come valore aggiunto per la propria persona, anche e soprattutto cogliendo e mettendo in risalto le diversità al fine di una grande crescita collettiva:

“Nel bene del tuo prossimo, sta il tuo bene”

– Gilberto Perri –

 

S.M.