Operazione globale congiunta “Goals”, GdF e ADM contro traffico di droghe sintetiche

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza hanno partecipato all’operazione congiunta denominata “GOALS” – Global joint enforcement Operation Against Looming Synthetic drugs, promossa dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane OMD – WCO al fine di contrastare il traffico illegale di droghe sintetiche. L’operazione, attuata in collaborazione con i principali Uffici di collegamento dell’intelligence regionale, fra i quali quello per l’Asia e il Pacifico (RILO AP), il Servizio doganale della Corea (KCS) e l’Unità operativa congiunta di interdizione aeroportuale (Joint Airport interdiction Task Force – JAITF) in ambito AIRCOP (progetto multiagenzia tra UNDOC, INTERPOL e WCO), ha visto la partecipazione a livello nazionale di 79 Amministrazioni doganali e diverse organizzazioni internazionali tra le quali, l’Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti (The International Narcotics Control Board – INCB), l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine (The United Nations Office on Drugs and Crime – UNODC), l’INTERPOL e l’EUROPOL.

Scopo principale dell’operazione è stato il contrasto al traffico di droghe sintetiche, gestito dalle organizzazioni criminali transnazionali, ma l’operazione ha incluso anche attività di controllo per ogni altra droga illecita e precursori chimici rilevati nell’ambito delle attività operative poste in essere.

Il 12 maggio si è svolta la riunione di de-briefing dell’operazione doganale congiunta, nella quale sono state illustrate le attività svolte ed i risultati ottenuti.

Dopo oltre due mesi di attività, l’operazione GOALS ha registrato a livello mondiale 937 sequestri pari a circa 6,78 tonnellate di droga, di cui 2,325 tonnellate relative a droghe sintetiche. Tra le attività poste in essere sul territorio italiano nella fase operativa dell’Operazione, tra il 1° e il 19 febbraio 2021, sono stati registrati sequestri di particolare rilevanza presso il porto di Gioia Tauro: circa 1.300 kg. di cocaina proveniente dal Sud America che hanno indicato l’Italia come il principale Paese in termini di quantità sequestrata per tale droga nell’ambito dell’Operazione.

Le attività di controllo hanno determinato un ottimo risultato anche in relazione ai sequestri di Khat effettuati presso l’aeroporto internazionale di Malpensa (173 Kg), confermando l’Italia, in ambito globale, come il paese ove si è registrato il maggior numero di sequestri, in termini di quantità, anche per tale tipologia di droga. Si evidenziano inoltre, per numero di sequestri sul territorio nazionale, i casi relativi a spedizioni di cannabis prevalentemente presso gli scali aeroportuali di Milano Linate e Malpensa e sequestri minori di oppiodi e psychedelic drugs a seguito passeggeri e per spedizioni postali.

“Il successo di questa operazione dimostra ancora una volta che il coordinamento rafforzato tra le varie parti
coinvolte, Customs-to-Customs collaboration, Customs-to-Business partnerships e Customs-to-Other Government
Agencies cooperation, svolge un ruolo chiave nella lotta contro il traffico illecito”, ha dichiarato il Dr. Kunio
Mikuriya, Segretario Generale dell’OMD.

I Maneskin infiammano l’Europa all’Eurovision, Vittoria dell’Italia su Svizzera e Francia

Dai marciapiedi di Roma al palco internazionale dell’Eurovision: i Maneskin, forse, sono uno dei pochi gruppi italiani che ci ricordano quanto sia importante “partire dalla strada” e fare gavetta.

Dopo l’afflizione di aver perso un maestro della musica come Franco Battiato, ci consoliamo con la speranza di una musica italiana che ha ancora tanto da dare a livello internazionale. Dopo X Factor, il successo di “Chosen”, “Torna a casa” e la vittoria di Sanremo quasi a rivendicare tutte le eliminazioni storiche del festival della musica italiana, il quale aveva decretato l’ultimo posto per Vasco Rossi e l’eliminazione dei Negramaro. Come si dice: il resto è storia.

“E’ la canzone più sbagliata per Sanremo. Portiamola a Sanremo”. Racconta Damiano in un’intervista; e, a quanto pare, l’essere “sbagliati” per il festival della musica italiana, questa volta, ha premiato, come testimoniano i 524 voti del pubblico dell’Eurovision valevoli per la conquista della vetta. L’esibizione, tra i fuochi del palco, potremmo dire, senza nemmeno troppi giri di parole, che sia stata degna dell’esibizione dei Muse alle Olimpiadi di Londra.

Dicono che i membri della band abbiano gusti musicali molto diversi tra loro: dal Pop al Soul, questi quattro ragazzi – di cui il più grande ha 22 anni – hanno saputo coniugare le loro diversità e creare qualcosa di cui, credo, sentiremo ancora parlare.

La strage di Capaci, 29 anni dopo, nel ricordo degli innocenti

Oggi ricorrono i 29 anni dall’attentato, perpetrato da “Cosa nostra”, in cui il giudice Giovanni Falcone perse la vita.

La vicenda ha avuto luogo il 23 maggio del 1992 nei pressi di Capaci (PA), nell’autostrada A29. La strada venne fatta esplodere con oltre 500kg di tritolo, andando in questo modo ad uccidere, oltre al giudice Falcone, Francesca Morvillo (moglie del giudice Falcone) e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

La “decisione” dell’attentato venne presa in seguito ad una serie di incontri avvenuti tra gli esponenti più importanti di Cosa Nostra, tra i cui “partecipanti” troviamo anche Salvatore Riina e Matteo Messina Denaro (tutt’ora latitante).

L’attentato  – secondo alcune indagini –  è stato ordito come rappresaglia, a seguito delle condanne emesse alla fine del Maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi soltanto qualche mese prima.

In seguito alla strage, nel 1995, venne indetto il processo “Capaci uno” ed in seguito, nel 2014, il processo “Capaci bis”, nel quale vennero condannati moltissimi esponenti e capi di Cosa Nostra, tra cui i sopracitati Salvatore Riina e Matteo Messina Denaro.

La strage di Capaci, purtroppo, è una dimostrazione di come non solo una persona che si adopera attivamente per il bene comune molto spesso rischia  la vita, ma anche le persone più care sono esposte al medesimo rischio; e noi ricordiamo oggi che la “caduta” della mafia in Sicilia ha avuto come prezzo il sangue di molti innocenti.

RIACE (RC) – Pm richiede sette anni e undici mesi di reclusione per Mimmo Lucano

Sette anni e undici mesi di reclusione: è questa la richiesta di condanna avanzata dal pm di Locri Michele Permunian a carico dell’ex sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, accusato nel processo “Xenia” di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti nel centro della Locride che era divenuto famoso in tutto il mondo proprio per le politiche sui migranti portate avanti.

Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi. L’accusa ha poi chiesto tre assoluzioni e per gli altri imputati condanne pene da un minimo di 6 mesi a un massimo 7 anni e 11 mesi.

Nella sua requisitoria il pm ha sostenuto tra l’altro che “è stata smentita la tesi difensiva che parlava di processo ‘politico’”.

“La richiesta così alta è l’ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. È stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l’area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l’opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l’accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficoltà. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l’ultimo capitolo si deve ancora scrivere”. Così Domenico Lucano.

Il ministero dell’Interno, tramite l’avvocatura dello Stato, ha chiesto un risarcimento danni da 10 milioni agli imputati nel processo Xenia tra i quali figura l’ex sindaco di Riace Domenico Lucano. Il legale del ministero, intervenuto dopo la requisitoria del pm, ha chiesto una provvisionale di 2 milioni di euro.

“La richiesta così alta – è stato il commento di Lucano, che oggi non era presente in aula – è l’ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. È stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l’area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l’opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l’accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficolta. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l’ultimo capitolo si deve ancora scrivere”. Così Domenico Lucano. (ANSA)

CULTURA – Ci lascia, all’età di 76 anni, il Maestro Franco Battiato

Assuefatti dal valore eterno dell’opera, ci convinciamo ingenuamente che anche il corpo mortale del suo autore sia incorruttibile.

Per questo, ritengo che la perdita di un genio abbia un impatto amplificato.

Franco Battiato era un unicum nella magniloquente varietà di cantautori italiani.

Anzitutto, egli era un innovatore: quando ascoltai la prima volta Fetus, all’età di 15 anni, su consiglio di un compagno di liceo, rimasi strabiliato. Una dimestichezza invidiabile delle sonorità psichedeliche abbinate ad una vena progressive che era già un marchio di fabbrica nostrano, sebbene nel contesto della musica rock.

L’artista catanese proseguì una linea coerente segnata da un’indole poliedrica dalla quale guizzavano filosofia, misticismo, politica, poesia e antropologia.

Dalla suggestiva preghiera “L’ombra della luce”  – per me il testamento spirituale del Maestro – alle irriverenti rampognate nei confronti della società civile – si pensi a Bandiera Bianca o alla più recente Inneres Auge – fluisce lo spirito in ricerca dell’Uno al di sopra del bene del male (E Ti Vengo a Cercare).

Battiato snocciolava differenti culture, s’intendeva di ascetismo e – al contempo – esercitava la sua attività politica, coerentemente ad una visione monistica di cui si avverte la traccia in tutto il suo compendio, come suggerisce – ad esempio – l’espressione “l’apparente dualità” adottata nella traccia Nomadi.

Questa libertà di spirito trascendeva, ovviamente, il senso comune e la morale quotidiana; insofferente al degrado politico, definì i parlamentari italiani delle “troie disposte a tutto”. L’allora Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, decise di revocarlo dall’incarico di Assessore al Turismo.

Difficile, per un soggetto influenzato dai protocolli sociali, coniugare la gentilezza di un nobile artista con la sfrontatezza di un simile gesto. Ma è proprio in questa versatilità che si manifesta lo spirito libero, il cui potenziale intellettivo genera spontaneamente un radicalismo senza il quale appassirebbe.

Amore e libertà spogli di compromessi sono stati i tratti distintivi di un prodigio spirituale, qual era Franco Battiato.

 

 

Covid-19, aggiornate le misure di contenimento: tutte le novità

Si riportano gli aggiornamenti inerenti alle misure di contenimento del contagio da Sars-Cov2, in seguito al dialogo tra il premier Mario Draghi e la cabina di regia convocata dallo stesso:

“18 MAGGIO – Scatta il posticipo del coprifuoco, che passa dalle 22 alle 23.

22 MAGGIO – Riaprono i centri commerciali, i mercati le gallerie e i parchi commerciali nel fine settimana e riaprono anche gli impianti di risalita nelle località di montagna, che erano chiusi dall’estate scorsa.

24 MAGGIO – Riaprono le palestre, che in base al decreto del 22 aprile sarebbero dovute ripartire il 1 giugno.

1 GIUGNO – tocca a bar e ristoranti che non hanno spazi all’aperto: si potrà prendere il caffè al bancone del bar o pranzare e cenare fuori anche nei locali al chiuso, cosa quest’ultima, che non era prevista dal decreto in vigore. Possibile inoltre, tornate ad assistere ad una competizione sportiva all’aperto, con una capienza non superiore al 25% di quella consentita dall’impianto e comunque non superiore alle mille persone.

7 GIUGNO – Il coprifuoco viene posticipato di un’altra ora: si deve rientrare a casa entro la mezzanotte.

15 GIUGNO – Tornano le feste di matrimonio ma per partecipare servirà il green pass, vale a dire il certificato di avvenuta vaccinazione, di guarigione o un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti.

Sarà il Cts a definire il numero massimo di partecipanti per gli eventi all’aperto e per quelli al chiuso. Ripartono anche le fiere con la presenza di pubblico, i parchi tematici (che in base al vecchio decreto dovevano riaprire il 1 luglio) i convegni e i congressi

21 GIUGNO – Sparisce il coprifuoco

1 LUGLIO: gli ultimi a ripartire, in base alle scelte fatte, sono le piscine al chiuso, i centri termali, le sale giochi, bingo e casinò, i centri ricreativi e sociali, i corsi di formazione pubblici e privati. Sarà anche questa la data in cui si potrà tornare ad assistere ad una competizione sportiva al chiuso: la capienza sarà limitata al 25% del totale e comunque non potranno esserci più di 500 spettatori. Il 1 luglio è anche la data di ripartenza dei congressi ma si sta ragionando di anticiparla al 15 di giugno con il green pass.”(ANSA)

 

REGGIO – Manifestazione in Piazza Italia a sostegno del Ddl Zan

Ciò che ha colpito, inizialmente, della manifestazione tenutasi, in Piazza Italia, in favore del Ddl Zan è la fascia d’età relativamente bassa dei partecipanti. Segno che la nuova generazione sia ampiamente conciliante con le tendenze contemporanee.

La Drag Queen Doretta ha condotto l’incontro, svolgendo il ruolo di moderatore ed esponendosi come intermezzo tra un intervento e un altro.

Presenti inoltre l’assessore Demetrio Delfino e il consigliere comunale Saverio Pazzano, il quale ha pronunciato pubblicamente il proprio appoggio, promettendo il personale impegno per condurre questa battaglia sui diritti civili, da egli ritenuta coerente con i principi della Costituzione.

Per il resto, non ci sarebbe, a dire il vero, molto di cui narrare: abbiamo sentito altrove e in tempi recenti le medesime argomentazioni su una legge che, a detta dei simpatizzanti, non toglierebbe nulla, ma aggiungerebbe tutele; anche se gli smemorati dimenticano di accennare che le suddette tutele siano fondate su una pretestuosa vulnerabilità poco approfondita ed estrapolata a suon di tromboni mediatici. E sorge spontaneo il dubbio: dov’erano tutti, quando il governo Renzi depenalizzava il reato di ingiuria?

I protagonisti del dibattito insistono sulla relativizzazione del concetto di normalità a proposito della famiglia, come se invocare il nome dell’amore fosse sufficiente a realizzarne le dinamiche, e sul confine tra opinione, critica e offesa, con approccio piuttosto emotivizzante, senza mai scendere nel dettaglio.

Lamentano, oltretutto, la presunta disinformazione di chi obietta tale provvedimento; eppure non abbiamo udito argomentazioni antitetiche in grado di alimentare il dialogo, bensì risposte confezionate, già attinte da un precedente copione, come – ad esempio – la presenza dell’identità di genere nell’ordinamento giuridico e il fatidico articolo sul diritto di critica sul quale, astutamente, si omette il vincolo di idoneità a cui è sottoposto.

A testimonianza della povertà di argomenti, l’inserimento di capitoli fuori contesto come il conflitto israelo-palestinese, con palese simpatia verso la sponda araba, per dare sostanza ad un insipido brodo ideologico. Anche qui storciamo il naso, dato il noto orientamento musulmano sull’omosessualità.

Tirando le somme: la fumosa irrequietezza trasparsa dall’iniziativa presuppone la certezza che il ddl Zan sarà tranquillamente approvato, soprattutto in assenza di una reale opposizione.

 

 

 

L’Università Popolare di Reggio Calabria “Uni.Pace” dice NO alla LEGGE ZAN

Nella giornata del 12/05/2021 si è svolta l’Ottava Commissione Consiliare che ha avuto come oggetto del dibattito il Disegno Di Legge Zan-Scalfarotto, alla quale ha partecipato l’Associazione culturale “Università Popolare di Reggio Calabria – Uni.Pace”, ente di formazione che dal 2001 opera nella Città Metropolitana di Reggio Calabria collaborando con Enti Locali e Istituzioni scolastiche, per esprimere il proprio dissenso nei confronti del suddetto testo unificato in quanto viola i diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli, viola la libertà di insegnamento e nasce dal pretesto di un’infondata emergenza nazionale.

Nell’ambito dell’azione svolta all’interno delle istituzioni scolastiche, l’Uni.Pace ha sempre cercato di tutelare e sostenere i principi educativi che i genitori desideravano vedere rispettati, senza perdere di vista che qualunque dimensione educativa attenta deve tenere conto di forme d’accoglienza creative e positive nei confronti di posizioni e impostazioni educative diverse, pur nel rispetto del bagaglio valoriale di ogni famiglia.

Essendo la Mission dell’Associazione basata su valori cristiani e sugli insegnamenti di Gesù Cristo, l’Uni.Pace da sempre si è schierata dalla parte degli “ultimi” e di coloro che non avevano voce, condannando senza esitazione ogni forma di discriminazione.

In questo ambito si ricorda che l’ente ha promosso progetti di servizio civile, coinvolgendo le scuole del territorio reggino, impiegando i volontari in attività per la prevenzione di bullismo, cyberbullismo e ogni forma di violenza e discriminazione.

Proprio in virtù dell’esperienza maturata nel campo della formazione e dell’educazione, si ritiene che il T.u. Zan sia un pericolo per la libertà educativa sia dei genitori che dei docenti:

  1. Violazione dei diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli: Diritti che sono riconosciuti dall’art. 30 della Costituzione, e dall’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, i quali sanciscono che vi è “diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli”. È logico che, prendendo in considerazione la visione antropologica su cui si basa questa legge, seppur non condivisa dalle famiglie, sarà comunque ritenuta obbligatoria nei percorsi educativi proposti nelle scuole, andando così a violare i diritti precedentemente illustrati.
  2. Violazione della libertà di insegnamento: Tra le conseguenze dell’approvazione del t.u. Zan, si annovera una cospicua riduzione dell’autonomia didattica e della libera espressione culturale del docente: gli insegnati sarebbero chiamati ad astenersi dal manifestare opinioni contrarie alla teoria della fluidità del genere, a cui rimanda il termine “identità di genere” e, sarebbero costretti a partecipare all’organizzazione di “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile” in occasione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, pur non condividendo i messaggi trasmessi agli studenti e senza poter manifestare il dissenso o discutere sull’argomento, senza rischiare un procedimento penale per aver manifestato pensieri omofobi secondo il DDL Zan. Tutto ciò viola l’art.33 della Costituzione secondo cui “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” che garantisce per l’appunto un insegnamento libero e funzionale, al fine di plasmare il senso critico necessario per gli obiettivi di formazione integrale dei discenti, sempre nell’ottica del rispetto e dello sviluppo democratico della società.
  3. Infondata emergenza nazionale: Il disegno di legge Zan prende origine da una presunta emergenza nazionale con episodi di deprecabile violenza, secondo cui violenze e discriminazioni contro omosessuali sarebbero diffusissime.  Ciò però viene smentito dai dati forniti dalla Fundamental Rise Agency dell’Unione Europea che colloca l’Italia tra i Paesi più sicuri d’Europa per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minacce e discriminazioni, in quanto sono già in vigore leggi nazionali che tutelano le persone da questi episodi. Nello specifico, l’Osservatorio della sicurezza contro gli atti discriminatori riporta una quarantina di segnalazioni per reati omotransfobici e di cui solo una parte di questi sono accertati. È doveroso precisare che anche un singolo episodio di violenza rappresenterebbe un grave atto che però è già punito con le leggi ad hoc e non giustifica l’emergenza sociale che la legge invoca come pretesto.

A nostro avviso l’effettiva l’emergenza sociale che siamo costretti ad affrontare al giorno d’oggi e che riporta dati sconcertanti quali 200-300 morti al giorno, è la grave crisi pandemica da Covid-19: quello che i fautori del disegno di legge Zan invocano non è assolutamente uno stato di emergenza per cui non vi è motivo di approvare tale testo unificato.

Il Presidente

ROMEO Maria Letizia

Associazione “Insieme per l’Integrazione” su LEGGE ZAN: “Superflua e lesiva”

Nella giornata di ieri, 12 maggio 2021, l’Associazione di Volontariato “Insieme per l’integrazione” di Reggio Calabria ha partecipato al dibattito sul Disegno di Legge Zan, tenutosi durante l’Ottava Commissione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria.

L’Associazione, che si fonda sui principi e i valori cristiani e che si occupa del benessere di soggetti che vivono in situazioni di emarginazione, compresi i disabili e le loro famiglie, si è espressa nettamente contraria a questo disegno di legge, ritenendo il DdL Zan superfluo in quanto già la Costituzione Italiana all’art.3 sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”. Le persone omosessuali e transessuali sono già giustamente tutelate dalla violenza e da altri atti lesivi al pari di qualsiasi altro cittadino e prevedere aggravanti o reati speciali di carattere omotransfobico rischia di trasformare le persone omosessuali e transessuali in una sorta di “categoria protetta e privilegiata” in violazione del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.);

Riteniamo inoltre che la legge Zan, così com’è stata proposta, va a ledere fortemente la libertà di opinione, infatti, nonostante l’art.4 del DDL ZAN venga spesso citato come garante di questa libertà, in realtà esso appare controverso e molto generico. Citiamo testualmente: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.”

È evidente dunque che, senza una definizione chiara degli atti che istigherebbero all’odio e/o alla violenza a carattere omotransfobico, la legge appare generica e a libera interpretazione del giudice e del magistrato con la possibilità che a essere sanzionata sia la semplice espressione di idee incorrendo così nel reato di opinione.

Per quanto attiene l’estensione della legge ai soggetti diversamente abili, abbiamo ragione di credere che si tratti solo di un’estensione con finalità meramente politiche e ideologiche, ciò si evince dalla legge stessa che prevede l’istituzione della giornata solo contro l’omofobia da introdurre nelle scuole escludendo i disabili.  Per finire riteniamo che dalla rilevazione di dati statistici nazionali non risulta esserci in Italia una “emergenza omotransfobia”, né una diffusione allarmante di violenze o discriminazioni omotransfobiche che consentirebbe una deroga al richiamato principio di uguaglianza. Infatti, le più ampie ricerche della Fundamental Rights Agency dell’Unione Europea (2014, 2020) collocano l’Italia tra i paesi più sicuri d’Europa per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minaccia e discriminazione, così come dai dati ufficiali dell’OSCE, dell’OSCAD e dell’UNAR emerge che non vi è una diffusione allarmante di illeciti omotransfobici.  La vera emergenza, a nostro parere, sono le numerose famiglie dei disabili lasciate isolate, abbandonate dalle istituzioni che vedono solo in noi volontari uno spiraglio di luce e speranza.

Per tutto questo diciamo “NO” ALLA LEGGE ZAN.