ANDRIA (PUGLIA)- Arrestati 4 soggetti con l’accusa di favoreggiamento e finanziamento del terrorismo

Dalle prime luci dell’alba, al termine di un’articolata attività investigativa nel settore del contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, 50 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, con il supporto di personale del Servizio Centrale Investigazione
Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, stanno dando esecuzione, ad Andria, a un’ordinanza – emessa dal competente G.I.P. del locale Tribunale – applicativa della misura cautelare personale della custodia cautelare in carcere a carico di 4 soggetti. Nei confronti di questi ultimi sono, altresì, in corso perquisizioni locali e personali, con l’ausilio
di personale specializzato e di unità cinofile del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Bari. In particolare, i destinatari della misura cautelare in carcere sono L.W. (cl. 1991), P.P. (cl.1979), T.V. (cl. 1992) e V.G. (cl. 1989), ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di “Finanziamento di condotte con finalità di terrorismo”, in quanto hanno erogato – mediante un centro “money transfer” di Andria – denaro destinato a sostenere l’attività delle organizzazioni combattenti antigovernative in Siria e, nello specifico, diretto a finanziare gli jihadisti appartenenti e affiliati all’autoproclamatosi Stato islamico. La complessa e delicata indagine è stata avviata a seguito di una specifica attivazione di Eurojust che ha inoltrato – per il tramite della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo – alla D.D.A. di Bari una segnalazione dell’Autorità giudiziaria francese, compendiante talune evidenze di interesse investigativo concernenti possibili operazioni di finanziamento del terrorismo internazionale.
L’Autorità giudiziaria d’oltralpe aveva, difatti, accertato che 2 soggetti residenti ad Andria, in data 10.01.2017, avevano perfezionato, presso un’agenzia di “money transfer” a quella sede, 2 trasferimenti di denaro (entrambi dell’importo di euro 950,00) – avvenuti a soli 3 minuti di distanza – in favore di un cittadino libanese (M.H. cl. 1984), considerato un “collettore” di denaro a disposizione dei cosiddetti “foreign terrorist fighters”. La successiva attività di indagine (convenzionalmente denominata “IL LIBANESE”) – delegata al G.I.C.O. del dipendente Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari – ha consentito, quindi, di disvelare l’operatività di uno strutturato gruppo criminale, con base
operativa ad Andria (BT), dedito al finanziamento di attività terroristiche di matrice internazionale. In particolare, le investigazioni sono state effettuate attraverso l’intercettazione di conversazioni telefoniche, l’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, indagini finanziarie nonché mediante perquisizioni e la successiva disamina della documentazione sequestrata. Gli approfondimenti svolti hanno, pertanto, permesso di accertare che le 2 persone segnalate (L.W e P.P.) – impiegando il circuito finanziario “money transfer operators” – avevano effettuato (presso la stessa agenzia di Andria) ulteriori operazioni di invio di denaro contante in favore di altri soggetti stranieri collocati in diversi Stati a rischio terrorismo, tra
cui Serbia, Turchia, Germania, Emirati Arabi, Albania, Russia, Ungheria, Giordania e Tailandia. Peraltro, è stato rilevato che i “collettori” stranieri così individuati – ben 42 – avevano rlericevuto similari finanziamenti (tramite la medesima agenzia “money transfer” e nel medesimo periodo temporale) anche da parte di altri 2 soggetti residenti ad Andria (T.V. e
V.G.), oggi attinti dalla misura cautelare personale, in stretto collegamento con i concittadini L.W. e P.P.. Le transazioni finanziarie oggetto di approfondimento sono risultate avere quasi tutte le medesime caratteristiche (importi artatamente frazionati; date di espletamento; beneficiari; agenzie di money transfer di effettuazione delle operazioni; ricorso a prestanome) ed essere volte a raggirare i presidi imposti dalla normativa antiriciclaggio e, di conseguenza,
a evitare il rischio di segnalazione di operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.
Ulteriori accertamenti hanno consentito, infine, di far emergere un ancor più inquietante quadro comprendente oltre 1000 operazioni di invio di denaro – poste in essere, mediante il circuito dei money transfer, in 49 Paesi (anche estero su estero) nel periodo 2015-2020 – aventi quali beneficiari i suddetti “collettori” stranieri, per un valore di oltre 1 milione di euro.
La presente operazione – che ha puntato all’individuazione dei flussi di denaro destinati ad alimentare azioni di cellule terroristiche – ha evidenziato la fondamentale importanza della cooperazione giudiziaria internazionale nonché il determinante contributo investigativo rinveniente dall’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette.
Conclusivamente, gli esiti dell’attività investigativa testimoniano il costante presidio esercitato dal Nucleo PEF Bari – in stretta sinergia con la locale Procura della Repubblica/D.D.A. – anche nell’azione di contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale, a tutela della sicurezza interna e, in linea generale, di quella globale.

OPERAZIONE VAX FREE – Sgominato traffico di vaccini anti Covid-19 e certificati vaccinali contraffatti venduti sul Dark Web

Sequestrati canali e account Telegram; nuovi strumenti e innovative tecniche di indagine digitale adottate per scardinare il mercato parallelo dei vaccini e dei “Green Pass” contraffatti.

Nel giorno dell’entrata in vigore della certificazione vaccinale europea indispensabile per poter tornare a viaggiare liberamente, nell’ambito di un’indagine del IV Dipartimento (Frodi e Tutela del Consumatore – Cybercrime) della Procura della Repubblica di Milano, indagine coordinata dal Procuratore Aggiunto Eugenio Fusco e diretta dai Sostituti Procuratori Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti, finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche hanno portato a temine un’ importante operazione di contrasto al fenomeno dell’illecita commercializzazione di fiale di vaccino anti covid-19 e certificati vaccinali.

Gli strumenti di investigazione Bot e Avatar, di ultimissima generazione, combinati ad un innovativo e dinamico monitoraggio “real time” della rete da parte dei militari della Guardia di Finanza, hanno consentito di individuare e sottoporre a sequestro 10 canali e account Telegram, che rinviavano ad account anonimi su specifici Marketplaces nel Dark-Web, tramite i quali era possibile interfacciarsi con il venditore e procedere all’acquisto dopo aver completato il pagamento rigorosamente in criptovalute.

Il nuovo business criminale si è focalizzato soprattutto sulla vendita di “Green Pass” contraffatti, riportanti falsi dati identificativi del vaccinato, il relativo QR Code, appositamente generato, nonché il numero che contraddistingue il lotto di origine della prima e della seconda dose di vaccino. Tali falsi “Green Pass” erano recapitabili, secondo quanto ingannevolmente riportato dai cyber-criminali, anche a chi risiede in paesi extra UE (segnatamente: Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera).

Migliaia di utenti della rete – anche a fronte di prezzi irragionevoli e rischi elevatissimi per la salute – si sono registrati sui canali illegali alla ricerca di vaccini e “Green Pass”, attratti dalle foto delle fiale e dei certificati e dall’opportunità di acquistare pacchetti all inclusive, il cui prezzo variava dai 110 ai 130 euro, con garanzia di anonimato, tracciabilità della spedizione, imballaggio a temperatura refrigerata, certificazione di avvenuta somministrazione del vaccino.

Ddl Zan, Lucio Malan mette in guardia sui pericoli che questa legge potrebbe comportare sui luoghi di lavoro

Secondo quanto afferama il vicepresidente di Pro Vita & Famiglia onlus, Jacopo Coghe il ddl Zan “mette a rischio la libertà di espressione del pensiero, di religione, di associazione e la libertà d’iniziativa economica privata”. Tali dichiarazioni sono rimarcate dal Report sulle violazioni delle libertà fondamentali causate dalle leggi sull’omotransfobia: un lavoro che ripercorre le esperienze all’estero in cui provvedimenti simili al ddl Zan sono diventati legge. Coghe parla di “compressione delle libertà fondamentali” in caso di approvazione del ddl Zan, e sul punto “sono d’accordo anche alcune associazioni femministe, che criticano l’idea del self-id, o autocertificazione di genere”. Specialmente sull’art.4 del ddl, quello dedicato alla salvaguardia della libertà di opinione e di scelta, “c’è un fronte ampio e compatto di contrarietà”, ricorda Coghe. Il rischio “è di avere maglie talmente larghe che ogni giudice potrebbe decidere cosa è idoneo e cosa no. Non c’è nemmeno certezza dal punto di vista penale per i cittadini”. Pro Vita e Famiglia chiede: “se diventasse legge il testo Zan, potremo domani fare campagna contro l’utero in affitto o contro l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso? Non si capisce”.
Presenti anche i senatori Simone Pillon (Lega), Lucio Malan (FI) e Isabella Rauti (FdI) oltre Maria Rachele Ruiu,  Onlus con specializzazione sul settore scuola.
Della stessa opinione Ruiu, membro del consiglio direttivo presso Pro Vita e Famiglia, che ricorda alcuni episodi recenti avvenuti in Messico, dove 18 candidati alle elezioni hanno infatti deciso di ‘autodeterminarsi’ donne nei documenti per rispettare le quote rosa richieste dalle leggi messicane, o i casi di atleti trans che gareggiano in competizioni sportive con le donne. “Crediamo che siano approcci tanto lontani dal nostro- spiega Ruiu- ma non è così. Ora dobbiamo piuttosto difenderci da un escamotage comunicativo che porta ad etichettare e sminuire tutti coloro che si oppongono a questo stato di cose, togliendo il diritto di parola. Quindi noi siamo tacciati di omofobia e le femministe che la pensano come noi sono considerate invece terf. C’è una divisione tra buoni e cattivi, noi siamo i cattivi e questa narrazione arriva fino ai più giovani, nelle scuole, che sono i soggetti più fragili”.
Secondo il senatore Pillon “si sta progettando una società nuova, noi per fortuna siamo ancora in ritardo rispetto ad altri Paesi e siamo ancora in tempo per fare un passo indietro prima di finire nel burrone. Le conseguenze del ddl Zan finiranno sui nostri bambini, costretti a crescere senza padre e madre, privati della loro identità. L’obiettivo finale è cancellare la famiglia naturale, costruire una società di individui soli e isolati. Serve buonsenso”.
Il senatore Lucio Malan mette in guardia sui pericoli che questa legge potrebbe comportare sui luoghi di lavoro, e per questo cita l’art. 8 del ddl Zan, secondo cui ai compiti dell’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, si aggiungono quelli relativi alla ‘prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere’. “C’è il rischio di una sorta di polizia politica in tutte le aziende– spiega il senatore- in cui tutti potranno chiedere tutele”. Quanto alla scuola, invece, “bisognerebbe semplicemente insegnare ad accettare l’unicità delle persone, senza una legge che comporti intimidazione e possa portare fino al carcere”.

Poste Italiani emette tre francobolli dedicati a Gigi Proietti, Ennio Morricone ed Andrea Camilleri

Poste Italiane comunica che oggi 29 giugno 2021 vengono emessi dal Ministero dello Sviluppo Economico tre francobolli ordinari appartenenti alla serie tematica “le eccellenze italiane dello spettacolo” dedicati a Gigi Proietti, Ennio Morricone ed Andrea Camilleri, al valore della tariffa B pari a 1,10€ per ciascun francobollo.

Tiratura: duecentomila esemplari per ciascun francobollo.

Fogli da quarantacinque esemplari.

 

I francobolli sono stampati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva non fluorescente.

Bozzetti a cura del Centro Filatelico della Direzione Operativa dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato per i francobolli dedicati a Gigi Proietti ed Andrea Camilleri; Tiziana Trinca per il francobollo dedicato ad Ennio Morricone.

 

Le vignette raffigurano rispettivamente:

  • un ritratto di Gigi Proietti in primo piano su uno scorcio del Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti di Roma di cui è stato direttore artistico. Sullo sfondo lo stesso attore calca il palcoscenico mentre saluta il pubblico acclamante;
  • un ritratto di Ennio Morricone, entro la stilizzazione del particolare di un vinile, durante la direzione di un’orchestra;
  • un ritratto senile dello scrittore Andrea Camilleri.

Completano i francobolli le rispettive leggende “Gigi Proietti 1940 – 2020”, “Ennio Morricone”, “Andrea Camilleri 1925 – 2019”, la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

Gli annulli primo giorno di emissione saranno disponibili presso lo Spazio Filatelia di Roma per il francobollo dedicato a Gigi Proietti e Ennio Morricone, presso l’ufficio postale di Porto Empedocle (AG) per il francobollo dedicato ad Andrea Camilleri.

I francobolli e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli Spazio Filatelia di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma1, Torino, Trieste, Venezia Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione sono state realizzate tre cartelle filateliche, una per ogni emissione, in formato A4 a tre ante, contenti il francobollo singolo, la quartina di francobolli, una cartolina annullata ed affrancata e una busta primo giorno di emissione, al prezzo di 15€ ciascuna.

REGGIO – L’Istituto per la famiglia contro il Ddl Zan: “Auspichiamo che tutti coloro che si professano cristiani votino a favore dei valori di Gesù Cristo

L’Associazione di volontariato Istituto per la famiglia sez. 289 – Gilberto Perri, afferente al Sistema ACU “Azione Cristiana Umanitaria” fondata dal missionario cristiano Gilberto Perri, nonché iscritta all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), si esprime nuovamente sul discusso tema del Ddl Zan, in occasione dell’odg che verrà discusso nel prossimo Consiglio comunale, sotto richiesta del Consigliere Massimo RIPEPI, per manifestare il dissenso all’approvazione della proposta di legge Zan.

A questo proposito, l’Associazione di volontariato, che opera da più di 20 anni sul territorio reggino, aiutando le fasce più deboli e svantaggiate della società, mettendo in essere progetti e manifestazioni a tutela di ogni classe, dice di NO ad un disegno di legge che viola la libertà di pensiero, di parola, di opinione, di associazione, di stampa, di educazione, di insegnamento e religiosa e, altresì, esprime il proprio consenso nei confronti del Ddl Ronzulli il quale propone una modifica all’articolo 61 primo comma del codice penale introducendo le aggravanti legate a etnia, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale e disabilità.

Si ritiene di fondamentale importanza mettere l’accento sul fatto che, il dissenso manifestato nei confronti del Testo unico Zan, non nasce da uno sterile modus operandi o da legami culturali e di tradizioni “medievali”, bensì, è frutto dell’esperienza di volontari che, insieme a tutte le altre associazioni presenti sul territorio italiano, da anni contrastano fattivamente ogni forma di violenza, discriminazione e razzismo, attraverso progetti di inclusione sociale, che sensibilizzano la collettività a creare e vivere in ambienti sani e scevri da fenomeni negativi, seguendo gli insegnamenti cristiani di amore, misericordia ed altruismo che ha lasciato il nostro Signore Gesù Cristo e che pongono per l’appunto l’Italia tra i Paesi più sicuri in materia di omo-transfobia.

Non si può pretendere che una legge sia in grado di estirpare l’odio, la malvagità e l’ignoranza di talune persone che continuano ad offendere le persone a causa del differente orientamento religioso, provenienza, sesso e orientamento sessuale; ma soprattutto non si può pretendere l’introduzione di una legge mal fatta, eccessivamente generica e che potrebbe ledere pericolosamente la libertà di espressione e di educazione: a tal proposito si sottolinea il parere positivo nei confronti del Ddl Ronzulli.

Essendo l’Istituto per la Famiglia sez.289 un’associazione fondata su valori cristiani, chiediamo a tutti i consiglieri e tutte le associazioni, tra cui quelle che hanno partecipato all’Ottava Commissione consiliare (la maggior parte delle quali hanno manifestato dissenso nei confronti del t.u. Zan) e che si reputano religiosi, cattolici e cristiani, di prendere una posizione precisa nei confronti di una legge che calpesta proprio ciò che il Signore Gesù Cristo insegna – vedasi il “Cristo Lgbt” svoltosi durante un Gay Pride a Roma nei giorni precedenti – in modo tale da fornire, ai cittadini di Reggio Calabria, un quadro il più trasparente e reale possibile di chi sono coloro che li rappresentano nelle istituzioni.

REGGIO – ProVita&Famiglia, sostegno e approvazione per la mozione contro il ddl Zan

Apprendiamo dalla stampa che oggi sarà discusso in Consiglio comunale un ordine del giorno relativo al ddl Zan, altrimenti detto sull’omofobia, e sul quale continuiamo a esprimere la nostra totale contrarietà! Le ragioni del rifiuto a questa iniziativa parlamentare, seppur nelle intenzioni presenta condivisi propositi, sono da ricercare nel suo testo redatto che di fatto si presenta come problematico e lesivo delle libertà di espressione e di educazione costituzionalmente sancite. L’ordine del giorno sul ddl Zan arriva presso l’aula “Battaglia” a seguito dei lavori in Commissione dove ampia e maggioritaria è stata la partecipazione di associazioni che hanno espresso contrarietà a questo ddl facendo emergere le tante problematiche e contraddizioni di un testo criticato trasversalmente addirittura sia dalla Chiesa cattolica che dal mondo femminista-progressista. Ci chiediamo se queste voci contrarie e, ripetiamo, maggioritarie saranno prese in considerazione da parte dei consiglieri comunali oppure si preferirà assecondare istanze ideologiche per fidelizzare un elettorato minoritario a fronte di una situazione in città sempre più catastrofica.

Chi certamente si è già dimostrato attento alle istanze di un mondo critico nei confronti del ddl Zan – un mondo che ricordiamo è ampio, composito e trasversale – è sicuramente il consigliere comunale Massimo Ripepi, il quale intende presentare una mozione in cui impegna il Comune di Reggio Calabria a esprimere parere negativo rispetto al ddl Zan. Tale iniziativa, autonoma e indipendente del consigliere Ripepi, ha tutto il nostro sostegno e la nostra approvazione perché arricchisce il dibattito intorno a questa discussa e controversa proposta di legge che di fatto non aiuta a proteggere le persone discriminate per il proprio orientamento sessuale ma introduce e impone nel nostro sistema penale una visione etica-ideologica.

Se qualcuno si sta ancora chiedendo come sia possibile che una legge che si propone di combattere le discriminazioni invece di essere accolta, viene criticata in maniera ampia e trasversale, deve sapere che il testo di questa proposta è assolutamente ambiguo e problematico. Non ci sarebbe alcuna difficoltà nell’accettare una legge che mira a combattere le discriminazioni se così fosse realmente. Ma il ddl Zan, così come è stato scritto, presenta delle criticità che lo rendono irricevibile. L’articolo 1, infatti, invece di determinare il reato, introduce una visione etica e ideologica stabilendo in sede penale cosa siano il “sesso”, il “genere” e soprattutto “l’identità di genere”. Questa modalità è inaccettabile perché tali definizioni sono tutt’altro che condivise nel senso comune, perciò andrebbero inevitabilmente ad urtare e violare la libertà di espressione di ogni cittadino. In merito, facciamo nostre le parole di Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, il quale ha dichiarato che “Affermare che distinzione tra i sessi non è un dato naturale ma è un fatto culturale, significa esprimere una convinzione che tocca i valori profondi. Nessuno può imporre alla gente dei valori. Ogni persona sceglie i valori morali e religiosi in cui vuol credere: questa è una libertà fondamentale!”. A nulla vale la cosiddetta clausola “salva idee” (che già di per sé rappresenta un allarme) se questa rimanda chiaramente all’arbitrarietà del giudice. Questi, infatti, sarà tenuto a decidere se un pensiero è penalmente sanzionabile non in base a una norma precisa ma secondo la propria personale sensibilità. Queste modalità sono tipiche di ogni regime totalitario, una deriva che il Consiglio comunale deve contribuire a fermare!

Ripepi presenta un O.D.G in consiglio contro il ddl Zan: “Spero che i consiglieri Cristiani e Cattolici votino per Cristo e non per Mammona”

E’ giunto finalmente il momento in cui il Sindaco ed i Consiglieri della nostra Città si potranno determinare sui contenuti del ddlZan. Mi auguro che tutti siano presenti a testa alta ed alcuno si faccia vincere dalla sindrome di Ponzio Pilato. La massima assise comunale, pur non avendo specifica competenza in materia, deve esprimere un voto di coscienza e di indirizzo etico ad un disegno di legge che, a mio avviso, è catastrofico e pericolosissimo per la libertà di espressione. Per tali ragioni, ho scritto, in linea con le indicazioni dei maggiori esperti nazionali del settore, un odg da presentare domani in Consiglio contro il ddlZan, affinchè il Senato della nostra Città dia un segnale chiaro e trasparente su una questione che, potrebbe cambiare le sorti della libertà di pensiero e di azione dei cittadini della nostra nazione. Spero che i miei colleghi cristiani, ultra cattolici e cattolici siano fermamente contrari al voto per un disegno di legge che si oppone a Gesù Cristo ed alla dottrina sociale della Chiesa. Auspico che nella coscienza dei miei colleghi possa vincere Cristo e soccombere Mammona con tutti i suoi interessi personali, politici e partitici; fa ben sperare, per la formulazione del convincimento del voto dei Consiglieri, la quasi plebiscitaria contrapposizione al disegno di legge delle associazioni ascoltate in Commissione Consiliare. Altresì, i moniti di Papa Francesco e dei Vescovi vanno in questa direzione ed io li condivido in pieno.

In qualità di esponente delle istituzioni della Repubblica Italiana, di libero cittadino e di cristiano convinto che le leggi divine, incarnate nella persona di Gesù Cristo, siano una via sociale certa da dover percorrere, chiedo, attraverso questo odg, che il Parlamento e il Governo nazionale facciano un passo indietro, con somma urgenza, sulla proposta di legge recante “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, altrimenti nota come ddlZan. Un grande pericolo, infatti, si sta per abbattere su tutte quelle associazioni, comunità, singoli e gruppi con convincimenti religiosi, opinioni e principi etici, che richiamano la libertà di espressione e le cui considerazioni personali a favore della naturale formazione della famiglia o della visione cristiana della società, rischiano invece di diventare un reato grave. Tutto questo sta passando sotto traccia, senza che né i media né le istituzioni aprano un’ampia discussione sulla questione dando voce a tutte le categorie coinvolte.

Il ddlZan, già approvato dalla Camera dei deputati il 4 novembre 2020, è un testo di legge che raccoglie cinque diverse proposte, tutte di esponenti della sinistra democratica, e che prevede modifiche agli articoli 604-bis e ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. Parimenti, verrebbe modificata la legge Mancino(dl 26 – 1993/122), la quale già punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità. Ma questi sono solo alcuni degli effetti di tali misure, perché la legge istituisce un’ulteriore giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, inserendo conseguenti misure per la prevenzione, il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, e ancora per il sostegno alle vittime. Non bastava il GayPride dai connotati cristofobici? Insomma, una proposta che non ha lasciato nulla al caso, tranne il fatto di violare apertamente, e senza che nessuno batta ciglio, l’art. 3 della Costituzione che sancisce il principio di eguaglianza e di non disparità di trattamento. Se la legge fosse definitivamente approvata in Senato, tutti quei soggetti (padri e madri in particolare) per i quali il concetto di famiglia è ben chiaro e si fonda sulla naturalità dei ruoli, nel rispetto tuttavia di chi manifesta un altro e legittimo desiderio o orientamento, troverebbero aperte le porte del carcere solo per un’interpretazione estrema del decreto da parte di un giudice particolarmente pregiudizievole. Alla luce di queste nuove misure, che in realtà rappresentano solo un surplus a leggi esistenti da tempo a giusta protezione di alcune categorie più fragili, i cittadini o le associazioni, che abbiano come unico intento quello di esprimere tranquillamente il proprio credo senza fare proseliti di odio né avere un pensiero selettivo, vengono esposti enormemente. Si tratta di una situazione paradossale laddove c’è una legge che tutela nel dettaglio una categoria andandone a differenziare un’altra che, per la sola manifestazione delle proprie idee, viene tacciata di “istigazione” alla violenza. Altro fronte critico è la scuola: la medesima esposizione la subiranno i docenti, perché la legge coinvolge anche e soprattutto l’educazione di bambini e ragazzi. Il ddlZan, infatti, richiama l’obbligo, probabilmente nell’ambito dell’educazione civica, di promuovere manifestazioni e cerimonie chiamando in causa le associazioni LGBT, senza tenere conto che la scuola, proprio perché laica, deve lasciare libertà a tutte le sue componenti e, quindi, anche ai docenti con un forte convincimento religioso o etico, di rifiutarsi rispetto ad una disciplina non oggettiva, ma che richiama motivi strettamente personali. Il ddlZan è un attacco aperto alla libertà di tutti ed una sleale formula camuffata da amplificazione dei diritti civili per mettere in campo una pedagogia nazionale, con l’unico obiettivo di cancellare l’identità personale e comunitaria. Il “genere neutro” diventerebbe un diktat per chiunque, trasformando la semplice esposizione del proprio pensiero in un “fatto” di reato e contravvenendo in tutto al diritto penale, che invece punisce la commissione del fatto e non l’opinione personale.

Estate 2021: Da Polizia Postale e Airbnb i consigli anti-truffa per prenotare la casa vacanza.

Dal cervello in fuga al tecnico informatico: i profili dei truffatori a caccia della caparra.

L’estate 2021 è alle porte e tra vaccini e Green Pass gli italiani guardano alle vacanze. Secondo i dati di Airbnb, stiamo assistendo ad un ritorno alla villeggiatura: le prenotazioni sono aumentate dal 33% nell’estate 2019 al 53% per quella 2021 mentre il turismo rurale è passato da un 21% nel 2019 al 37% di quest’anno.

 

Ma con la popolarità della casa vacanza online, aumenta anche il rischio di imbattersi in tentativi di truffa che prendono di mira gli utenti che per la prima volta si cimentano con la prenotazione fai da te della vacanza. Per stare più tranquilli Polizia Postale e delle Comunicazioni e Airbnb, la piattaforma di viaggio, hanno avviato una campagna per aiutare i meno esperti a riconoscere e stare alla larga dai tentativi di raggiro più diffusi, individuando i profili di truffatori più comuni e i consigli per smascherarli.

 

Italiani più digitali: più frodi virtuali

Secondo l’Osservatorio Multicanalità del Politecnico di Milano e la Nielsen, lo scorso anno 30 milioni di italiani hanno effettuato almeno un acquisto online. Il settore dei viaggi, stando alla ricerca, è quello in cui più si utilizza il digitale: quasi 7 utenti su 10, il 65%, acquista una vacanza esclusivamente online oppure alternando online e offline. Nel 2020 con lo scoppio della pandemia le segnalazioni per reati informatici al Commissariatodips.it della Polizia Postale e delle Comunicazioni sono cresciute del 142% rispetto all’anno precedente.

Per semplificare la vita ai consumatori, è nata la Guida pocket In Vacanza come a casa: prenota e parti in tutta sicurezza, curata da Altroconsumo, Polizia Postale con Airbnb per aiutare soprattutto chi è alle prime armi a orientarsi quando prenota una casa vacanza online.

 

“Nonostante gli oltre 5,6 milioni di annunci disponibili, i tentativi di truffa sono estremamente rari e un team di assistenza è disponibile 24 su 24 a supporto degli ospiti. La riprova è che le frodi più comuni avvengono su altri siti e il nome di Airbnb è utilizzato per adescare la potenziale vittima perché è un brand che tranquillizza”, spiega Giacomo Trovato, Country Manager di Airbnb Italia. “E’ importante che sia i contatti tra host e guest sia i pagamenti avvengano sempre all’interno del nostro sito o dell’applicazione, come indicato dai nostri termini di servizio. Airbnb infatti trattiene la somma al momento della prenotazione, riversandola  al padrone di casa solamente 24 ore dopo l’avvenuto check in”.

 

I profili dei truffatori

  1. Il cervello in fuga. Questo finto proprietario si è appena trasferito all’estero, e non può mostrare la casa o accogliervi di persona, anche se ci tiene molto ad affittarvela. Per fugare eventuali dubbi, spiegherà che si tratta di lavoro. La trattativa a distanza è il preludio di una richiesta di bonifico internazionale. Comincerà subito a chiedervi documenti (utili per costruire la sua prossima falsa identità), condividere non meno di 2-3 bozze di contratto À la carte, in un sospettoso crescendo di zelo che culminerà nella necessità di concludere l’affare entro 24 ore. Il tutto seguito da una finta pagina di prenotazione Airbnb, una finta fattura Airbnb e una vera scomparsa dopo aver ricevuto una caparra importante.

 

  1. Il tecnico informatico. L’host ha davvero creato un annuncio su Airbnb, ma appena chiedete informazioni tramite l’app vi propone per comodità di continuare la conversazione per posta elettronica. Il tempo di chiedervi un paio di cose sul vostro arrivo e vi manderà un’altra email informandovi che per un problema con l’aggiornamento del calendario l’annuncio non è al momento visibile nella ricerca (in realtà lo ha rimosso), e vi fornisce per comodità il link diretto, ovviamente ad un sito clone, molto simile ad Airbnb a un occhio poco esperto.

 

  1. Il compare. Anche in questo caso l’host ha creato (da poco, troppo poco) un annuncio su Airbnb, sprovvisto di recensioni. La pagina vi convince e prenotate. Il truffatore è amichevole, gentilissimo e lieto che abbiate scelto la sua casa e vi proporrà addirittura un bello sconto. Come può permetterselo? Strizzandovi l’occhio, suggerisce di annullare la prenotazione con Airbnb e di trattare privatamente, così da risparmiare entrambi la commissione del portale. Una volta incassato il bonifico, l’amichevole complicità lascerà il posto ad un assordante silenzio: l’amicone è sparito e già a caccia di un’altra vittima.

 

I consigli per non farsi fregare

  1. Non pagate mai direttamente con bonifico. Se vi viene proposto di inviare una caparra, non fidatevi: è contrario ai termini del servizio di Airbnb. Pagate esclusivamente attraverso il sito, che in nessun caso prevede il bonifico come strumento di pagamento. Airbnb generalmente trattiene l’intera somma dalla vostra carta di credito e la inoltra all’host solamente 24 ore dopo l’avvenuto check-in, dandovi il tempo di entrare in casa e verificare che tutto sia come pubblicizzato.

 

  1. Non comunicate fuori dal sito. Diffidate da chi vi propone di lasciare Airbnb per accordarvi privatamente con la promessa di uno sconto: è il preludio ad una richiesta di bonifico. Inoltre, non sarete più tutelati dalle garanzie della piattaforma. Restando nella chat dell’applicazione, potrete segnalare in qualsiasi momento al servizio clienti comportamenti sospetti.

 

  1. Occhio a link condivisi via email o da altri siti. Diffidate da chi vi contatta tramite un sito di annunci dell’usato o un portale immobiliare generico dicendo di affidarsi ad Airbnb. C’è il rischio che vi condividano un link ad un sito fasullo.

 

  1. Come riconoscere Airbnb dai cloni. Tutte le pagine di Airbnb hanno l’indirizzo che inizia con www.airbnb.it o .com, e un numero dopo la parola ‘rooms’, come nell’esempio: www.airbnb.it/rooms/30728582. Indirizzi più complicati o con una struttura diversa devono insospettirvi. Se non siete sicuri, potete cercare su un motore di ricerca il nome dell’annuncio (es. “Luminoso terrazzo Milano”) e “Airbnb” come parole chiave; dovrebbero comparire solamente le pagine legittime.

 

  1. Leggete l’annuncio con attenzione. Un annuncio ben curato è di solito indice di un host e di una casa altrettanto in ordine. Dovrebbero invece mettervi in allarme: un prezzo troppo competitivo per la settimana di Ferragosto, descrizioni particolarmente vaghe, la totale mancanza di recensioni o un profilo utente creato da pochi giorni.

 

  1. Airbnb non è un’agenzia immobiliare. Diffidate di chi vi dice di “aver dato incarico ad Airbnb” di mostrarvi la casa. Il sito infatti è solamente un portale di intermediazione, equidistante da host e guest. Non esiste “personale Airbnb con le chiavi”, come se si trattasse di agenti immobiliari.

 

  1. Attenzione agli alloggi ‘esca’. Se una volta arrivati a destinazione vi si chiede un cambio di sistemazione, ovviamente non all’altezza di quella prenotata, usando come scusa un problema improvviso sorto nell’appartamento originario che lo ha reso momentaneamente inagibile, la cosa migliore è documentare tutto e contattare subito la piattaforma per avere un rimborso totale.

Ars lucrative in grande spolvero, ognuno ha il millennio che si merita

Ogniqualvolta un soggetto nomina il Medioevo in chiave denigratoria, uno studioso imparziale si accascia esanime al suolo.

Una litania martellante proferita al fine di sovrastimare, tramite chiaroscuro, i mediocri standard dei giorni nostri.

Introduco tali considerazioni con lo scopo di esaminare le cause di un declino apparentemente inarrestabile.

Nello specifico, la scienza politica, sorta dalla necessità di organizzare e pianificare la vocazione dell’uomo alla socialità, patisce l’infermità delle ars lucrative.

Sussiste infatti un collante tra le arringhe dei politici e la logica di profitto: il primordiale istinto di sopravvivenza.

Questo, nel tanto bistrattato Medioevo, si era capito. Ma – se volessimo andare indietro nel tempo – i greci arcaici avevano già riconosciuto nelle “finalità democratiche”, le aspirazioni carrieristiche della classe media.

Altri uomini, altri valori. Il capitalismo aggressivo del ventunesimo secolo non concede sconti e avviluppa il reame politico, nella pretesa di imporsi quale metro assoluto. Così, anche coloro che hanno intrapreso studi umanistici e scientifici, ambiscono al modello antropologico del dirigente d’azienda o dello speculatore e perciò sviluppano il loro bagaglio professionistico certi della proficuità del loro investimento.

Sarà per questo che, oggi, mi sono ritrovato all’interno di una sala sfarzosa del Comune di Reggio Calabria, non più dimorato da veri Signori (categoria ormai in estinzione), ma infestato da imbonitori i quali misurano le parole parimenti ad un’operazione di mercato, dove i punti cardinali di una civiltà sono vilipesi e sbeffeggiati nel nome della credibilità, della reputazione, della flessibilità e altre sciocchezze partorite sotto l’ombrello della volgarità.

 

Operazione “Solstizio d’Estate”, oltre 60 ispezioni sul territorio nazionale per salvaguardia e sicurezza cibo

Nell’ambito dell’operazione “Solstizio d’Estate”, i Reparti Tutela Agroalimentare (RAC) hanno ispezionato oltre 60 attività del comparto agroalimentare sull’intero territorio nazionale al fine di salvaguardare il settore produttivo e garantire sicurezza e qualità del cibo.

Dalle verifiche effettuate sono emerse violazioni in materia di rintracciabilità, etichettatura ed evocazione dei marchi di tutela, che hanno condotto al sequestro di 8.892 kg  di prodotti alimentari (farine, cereali, ortofrutta, salumi e carni suine lavorate,  prodotti lattiero caseari e ittici, vino, pasta e altro).

Sono stati conseguiti i seguenti risultati:

  • riscontrate 35 imprese irregolari;
  • contestate sanzioni per 36.200 euro;
  • impartite 18 diffide ad adempiere per violazioni sanabili sull’etichettatura e le evocazioni DOP/IGP;
  • denunciate 8 persone per frode in commercio (515 c.p.) e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità (art. 650 c.p.).

In particolare, sono stati denunciati:

  • in provincia di Asti, l’amministratore di una società agricola poiché commercializzava del vino comune da tavola con etichettatura richiamante le DOCG Barolo, Barbaresco e Gavi e la DOC Primitivo di Manduria;
  • in provincia di Roma, i 4 rappresentanti di un’impresa industriale poiché commercializzavano 1.355 confezioni di prodotti trasformati evocanti la DOP Mozzarella di Bufala Campana;
  • in provincia di Salerno, il proprietario di un caseificio in quanto dalle analisi di laboratorio, eseguite su campioni di mozzarella di latte di bufala, veniva rilevata la presenza di latte vaccino superiore al 70%;
  • in provincia di Potenza, il titolare di un caseificio per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, poiché continuava l’attività produttiva nonostante la medesima fosse stata sospesa per carenze igienico sanitarie. Sequestrati penalmente 1.664 kg di prodotti lattiero-caseari;
  • in provincia di Cosenza, il legale rappresentante di una fabbrica di liquori per aver commercializzato, etichettandoli come DOP, prodotti realizzati con liquirizia biologica non a denominazione di origine.