COSENZA – Arrestato 28enne, aveva ferito gravemente il cugino con un’ arma da fuoco

E’ stato arrestato e posto ai domiciliari l’autore del ferimento di un trentunenne avvenuto la sera del 2 giugno scorso a Cassano allo Ionio, nel Cosentino. L’uomo, cugino ventinovenne della vittima, ha confessato senza svelare i motivi del gesto, è stato fermato dai carabinieri della compagnia di Corigliano Calabro su disposizione del Gip del Tribunale di Castrovillari, Simone Falerno, che ha accolto la richiesta della Procura.

L’accusa è di tentato omicidio, lesioni aggravate, nonché detenzione e porto illegittimo di arma da fuoco.

    Le indagini dei carabinieri della locale Tenenza sono scattate nell’immediatezza dei fatti a seguito di una segnalazioni dei residenti della zona che a sera tardi avevano avvertito dei colpi di arma da fuoco. Sul posto, però, i militari non hanno trovato persone ferite ma solo l’ogiva di un proiettile incastrata all’interno di una porta. Identificati e sentiti alcuni testimoni sono state acquisite successivamente anche alcune riprese della videosorveglianza che hanno fornito immagini utili a risalire alla tipologia di auto utilizzata dal responsabile dell’agguato e a individuare gli indumenti usati dal presunto autore.
A poche ore di distanza dai fatti è stato individuato il trentunenne ferito presentatosi nel pronto soccorso dell’ospedale di Castrovillari con delle ferite di arma da fuoco alla caviglia. In seguito è stata individuata la vettura utilizzata per l’agguato, risultata in uso al cugino della vittima. Da qui è stata disposta una perquisizione domiciliare nell’abitazione dell’uomo dove sono stati trovati e sequestrati gli indumenti utilizzati. Messo alle strette il 29enne, alla presenza del proprio legale, ha confessato senza però svelare il movente che lo ha spinto al ferimento del cugino.

(ANSA)

LAMEZIA TERME – Ucciso e bruciato imprenditore nel 2015, presunto killer già in carcere

Avrebbe ucciso per vendetta dopo essere rimasto vittima di una truffa con l’acquisto di una crociera ‘fantasma’ dall’agenzia della moglie della vittima. Gli uomini della Squadra mobile di Catanzaro e del Commissariato di Lamezia Terme hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Marco Gallo, ritenuto l’autore dell’omicidio e della distruzione del cadavere dell’imprenditore Domenico Maria Gigliotti, ucciso la mattina del 25 gennaio 2015 a Lamezia Terme.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Lamezia Terme su richiesta della Procura. Le indagini del pm Santo Melidona della Procura lametina diretta da Salvatore Curcio e che hanno fatto luce sul fatto di sangue, si sono orientate nei confronti di Gallo, già coinvolto nei delitti di Francesco Berlingieri (per il quale Gallo è stato già condannato dalla Corte d’assise di Catanzaro alla pena dell’ergastolo), di Gregorio Mezzatesta e dell’avvocato Francesco Pagliuso.

    Il nome di Gallo, indicato dagli inquirenti come killer spietato, figurava tra le vittime della truffa dei ‘viaggi fantasma’ venduti dall’agenzia Easy Fligth, gestita dalla moglie di Gigliotti. Sarebbe stato proprio l’incasso fraudolento dell’anticipo versato (1.100 euro) per l’acquisto di una crociera, a cui avrebbero dovuto partecipare il presunto killer e la moglie, nonché la mancata restituzione dello stesso a scatenare la violenta reazione dell’indagato che, già nel mese di ottobre 2014, aveva esploso alcuni colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione della famiglia Gigliotti.
Fondamentali per stringere il cerchio intorno a Gallo si sono rivelati, nonostante l’utilizzo di un revolver, gli esiti della comparazione balistica, affidata agli esperti della Polizia Scientifica. Da questi esami è emerso che per il danneggiamento dell’abitazione e l’omicidio era stata adoperata la medesima arma.

(ANSA).

CROTONE – PS indaga e arresta spacciatori di droga

Erano venuti a rifornirsi di droga a Crotone per poi venderla a Rocca Bernarda, questo è quello che è emerso dagli accertamenti effettuati dalla Polizia Stradale di Crotone nel pomeriggio del 09 giugno, a seguito di un controllo effettuato da una pattuglia a due soggetti a bordo della loro automobile.

In particolare, gli agenti, nel corso di un posto di controllo sulla S.S. 106, in località Passovecchio del Comune di Crotone, fermavano un’autovettura con a bordo due individui, i quali subito si mostravano non collaborativi e irrequieti al momento del controllo.

Per tali motivi e grazie al loro intuito investigativo, gli operatori procedevano alla loro perquisizione, rinvenendo addosso ad uno dei due una busta contenente oltre 50 grammi di marijuana. A seguito di ciò, il soggetto che deteneva materialmente la sostanza, andava in escandescenza, seguendo anche una colluttazione con gli operatori, i quali prontamente procedevano dunque ad arrestarlo per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Con successivi accertamenti, effettuati su disposizione della locale Autorità Giudiziaria presso le abitazioni dei due soggetti, gli uomini della Polizia Stradale rinvenivano anche due bilancini per la pesatura, oltre ad ulteriore sostanza stupefacente.

Concluse le indagini, dunque, gli operatori procedevano ad indagare entrambi i soggetti per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, oltre ad arrestare uno di essi anche per la condotta di resistenza a pubblico ufficiale.

Tale attività si innesta in un più ampio monitoraggio che la Polizia Stradale di Crotone costantemente effettua lungo le principali arterie della Provincia, anche al fine di verificare lo stato psicofisico dei soggetti che si mettono alla guida, oltre a contrastare, più in generale, la criminalità che circola sulle strade; ne è una dimostrazione, oltre ai fatti sopra descritti, anche il rinvenimento da parte degli operatori di sostanze stupefacenti, detenute per uso personale, a carico di altri due conducenti di veicoli solamente nell’arco dell’ultima settimana.

COVID-19 – Il bollettino della Regione Calabria (+78)

In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 891656 (+2.138).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 67950 (+78) rispetto a ieri.

Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: CASI ATTIVI 780 (31 in reparto, 2 in terapia intensiva, 747 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 9311 (9171 guariti, 140 deceduti)

– Cosenza: CASI ATTIVI 6303 (60 in reparto, 5 in terapia intensiva, 6238 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 16380 (15834 guariti, 546 deceduti)

– Crotone: CASI ATTIVI 131 (14 in reparto, 0 in terapia intensiva, 117 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 6350 (6251 guariti, 99 deceduti)

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 805 (56 in reparto, 5 in terapia intensiva, 744 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 22007 (21681 guariti, 326 deceduti)

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 193 (7 in reparto, 0 in terapia intensiva, 186 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 5284 (5193 guariti, 91 deceduti)

L’ ASP di Cosenza comunica che: “Oggi sono stati registrati due decessi a domicilio, avvenuti rispettivamente il 6/04/2021 ed il 27/04/2021”.

Un decesso avvenuto presso l’AOU Mater Domini è stato inserito nell’ASP di provenienza (Vibo Valentia).

CALABRIA – In arrivo con Sda 10mila vaccini

 E’ previsto per domani mattina, venerdì 11 giugno, l’arrivo di altri vaccini “Moderna” (3.200 dosi), “Janssen” (3.200 dosi) e “AstraZeneca” (3.600 dosi) destinati a tutta la Calabria. I furgoni Sda, corriere di Poste Italiane, attrezzati con speciali celle frigorifere, prenderanno in consegna i vaccini a Cosenza e procederanno alla distribuzione sul territorio regionale, raggiungendo le seguenti destinazioni finali: Lamezia Terme, Vibo Valentia, Melito Porto Salvo e Crotone.

La fornitura alle strutture ospedaliere avverrà anche in questo caso in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e l’Esercito Italiano.

CALABRIA – Coldiretti: I cinghiali in tutta la regione sono una calamità. Gli agricoltori seminano e i selvatici distruggono e raccolgono

Non siamo invasi dagli UFO, ma dai cinghiali si! Gli agricoltori  seminano e coltivano e i cinghiali raccolgono. Dove andremo a finire? Ormai la presenza dei cinghiali è una costante e  la loro proliferazione è incontrollata». E’ lapidario Francesco Cosentini, direttore di Coldiretti Calabria che è costretto di nuovo ad intervenire denunciando e descrivendo quanto sta accadendo nelle campagne calabresi anche sulla scorta di numerose segnalazioni che quotidianamente pervengono da tutto il territorio regionale. “Nonostante una presenza maggiore dei selecontrollori che ripetutamente avevamo chiesto alla Regione, nelle campagne, ma anche nei centri urbani – prosegue Cosentini – le persone devono cedere il passo ai cinghiali. Da tempo – aggiunge – abbiamo chiesto la modifica della L.R. n°9 del 17/5/1996 al fine di ridurre la popolazione del selvatico nelle aree agricole, come d’altronde è stato fatto in altre regioni, ma constatiamo che continua ad esserci un impasse legislativo/amministrativo che non tiene conto che spesso è inutile seminare e che le colture in atto vengono fortemente danneggiate; questo sta accadendo anche nei vigneti e negli impianti di kiwi, dove si registra la perdita di alcune piante, oltre che per le colture estive e estivo/autunnali. Abbiamo potuto constatare che anche le recinzioni che gli agricoltori avevano costruito per difendersi dall’assalto non bastano più! Vengono abbattute dalle orde dei selvatici. Necessariamente occorre la modifica delle norme regionali che risalgono a venticinque anni fa  e che erano state pensate per la tutela e protezione della fauna selvatica, al fine della ricostituzione del patrimonio faunistico e che oggi evidentemente si sono dimostrate non più idonee. Non chiediamo – prosegue – lo sterminio dei cinghiali, ma un giusto equilibrio tra chi da sempre è vissuto nelle aree rurali, che deve avere  la possibilità di continuare a lavorare e produrre cibo. Oggi questo equilibrio è totalmente saltato. Chiediamo che ci venga garantita la possibilità di salvaguardare il lavoro degli agricoltori , soprattutto in questa fase di emergenza sanitaria nella quale la produzione di cibo gioca un ruolo fondamentale.” Oltre ai danni e ai pericoli c’è la beffa degli indennizzi che spettano agli agricoltori che tra l’altro hanno dovuto anticipare le spese a corredo della pratica. La Regione e gli ATC sono state sollecitate più volte alla tempestiva liquidazione dei danni che risalgono anche al 2018. “Non è più rinviabile la risoluzione del problema – conclude il presidente di Coldiretti Calabria Aceto – è assolutamente necessario assicurare la giusta tutela del lavoro di chi si guadagna da vivere in campagna, la sicurezza delle persone e la vivibilità dei luoghi . Se non si prende atto di questa calamità e non si interviene non stupiamoci poi che ci siano sempre più terreni agricoli abbandonati”.

CALABRIA – Protesta contro modifica parametri Coi, Assessore Gallo: «Iniziativa necessaria per la difesa dell’olio italiano di qualità»

La Calabria guida la battaglia contro la modifica dei parametri dell’olio extra di oliva, a difesa delle produzioni di qualità italiane. 

Nel corso dei lavori della Commissione Politiche Agricole della Conferenza Stato-Regioni l’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, ha presentato il testo di una risoluzione, condivisa dalle altre regioni italiane, da indirizzare al Ministro all’Agricoltura, Stefano Patuanelli, per impegnare il Governo a stoppare l’iniziativa del Consiglio oleico internazionale, in queste settimane impegnato a rivedere i criteri di classificazione degli oli extravergini. «In particolare le Regioni del sud – ha affermato Gallo – devono essere in prima fila per tutelare e diffondere la cultura dell’olio extravergine di oliva e supportare la crescita costante della filiera dell’olio. Per questo siamo assolutamente contrari all’ipotesi di ridurre i parametri di acidità e di altre caratteristiche chimiche dei nostri olio evo, dato che così verrebbero sminuiti e mortificati sia il patrimonio inestimabile di biodiversità rappresentato dalla nostra olivicoltura, sia la qualità e le proprietà organolettiche, benefiche per la salute, dei nostri oli». Punti di vista rappresentati nei giorni scorsi anche dalle organizzazioni di categoria agricole, Confagricoltura in testa, posti ora a base della richiesta da sottoporre all’Esecutivo, in cui tra l’altro si specifica anche come l’eventuale introduzione dei nuovi requisiti causerebbe gravi danni all’intero comparto italiano, produttore di oli evo di alta qualità ma con condizioni di acidità non certo favorevoli a causa del clima, tendente ad una certa umidità, soprattutto nel Meridione. L’umidità, difatti, è causa di patologie fungine tipiche dell’olivo che comportano qualche decimale di acidità in più, senza però alterare le  caratteristiche qualitative degli oli. Situazione diversa, ad esempio, in Spagna e Tunisia, dove il clima favorisce le basse acidità,  ma non certo le caratteristiche organolettiche degli oli ottenuti. «Se si volesse valorizzare la qualità degli oli evo – rimarca Gallo –  bisognerebbe vagliare altri principi, come ad esempio l’acido oleico, che distingue concretamente gli oli di oliva dalla maggior parte degli oli di semi e valorizzare la pratica del panel test, vero elemento identificativo di un olio evo di alta qualità». Al contrario, perseguire l’ipotesi di riduzione dei parametri, sia fisici sia chimici, sottolinea Gallo, significherebbe «punire e penalizzare gli oli evo italiani ed escluderli dalla gamma degli extra vergini oli con caratteristiche organolettiche ottime per privilegiare quelli invece sensorialmente discutibili, così vanificando il lavoro degli ultimi anni, nei quali l’olio evo italiano ha assunto valori economici ben superiori alle medie internazionali, seguendo un percorso che andrebbe sostenuto privilegiando il made in Italy: l’ormai accertata minor qualità degli oli stranieri, che peraltro hanno invaso il nostro mercato, e l’aumento esponenziale di frodi nel settore, dovrebbero indurre a più incisive azioni di tutela non solo della fiducia dei consumatori, ma anche dell’economia e dei livelli occupazionali italiani».

COSENZA – Rapinatori colti in flagrante, arrestato uno degli autori

Nella tarda mattinata odierna, giungeva al numero unico di emergenza, una richiesta d’intervento per una rapina appena consumata in via Popilia ai danni di un autista cui era stato sottratto il furgone da lavoro da due soggetti a bordo di un fuoristrada di colore bianco. Nella telefonata, l’uomo descriveva il mezzo utilizzato, per cui nell’immediatezza, intervenivano due equipaggi della Squadra Mobile che a poche centinaia di metri individuavano ed intercettavano l’autovettura impiegata per compiere la rapina, bloccando a bordo uno dei due autori identificato per D.G.F, classe 1979 . Veniva appurato che la vittima, mentre era solo a bordo del suo mezzo aziendale, nel percorrere quella via per effettuare delle consegne, veniva dapprima tallonato, successivamente affiancato da una macchina il cui conducente aveva cercato di farlo accostare ma visto che l’uomo non si fermava, tagliava la strada bloccando la corsa del furgonato. Dall’auto dei rapinatori, scendeva il passeggero che lo raggiungeva a bordo del furgone, gli sferrava due violenti pugni in pieno viso, gli strappava dalle mani il cellulare e lo tratteneva per non farlo scendere ma, la vittima, seppur con non poche difficoltà, riusciva a divincolarsi e a scappare per evitare peggiori conseguenze fisiche. A quel punto, il rapinatore si poneva alla guida del mezzo aziendale e unitamente al conducente del fuoristrada bianco, i malviventi si allontanavano. Il rapinato grazie al telefono cellulare fattosi prestare da un cittadino, riusciva ad allertare i soccorsi e, in un brevissimo lasso di tempo, personale di questa Squadra Mobile, prese le prime indicazioni da parte del malcapitato, subito dopo riusciva a rintracciare la vettura oggetto di segnalazione che usciva da un area di parcheggio dove veniva anche rinvenuto il furgone aziendale oggetto della rapina. A bordo della macchina veniva identificato il cosentino D.G.F. che veniva sottoposto a perquisizione e all’interno dell’abitacolo venivano rinvenuti i documenti del furgone nonché l’auto risultava essere la stessa in quanto riportante una scritta sul vetro posteriore che era stata notata dalla vittima al momento dell’aggressione. L’attività investigativa permetteva di recuperare sia il telefono cellulare del valore di circa 1500 euro nonché il mezzo furgonato del valore di 15 mila euro. Per le lesioni patite , il soggetto doveva fare ricorso alle cure mediche presso il locale nosocomio, dal quale poi veniva dimesso con 5 giorni di prognosi. All’esito della compiuta attività di ricostruzione investigativa, le evidenze probatorie venivano condivise con il P.M. di turno presso la Procura della Repubblica di Cosenza che, in linea con le stesse, disponeva che l’arrestato fosse tradotto presso la locale Casa circondariale per ivi rimanere a sua disposizione. Serrate attività sono in corso al fine di stringere il cerchio sul secondo rapinatore.

CALABRIA – Condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere per corruzione elettorale l’ex consigliere regionale Antonio Rappoccio

L’ex consigliere Antonio Rappoccio, accusato di essere promotore di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, è stato condannato in Appello a 3 anni e 6 mesi di carcere.

Confermata, dunque, la sentenza emanata da giudici di primo grado.

Rappoccio, secondo le indagini della Procura di Reggio Calabria, avrebbe ottenuto il seggio in Palazzo Campanella tramite voti irregolari conquistati con l’esercizio di promesse lavorative presso alcune cooperative, immolate al fine elettorale, e concorsi fittizi realizzabili solo nel caso in cui il suddetto fosse stato eletto. Addirittura, alcune persone avrebbero pagato la cifra di 20 euro per partecipare alla selezione delle risorse.

 

 

 

 

 

CATANZARO – ‘Ndrangheta, operazione “Itaca-Freeboat”: 3 milioni di euro confiscati da Guardia della Finanza a presunto affiliato

Beni per oltre 3 milioni di euro sono stati confiscati dalla Guardia di Finanza di Catanzaro ad Antonio Saraco, di Badolato, coinvolto nell’operazione “Itaca-Freeboat”, culminata nel 2013 con l’arresto di 25 soggetti, ritenuti affiliati alla cosca Gallace/Gallelli, operante nel Basso Ionio catanzarese. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda, ha confermato un precedente sequestro nei confronti di Saraco, risultato coinvolto in due episodi di estorsione nella vicenda relativa alla gestione del porto di Badolato, realizzata dalla Salteg, riconducibile a imprenditori modenesi, per i quali è già intervenuta sentenza di condanna in primo e in grado di appello.

Nell’ambito di quel procedimento, a seguito delle investigazioni svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, dirette e coordinate dalla Dda, parte dei beni riconducibili a Saraco erano stati sottoposti a sequestro nel novembre del 2016, poi culminato nella confisca oggetto di sentenza di primo grado del Tribunale di Catanzaro, confermata in Appello. La vicenda processuale, in riferimento ad un successivo dissequestro è stata oggetto di procedimento a Salerno scaturito dall’operazione Genesi e conclusosi, in primo grado, con una condanna.
Le ulteriori investigazioni patrimoniali hanno avuto seguito con una ipotesi di intestazione fittizia di beni avente ad oggetto una società e il relativo complesso aziendale, tra cui un conto corrente bancario, oggetto di sequestro preventivo. Indagini che hanno consentito di ricostruire un complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta. Tra i beni confiscati ci sono il complesso alberghiero “Aquilia Resort” a Badolato (60 mila metri quadrati, albergo, due piscine, ristorante e campo sportivo), la società IT Consulting s.r.l.;una villa a Roma, società rmane tra le quali una che gestisce villaggio “Le Rosette Resort” a Parghelia, 8 magazzini, 3 locali commerciali, 28 appartamenti, 2 fabbricati, 16 terreni 2 autovetture, una moto, quote di due società con sede una a Cosenza e l’altra a Catanzaro e diversi rapporti bancari e finanziari. (ANSA).