REGGIO – Al teatro “Cilea” in scena “Euripide: Le Fenicie” con Gabriele Vacis

Proseguono gli appuntamenti culturali e artistici della nuova edizione del Festival delle arti della Magna Grecia ideato e prodotto dall’Associazione culturale Arte e Spettacolo “Calabria dietro le quinte APS” in partenariato con il Comune di Reggio Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria e il cofinanziamento della Regione Calabria – PAC 2014/2020. La rassegna teatrale dal 27 febbraio al 28 Maggio, animerà i principali teatri della città di Reggio Calabria con spettacoli di teatro classico greco, masterclass di recitazione e scrittura, seminari, incontri letterari e iniziative per i bambini.
Sabato 12 marzo, alle ore 21, al teatro “Francesco Cilea” andrà in scena lo spettacolo “Euripide: Le Fenicie. Il dibattito pubblico” con il noto drammaturgo e regista teatrale Gabriele Vacis, l’attrice Enrica Rebaudo e le scenofonie di Roberto Tarasco.
Attraverso una sapiente narrazione Gabriele Vacis condurrà gli spettatori lungo un affascinante viaggio dalla tragedia classica di Euripide all’attualità. La guerra fratricida, il giovane sangue versato, lo strazio delle donne e delle madri di Tebe rappresentano temi straordinariamente attuali. Filtrare attraverso un testo classico sentimenti d’inquietante modernità ci aiuta a comprendere le ragioni del passato e quelle del presente, scoprendo i fili sottili che ci legano a storie solo apparentemente lontane.
Vacis propone nuovi strumenti per affondare nella storia: narrare attraverso il tempo, farsi corpo e canto come il coro della tragedia, utilizzare una nuova forma di preghiera, laica e civile, per comprendere consapevolmente.
Una narrazione in dialogo continuo con le sonorità curate in diretta da Roberto Tarasco.
Le parole di Euripide parlano dell’oggi e delle generazioni che, in questo oggi, provano a costruire il loro futuro. Un invito, profondo e sincero, a essere protagonisti della cultura della legalità.
Gabriele Vacis  ha scritto e curato la regia di numerosi spettacoli teatrali e nel 2006, ha curato la Cerimonia d’apertura degli Olimpic Winter Games e di Bookstock. Dal 2002 al 2006, è regista stabile al Teatro Stabile di Torino e dal 2013 al 2017 è direttore artistico della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Attualmente, è direttore della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino.
La programmazione artistica al teatro “Cilea” prevede diversi spettacoli di teatro classico greco anche in chiave contemporanea: il 19 marzo lo spettacolo “Clitennestra” a cura della compagnia teatrale Dracma, il 9 aprile l’imagoturgia “Iphigenia in aulide” tratto dalla tragedia di Euripide e interpretata dagli attori della Lenz Fondazione di Parma; il 22 aprile si terrà la prima nazionale dello spettacolo “Dike” interpretato dalle attrici Teresa Timpano e Francesca Ciochetti della compagnia Scena Nuda; infine, il 15 maggio andrà in scena l’opera “Semper Fidelis. Ovvero il vaso di Pandora” con la compagnia Teatro del Carro.
Il festival prevede anche numerose iniziative formative rivolte ad attori ed appassionati di teatro.
Si parte l’11 e 12 Marzo con la masterclass di recitazione teatrale a cura del noto attore cinematografico Piermaria Cecchini; l’8 e 9 aprile, invece, si svolgerà il workshop di scritture del tragico a cura del docente del DAMS dell’Università della Calabria Carlo Fanelli; infine, il 20 e 21 maggio, sempre al teatro Cilea si terrà la masterclass di messinscena teatrale “DRAŌ/DRAMA” a cura della drammaturga Auretta Sterrantino in collaborazione con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
Il Festival è realizzato in partenariato con il Comune di Reggio Calabria e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria e il cofinanziamento della Regione Calabria “Avviso Interventi per la distribuzione teatrale 2020”- PAC 2014/2020.
Per assistere agli spettacoli è possibile acquistare i biglietti presso i punti di rivendita B’Art sul corso Garibaldi 325 e Bcenters in via Sbarre Centrali 260 Reggio Calabria, online sul sito www.liveticket.it/calabriadietrolequinte o presso il botteghino dei teatri tre giorni prima di ogni evento. Per informazioni e prenotazioni: e-mail info@calabriadietrolequinte.it – whatsapp 320.9778859 – telefono 347.9930588 e sul sito: www.festivalartimagnagrecia.it

REGGIO – Lo chef Nino Rossi nominato primo “Ambasciatore del Parco Nazionale dell’Aspromonte nel mondo”

La sua cucina racconta l’identità e la storia dell’Aspromonte. L’indiscusso talento rappresenta una simbolo prezioso per la valorizzazione del territorio, l’esaltazione dei gusti e dei sapori, la creazione di momenti unici attraverso i prodotti della nostra montagna.

L’Ente Parco ha nominato lo chef internazionale Nino Rossi primo “Ambasciatore del Parco Nazionale dell’Aspromonte nel mondo”.

Il riconoscimento è stato conferito allo chef nel proprio ristorante, il “Qafiz” a Santa Cristina d’Aspromonte, alla presenza del Presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Leo Autelitano, del vicepresidente Antonino Gioffrè, del componente della Giunta esecutiva Tommaso Iaria e del Funzionario delegato, Silvia Lottero.

L’Ente ha conferito allo chef il riconoscimento di Ambasciatore, donando una speciale pergamena ed un’opera d’arte, esemplare unico realizzato da Wood Design (Santo Stefano in Aspromonte) e Ceramiche Condò (Gerace). Un omaggio al geosito “Rocca del Drako” della formazione di Stilo Capo d’Orlando (oligocene), realizzato con tre materiali diversi per rappresentare l’Aspromonte: il legno di leccio che raffigura la biodiversità; il legno di ulivo per la laboriosità; la testa del Drako, simbolo di forza e resilienza, in ceramica quale richiamo alla nostra terra. Lo chef Nino Rossi, hanno spiegato i rappresentanti del Consiglio Direttivo dell’Ente, “è stato già fregiato di una Stella Michelin nel 2019 e del titolo “Tre Cappelli assegnato dall’Espresso, è un giovane che ha investito sia in termini di idee che di innovazione ricevendo molti riconoscimenti internazionali, anche grazie al suo ristorante situato all’interno del territorio del Parco Nazionale dell’Aspromonte, dove vengono creati e realizzati numerosi piatti che rispecchiano i sapori e le tradizioni dell’Aspromonte, con l’utilizzo di materie prime della montagna. Lo chef Rossi è già un testimonial autentico dell’Aspromonte che valorizza le essenze del nostro territorio attraverso la sua creatività. Grazie alla sua cucina ed al suo riconosciuto prestigio, aiuta veicolare l’immagine e le eccellenze dell’Aspromonte, attraverso una narrazione che passa dalla sua cucina e dai piatti in cui si intravede il profondo legame tra lo chef  e la nostra montagna. Con il conferimento di ambasciatore del Parco, l’Ente ambisce ad associare l’immagine e la testimonianza rappresentativa dello chef Nino Rossi, per rafforzare visibilità, prestigioso ed opinione positiva all’Aspromonte nel mondo”, hanno spiegato i rappresentanti dell’Ente Parco.

Dal canto suo lo chef Nino Rossi “ha ringraziato l’Ente per il valore istituzionale che viene dato a quello che volontariamente ho iniziato a fare  da tanti anni. Vivendo in Aspromonte, la mia cucina è legata a doppio filo con la montagna, ne traggo ispirazioni per le mie realizzazioni. Ho sempre intravisto l’Aspromonte come opportunità e spero che questa carica mi dia la possibilità di dare maggiore risonanza al nostro territorio, ricco di significati, che ha solo bisogno di un vestito migliore”.

Enteparco Aspromonte

Iniziative Giornata internazionale della donna e Giornata internazionale delle Donne giudici 2022

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina di Diritti Umani in occasione della Giornata Mondiale della Donna 2022 intende, come ogni anno, ripercorrere le conquiste sociali, economiche e politiche raggiunte dalle donne nel corso della storia e riflettere su quanta strada ancora c’è da percorrere per il raggiungimento della vera parità di genere, obiettivo agognato dell’Agenda 2030.

La storia di questa giornata è profondamente radicata nelle pagine più significative del ’900.

Attraverso la risoluzione 32/142 l’ONU stabilì nel 1977 che l’8 marzo sarebbe diventato ufficialmente la “Giornata delle Nazioni Unite per i Diritti delle Donne e per la Pace Internazionale”.

La Giornata Internazionale della Donna ebbe una genesi strettamente collegata al clima politico di inizio’900, quando la popolazione femminile iniziava ad organizzarsi per reclamare maggiori diritti, in particolar modo quello di voto.

Fu il Partito Socialista americano a lanciare l’idea di una giornata dedicata all’importanza delle donne all’interno della società.

Successivamente, questa idea venne ripresa durante la seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste tenutasi a Copenaghen, in Danimarca.

Nel nostro Paese si diffuse agli inizi del ‘900 e fu molto sentita soprattutto dalle operaie delle fabbriche le quali vedevano in questa giornata un movimento di lotta per l’affermazione dei loro diritti.

Ma fu tra gli anni della Resistenza e gli anni ’70 che avvenne il vero cambiamento nella forma mentis della donna, la quale iniziò a combattere il patriarcato e la cultura oscurantista che avevano relegato la donna a un ruolo subordinato e subordinante rispetto a quello dell’uomo.

Le donne italiane, dopo il grande contributo che avevano dato durante la Liberazione e negli anni del Boom economico, deluse e stanche per i pochi riconoscimenti ottenuti in ambito sociale, iniziarono a riempire le piazze urlando la loro intelligenza accantonata dal maschilismo imperante, ma soprattutto cominciarono a pretendere un posto al sole, dopo il buio degli ingrati secoli maschili.

Fu una vera corsa alle conquiste: non più reato per l’adulterio, possibilità di divorziare, diritto di famiglia e finalmente l’abrogazione del barbarico delitto d’onore, creatura mostruosa, partorita dal Codice Rocco, negli anni della dittatura.

Il ‘900 ha raccolto buoni frutti in fatto di diritti perle donne, questo è innegabile. Ma l’arrivo del duemila non ha portato ai nuovi, grandi traguardi che si speravano.

Il percorso per giungere a una vera e concreta parità di genere fatica a trovare pieno completamento persino in quei Paesi che possono vantare ordinamenti giuridici all’avanguardia e una legislazione fortemente salda nell’affermazione della piena uguaglianza di genere.

E’ opportuno per tale motivo che vi sia un forte impegno tanto sul fronte dell’azione interna, quanto su quello dell’attività di sensibilizzazione e cooperazione internazionale.

Nel caso del nostro Paese, ci tranquillizza ricordare che ampio è lo spazio che la Costituzione dedica al riconoscimento dei principi di uguaglianza e delle pari opportunità tra uomo e donna. Non ci resta che seguire questa mirabile strada tracciata dalla nostra Carta costituzionale, nella consapevolezza che si tratta comunque di un percorso faticoso e complesso.

E’ faticoso questo percorso perché ci sono ancora tanti muri da abbattere, retaggi del passato. Ed è complesso perché purtroppo l’attualità ci narra vicende  tremende fatte di discriminazioni quotidiane, in casa e nel mondo del lavoro, fino ad arrivare ad una brutale violenza che aumenta il gap comunicativo, emotivo e pratico tra uomo e donna.

E’ per queste donne discriminate e violate che l’8 marzo ha la sua ragione di esistere. Ma è anche vero che la Giornata Mondiale della Donna si trasformerà realmente in una festa solo quando le donne non saranno più oggetto di abusi, discriminazioni e subordinazione, solo quando scompariranno tutti i tipi di prevaricazione, da quelle macroscopiche a quelle più piccole e quotidiane, ma non per questo meno gravi.

Sono ancora tanti, inoltre, gli ambiti lavorativi in cui la donna, pur avendo titoli e competenze, fatica ad affermarsi.  E il 10 di marzo, Giornata Internazionale delle donne giudici, ci permette di mettere a confronto numeri e situazioni lavorative che non sono ancora quelli sperati.

Ripercorrendo velocemente la storia della magistratura nel nostro Paese, vediamo che le donne entrano per la prima volta in magistratura nel 1963, in seguito all’abrogazione della legge 1176 del 1919 che le escludeva da tutti gli uffici pubblici che implicavano poteri giurisdizionali, l’esercizio di diritti e potestà politiche, o la difesa militare.

Nonostante la legge del 1963, le donne continuano, oggi, a essere meno presenti nelle posizioni decisive. Secondo i dati dell’Ufficio Statistico della Magistratura (febbraio 2020), la presenza delle donne in quest’ambito diminuisce in base alla rilevanza degli incarichi. Molto marcato è infatti il divario di genere nel Consiglio Superiore della Magistratura dove solo 1 su 4 sono le donne elette e complessivamente queste ultime non sono mai state più del 25%.

E’ veramente urgente un riequilibrio di genere.

Spesso l’ADMI, l’Associazione Donne Magistrato Italiane, ha posto l’accento sulla necessità di introdurre nuove misure che garantiscano una rappresentanza di genere adeguata all’attualità.

Molto interessante, anche se amara, è la relazione “Sulle donne in Magistratura”, 17 novembre 2020, dell’ADMI. Nel breve testo vengono ricordate le difficoltà delle donne in tema di accesso ai pubblici uffici e citate con fierezza le “madri costituenti”, infine emerge la figura di Rosanna Oliva, cui era stata negata la possibilità di diventare prefetto “perché donna”.

Il CNDDU negli ultimi anni ha lanciato l’iniziativa Mimose di acciaio per permettere agli studenti della scuola italiana di conoscere storie di donne, come Franca Viola, Nilde Iotti, Maria Montessori, Oriana Fallaci e Rita Levi Montalcini, che hanno contribuito al cambiamento della società e al progresso civile.

Quest’anno ci sentiamo di segnalare come Mimosa di acciaio 2022 proprio la Dott.ssa Rosanna Oliva De Conciliis, nota semplicemente come Rosa Oliva, giurista, attivista, scrittrice italiana, insignita dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana dal Presidente Sergio Mattarella.

Conosciuta per aver vinto nel 1960, il ricorso presso la Corte Costituzionale, dopo rifiuto in quanto donna, del Ministero dell’Interno di ammetterla al concorso per la carriera prefettizia. La Consulta a suo favore fu una decisione storica, in quanto aprì i concorsi pubblici anche alle donne.

Il CNDDU chiede pertanto ai docenti della scuola secondaria di I e II grado di cogliere, nella giornata dell’8 marzo, una Mimosa di acciaio e donarla ai propri studenti, ovvero raccontare la storia della dott.ssa Oliva, attualmente Presidente dell’Associazione per la promozione sociale Rete per la Parità,  perché la sua figura omaggia sia l’8 che il 10 marzo, e perché il suo vissuto può davvero offrire importanti spunti di riflessione e incoraggiare le giovani studentesse a perseguire i loro obiettivi senza timori  e nella consapevolezza che essere donna significa, oggi più che mai,  essere protagonista della propria vita.

E la posizione sociale delle donne determina davvero sia l’emancipazione femminile che il progresso sociale in senso lato.

Solo conoscendo la storia di grandi donne possiamo realmente favorire un serio impegno divulgativo e affiancarlo a tutti i progetti tesi a eliminare, specie a livello ordinamentale, qualunque forma di disparità o discriminazione tra uomo e donna.

L’Hashtag per la Giornata Mondiale delle Donne 2022 è #Mimosediacciaio2022

 

Prof.ssa Rosa Manco

CNDDU

COSENZA – Arrivano al Museo dei Brettii e degli Enotri tutti i reperti archeologici rinvenuti nel centro storico della città

A seguito del risolutivo impulso dato dal Sindaco Franz Caruso, sono arrivati a Cosenza, al Museo dei Brettii e degli Enotri, i reperti archeologici di proprietà dello Stato rinvenuti dagli anni ’80 in poi nel centro storico della città. In particolare, si tratta di quelli provenienti dai siti di Piazza Toscano, vico S. Tommaso, Palazzo Sersale, Biblioteca Nazionale e del Convento dei Cappuccini.

In occasione dell’allestimento del 2009, era giunta presso il Museo cosentino solo una piccolissima parte di oggetti rinvenuti nell’area urbana cittadina, prima in prestito, poi in deposito, a seguito della Convenzione sottoscritta nel 2010 tra il Comune di Cosenza e l’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. Ora, finalmente, tutti i materiali conservati al Museo Nazionale della Sibaritide, fino a qualche anno fa Ufficio scavi dell’intera provincia di Cosenza, ritornano nella città in cui sono stati ritrovati.

Questo trasferimento rappresenta un evento epocale al quale hanno dato un contributo decisivo il dott. Fabrizio Sudano, già Direttore della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della provincia di Cosenza, e il dott. Filippo Demma, Direttore del Parco Archeologico di Sibari e della Direzione Regionale Musei Calabria, che con grande disponibilità e lungimiranza hanno accolto la nuova richiesta da parte del Comune di Cosenza. Lo studio di questi reperti, insieme a quelli già conservati presso il Museo archeologico cosentino, consentirà, salvaguardando l’unitarietà dei contesti archeologici, la ricostruzione, quanto più possibile completa, delle aree archeologiche della città e del suo comprensorio, dando alla comunità cosentina e al pubblico tutto, la possibilità di riappropriarsi, attraverso il patrimonio culturale del Museo cittadino, della sua identità e della memoria storica del suo territorio.

Soddisfazione è stata espressa dalla direttrice del Museo, Marilena Cerzoso, che in questi anni non ha mai perso di vista l’obiettivo di far giungere a Cosenza i materiali conservati a Sibari, nella convinzione che la collezione di un Museo civico debba riflettere il più possibile il patrimonio culturale della comunità dalla quale essa proviene, che ha diritto di fruirne. “Questa acquisizione – ha sottolineato Marilena Cerzoso – segna il superamento degli steccati della proprietà legale dei reperti e delle competenze dei vari Enti, e, in un momento storico in cui è ormai realtà il Sistema Museale Nazionale voluto dalla Riforma del Ministero della Cultura, in cui confluiscono istituzioni museali di enti proprietari diversi, risponde all’obiettivo comune di valorizzare il patrimonio culturale del territorio”.

Del resto il Museo dei Brettii e degli Enotri ha da sempre auspicato e praticato rapporti di collaborazione con gli Enti periferici del Ministero della Cultura, con cui si intende ora rafforzare il dialogo anche grazie a queste nuove acquisizioni. Infatti l’obiettivo è quello di creare un gruppo di lavoro, che sarà oggetto di una prossima convenzione tra il Comune di Cosenza, la Soprintendenza locale e il Parco archeologico di Sibari, per approfondire gli studi sulle aree archeologiche della città di Cosenza, coinvolgendo anche l’Università della Calabria, con il conseguente ampliamento dell’allestimento e dell’offerta museale, mettendo così sempre più in collegamento il Museo dei Brettii e degli Enotri con le aree archeologiche del centro storico e permettendo l’avvio di diverse attività collaterali ad esso connesse. Il trasferimento a Cosenza di questi reperti, inoltre, arriva proprio nel momento in cui l’Amministrazione comunale sta programmando diversi interventi di riqualificazione e valorizzazione del centro storico di Cosenza, nei quali il Museo dei Brettii e degli Enotri ben si inserisce soprattutto nel realizzare la sua missione di conoscenza, di tutela e di educazione permanente al patrimonio archeologico del territorio.

Città di Cosenza

Nino D’Angelo festeggia la sua carriera in tour il 13 marzo al Teatro Politeama di Catanzaro

La stagione del Teatro Politeama prosegue in musica con due attesi eventi fuori abbonamento. Dopo il concerto sold out di Claudio Baglioni di martedì 8 marzo – che torna dal vivo a Catanzaro con il suo concerto più appassionante, esclusivo e unico, “Dodici note solo” – il prossimo 13 marzo farà tappa al Politeama, per l’unico live in Calabria, anche Nino D’Angelo con la nuova tournée “Il Poeta che non sa parlare”.
Sarà l’occasione per ripercorrere, con il cantautore napoletano, tutta la sua splendida carriera iniziata nel 1976. “Ma questo 2022 – spiega D’Angelo – sarà anche l’occasione per festeggiare con il mio pubblico i 40 anni da Nu jeans e ‘na maglietta, la canzone che mi ha portato al primo grande successo. E nello stesso tempo sarà anche l’occasione per festeggiare il mio 65esimo compleanno”. Insomma, durante i live l’artista canterà i brani più amati dalla gente, da quelli da “caschetto” (come appunto “Nu jeans e ‘na maglietta”, “Pop corn e patatine”, “Maledetto treno”…) e quelli della successiva svolta musicale (“Senza giacca e cravatta”, “Jesce sole”, “O pate'”, “Brava gente”). Non mancheranno i brani del suo ultimo album “Il Poeta che non sa parlare”, come “Voglio parlà sulo d’ammore”, “Cattivo penziero” e “Sultanto si perdesse a te”.
Si tratta di una delle tournée più attese del nuovo anno, sulla scia del successo riscosso, per esempio, nel 2013 quando D’Angelo si esibì al Teatro San Carlo di Napoli con il melodramma “Memento-Momento”, dedicato al cantautore e compositore Sergio Bruni con il maestro Roberto De Simone che curò la composizione strutturale cameristica, oppure quando fece registrare nel 2017 il tutto esaurito allo stadio San Paolo di Napoli per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Il tour fa parte del triplo progetto de “Il Poeta che non sa parlare”, diviso tra l’album e il libro (edito da Baldini+Castoldi) uscito lo scorso ottobre.
I biglietti dello show sono disponibili su www.liveticket.it/politeamacatanzaro e al botteghino, aperto dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 (telefono 0961-501818).

Teatro Politeama di Catanzaro

CROPANI (CZ) – Sopralluogo del regista Eugenio Attanasio alle Grotte del Beato Paolo d’Ambrosio sulle tracce del Monachesimo

Il regista Eugenio Attanasio, accompagnato dall’avv. Sonia Martello, ha effettuato un sopralluogo alla grotta del Beato Paolo d’Ambrosio da Cropani (1432-1489), contemplativo e grande guida spirituale a favore degli ultimi. Ad accompagnarli nei luoghi prescelti dall’asceta, il giornalista Luigi Stanizzi che, negli anni precedenti, si era recato in visita alla grotta in compagnia del presidente della Proloco Angelo Grano e della compianta maestra Sara Basile. Grande la devozione verso il Beato Paolo al quale si attribuiscono numerosi episodi miracolosi. ( Mbiatu Paulu Santu, de li cieli fusti Regnante e de Cropani l’Abbucatu, mbiatu Paulu ppè nui pregati…Concetta Mancuso, Cropani, nata nel 1900 – deceduta).L’obiettivo è promuovere il sito particolarmente suggestivo: domina la vallata del Nasari emanando profonda spiritualità. L’area tuttavia necessita di interventi da mettere in atto coinvolgendo i Comuni di Cropani, Cerva, Andali e Belcastro, la Regione Calabria e la Provincia di Catanzaro. Un sito di grande interesse religioso per la presenza – e se ne scoprono ancora oggi le tracce – del Beato cropanese, la cui fama di santità per secoli nella storia ha travalicato i confini nazionali. Si connota anche per le bellezze naturalistiche, paesaggistiche, ambientali, interessanti presenze di flora e fauna, oltre che importanti rilevamenti geologici. La Calabria tutta fu terra d’elezione del fenomeno del monachesimo nel lungo periodo bizantino, che ne caratterizza la storia e la vocazione.  Come afferma nel suo documentario in Calabria il regista Vittorio de seta “l’anima calabrese ha un’impronta orientale” palpabile nelle testimonianze di vita ascetica di questi monaci di provenienza orientale che  iniziarono la Calabria ai percorsi dell’eremitismo. Riscoprirli significa ridare un senso alla conoscenza della storia, del terriotrio e dell’identità culturale.Il regista Eugenio Attanasio si aggiunge ad un lungo elenco di personalità che hanno voluto promuovere e valorizzare il Beato Paolo e i luoghi della sua vita; fra cui il sindaco di Cropani Raffaele Mercurio, Angelo Grano, Donato Lepera, Concetta Stanizzi, Pasquale Pitari, Remigio Lepera, Francesco Critelli, Antonio Cantisani, Giovanni Scarpino, Gabriele Andreozzi, Fernando Scocca, Vittorio Moretti, Giovanni Fiore, Cesare Mulè, Bonaventura Midili, P. Provenzano, C. Ruini, Maria Lina Stanizzi, Salvatore Sisca e tanti altri.Il regista Attanasio si è interessato ai luoghi del beato Paolo D’Ambrosio da Cropani dopo avere girato il film e pubblicato un libro su Gioacchino da Fiore, e dopo avere effettuato altre visite nei luoghi in cui visse San Bartolomeo di Simeri, nato a Simeri Crichi nel 1050 e morto a Rossano nel 1130.

REGGIO – L’area archeologica “Griso Laboccetta” riapre a cittadini e turisti

Venerdì la riapertura del più antico luogo di culto di Reggio Calabria finalmente restituito alla collettività dopo la riqualificazione promossa dalla Città Metropolitana
È in programma il prossimo venerdì 4 marzo alle ore 16.00 la riapertura del sito archeologico “Griso Laboccetta”, importantissima testimonianza storica situata nel cuore del centro cittadino. Nell’ultimo periodo l’area dell’antica Rhegion, situata in Via del Torrione (angolo Via Due Settembre), è stata oggetto di lavori di riqualificazione nel quadro di un programma complessivo che la Città metropolitana ha condotto in questi anni con l’obiettivo di restituire il patrimonio culturale alla fruizione della collettività e nel contempo di svilupparne pienamente le potenzialità anche nell’ottica dell’offerta turistica del territorio metropolitano. Nel corso degli anni, inoltre, il sito Griso Laboccetta, noto anche come il luogo di culto più antico della città, ha restituito reperti archeologici che sono tra i pezzi più celebri esposti oggi al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
In occasione della riapertura dell’area sacra che si terrà alla presenza del Sindaco f.f. della Città Metropolitana, Carmelo Versace, del consigliere metropolitano delegato alla Cultura e Beni Culturali, Filippo Quartuccio e di altre rappresentanze istituzionali, è previsto anche un momento di intrattenimento artistico con la performance ad opera dell’Associazione culturale “Spazio Teatro” dal titolo: “Di uomini e dèi”, reading accompagnato da musiche dal vivo, tratto da “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese, eseguito da Anna Calarco, Gaetano Tramontana e Antonio Aprile.
Ufficio Stampa
Città Metropolitana di Reggio Calabria

GERACE (RC) – Il borgo medioevale di Gerace si veste de “I Vizi Capitali”. Sabato 5 marzo la Chiesa di San Francesco d’Assisi ospiterà l’evento di moda

Saranno le mura sconsacrate della Chiesa di San Francesco d’Assisi, risalenti al XIII secolo, ad ospitare il primo evento di moda in Calabria ispirato ai sette vizi capitali.

Da un’idea dell’associazione Open Space di Sanremo, alcuni tra i più promettenti stilisti del meridione interpreteranno, attraverso la moda, uno o più vizi capitali.

Open Space si occupa dell’organizzazione di eventi di moda per brand emergenti, in location di grande rilevanza artistica e storica, di fiere e congressi relativi ai temi della gastronomia e del digital, con particolare riguardo all’innovazione, e supporta le imprese nelle attività di import & export con l’estero, per aiutarle nella ricerca dei loro fornitori.

Dalla Riviera dei Fiori, Vittorio Davoli, presidente dell’associazione, insieme a Angela Colosimo, Rizieri Mele, Amalia Mihaela Ravac, Federica Chillà ed Elvira Perri, ha scelto questa volta di sfidare la creatività di Claudio Greco, Azzurra Di Lorenzo, Michele Casto, Marina D’Antone, Maria Giovanna Costa, Jasha e Angela Colosimo, quest’ultima fashion coordinator dell’evento, nel borgo più pregiato della Calabria e di notevole spessore artistico, storico e culturale.

La sfilata si aprirà con un omaggio alla Locride, grazie alle creazioni della stilista Patrizia Papandrea, accoglierà i sette partecipanti e le loro creazioni, per poi concludersi con una cena di gala nel connubio perfetto tra medioevale e moderno che caratterizza il Casale della Rocca.

La cena di gala, così come l’intero evento, è aperto a tutti e nel rispetto del norme anti-Covid-19. L’accesso al galà è consentito con prenotazione online sul sito dell’associazione Open Space, nella sezione ticket (https://www.assopenspace.it/ticket).

<<Sono emozionato ma soprattutto molto curioso di vedere il riscontro che l’evento avrà tra il pubblico >> dichiara Vittorio Davoli, presidente di Open Space.

REGGIO – Planetarium Pythagoras: L’Astronomia e la guerra

 

L’azione offensiva sconsiderata attuata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina potrà avere conseguenze anche sulle Olimpiadi Internazionali di Astronomia a cui l’Italia è direttamente interessata in quanto paese organizzatore della XXVI edizione.

La Società Astronomica Italiana, attraverso il Presidente, prof. Roberto Buonanno, ha inviato a tutti i soci, di cui molti calabresi, la lettera che vorremmo rendere pubblica.

La Società Astronomica Italiana, a cui la Città Metropolitana ha affidato la gestione scientifica del Planetario Pythagoras, è presente nella nostra regione da quasi trenta anni. I risultati di questa presenza si possono leggere nei numeri dei ragazzi che partecipano alle Olimpiadi di Astronomia, nelle attività di formazione rivolti ai docenti, tra queste un ruolo nazionale riveste la Scuola di Astronomia di Stilo-Riace, giunta alla sua XXVI edizione, la prossima edizione sarà dedicata ai 50 anni dal ritrovamento dei Bronzi di Riace.

Di seguito la lettera del prof. Roberto Buonanno:

 

Ma che c’entra la Guerra con l’Astronomia?

È quello che mi sono chiesto proprio oggi, quando Giuseppe Cutispoto, il coordinatore delle Olimpiadi Italiane di Astronomia, mi ha inviato un messaggio per informarmi che il 24 e 25 u.s. si sono svolte regolarmente le Gare Interregionali delle Olimpiadi Italiane di Astronomia. Giuseppe mi informava così che avevano partecipato alla competizione oltre 220 scuole su tutto il territorio nazionale e che l’organizzazione aveva visto il coinvolgimento di 57 giudici, composti da personale INAF, universitario e SAIt. Tutto questo impegno porterà alla selezione della squadra italiana che, a partire dalla partecipazione di diverse migliaia di studenti, dovrà “difendere i nostri colori” nella Finale Internazionale che si dovrebbe svolgere a Matera il prossimo ottobre.

“Difendere i colori”. Una frase che abbiamo sempre pronunciato con l’orgoglio venato dalla circospezione che ci suggeriscono le cronache sportive. Frase bellissima se ci riferiamo alla nostra storia e al lavoro che ci impegna a migliorare il nostro Paese, a conservare la nostra cultura e a conoscere quella degli altri. Ma chi difenderà a Matera i colori dell’Ucraina?

Come potranno essere selezionati i ragazzi ucraini che da quindici anni hanno sempre partecipato con onore alle Olimpiadi Internazionali?

 Come potrà il Presidente russo del Comitato Internazionale assegnare una medaglia a un ragazzo o a una ragazza che si sono distinti nella conoscenza delle scienze del cielo, sapendo che ad altri è stata impedita la partecipazione?

Dovremo far finta di niente proprio a Matera, città della cultura?

Ecco il punto. A causa di una azione offensiva sconsiderata, Guerra e Astronomia non sono più due parole antitetiche.

Si tratta di una responsabilità enorme per chi l’ha compiuta.

Anche se facessimo finta di non saperlo.

 

Prof. Roberto Buonanno, Presidente SAIt

 

 

 

 

 

Ufficio Stampa

Polizia di Stato, reati d’odio: oggi la giornata mondiale contro le discriminazioni

Si celebra oggi la giornata internazionale contro le discriminazioni. La ricorrenza è anche l’occasione per sensibilizzare tutti al rispetto delle persone anche nella diversità. Come sancito all’articolo 3 della nostra Costituzione infatti “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Polizia di Stato, a tal proposito, prosegue l’opera di sensibilizzazione già iniziata nel mese di gennaio durante la settimana in ricordo delle vittime della Shoah. Non solo attraverso la comunicazione ma anche con l’azione di contrasto ai reati di odio e con iniziative rivolte soprattutto alle nuove generazioni. Incontri nelle scuole e negli stand durante gli eventi, ai quali i nostri esperti partecipano in tutto il Paese, hanno permesso di avvicinare migliaia di giovani e con essi riflettere su temi così delicati ed importanti.

La linea è quella tracciata dal Dipartimento della pubblica Sicurezza al cui interno troviamo l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad). L’organismo interforze ha come obiettivo principale quello di gestire con efficacia l’attività di contrasto ad ogni forma di discriminazione ed è incardinato nella Direzione centrale della polizia criminale, presieduto dal vice capo della Polizia Vittorio Rizzi.

L’Oscad tra le sue molteplici attività svolge anche quella di monitorare e analizzare il fenomeno attraverso i dati delle segnalazioni ricevute e quelli disponibili nelle banche dati delle Forze di polizia.

Quelli relativi al 2021 fanno registrare 361 segnalazioni di reati di matrice discriminatoria, 64 dei quali online. Tra le fattispecie prese in esame troviamo sia gli atti riconducibili a norme specificamente previste dal codice penale per contrastare la discriminazione di ogni forma (odio etnico, razziale, nazionale, religioso e nei confronti delle persone con disabilità), sia quelli che, pur non essendo ricollegabili a “reati di odio”, si manifestano in contesti in cui l’obiettivo dell’autore è discriminare la vittima.

Tra i reati più ricorrenti ci sono quelli relativi alla razza, all’etnia e al credo religioso mentre gli atti discriminatori, con più incidenza, riguardano l’orientamento sessuale.

L’Osservatorio mette a disposizione anche la seguente mail oscad@dcpc.interno.it per poter segnalare atti di discriminazione, agevolando inoltre la presentazione delle denunce da parte delle vittime.

 

POLIZIA DI STATO