COVID-19, il bollettino della Regione Calabria

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 765.740 soggetti per un totale di tamponi eseguiti pari a 831.812 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 64.811 (+108 rispetto a ieri), quelle negative 700.929.

Sono questi i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Cosenza: CASI ATTIVI 7.082 (85 in reparto AO di Cosenza; 35 in reparto al presidio di Rossano;10 al presidio ospedaliero di Acri; 7 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’Ospedale da Campo; 9 in terapia intensiva, 6.931 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 14.592 (14.088 guariti, 504 deceduti).

– Catanzaro: CASI ATTIVI 1.603 (31 in reparto all’AO di Catanzaro; 5 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 8 in reparto all’AOU Mater Domini; 8 in terapia intensiva; 1.551 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 7.914 (7.782 guariti, 132 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 672 (23 in reparto; 649 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 5.459 (5.371 guariti, 88 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 310 (20 ricoverati, 290 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.933 (4.846 guariti, 87 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 1.770 (89 in reparto all’AO di Reggio Calabria; 21 in reparto al P.O di Gioia Tauro; 9 in terapia intensiva; 1.643 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 20.082 (19.773 guariti, 309 deceduti). –

Altra Regione o Stato estero: CASI ATTIVI 51 (51 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 343 (343 guariti).

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 5, Catanzaro 22, Crotone 21, Vibo Valentia 0, Reggio Calabria 60, Altra Regione o Stato Estero 0.

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile.

REGGIO – Nuccio Pizzimenti (Cittadini per il cambiamento): “Inaugurazione Waterfront con spazzatura annessa.”

Il Presidente dell’associazione “Cittadini per il Cambiamento”, Nuccio Pizzimenti, interviene sulla prossima inaugurazione del Waterfront, con alcune osservazioni; ed afferma: – <<Il Sindaco Falcomatà, pentitosi di aver bloccato, per più di 6 anni, sia la realizzazione del Waterfront, sia del museo del mare, adesso, nella speranza di “raggranellare” voti; e magari pure nel tentativo di recuperare la credibilità perduta vuoi a causa della sua imperterrita catastrofica disamministrazione, vuoi a causa dello scandalo – (del metodo-Biden, adottato dal Piddino Castorina, che ha irrimediabilmente travolto l’immagine dell’attuale Giunta, colpito da una indagine, ancora in corso, per brogli elettorali, con i quali, secondo la Magistratura e le carte da essa acquisite, Castorina sarebbe riuscito pure a fare votare i morti), – adesso il Sindaco Falcomatà, riscopre, per incanto, la bontà del Waterfront, magnificandone addirittura gli aspetti positivi, tanto da aver recuperato tardivamente i fondi Statali ad hoc, destinati alla realizzazione dell’opera, che Falcomatà ci comunica, che sarà inaugurata, in pompa magna, il 22 Maggio prossimo, nel rispetto delle disposizioni anti-COVID!>>.

<<Peccato però, che né noi, né i cittadini Reggini, siamo di memoria corta, perché Falcomatà, aveva, a suo tempo, schifato l’opera, bloccandone la sua realizzazione per 5 anni, non capendone le sue potenzialità! Esattamente, altrimenti la città avrebbe già potuto usufruire dell’opera già 6 anni fa circa! Questa è la verità, che si nasconde dietro l’inaugurazione del Waterfront di Sabato prossimo, – sottolinea Pizzimenti, – verità che ha investito anche il museo del mare, bloccato anch’essoe che ora Falcomatà ha riabilitato a posteriori! Falcomatà, rincara Pizzimenti, ha una “costante” nella sua azione politico-amministrativa: l’essere sempre tardivo! Ma non finisce qua, perché, se da un lato Falcomatà pentitosi tardivamente di aver bloccato il Waterfront, – (tanto da inaugurarlo con un ritardo di più di 5 anni il 22 Maggio prossimo), – dall’altro va detto, che a pochi passi dal Waterfront ancora dopo 2 anni abbondanti di totale inerzia, abbiamo la mancata ristrutturazione del Lido Comunale! Il Lido, osserva Pizzimenti, completamente abbandonato a sé stesso, si sta sgretolando, perché Falcomatà non si decide ancora a restaurarlo come si conviene; e ci rammarica anche il fatto che, esso sia pieno, dentro e fuori di spazzatura, topi, e di materiali vari; e che venga utilizzato, in pratica, come discarica, come dimostrano ampiamente le foto annesse! Basta farsi un “giretto” da quelle parti, per constatare il degrado in cui Falcomatà, – (sempre per essere tardivo), – lascia il Lido Comunale, nonostante le sue promesse – (da marinaio) – mai onorate da molti anni di restaurare la struttura e restituirla alla fruibilità dei Reggini! Questa cosa, dice Pizzimenti, “fa a pugni” con l’inaugurazione del Waterfront, tanto che ci viene da dire: Waterfront con annessa spazzatura ad Ovest lato Lido, pertanto invitiamo Falcomatà a bonificare l’intera area, eliminando tutta la spazzatura, ed accompagnando l’intervento con una opportuna derattizzazione, a tutela della salute pubblica! Queste, – conclude Pizzimenti, – sono le contraddizioni che caratterizzano il Sindaco Falcomatà, che, lo ripetiamo ancora una volta, non ha la stoffa per amministrare una città, ed adesso, tra l’altro, guida pure una Giunta, che, per forza di cose, vuoi o non vuoi, usufruisce di voti dei morti, di cui la Magistratura, carte alle mani, accusa Castorina! Voti “rubati” ai morti ignari, che impongono una sola cosa: le dimissioni di Falcomatà, (prima che venga sospeso per effetto della legge Severino, per il caso Miramare), oltre di tutta la Giunta e dell’intero Consiglio, perché i Reggini non si meritano il metodo-Biden! <<Dunque, Falcomatà dimettiti, perché i Reggini non vogliono una simile Amministrazione senza etica, che arrogantemente occupa impunemente il Comune dopo cotanto scandalo!>>

REGGIO – #AmaReggio su censura manifesti Provita&Famiglia: “Palazzo San Giorgio è diventata proprietà privata”

I dettagli che emergono dall’esposto al Tar dell’associazione ProVita&Famiglia, in merito alla ormai famosa vicenda dei manifesti #StopAborto oscurati dall’amministrazione comunale, confermano quanto a molti era già chiaro: Palazzo San Giorgio da casa dei reggini è diventata proprietà privata di chi oggi la occupa tra l’altro abusivamente. La gestione dell’attuale amministrazione di centro sinistra, infatti, si caratterizza per l’arroganza istituzionale tanto da pensare di poter occultare la libera espressione di un’associazione, senza nessun passaggio regolamentare ma con una semplice email. Questa gestione molto personalistica e superficiale deve preoccupare molto, intanto perché silenzia le voci non gradite e, secondariamente perché nessuno può credere di agire ponendosi sopra le regole istituzionali. Dopo la vicenda Miramare, dopo i murales senza determina, oggi compaiono le mail censorie che attestano il carattere arrogante di chi dovrebbe rappresentare tutta la città garantendo pluralità e partecipazione, e invece si fa portavoce di interessi ideologici. Forse lor signori di sinistra credono così facendo di distrarre l’opinione pubblica dalle evidenti inefficienze amministrative in una città sempre più allo sbando. Tentativo fallito, la democrazia è altra cosa e ultimamente non abita in Palazzo San Giorgio”.

RIACE (RC) – Pm richiede sette anni e undici mesi di reclusione per Mimmo Lucano

Sette anni e undici mesi di reclusione: è questa la richiesta di condanna avanzata dal pm di Locri Michele Permunian a carico dell’ex sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, accusato nel processo “Xenia” di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti nel centro della Locride che era divenuto famoso in tutto il mondo proprio per le politiche sui migranti portate avanti.

Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi. L’accusa ha poi chiesto tre assoluzioni e per gli altri imputati condanne pene da un minimo di 6 mesi a un massimo 7 anni e 11 mesi.

Nella sua requisitoria il pm ha sostenuto tra l’altro che “è stata smentita la tesi difensiva che parlava di processo ‘politico’”.

“La richiesta così alta è l’ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. È stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l’area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l’opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l’accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficoltà. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l’ultimo capitolo si deve ancora scrivere”. Così Domenico Lucano.

Il ministero dell’Interno, tramite l’avvocatura dello Stato, ha chiesto un risarcimento danni da 10 milioni agli imputati nel processo Xenia tra i quali figura l’ex sindaco di Riace Domenico Lucano. Il legale del ministero, intervenuto dopo la requisitoria del pm, ha chiesto una provvisionale di 2 milioni di euro.

“La richiesta così alta – è stato il commento di Lucano, che oggi non era presente in aula – è l’ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. È stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l’area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l’opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l’accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficolta. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l’ultimo capitolo si deve ancora scrivere”. Così Domenico Lucano. (ANSA)

PS REGGIO – Traffico internazionale di droga: sequestrati in Albania 400 kg di cocaina, 25 arresti

REGGIO CALABRIA, 18 MAG – Quattrocento chili di cocaina, partiti dal Brasile e passati dall’Italia, sono stati sequestrati a Lipjan in Kosovo. L’operazione, effettuata con il coordinamento della Dea, ha visto impegnati i finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, la polizia kosovara e quella albanese che hanno inferto un duro colpo a un traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

La cocaina era nascosta all’interno di un container imbarcato al porto di Santos, in Brasile, transitato per il porto di Gioia Tauro . La Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria ha disposto l’esecuzione di una “consegna controllata”, cioè lasciando che il traffico giungesse all’ultima tappa.

    Fermate 25 persone, cinque delle quali arrestate.
Prima di arrivare a Durazzo, in Albania, dove il container è stato caricato in camion diretto a Lijan, a Gioia Tauro, le Fiamme Gialle e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane, attraverso la scansione radiogena, erano riusciti a scoprire i panetti. A disporre l’esecuzione di una “consegna controllata” è stata la Dda di Reggio Calabria. L’operazione è stata coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal sostituto Francesco Ponzetta. Grazie anche a un gps agganciato al container, gli investigatori sono riusciti a ricostruire il percorso. il blitz è scattato nei Balcani ieri sera quando la guardia di finanza, la polizia albanese e quella kosovara, hanno fermato il camion e sequestrato 400 panetti, di un chilo l’uno, di cocaina purissima. La droga era occultata in scatole contenenti ufficialmente della carne di pollo.

Nell’immediatezza dei fatti sono state sottoposte a fermo di polizia 25 persone, tra operai, impiegati ed autisti dell’azienda destinataria, la società “Mc Food” con sede a Kavaja, in Albania, e Lipja, in Kosovo. Sette fermati, inoltre, sono stati arrestati per traffico internazionale di stupefacenti. Tra questi c’è l’autista del camion che ha detto di non essere a conoscenza della presenza di droga. Al dettaglio sulle piazze di spaccio europeo, la cocaina sequestrata avrebbe fruttato al gruppo criminale oltre cento milioni di euro.

Inutilizzabile impianto solare ospedale, 2 mln danno erariale

CETRARO, 18 MAG – Un altro impianto solare che avrebbe dovuto produrre energia ma che, invece, non è mai entrato in funzione è stato individuato, su disposizione della Procura regionale della Corte dei Conti per la Calabria, dagli uomini del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro. L’impianto inutilizzabile, dopo quello scoperto solo poche settimane addietro, realizzato per l’ospedale di Tropea, avrebbe dovuto essere al servizio di un altro nosocomio, quello di Cetraro.

I finanzieri, coordinati dal Procuratore regionale della Corte dei conti calabrese, Maria Rachele Anita Aronica, a seguito di una segnalazione dei finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria sulla base di un’istruttoria condotta dal vice procuratore generale Giovanni Di Pietro, hanno contestato a due dirigenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza e al direttore dei lavori, un danno erariale pari a poco meno di due milioni di euro.
Nel 2011, infatti, l’Asp aveva richiesto e ottenuto finanziamenti comunitari tratti dal Por Calabria/Fers 2007-2013 per la realizzazione di un impianto termodinamico a concentrazione solare – Progetto “Prometeo” – che avrebbe dovuto produrre energia termica ed elettrica per il presidio ospedaliero di Cetraro.

Inizialmente, il progetto prevedeva l’installazione dell’opera sul tetto dell’edificio. In fase realizzativa, tuttavia, venne disposta una variante progettuale per posizionarlo su un terreno di circa 3 mila metri quadrati di proprietà dell’Asp e adiacente all’ospedale. Per la realizzazione dell’opera le necessarie autorizzazioni edilizie, paesaggistiche e sismiche previste, non risultano mai essere state richieste. Anche per questo, pertanto, nel 2017, il Gip di Paola aveva disposto il sequestro preventivo dell’impianto e, poco tempo dopo, anche il Comune di Cetraro aveva emesso un’ordinanza di demolizione del manufatto, di fatto abusivo.

All’ordinanza si era opposta l’Asp che aveva presentato ricorso al Tar, poi bocciato. A oggi, l’impianto non è stato demolito e versa in stato di totale abbandono. I destinatari del provvedimento hanno 45 giorni per controdedurre. (ANSA).

COVID-19 – Troppi positivi, un Comune calabrese in zona rossa

GEROCARNE, 18 MAG – Ariola, frazione del comune di Gerocarne di poche centinaia di anime, in provincia di Vibo Valentia, diventa da oggi “zona rossa”. A darne comunicazione è il sindaco di Gerocarne, Vitaliano Papillo.

“In controtendenza con quanto sta accadendo nel resto d’Italia – afferma il primo cittadino – vi comunico che, visto l’alto numero di casi positivi al Covid 19 riscontrati, ad oggi oltre 20 nella frazione, l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia ha deciso di dichiarare la zona rossa ad Ariola da oggi fino al 31 maggio. Purtroppo a causa di pochi – aggiunge – pagheranno le conseguenze tutti. Questo ci deve insegnare che anche quando sembra andare tutto liscio occorre rispettare le regole e non abbassare mai la guardia”. (ANSA).

REGGIO – Sport, parte oggi il 1° memorial Gilberto Perri

La Polisportiva  Tabhita annuncia l’allestimento del 1º memorial Gilberto Perri.

Sei squadre si sfideranno presso l’impianto sportivo di Catona Concessa in un torneo di calcio a 7 nell’arco delle giornate comprese tra il 18 e il 29 maggio 2021: Polisportiva Thabita, Dolce Sosta, Cyborg FC, Galatticos, Ausonia e 972 Store.

La competizione, intitolata al Dottor Gilberto Perri, di cui si ricordano le attività benefiche al servizio della comunità, è ispirata secondo i valori da Egli trasmessi, il quale credeva fermamente nelle iniziative funzionali alla conciliazione delle parti sociali.

Sarà un momento dedito alla spensieratezza e al sano divertimento.

L’evento sarà accessibile – in via telematica – tramite il canale Facebook della Polisportiva.

 

Associazione Polisportiva “Tabhita”

TAURIANOVA (RC) – Cassazione annulla provvedimento sorveglianza speciale

La Sesta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dall’avv. Francesco Sorace, ha annullato l’obbligo di soggiorno applicato a Rocco Nicoletta nel dicembre 2019 dal Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione e confermato il 24 novembre 2020 dalla Corte di Appello di Reggio Calabria.

Lo rende noto lo stesso avvocato Sorace.
“Nicoletta, incensurato, mai condannato ed in nessuna occasione attinto da misure carcerarie – sottolinea il legale – veniva sottoposto alla sorveglianza speciale aggravata dall’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza su richiesta della Procura di Palmi, poiché deferito per i reati di rissa, percosse, minacce, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento di cose sottoposte a sequestro, oltraggio a pubblico ufficiale, furto d’acqua e minacce telefoniche. La sorveglianza speciale aggravata veniva comminata sul presupposto che Nicoletta fosse socialmente pericoloso, in virtù delle mere denunce per banalissimi reati, ancora oggi non accertati, con informative di reato provenienti esclusivamente da alcuni appartenenti alle Forze dell’Ordine con i quali, in più occasioni, il Nicoletta ha avuto dei diverbi”.

“Il Tribunale reggino, prima, e la Corte d’Appello di Reggio, successivamente, non hanno preso nella benché minima considerazione – prosegue il legale – tutti gli elementi ostativi all’applicazione della misura di prevenzione aggravata posti alla loro attenzione dalla difesa, bastando la semplice denuncia in loro possesso senza alcun approfondimento sui reali fatti accaduti. La Suprema Corte di Cassazione, il 12 maggio scorso, ha annullato la sorveglianza speciale così come applicata con l’aggravante dell’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, rinviando alla Corte di Appello di Reggio Calabria per una nuova decisione”.

(ANSA)

L’Università Popolare di Reggio Calabria “Uni.Pace” dice NO alla LEGGE ZAN

Nella giornata del 12/05/2021 si è svolta l’Ottava Commissione Consiliare che ha avuto come oggetto del dibattito il Disegno Di Legge Zan-Scalfarotto, alla quale ha partecipato l’Associazione culturale “Università Popolare di Reggio Calabria – Uni.Pace”, ente di formazione che dal 2001 opera nella Città Metropolitana di Reggio Calabria collaborando con Enti Locali e Istituzioni scolastiche, per esprimere il proprio dissenso nei confronti del suddetto testo unificato in quanto viola i diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli, viola la libertà di insegnamento e nasce dal pretesto di un’infondata emergenza nazionale.

Nell’ambito dell’azione svolta all’interno delle istituzioni scolastiche, l’Uni.Pace ha sempre cercato di tutelare e sostenere i principi educativi che i genitori desideravano vedere rispettati, senza perdere di vista che qualunque dimensione educativa attenta deve tenere conto di forme d’accoglienza creative e positive nei confronti di posizioni e impostazioni educative diverse, pur nel rispetto del bagaglio valoriale di ogni famiglia.

Essendo la Mission dell’Associazione basata su valori cristiani e sugli insegnamenti di Gesù Cristo, l’Uni.Pace da sempre si è schierata dalla parte degli “ultimi” e di coloro che non avevano voce, condannando senza esitazione ogni forma di discriminazione.

In questo ambito si ricorda che l’ente ha promosso progetti di servizio civile, coinvolgendo le scuole del territorio reggino, impiegando i volontari in attività per la prevenzione di bullismo, cyberbullismo e ogni forma di violenza e discriminazione.

Proprio in virtù dell’esperienza maturata nel campo della formazione e dell’educazione, si ritiene che il T.u. Zan sia un pericolo per la libertà educativa sia dei genitori che dei docenti:

  1. Violazione dei diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli: Diritti che sono riconosciuti dall’art. 30 della Costituzione, e dall’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, i quali sanciscono che vi è “diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli”. È logico che, prendendo in considerazione la visione antropologica su cui si basa questa legge, seppur non condivisa dalle famiglie, sarà comunque ritenuta obbligatoria nei percorsi educativi proposti nelle scuole, andando così a violare i diritti precedentemente illustrati.
  2. Violazione della libertà di insegnamento: Tra le conseguenze dell’approvazione del t.u. Zan, si annovera una cospicua riduzione dell’autonomia didattica e della libera espressione culturale del docente: gli insegnati sarebbero chiamati ad astenersi dal manifestare opinioni contrarie alla teoria della fluidità del genere, a cui rimanda il termine “identità di genere” e, sarebbero costretti a partecipare all’organizzazione di “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile” in occasione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, pur non condividendo i messaggi trasmessi agli studenti e senza poter manifestare il dissenso o discutere sull’argomento, senza rischiare un procedimento penale per aver manifestato pensieri omofobi secondo il DDL Zan. Tutto ciò viola l’art.33 della Costituzione secondo cui “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” che garantisce per l’appunto un insegnamento libero e funzionale, al fine di plasmare il senso critico necessario per gli obiettivi di formazione integrale dei discenti, sempre nell’ottica del rispetto e dello sviluppo democratico della società.
  3. Infondata emergenza nazionale: Il disegno di legge Zan prende origine da una presunta emergenza nazionale con episodi di deprecabile violenza, secondo cui violenze e discriminazioni contro omosessuali sarebbero diffusissime.  Ciò però viene smentito dai dati forniti dalla Fundamental Rise Agency dell’Unione Europea che colloca l’Italia tra i Paesi più sicuri d’Europa per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minacce e discriminazioni, in quanto sono già in vigore leggi nazionali che tutelano le persone da questi episodi. Nello specifico, l’Osservatorio della sicurezza contro gli atti discriminatori riporta una quarantina di segnalazioni per reati omotransfobici e di cui solo una parte di questi sono accertati. È doveroso precisare che anche un singolo episodio di violenza rappresenterebbe un grave atto che però è già punito con le leggi ad hoc e non giustifica l’emergenza sociale che la legge invoca come pretesto.

A nostro avviso l’effettiva l’emergenza sociale che siamo costretti ad affrontare al giorno d’oggi e che riporta dati sconcertanti quali 200-300 morti al giorno, è la grave crisi pandemica da Covid-19: quello che i fautori del disegno di legge Zan invocano non è assolutamente uno stato di emergenza per cui non vi è motivo di approvare tale testo unificato.

Il Presidente

ROMEO Maria Letizia