REGGIO – Ripepi: “Il Tapis Roulant rimarrà fermo sino a Natale. Non ne possiamo più, lo gestiscano i privati!”

“Una cosa è certa: il Tapis Roulant non funzionerà per tutto il periodo prenatalizio”. Lo ha detto stamattina in Commissione Assetto del Territorio l’Ing. Beatino, Dirigente del Settore. “Bisogna rimodulare i patti per il Sud – afferma – al fine di rastrellare le risorse adeguate alla manutenzione straordinaria”. Dopodiché, il Dirigente rilascia un’ulteriore notizia, ovvero che la gara per la realizzazione dell’ultimo tratto di tale infrastruttura vede luce soltanto adesso, nonostante la delibera risalga a due anni fa.

Tale arco di tempo è inconcepibile per una qualsiasi amministrazione mediocre, la quale avrebbe risolto in meno di due settimane. Nulla di nuovo sotto il sole. Si tratta dell’ennesima medaglia per l’amministrazione Falcomatà, ad espletare il grado più scarso della storia della nostra Città.

La medesima che ha perso 100 milioni di euro di finanziamento aditi alla mobilità sostenibile; inconcludente, in questi sei anni, e incorreggibile su tutti i fronti, persino sul compimento dei progetti formulati dalle precedenti amministrazioni.

Esatto, proprio lei, l’amministrazione che ha definanziato il Waterfront, poiché ritenuto non strategico, salvo poi cambiare repentinamente idea, quando il Governo ha ribadito la necessità e il valore strategico dell’opera.

Tuttavia, la ciliegina amara sulla martoriata torta dello sfortunato Tapis Roulant è l’ultima trovata della fantasmagorica amministrazione, pronta a immolare il suddetto come “protagonista” della mobilità reggina in seno alla stagione estiva in via Marina, sulla quale pende uno stravolgimento logistico e commerciale, come annunciato dal consigliere comunale Carmelo Versace.

Il progetto, lo ha anche riferito in Commissione, potrebbe funzionare, ma se il tappeto rotante deve essere la prima donna o il primo uomo del nuovo asset turistico della Città, siamo fritti.

Non vi sarà tregua concessa al comodissimo e funzionale tappeto rotante, se rimarrà ostaggio di questa armata Brancaleone. Non funzionerà mai, tantomeno verrà ultimato.

Propongo che venga immediatamente elaborata un’idea progettuale che elargisca questa importante opera in mano a privati, per esempio da una gestione in termini di marketing, tramite cartelloni pubblicitari dislocati armonicamente su tutto il tragitto. Solo un’idea da approfondire o sostituire con una migliore. Ma una cosa è certa, non ne possiamo più, basta gestione comunale targata Falcomatà. Imprenditori privati, se ci siete aiutateci.

Massimo Ripepi

Denuncia anomalie delle inaugurazioni a pezzi dei vari manufatti del Waterfront, Falcomatà nasconde la spazzatura dietro le cabine del Lido

Pizzimenti, segnala le anomalie delle inaugurazioni a pezzi dei vari manufatti del Waterfront, quali rifacimento d’immagine politica e denuncia il tentativo di Falcomatà di nascondere la spazzatura dietro le cabine del Lido Comunale, emulo della “cameriera” furbetta, pigra e malaccorta!

 Pizzimenti,  Presidente dell’Associazione “Cittadini per il Cambiamento” segnala l’inaugurazione anomala, a pezzi ed in due tempi dei manufatti annessi al Waterfront, che sarà “battezzato” il 22 Maggio prossimo; perchè la cosa serve da “catalizzatore elettorale” ed anche per rifarsi l’immagine offuscata, specialmente dal caso Castorina. Infatti, sotto campagna elettorale Amministrativa del 2020 si inaugurarono le illuminazioni della scalinata fronte-Lido, con Assessori e Consiglieri del Centro-Sinistra, evento di cui annettiamo le foto;  ed oggi abbiamo l’inaugurazione definitiva del Waterfront! Ma questa anomalia si aggiunge a quella “migrazione” della spazzatura del Lido da un punto ad un’altro della struttura balneare!

E già, perché noi avevamo sollecitato la bonifica della spazzatura e la contestuale derattizzazione del Lido Comunale, usato da Falcomatà come discarica, perché una simile condizione di degrado del Lido, che, peraltro, si sta sgretolando inesorabilmente, perché Falcomatà non lo restaura da più di 2 anni – (per come invece aveva promesso), – fa a pugni con l’inaugurazione di Sabato prossimo del Waterfront, opera, lo ricordiamo ancora una volta, bloccata più di 6 anni fà, perché, il caro Sindaco, non ne aveva, a suo tempo, capito le potenzialità; e che adesso, con un ritardo di 6 anni appunto, dopo aver recuperato tardivamente i fondi ad hoc, Egli si affretta ad inaugurare, per “rifare il look” alla immagine della sua Amministrazione, che, come nel Falcomatà 1, brilla anche adesso per tardività e soprattutto per scandali vari: come l’episodio Miramare prima ed il caso Castorina adesso, con i presunti brogli elettorali, scoperti dalla Magistratura, carte alle mani!

Dicevamo della spazzatura dentro e fuori il Lido, usato come discarica; e lui, Falcomatà, invece di rimuoverla – (come avevamo sollecitato a tutela non solo del decoro urbano, ma soprattutto della salute pubblica, per la quale avevamo ritenuto necessaria anche una derattizzazione), –  fa come quella cameriera: furbetta, pigra e malaccorta, la cui padrona dice: – <<Spazza la casa>> e lei, la colf, dopo aver spazzato, invece di gettare tutto nel bidone dei rifiuti, pigramente mette sotto al tappeto buono di casa la spazzatura, nascondendola agli occhi della padrona, per far vedere, che è tutto pulito in casa! Il paragone è calzante, perché Falcomatà ha fatto la stessa cosa con la spazzatura del Lido; poiché per nasconderla agli occhi della cittadinanza, l’ha solo spostata di circa 4 metri, sistemandola dentro un punto più “appartato” del Lido stesso, per renderla invisibile, esattamente come la cameriera furbetta, che nasconde, appunto la spazzatura sotto al tappeto buono di casa…, e pulizia così sarebbe fatta!

Mai ci saremmo immaginati un simile sconcertante e se vogliamo, anche ingenuo comportamento da parte del Primo cittadino! Le foto annesse, “parlano” da sole! Infatti, in esse è possibile vedere lo stato dei luoghi prima e dopo lo spostamento da fuori all’interno di quel punto “più appartato” del Lido!

Ma, concludendo, – dice Nuccio Pizzimenti, – ci chiediamo: – <<Non sarebbe stato meglio, caricare il pattume tutto su un camion e portarlo in discarica, anziché spostarlo da un punto all’altro del Lido?>>.

Infine, ci rammarica anche  il fatto, che il Sindaco Falcomatà, con malaccorta furbizia, prenda in giro la cittadinanza in un  simile inqualificabile modo! Segno che, in due legislature ancora non è riuscito ad imparare a fare il buon Amministratore.

Ufficio Stampa Associazione “Cittadini per il Cambiamento” f/r

L’ASSOCIAZIONE “DONNE IN PRIMA FILA” PARTECIPA ALL’OTTAVA COMMISSIONE CONSILIARE PER DIRE “NO” ALLA LEGGE ZAN

L’associazione di volontariato “Donne in prima fila”, che da anni opera nel sociale a difesa e tutela delle donne, ha partecipato in data odierna all’Ottava Commissione Consiliare, durante la quale si è trattato il DdL Zan.

L’Associazione, forte dei valori cristiani con cui opera quotidianamente nella società, ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti di una Legge ambiguamente formulata e che potrebbe risultare pericolosa per la libertà di opinione.

Libertà di opinione

Il disegno di legge Zan, nasce con l’obiettivo di abbattere i fenomeni di discriminazione nei confronti di persone omosessuali, transessuali, asessuali, diversamente abili e così via: di fatto rappresenterebbe una mera estensione di leggi esistenti che già prevedono forme di tutela contro ogni tipo di discriminazione, ed in particolare della:

  • Legge 25 giugno 1993, n. 205 o Legge Mancino:  è un atto legislativo della Repubblica Italiana che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali (nelle quali sono sottointese le discriminazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità in quanto rientranti nelle forme di odio sopra citate). La legge punisce anche l’utilizzo di emblemi o simboli.

Il testo unificato Zan, inoltre, presenta tratti eccessivamente generici, ambigui e non adeguatamente formulati, che porterebbero ad assottigliare gravemente il discrimine tra ciò che viene considerato “omofobia” e ciò che viene definito “opinione”. Da qui prende il soprannome di Legge bavaglio: un testo che, a seconda di chi lo interpreta può generare una censura alla libertà di pensiero e di espressione: la semplice affermazione di un modello cristiano a favore della famiglia naturale e contro, ad esempio, l’utero in affitto, risulterebbe un atto discriminatorio e punibile penalmente secondo il disegno di legge Zan addirittura con misure cautelari.

Dunque, si andrebbe a scadere, non più nel reato di omo-transfobia, bensì nel reato di opinione: è veramente questo il modello che si vuole applicare?

Identità di genere

Fa obiettivamente tremare l’instabilità, nonché la confusione comunitaria e sociale che si verrebbe a creare se l’individuo, nella propria soggettività, possa autodefinire il proprio sesso senza esser suffragato da un vero e proprio percorso in tal senso.

Ognuno è libero di seguire le proprie inclinazioni ed adottare le proprie scelte, sebbene sia eccessivo pretendere di modificare la legge in base ai propri piaceri e alle proprie passioni, che, in secoli di Storia, hanno spesso rappresentato un’effimera e pericolosa componente dell’uomo.

Gender a scuola

Risulta inopportuno indottrinare dei bambini sull’ideologia gender in quanto troppo piccoli per poter capire concetti così astratti e confusi: soprattutto se si considera che lo stesso Ministero dell’Istruzione non ha voluto inserire l’educazione sessuale tra i suoi programmi, lasciando questo compito alla famiglia, in quanto reputa questi argomenti “delicati”. È pertanto pesantemente contraddittorio inserire l’ideologia gender, portando confusione in età delicate, come per esempio quella della scuola primaria.

L’associazione “Donne in prima fila” inoltre non tollera la definizione di genitore 1 e genitore 2: tra i diritti delle donne, di cui appunto l’Odv si occupa, vi è anche il Diritto di essere chiamate “MAMMA”!

Pertanto, se dovesse passare il DdL Zan potremmo ancora parlare della Festa del papà e della mamma oppure rischieremmo procedimenti penali?

 

La Presidente

D’AGUI’ Monica

 

Ottava Commissione Consiliare, OdV “YAEL”: NO al DdL Zan

Il 19-05, l’associazione di volontariato “Yael”, fondata su valori cristiani, è stata audita alla riunione nata in seno alle Commissione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria, finalizzata al dialogo sul Ddl Zan.

In primis, è stato trattato il controverso articolo 6, giudicato discordante dalla presidente, laddove l’odio fondato su sesso, orientamento sessuale e identità di genere, sottoposto giuridicamente a criterio di vulnerabilità, viene posto in maggior luce rispetto ad altri fenomeni di discriminazione.

Esempio lampante è la persecuzione dei cristiani, quale problema di dimensione mondiale. Un cristiano su otto, infatti, subisce atti discriminatori per la propria identità. Tuttavia, nessuna proposta vi è stata avanzata per la sensibilizzazione e la memoria.

L’articolo successivo, che istituisce la giornata sull’omofobia, presenta un’altra fallacia incongruente con il sistema democratico, poiché si scontra con la basilare facoltà di scelta e, quindi, con l’autodeterminazione dell’individuo, dal momento in cui un ragazzo liceale, ad esempio, può determinare la possibilità di frequentare o meno l’ora d’insegnamento della religione, ma deve “subire” la suddetta giornata. La questione è stata sollevata pure dalla filosofa femminista Marina Terragni.

Il Comune di Reggio Calabria, peraltro, non ha mai concretizzato una mozione, presentata qualche anno fa dal Consigliere di minoranza Massimo Ripepi, comprendente l’identificazione di una giornata per la famiglia naturale, venendo meno ai propri doveri nei confronti della cittadinanza.

 

Associazione di Volontariato “Yael”

 

Associazione “Mi Affido a Te” – DdL Zan: Si rischia di incorrere nel “Reato d’opinione”!

Nella mattina di ieri, Anna Fazio, presidente dell’associazione d’ispirazione cristiana Mi Affido a Te, attiva per la tutela dei minori, è stata audita in commissione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria per dibattere sul Ddl Zan.

Nell’intervento, viene ribadito il rischio d’incorrere nell’equivoco del reato di opinione ed evidenziato l’inopportuno inserimento dei temi di educazione sessuale, soprattutto per la fascia d’età infantile, sicché la responsabilità di introdurre tale argomento rimanga appannaggio dei genitori.

Un altro punto cardine toccato dalla presidente Fazio è l’esercizio dell’utero in affitto che, pur non essendo menzionato nel disegno di legge, trova in esso un corridoio allestito per la sua facilitazione. Una pratica che riduce la genitorialità a mero contratto, con esiti cinici e materialistici.

“Se il figlio non nasce sano, non nasce perfetto o come vogliono – afferma la presidente – rischia di essere mandato in orfanotrofio.”

Infine, al termine dell’esposizione, è stata sottolineata la disparità, nei programmi delle iniziative, tra famiglie arcobaleno e famiglie naturali, a vantaggio delle prime. Al fronte di numerosi eventi riguardo la comunità omosessuale, corrisponde un nulla di fatto per quanto concerne la famiglia tradizionale, nonostante una mozione approvata in Consiglio Comunale sull’istituzione di un’apposita giornata dedicatale.

 

Associazione “Mi Affido a Te”

 

 

 

REGGIO-Tapis roulant, “Reggio70” incontra la Commissione Consiliare

A fronte dalla cortesia istituzionale che abbiamo potuto registrare durante il nostro incontro in Commissione Consiliare, non corrispondono buone notizie per quanto riguarda il Tapis Roulant e la sua rimessa in funzione. I Reggini dovranno aspettare ancora tanto tempo prima di vedere funzionare l’importante struttura cittadina.

Infatti, la delegazione composta dall’Avv. Antonino Campo e dal Sig. Raffaele Zito, introdotti grazie alla collaborazione del Consigliere Giuseppe De Biasi, ha posto delle domande e avanzato delle proposte in merito alla annosa questione del tapis roulant, ottenendo, tuttavia, le risposte che non avrebbero voluto sentire, poiché dalle risultanze dell’istruttoria tecnica i lavori per il ripristino delle condizioni di fruibilità delle scale mobili non potranno iniziare prima del mese di fine anno.

Altro che estate in mobilità… e Tapis Roulant che fa da sfogo alla nuova isola pedonale ideata da Falcomatà e compagni.

Questa amministrazione intende attingere ancora una volta ai fondi del Patto per il Sud, dimostrando di avere soltanto adesso iniziato a considerare l’ipotesi di riprendere in mano la struttura. Risulta, dunque, ancora una volta evidente che manca assolutamente a questa giunta comunale un’ottica di programmazione, che consenta di guardare avanti con lungimiranza.

Reggio 70 ha formulato proprio questa eccezione durante l’intervento dei suoi delegati, sottolineando la semplice considerazione che una soluzione tampone, come pare essere questa illustrata oggi, senza che si preveda un progetto di sostenibilità a lungo respiro e di autofinanziamento, comporterà soltanto uno spreco di risorse pubbliche e non la soluzione del problema che certamente si ripresenterà tra qualche tempo.

Ribadendo, pertanto, la disponibilità al confronto mostrata dagli interlocutori, non è sfuggita all’attenzione dei delegati del Movimento il non eccessivo interesse alla soluzione del problema, vista l’inerzia sinora registrata e la mancanza di progettualità, a danno dei tanti reggini che fruivano delle potenzialità del tapis roulant.

A questo punto di paradosso è facile accorgersi che si sta giocando con l’intelligenza di questa comunità, alla quale si chiede maggiore ambizione mentre le vengono negati i diritti ed i servizi elementari del vivere civile, persino quelli più importanti legati alla sicurezza sulle strade ed all’igiene e salubrità pubblica.

Una amministrazione che in questi anni ha perso milioni e milioni di finanziamenti anche a fondo perduto, per l’incapacità di programmare, progettare e perfino guardare oltre il proprio naso.

Questi signori, che con un atto di puro masochismo collettivo misto a brogli elettorali, sono ancora in sella al cavallo bianco di Palazzo San Giorgio, in 7 anni non sono stati in grado nemmeno di abbozzare uno straccio di progetto utile a far funzionare quello che altro non sono che delle utilissime ma pur sempre scale mobili, abbandonate al degrado e danneggiate proprio dall’inerzia perenne di questi anni bui per la città, oggi teatro persino di disperazione umana, senza che nessuno intervenga.

E mentre si sbandiera la improbabile realizzazione del Waterfront (scusa, ma non lo avevi accantonato per sistemare le strade e garantire i servizi minimi?), una struttura già esistente, utile e importante per numerose categorie di cittadini langue in attesa di scontare una fase punitiva, forse perchè qui ci sarebbe molto poco da intestarsi…

Pertanto, Reggio 70 non può tacere con quest’aria di resa incondizionata che si respira in città e di fronte al degrado in cui versa un’opera pubblica per il cui funzionamento basterebbe un progetto di sostenibilità economica, di una tra le molteplici fattispecie possibili e che l’ordinamento giuridico mette a disposizione (solo a titolo di esempio, una forma di partenariato).

Ennesima occasione persa per la città che, alla vigilia delle riaperture post pandemiche, quindi alla ripartenza delle attività turistiche, si fa trovare ancora una volta impreparata.

Diversamente, il settore avrebbe potuto beneficiare di una struttura che rappresenta sicuramente un volano per il turismo oltre che un’infrastruttura estremamente utile per la mobilità dei cittadini di Reggio ai quali chiediamo di non rinunciare lai a protestare, magari standoci a fianco nelle prossime iniziative.

IL PRESIDENTE

Giuseppe Lembo

REGGIO-Estorsione al Vesper, Falcomatà: “Siamo al fianco del titolare che non si è piegato all’arroganza della ‘ndrangheta

«Oggi è un bel giorno per la città di Reggio Calabria. Oggi dobbiamo essere tutti al fianco di Gianfranco Laganà». Così, il sindaco Giuseppe Falcomatà commenta «il coraggio dimostrato dall’imprenditore reggino nel denunciare le vessazioni estorsive della ‘ndrangheta».
«Il gesto del titolare del Vesper – ha detto Falcomatà – deve farci sentire orgogliosi come reggini e come uomini che amano la terra in cui sono nati. L’intera comunità reggina adesso lo affianchi, chi ha il coraggio di denunciare un tentativo estorsivo non deve assolutamente essere lasciato solo. Se è vero che le mafie si sconfiggono con l’impegno delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, è altrettanto vero che soltanto una presa di coscienza civile collettiva può debellare per sempre un fenomeno criminale che, da secoli, relega la nostra realtà in un’arretratezza impossibile da continuare a sopportare».
«Oggi – ha continuato il sindaco – dobbiamo rendere omaggio a Gianfranco che ci ha profuso una grandissima lezione che è quella, cioè, che se stiamo insieme Reggio ce la può fare. Non piegarsi alla mafia è un esercizio di libertà, una battaglia che dobbiamo sentire nel profondo del nostro intimo agendo nella società per un futuro fatto di lavoro, sicurezza e prosperità. Lo dobbiamo, prima di tutto, ai nostri figli. Quello di Gianfranco, quindi, è un esempio da seguire perché denunciare la ‘ndrangheta è la via maestra per spazzare via ogni anelito di oppressione mafiosa».

REGGIO-Appeso alla facciata del MArRC #unlenzuolocontrolamafia in ricordo di Falcone e Borsellino.

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria prosegue le attività di sensibilizzazione sul tema della legalità e della memoria. Sulla facciata del MArRC da questa mattina è esposto il “lenzuolo contro la mafia”, raffigurante i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel ventinovesimo anniversario dalla scomparsa dei due giudici siciliani. Alla presentazione, insieme al direttore del Museo Carmelo Malacrino, ha partecipato il Col. t. ISSMI Marco Guerrini, a capo del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, accompagnato da altri rappresentanti dell’Arma. Sul luogo è poi giunto anche l’Assessore alla Cultura, Turismo, Legalità, Scuola e Università del Comune di Reggio Calabria, Rosanna Scopelliti.

L’iniziativa, voluta dalla Fondazione Falcone e dal Ministero dell’Istruzione, ha coinvolto oltre 20 luoghi in tutta Italia con l’obiettivo di sensibilizzare la società civile sulla cultura della legalità. L’obiettivo è quello di ricordare le illustri figure dei due magistrati tragicamente scomparsi per opera della criminalità organizzata il 23 maggio e il 19 luglio del 1992.

«Con entusiasmo e senso dello Stato il Museo ha accolto la proposta dell’Associazione Falcone – commenta il direttore Carmelo Malacrino. Chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia merita di essere ricordato anche in un Museo, luogo deputato alla conservazione delle memorie. Ormai da anni il MArRC si impegna sul tema della legalità, con tante iniziative di sensibilizzazione promosse in sinergia con la Prefettura, la Questura e l’Arma dei Carabinieri, ma anche in collaborazione con varie associazioni. La diffusione degli ideali del vivere civile e del rispetto delle regole – prosegue Malacrino – deve avvenire con il supporto di tutti, nella consapevolezza che l’educazione e la formazione delle coscienze rimangano punti fermi su cui costruire il futuro della Calabria. Anche per questo abbiamo voluto firmare un accordo di collaborazione con l’Associazione Falcone, affinché il ricordo dei due magistrati siciliani possa essere rievocato anche in futuro con altre importanti iniziative».

Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, Marco Guerrini, dichiara: «L’Arma dei Carabinieri ha sostenuto l’iniziativa della Fondazione Falcone a Reggio Calabria e in altri, numerosi capoluoghi di provincia, condividendo l’importanza di mantenere viva, anche nei più giovani, la memoria di chi ha sacrificato la propria vita in nome degli ideali della giustizia. Un esempio di coerenza, dedizione e coraggio, quello offerto dai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che continua a ispirare l’azione quotidiana di tante persone che operano non solo nei settori della giustizia e della sicurezza, ma anche in quelli dell’educazione e della cultura. Educazione e cultura: cardini imprescindibili di un sistema integrato di prevenzione e contrasto di ogni forma di criminalità».

L’Assessore Rosanna Scopelliti sottolinea così l’importanza dell’iniziativa: «La memoria si alimenta con l’esempio e con i gesti. È per questo che iniziative come quella proposta dalla Fondazione Falcone di esporre un ricordo del magistrato ucciso nel punti di interesse del Paese è importante, soprattutto per le nuove generazioni e per i più piccoli. Chiedersi chi sono quei personaggi rappresentati negli striscioni è il primo passo verso la consapevolezza del ricordo di chi, sacrificando la propria vita, si è battuto per la giustizia e la libertà. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e tutte le vittime della tracotanza mafiosa siano sempre esempio e forza per i nostri ragazzi e per il riscatto dei nostri territori. Grazie quindi al direttore del MarRc Carmelo Malacrino per aver accolto l’invito della fondazione e ai Carabinieri per essere sempre custodi della memoria e presenti nella difesa dei cittadini e della nostra comunità».

MELICUCCA’ (RC) – Riapre l’ufficio postale nella nuova sede ristrutturata

Ha riaperto giorno venerdì 14 maggio nella nuova sede di via Roma l’ufficio postale di Melicuccà.

La sede offre ai cittadini la possibilità di utilizzare i servizi di Poste Italiane con maggiore comfort e sicurezza ed è dotata di uno sportello polifunzionali che garantisce tutte le operazioni finanziarie e postali, una sala al pubblico più ampia e accogliente per la clientela, senza barriere architettoniche.

L’ufficio postale di Melicuccà è dotato di tutte le misure di sicurezza anti-covid sia per il personale sia per la clientela.

L’Azienda coglie l’occasione per rinnovare l’invito a limitare al massimo gli assembramenti rivolgendosi agli uffici postali esclusivamente per operazioni essenziali e indifferibili e ad utilizzare, quando possibile, gli altri canali di accesso come le app “Ufficio Postale”, “BancoPosta”, “Postepay” e il sito www.poste.it.

La nuova sede, che si aggiunge all’offerta di servizi di Poste Italiane in provincia di Reggio Calabria dove è capillarmente presente con 160 altre sedi, sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 8,20 alle 13,45.

“L’apertura del nuovo ufficio postale in un palazzo storico posto nella centrale piazza Ardenza – ha commentato il sindaco di Melicuccà, Emanuele Antonio Oliveri – è significativa dell’attenzione di Poste Italiane verso i piccoli comuni italiani per come  ribadito dall’Amministratore Delegato, Matteo Del Fante, in occasione degli incontri  “Sindaci d’Italia” svoltisi a Roma nel 2018 e 2019. Infatti se fino a qualche anno fa vi era una volontà di chiudere gli sportelli nei piccoli centri oggi non solo vengono mantenuti ma addirittura si migliorano. Per i piccoli comuni come Melicuccà la presenza   di Poste Italiane  oltre ad essere importante per i servizi offerti ha una forte valenza sociale”.

GOTHA – Come il massimo della cupola reggina uscì allo scoperto per le diatribe di un bar secondo la ricostruzione del PM Ignazitto

“Ritrovo Libertà”, ma è un coacervo di cosche

Le vicende che ruotano attorno allo storico Bar Malavenda di S.Caterina, alla base dell’inchiesta “Sistema Reggio”, costituiscono solo uno dei momenti dell’enorme impianto, qual è il processo GOTHA, ove si discute dei massimi sistemi della ‘ndrangheta e della sua pervasività all’interno di istituzioni essenziali della società. Tuttavia risultano cruciali per comprendere i meccanismi di intervento tra sfere visibili ed occulte della ‘ndrangheta; e, secondo il PM Ignazitto, svelerebbero il ruolo dell’avvocato Giorgio De Stefano come apice della cupola reggina.

Il capitolo si introduce con il tentativo di acquisire il bar da parte di Antonino Nicolò, detto “pasticcino”, esponente apicale dei Serraino di Arangea e già proprietario del bar “Villa Arangea”. Quella che altrove sarebbe risultata una normale operazione di acquisto di un locale S.Caterina diventa una miccia in grado di far saltare gli equilibri della zona che, dopo la seconda guerra di ndrangheta, è divisa tra i condelliani Stillitano ed i De Stefano – Tegano. Operazione che non viene gradita, soprattutto se ad effettuarla è uno come Nicolò. E’ il febbraio del 2014 quando, all’interno del bar Malavenda, esplode una pipe bomb; episodio al quale segue un secondo attentato con un ordigno identico rimasto esploso. Il messaggio è chiaro e Nicolò si ritira.

INIZIA LA TRATTATIVA CON LE COSCHE

A questo punto, nel teatrino di Sistema Reggio subentra Nicola Nucera (assolto nel processo d’Appello) il quale, benché privo di strumenti economici ed imprenditoriali e, malgrado le due bombe al suo predecessore, rileva il Bar Malavenda, rinominandolo “Ritrovo libertà”: un’insegna i cui termini, quelli della libertà, sono – secondo Ignazitto – l’esatto contrario del programma che, nei fatti, sarebbe seguito.

Si attiva infatti un “socio” di Nucera, Remo Giancarlo, il quale fa il giro delle cosche nell’ottica di trovare accordi. Le ‘ndrine, dal canto loro, piazzano al “Ritrovo” posti di lavoro che costituiscono vere e proprie rappresentanze dei vari boss.

L’INTERVENTO DEL “MASSIMO”

Ad un certo punto, comprendendo come nella ‘ndrangheta cosiddetta “militare” non si sarebbe trovato un accordo, Nucera decide di rivolgersi a colui che ritiene essere “il massimo”, cioè Giorgio De Stefano: “Se parla lui – sono le parole di Nucera – si mettono tutti il muso nel culo e non parla nessuno”.

Ma è Giorgio De Stefano che va a bussare alla porta di Nucera. Poiché, senza accorgersene, Nucera ha toccato delle corde delicate, mettendo in pericolo l’equilibrio criminale di S.Caterina.

“Tertium non datur” –  conclude il PM: o l’imprenditore è vittima, che si accorda perché costretto dalla mafia, oppure – ed è la tesi sostenuta da Ignazitto – vi è accordo, in tal caso, volontario di concorso esterno in associazione mafiosa. Sono Remo e gli imprenditori/cittadini che accettano il patto, figuranti il terzo elemento che consente alla ‘ndrangheta, nella strutturazione rappresentata da Gotha, di sopravvivere.