Falcomatrix: «Se solo mi aveste dato 10x 10^{e000000000} possibilità»

Articolo di Cesare Minniti

Numeri e giornalismo bisticciano, ma per gli ordini di grandezza che certi appelli politici tirano in causa, è utile fare ricorso al calcolo probabilistico. Con la sua ultima, Falcomatà ha semplicemente ricordato (a se stesso ed a noi cit.) che sul piano delle possibilità tutto ha una licenza ontologica. Potrebbe darsi che le molecole d’aria in una stanza si scontrino tutte  in un punto dando origine ad una catastrofe nucleare; semplicemente questo non avviene perché improbabile, ed il tempo dell’universo non contempla questa possibilità. Non a caso, quando l’elemento tossico di una relazione torna alla carica, lo fa col solito adagio “se solo mi desti un’altra possibilità”: avanza l’azzardo probabilistico.

Questo gioco fa perno su una grande verità scientifica: per quanto inanimati, gli stessi batteri e le alghe unicellulari hanno modificato l’aspetto di mari e continenti. Nulla toglie dunque che anche Falcomatà, a furia di mancare la propria porta a calcetto, avrebbe alla lunga segnato una serie di triplette in quella avversaria al Granillo portando la Reggina in serie A o riempito con i bicchieri dello Spritz il divario tra le due sponde del Calopinace o saturato coi mocassini usati le crepe nelle strade o azzeccato uno che sia uno progetto o  finanziamento.

Si tratta di tempistiche e probabilità remote di universi possibili e paralleli che la fisica teorica non nega, e da dove l’amministratore Falcomatà ha evidentemente osservato il mondo reggino finora senza interagire con esso, con povertà di azione e strumenti che non fossero le forbicine da nastro e il pettine d’avorio.

Per questo è del tutto naturale, nella dimensione sua, che Falcomatà chieda il terzo ed “enne” tempo. Nessuno può negare che su scale di tempo cosmiche smisurate, la probabilità cumulativa avrebbe dovuto produrre, accanto ad infinite Reggio annichilite, sminuzzate, desertificate, fossilizzate ed umiliate (come quelle che abbiamo visto) per puro caso una Reggio semplicemente amministrata.

Ma in conclusione, mi pare che l’ipotesi si possa classificare come sfacciata iperbole.

Articolo di Cesare Minniti

Rai: sul Primo i muscoli, sulla vigilanza il coma, su Report il trapianto

Articolo di L.M.  

Guida al nuovo corso di Viale Mazzini: l’organo di controllo finisce in rianimazione e le inchieste vengono ridotte a un’aiuola decorativa per garantire il silenzio che fa comodo ai potenti. Rigorosamente a spese del contribuente.

ROMA – C’è un modo molto elegante per anestetizzare il controllo sul servizio pubblico: non serve chiuderlo con i lucchetti, basta dimenticarselo in cantina senza ossigeno. La vicenda Rai segue ormai il manuale di alta chirurgia estetica applicata al potere. Prima il coma indotto dello stallo istituzionale addormenta la Vigilanza a luglio; poi, a fine agosto, i vertici aziendali firmano il trapianto di organi a Report, asportando direttamente il conduttore.

Il tempismo del nuovo corso è un orologio svizzero sintonizzato sui bisogni dei palazzi. Proprio mentre l’organismo del Parlamento è in rianimazione e incapace di reagire, il virus del giornalismo investigativo viene debellato. Non serve mandare la censura con l’elmetto e i vecchi bavagli: è molto più igienico disinfettare la trasmissione d’ufficio, riducendone il perimetro a un’aiuola decorativa. Niente guerre sante, dunque: solo una fresca imbiancata alle stanze di Viale Mazzini.

La televisione pubblica trasforma così il suo nucleo editoriale: l’obiettivo non è più illuminare i cittadini su cosa sia necessario sapere, ma spalmare sui telespettatori un rassicurante velo di fondotinta per non complicare la vita a chi governa. Scavare nei conflitti d’interesse e nelle zone grigie è faticoso, fa venire il mal di testa e, peggio ancora, produce fastidiosi interrogativi a cui rispondere. Diventa decisamente più rilassante una Rai trasformata in una gigantesca candela profumata, che diffonde nelle stanze del governo una melodia d’ambiente per garantire il sonno dei palazzi.

In questo silenzio istituzionale, il potere ha scambiato la libertà di stampa con un abbonamento a vita alla pace dei sensi. Spente le torce di Report, l’occupazione dei vertici aziendali diventa una gita fuori porta priva di curve. Ma a che serve il servizio pubblico se i potenti si godono la poltrona e i cittadini pagano il biglietto del cinema?

Sarebbe la soluzione perfetta.

Silenziosa, ordinata e, per chi comanda, decisamente comoda.

Il reso è gratuito: l’Europa apre il grande outlet del migrante in Italia

Articolo di L.M.

Il Nord Europa applica il regolamento “Chi lo trova se lo tiene” e rispedisce a Roma chiunque abbia osato ordinare un cappuccino oltre il Brennero.

Se pensavate che le politiche di reso di Amazon fossero imbattibili, non avete ancora visto all’opera il Nuovo Patto UE sulla migrazione e l’asilo. Gli eurocrati della Commissione hanno finalmente partorito il capolavoro logistico del secolo: un sistema di e-commerce geopolitico dove l’Italia funge contemporaneamente da magazzino di spedizione, centro logistico e cassonetto della raccolta differenziata dei sogni infranti. Il meccanismo è di una linearità burocratica disarmante. Un richiedente asilo sbarca a Lampedusa, supera lo shock, impara tre parole di italiano, capisce la situazione economica del Paese e decide giustamente di fuggire verso il Nord Europa. Arrivato in Germania o in Svezia, commette però il tragico errore di ordinare un caffè. Lì, un algoritmo tedesco di ultima generazione rileva la sua impronta digitale, scopre che ha toccato il suolo italico e attiva la procedura “Dublinante Express”.

La carica dei ventiquattromila (con biglietto di ritorno)

Il fronte del Nord ha risposto compatto all’appello della fermezza. Germania, Austria, Svizzera, Svezia, Finlandia e, per non farsi mancare nulla, anche l’Olanda, hanno preso in mano il timbro dei respingimenti. Secondo i dati del Viminale, sono già 24.000 le persone pronte a essere rispedite al mittente. Fonti non ufficiali di Bruxelles suggeriscono che l’UE stia pensando di convertire i fondi del PNRR per dotare ogni migrante di un chip GPS integrato con la funzione “Riporta a Roma”, simile a quella dei droni domestici quando esauriscono la batteria. Al Viminale, nel frattempo, si festeggia il miracolo diplomatico. Il Ministro dell’Interno ha espresso profonda commozione per la solidarietà di Francia e Spagna, che hanno deciso di non unirsi al festival del rimpatrio, elevando Madrid al rango di “nazione sorella”. Gli psicologi di coppia, tuttavia, invitano alla cautela: nelle famiglie latine, l’amore fraterno dura esattamente fino al momento di decidere chi deve pagare la bolletta della luce o, in questo caso, chi deve finanziare le motovedette nel Mediterraneo.

Il Boomerang che non torna, ma atterra fermo

Dal canto suo, Palazzo Chigi difende l’accordo a spada tratta. “Il Patto UE non è un boomerang”, ha assicurato il Presidente del Consiglio, spiegando che l’Italia ha finalmente costretto l’Europa a prendere coscienza del problema dei confini esterni. Ed è vero: l’Europa ha preso talmente tanta coscienza del problema che ha deciso di appaltarlo interamente sulle nostre spalle. Il piano strategico sembra chiaro: se trasformiamo l’intera penisola in un gigantesco hotspot a cielo aperto, i migranti smetteranno di venire in Europa semplicemente perché non ci sarà più spazio fisico per scendere dal gommone. Le opposizioni, ovviamente, gridano al disastro logistico, paventando il rischio che l’Italia diventi l’unico “centro di raccolta” del continente. Ma è una visione pessimistica. Le agenzie di viaggio stanno già rimodulando l’offerta turistica per il prossimo anno: “Venite in Italia: ammirate il Colosseo, godetevi il sole e restateci per sempre, perché tanto il resto d’Europa vi rimanderà indietro”. Resta solo un dubbio burocratico da sciogliere: per i 24.000 in arrivo dal Nord, il rimborso delle spese di viaggio avverrà sul conto corrente originale o tramite un buono sconto da spendere nei negozi del centro di Roma? A Bruxelles ci stanno ancora lavorando.

SATIREVERITAS – Risultati a Reggio: la suspense affoga nello Stretto, Cannizzaro fa il pieno e la sinistra va a fondo

A Reggio Calabria le urne si sono chiuse e, a quanto pare, pure ogni parvenza di suspense. Dopo lo scrutinio delle sezioni nella città dello Stretto, Francesco Cannizzaro conquista Palazzo San Giorgio con percentuali che evocano scenari da plebiscito assoluto più che da combattuta elezione comunale.

Secondo le proiezioni Rai-Opinio Italia, il candidato del centrodestra viaggia su cifre bulgare sfiorando il 69%, lasciando al rivale del centrosinistra Domenico Battaglia poco più del 21%. Più staccato Eduardo Lamberti Castronuovo al 5%, mentre il resto delle preferenze si disperde tra schede bianche, voti di distrazione e cittadini entrati in cabina elettorale solo per trovare un po’ di sollievo dall’afa.

La vittoria è apparsa talmente scontata che, nei corridoi della politica, si ironizza sul fatto che i presidenti di seggio volessero iniziare lo scrutinio direttamente dal buffet della festa del centrodestra, giusto per risparmiare tempo e burocrazia.

Dal quartier generale dei vincitori si predica la classica “prudenza di facciata”. Una cautela smentita nei fatti dal retroscena di catering già pronti, fuochi d’artificio piazzati sul lungomare e una playlist con “We Are The Champions” impostata in modalità loop continuo.

Sui social il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha subito capitalizzato il momento:“Abbiamo già iniziato a costruire un’altra Reggio. Da oggi ancora di più”.
Un annuncio che ha scaldato la tifoseria, ma che ha sollevato la solita, pragmatica ironia dei residenti: prima di passare alla “nuova” Reggio, molti si accontenterebbero di completare quella attuale, possibilmente senza dover fare lo slalom tra cantieri eterni e buche storiche.

A salire sul carro del vincitore arriva anche Pino Galati, che ha definito il traguardo “un importante successo del gioco di squadra”. La classica traduzione dal politichese: quando si sfiora il 70%, il merito si fraziona miracolosamente e tutti diventano indispensabili, dal grande leader fino al passante che teneva l’asta della bandiera. Galati rivendica poi il peso di Noi Moderati, che per l’occasione valutano già ironicamente il passaggio al brand “Noi Vincitori”.

Anche la senatrice Stefania Craxi ha voluto timbrare il cartellino delle congratulazioni lodando l’“autorevolezza” di Cannizzaro. Un trionfo così schiacciante che a un certo punto si è temuto che il software del Viminale andasse in tilt, convinto che il 69% non fosse un dato elettorale ma il prefisso telefonico per chiamare direttamente il suo ufficio.

A dare il carico da novanta nel dopo-voto ci pensa Massimo Ripepi, che liquida l’era Falcomatà con la delicatezza di un bulldozer: “I cittadini hanno spazzato via una classe dirigente che ha distrutto in 12 anni la nostra meravigliosa città”. Per Ripepi, i reggini hanno finalmente sviluppato gli anticorpi alle “bugie” della vecchia amministrazione, preferendo affidarsi ai “fatti” di Cannizzaro. Un candidato Sindaco descritto in toni quasi mitologici, come un eroe moderno che “ha lasciato l’Olimpo e i comfort del Parlamento per venire a servire la propria città con grande onore e grandi rischi”. Una narrazione del martirio politico che fa quasi commuovere: in pratica, un passaggio traumatico dai velluti rossi di Montecitorio direttamente allo slalom tra i cantieri di via Marina, armato solo di un curriculum blindato e di un bel paio di scarpe antinfortunistiche.

Nel quartier generale del centrosinistra, intanto, il clima viene ufficialmente definito “riflessivo”. Nel dizionario della politica italiana, questa espressione è il codice standard per indicare che è ufficialmente partita la caccia al colpevole: si cercano le responsabilità del copywriter, del grafico dei manifesti e di chiunque abbia suggerito uno slogan che non ha convinto i seggi.

Gli unici a mantenere un distacco stoico restano i presidenti di seggio, reduci da ore passate a decifrare segni improbabili sulle schede e a spiegare a qualche passante che l’“exit poll” non era l’inaugurazione di un nuovo stabilimento balneare sul lungomare Falcomatà.

Alla fine, il dato politico reggino si traduce in un copione fin troppo lineare: più che una notte elettorale da brivido, è sembrata la rapida ratifica di una pratica amministrativa il cui finale era già ampiamente stampato sui giornali.

L.M.

SATIRE VERITAS – Una sconfitta pagata dai cittadini: il TAR boccia i ricorsi dei Comuni di Reggio e Villa contro il Ponte sullo Stretto

C’è un dato che più di tutti pesa come un macigno: alla fine della battaglia legale contro il Ponte sullo Stretto, il conto lo pagano i cittadini. E non è solo una questione simbolica. È una sconfitta politica, amministrativa e soprattutto culturale per chi, ancora oggi, continua a opporsi a un’infrastruttura strategica senza offrire alternative concrete.

Il TAR del Lazio è stato chiaro: i ricorsi presentati dal Comune di Villa San Giovanni, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e da alcune associazioni ambientaliste sono stati dichiarati inammissibili. Non solo. Il Tribunale ha confermato la piena legittimità dell’iter seguito dal Governo, ribadendo che la valutazione sulla compatibilità ambientale dell’opera spetta al CIPESS, come già previsto dal quadro normativo e riconosciuto anche dalla giurisprudenza europea.

Tradotto: nessuna forzatura, nessun abuso, nessun “colpo di mano”. L’iter è regolare.

E allora viene spontanea una domanda: perché continuare a combattere una guerra già persa?

Il prezzo dell’ideologia

La risposta, purtroppo, sta in una visione miope che da anni blocca lo sviluppo del Sud. Si continua a gridare contro il ponte, si agitano spettri di “opere accessorie mai realizzate”, si alimenta il sospetto che tutto sia inutile o dannoso. Ma la realtà è un’altra: proprio perché finora non si è mai fatto nulla, il Sud è rimasto indietro.

Alta velocità? Assente. Collegamenti moderni? Carenti. Infrastrutture strategiche? Rimaste sulla carta.

E allora forse la domanda giusta è un’altra: se non si è fatto nulla senza il ponte, perché si dovrebbe fare qualcosa senza il ponte anche in futuro?

Il Ponte sullo Stretto rappresenta oggi, piaccia o meno, un’occasione concreta. Non solo per collegare Sicilia e Calabria, ma per sbloccare una serie di opere collegate – ferrovie, strade, nodi logistici – che finalmente potrebbero vedere la luce proprio in funzione del ponte. Non è un dettaglio: è il cuore della questione.

Una battaglia persa (e costosa)

Nel frattempo, però, qualcuno ha deciso di impugnare atti, presentare ricorsi, intraprendere una strada giudiziaria che oggi si rivela fallimentare. E costosa.

Perché quei ricorsi non sono gratis. Sono stati pagati con soldi pubblici per una cifra di circa 74.000 euro! Soldi dei cittadini. Soldi che oggi, alla luce della sentenza del TAR, risultano spesi per nulla.

E qui la responsabilità politica diventa evidente. Non si tratta più di essere favorevoli o contrari al ponte: si tratta di capire se sia giusto utilizzare risorse pubbliche per battaglie ideologiche destinate a cadere davanti alla realtà dei fatti.

La narrazione distorta: il presunto “rinvio al 2034”

A rendere il quadro ancora più confuso contribuisce una certa narrazione mediatica, spesso alimentata da titoli sensazionalistici e fuorvianti. Alcuni giornali hanno parlato di “rinvio al 2034” come se il governo avesse deciso di congelare tutto.

Ma non è così.

La verità è molto più semplice: il governo Meloni ha rimesso mano al progetto, aggiornando il cronoprogramma e fissando la messa in funzione al 2034, appena un anno in più rispetto alle precedenti stime. L’avvio dei lavori, invece, resta previsto – almeno nelle intenzioni – per il 2026.

Non uno stop, dunque. Ma una ripartenza.

Eppure si continua a raccontare altro, a creare confusione, a insinuare dubbi. Una strategia comunicativa che non aiuta i cittadini a comprendere, ma li disorienta.

Il bivio del Sud

Oggi il Sud si trova davanti a un bivio chiaro: continuare a dire “no” a tutto, restando fermo, oppure cogliere un’occasione – forse l’ultima – per recuperare decenni di ritardo.

Il Ponte sullo Stretto non è la soluzione a tutti i problemi. Ma è, senza dubbio, una leva potente per iniziare a risolverli.

Continuare a remare contro, ignorando decisioni dei tribunali, evidenze normative e opportunità concrete, significa scegliere consapevolmente l’immobilismo.

E come direbbe il buon vecchio e saggio Totò: “E io pago!”

SATIREVERITAS – Arghillà: Il Quartiere del Futuro

“C’era una volta, nel cuore pulsante di Arghillà, un quartiere che sembrava uscito da un romanzo di fantascienza, dove i rifiuti danzavano allegramente sotto il sole e l’amianto si presentava con eleganza come il nuovo materiale delle case. Un paradiso terrestre, insomma!

In questo paesaggio idilliaco, le capre, quei simpatici animali che si credevano relegati in montagna, avevano trovato una nuova casa: i marciapiedi! Con un invidiabile senso del fashion, indossavano i sacchetti di plastica come se fossero le ultime tendenze di Milano. Ogni mattina, un giro di capre si esibiva in passerella, mentre i cinghiali, giunti da ogni dove, si univano al divertimento, sfilando in cerca di uno spuntino tra i rifiuti. La sfilata dei “Bestiari in Libera Uscita” era un vero e proprio evento!

I cittadini di Arghillà, peraltro, si erano adattati alla situazione. “Se non puoi batterli, unisciti a loro!” dicevano, mentre impastavano deliziosi panini con la carne di cinghiale e gustosi formaggi di capra. “Un menù innovativo,” dicevano, “zero sprechi e a km zero!” A chi non piacerebbe un prato ristorante all’aperto, con un decor di rifiuti e amianto? Un tocco di classe, senza dubbio.

Le riunioni di condominio si erano trasformate in una sorta di happening culturale. “Gentilissimi, chi è favorevole a mantenere l’amianto in salotto come elemento di design?”, chiedeva il presidente, mentre le capre annuivano, evidentemente in accordo. “Perché buttare via il passato quando possiamo semplicemente vestirlo con gli avanzi del picnic di ieri?” aggiungeva un cinghiale, mentre le risate si spandevano come l’odore di spazzatura in una giornata di sole.

E così, la vita a Arghillà scorreva tranquilla. Nelle sere d’estate, i cittadini si radunavano nei parchi per un barbecue di capra e cinghiale, circondati da un banchetto di rifiuti che, costantemente, si elevava come monumento alla resilienza. “Non possiamo lasciare che la spazzatura vada sprecata!” proclamava un infervorato oratore sopra il rombo di un motore di moto, mentre le capre applaudivano e i cinghiali si rifocillavano.

In questo quartiere che finiva per essere un museo della stravaganza, l’unica cosa che davvero impazziva era la ragione. Ma, si sa, a Arghillà l’unica regola è “Vivi e lascia vivere… soprattutto se c’è da mangiare!”

E tra i canti di capre e il grufolare dei cinghiali, il quartiere visse felice, nel dolce abbraccio degli scarti e dei rifiuti, perché, in fondo, chi ha bisogno della normalità quando puoi avere una vita così straordinariamente assurda?”

Un residente

SATIRE VERITAS – Natale 2023: Pronti, partenza… VIA! Ma Reggio rimane alla linea di partenza.

Mentre il Natale 2023 colora e accende gli animi e il cuore di ogni città, ecco che Reggio Calabria, dopo essere stata colpita duramente dal Grinch (individuato nella persona del Sindaco Giuseppe Falcomatà), sembra essersi fermata in un loop temporale pre-natalizio che dura un’eternità!

Siamo arrivati, infatti, al 15 dicembre ed ancora la Città non ha una programmazione serrata di eventi ed attrattori turistici per le festività natalizie: una Reggio che nasce e vive per vocazione turistica, non è ancora pronta ad accogliere turisti!

Per non parlare dell’assurdo ritardo collezionato per la realizzazione del mercatino di Natale: casette in legno ancora in costruzione, oppure rigorosamente chiuse per assenza di commercianti (e forse di autorizzazioni)! E dove sarebbero andati a finire questi ultimi!? Secondo voci di corridoio e secondo quanto trattato anche nella Commissione di Controllo e Garanzia, presieduta dal Consigliere comunale Massimo Ripepi, sembrerebbe che i commercianti, considerato il notevole ritardo che avrebbe dovuto vedere gli spazi adibiti alla vendita già pronti per i primi di dicembre, ad oggi non troverebbero più alcuna utilità economica… anzi, attualmente, rischierebbero di non riuscire a coprire le spese con i guadagni (considerando i 15 giorni in meno nel mese!!!).

In un momento in cui, la crisi economica è sempre più fitta, certamente il ritardo della Giunta comunale rispetto all’apertura di questi spazi commerciali rappresenta una grave mancanza nei confronti dei commercianti reggini… non so voi, ma a casa nostra, eravamo già pronti al Natale almeno dal 20 novembre: ma evidentemente, in casa Falcomatà, “l’albero si fa il 15 dicembre”!

S.M. x AstuPuntu

 

SATIRE VERITAS – Il Natale è morto a Reggio? Fermi tutti e attenzione al Grinch!

Il Natale è morto a Reggio!? Chi ha commesso il misfatto!? 

Cari bimbi e meno bimbi, quest’anno bisogna fare attenzione! Perché a mettere in pericolo le festività natalizie è proprio lui: il Grinch! Ma attenzione… perché si è nascosto nei panni del Primo Cittadino: Giuseppe Falcomatà!

E chi l’avrebbe mai detto!? Eppure è così! Perché quest’anno, l’unica “illuminazione” che ha visto la Città è stata quella della Giunta che, con un mirabile colpo di genio, ha affidato il Natale reggino alla società in-house Svi.Pro.Re., con l’assegnazione di ben 340.000 euro!

E allora, che c’è di male? Tutto è fermo. Tutto è spento. Tutto è chiuso. Il Grinch, quest’anno, si è impegnato davvero tanto!

Il mercatino di Natale? Chiuso. 

Dov’é? Solo a Piazza Duomo… chiuso.

Putiferio al Comune, dove alcuni consiglieri d’opposizione (Ripepi, Cardia e Neri) hanno fatto pressioni all’amministrazione per cercare di salvare il salvabile, o comunque di capirci qualcosina in più. Magari, se tutti ci impegnassimo ad esprimere un desiderio comune, forse forse, sotto la cometa natalizia, dovremmo riuscire a vedere un po’ di movida in città… però, sempre attenti al Grinch!

S.M. x AstuPuntu

SatireVeritaS – A Reggio, dall’Infopoint ai bagni pubblici è un attimo: letteralmente!

Reggio, la Città dei Bronzi, con i bagni pubblici accanto all’Infopoint: che sia una nuova espressione di nicchia dell’Arte Contemporanea?

Sicuramente, questo Infopoint sarà particolarmente suggestivo e dall’aroma indimenticabile, per tutti i turisti che decideranno (se avranno il coraggio di avvicinarsi) di chiedere informazioni!

E anche per oggi, dalle “Comiche di Reggio”: è tutto! Forse…