CATANIA – GDF: Mafia imprenditrice, confiscate due società

Mafia imprenditrice - Confiscate due società

Nell’ambito di attività di indagine coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di finanza (SCICO), hanno eseguito un provvedimento di confisca in materia antimafia, emesso dal locale Tribunale, relativo al patrimonio di un soggetto, originario di Catania, ritenuto responsabile operativo del clan mafioso SANTAPAOLA/ERCOLANO, attualmente detenuto al regime di cui all’articolo 41-bis o.p..

Le indagini, eseguite dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania, hanno riguardato tanto il profilo soggettivo quanto le disponibilità economico-finanziarie riconducibili al proposto.

In particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare:

  • da un lato, la pericolosità sociale qualificata del citato.

Al riguardo, il Tribunale di Catania, nella sentenza con cui è stata disposta la misura di prevenzione personale e la confisca del patrimonio, ha richiamato le pregresse pronunce che hanno interessato il proposto, in cui sono stati ricostruiti i suoi precedenti penali. In particolare, il soggetto è stato riconosciuto, con sentenza passata in giudicato, appartenente al clan SANTAPAOLA per il periodo 2002-2004. Inoltre, lo stesso è risultato gravato da molteplici procedimenti penali, per gravissimi reati tra i quali associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata da metodo mafioso, per cui è stato anche destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere;

  • dall’altro, la sproporzione tra il profilo reddituale del nucleo familiare del citato e il complesso societario a lui riconducibile.

Al riguardo, le indagini, svolte dalle unità specializzate del GICO del Nucleo PEF di Catania, hanno consentito di appurare che al proposto, pur a fronte di un esiguo profilo reddituale, siano di fatto riconducibili due società e, in particolare:

  • una prima società, con sede a Misterbianco, esercente l’attività di fabbricazione di prodotti in calcestruzzo per l’edilizia.

In particolare, con riferimento a questa società, le risultanze investigative hanno consentito di porre in luce la “mafiosità” dell’impresa, sotto un duplice profilo:

  • geneticamente, in quanto frutto dell’attività illecita del citato e occasione di reimpiego dei proventi delle attività delittuose;
  • da un punto di vista gestionale, poiché la società si è imposta sul mercato per le forniture di calcestruzzo a discapito di imprese concorrenti proprio in ragione del ruolo apicale nel contesto criminale catanese del suo “socio occulto”;
  • una seconda società, con sede a Catania, nelle immediate vicinanze della centralissima “Villa Bellini”, esercente l’attività di autorimesse e garage.

Per quanto sopra, all’esito delle investigazioni, il Tribunale di Catania, accogliendo, sul punto, la prospettazione della Procura Distrettuale della Repubblica e del Nucleo PEF di Catania, ha disposto la confisca delle quote societarie e il compendio dei beni aziendali per il valore stimato, al momento, di 5 milioni di euro.

L’attività dei Finanzieri di Catania si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, dalla Guardia di Finanza di Catania e dallo SCICO, volte al contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere di tipo mafioso, al fine di evitare i tentativi, sempre più pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale, e di partecipazione al capitale di imprese sane, anche profittando delle difficoltà legate al periodo di contrazione economica.

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Guardia di Finanza – Comando Provinciale Catania

SICILIA – Scommesse sportive non autorizzate, controlli sul territorio e sanzioni per oltre 1 milione di euro

I funzionari dei Monopoli di Palermo, delle Sezioni Operative di Catania, Messina, Trapani e dell’Ufficio Antifrode e Controlli di Palermo e i carabinieri del comando provinciale di Palermo, attraverso le loro capillari articolazioni sul territorio, nell’ambito dei controlli finalizzati alla prevenzione e alla repressione delle violazioni in materia di scommesse sportive online non autorizzate e a garantire il rispetto delle norme a tutela del gioco lecito e responsabile, hanno intensificato le attività di controllo in città e in provincia.

Attraverso interventi mirati e un costante e proficuo supporto operativo prestato ai funzionari ADM, le Stazioni dei carabinieri competenti per i territori in cui sono stati effettuati i controlli hanno contribuito fattivamente alla riuscita delle verifiche.

Controllati 45 esercizi commerciali tra bar, rivendite tabacchi, internet point e sale scommesse. Scoperti 9 punti clandestini di scommesse, privi della licenza rilasciata dall’Autorità di Pubblica Sicurezza e delle concessioni dell’Agenzia, 15 persone denunciate alla Procura della Repubblica competente per esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse.

Sequestrate 20 apparecchiature informatiche, di cui 5 penalmente, con le quali è stato consentito un utilizzo illegale nei settori dei giochi e delle scommesse.

Comminate sanzioni amministrative complessive per oltre 1 milione e 100mila euro che verranno versate all’Erario attraverso i codici d’imposta di competenza dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

Inoltre, gli uffici di accertamento procederanno successivamente al calcolo dell’imposta unica evasa nel settore delle scommesse che invece, nei centri autorizzati, viene calcolata automaticamente al momento della giocata e versata dal Concessionario per i giochi.

– a Palermo, i militari della Stazione Olivuzza, in una sala in via Perpignano, hanno denunciato due persone e verbalizzato sanzioni per 110mila euro, mentre nella zona di via Pitrè il titolare di un internet point è stato sanzionato per 200mila euro. I carabinieri della Stazioni di Villagrazia e di Brancaccio, sempre insieme al personale dell’Agenzia delle Dogane, hanno, invece, denunciato in stato di libertà due persone che gestivano due sale giochi, una a Bonagia e l’altra in corso dei Mille. Nella borgata “Molara”, sono stati i militari della Stazione Mezzo Monreale a elevare sanzioni per 20mila euro e a sequestrare le apparecchiature di una sala scommesse. A Borgo Nuovo, i carabinieri hanno denunciato penalmente il titolare e il gestore di una sala scommesse e contestato sanzioni complessive per 200mila euro, mentre in via Trabucco i militari di Resuttana Colli hanno verbalizzato per 10mila euro;

– a Termini Imerese e a Trabia sono state controllate e sanzionate due sale scommesse. Il bilancio delle operazioni è stato di tre persone denunciate e 105mila euro di sanzioni contestate;

– a Terrasini due sale scommesse sono ste sequestrate, tre persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria e contestate sanzioni per 20mila euro;

– a Misilmeri il titolare di una sala è stato denunciato e gli sono state contestate 50mila euro di sanzioni.

CATANIA – Criminalità: assalto a gioielleria, un arresto dai Carabinieri

Un 35enne accusato di avere rapinato e picchiato assieme a un complice un orafo a Catania, e’ stato arrestato dai carabinieri della stazione di Nesima. L’assalto in gioielleria e’ avvenuto nel pomeriggio del 9 febbraio: in due con il volto nascosto da mascherine chirurgiche sono entrati nel negozio di viale Mario Rapisardi a Catania. Alla richiesta di mostrare il loro green pass i due hanno aggredito una commessa e un commesso colpendo la donna con un taser. Il titolare e’ riuscito dapprima a mettere al sicuro una cliente con la figlia, poi ha cercato di opporsi ai malviventi che con una spranga di ferro l’hanno colpito, procurandogli una frattura alla schiena giudicata guaribile in 30 giorni. I malviventi dopo essersi impossessati di preziosi per 18 mila euro sono fuggiti via con l’aiuto di un terzo complice, prendendo in ostaggio un commesso dopo averlo afferrato per il collo e rilasciato solo all’esterno della gioielleria. I carabinieri dopo avere esaminato i filmati delle telecamere a circuito chiuso hanno individuato il responsabile.
(AGI)

PALERMO – GDF: Frode fiscale, scoperto giro di fatture false per oltre 300 milioni di euro

I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica, per un valore complessivo di oltre 78 milioni di euro, corrispondente al profitto dei reati tributari contestati.

Le indagini del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Palermo scaturiscono da un controllo fiscale avviato nei confronti di una società palermitana, operante nel settore del commercio all’ingrosso metalli ferrosi, la cui sede è risultata un mero recapito per la corrispondenza.

Dagli accertamenti svolti, infatti, sarebbe emerso che l’impresa, sebbene priva di mezzi, locali, attrezzature e utenze, pur non avendo mai presentato dichiarazioni, versato imposte, né avuto personale alle dipendenze, avrebbe però formalmente intrattenuto transazioni commerciali per rilevanti importi, negli anni 2016 e 2017, con una società di capitali con sede a Roma.

Emergendo possibili violazioni alla normativa penaltributaria, su delega della Procura della Repubblica di Palermo, sono stati eseguiti perquisizioni e accertamenti bancari finalizzati a ricostruire l’effettività dei rapporti economico-commerciali intercorsi tra le due società operanti nel settore del commercio all’ingrosso metalli ferrosi.

Gli elementi indiziari acquisiti allo stato delle indagini avrebbero confermato la natura di mera “cartiera” della società palermitana, la quale avrebbe emesso fatture per operazioni oggettivamente inesistenti nei confronti della società romana che, a sua volta, avrebbe rivenduto solo “sulla carta” la medesima merce (Triossido di Molibdeno, Bramme e Coils) oggetto di precedente fatturazione ad altre due società con sede a Napoli e Milano, operanti nel medesimo settore.

La finalità dell’ipotizzato meccanismo fraudolento, in grado di generare un volume di fatture false per oltre 312 milioni di euro, sarebbe stata quella di abbattere illecitamente il reddito imponibile delle società destinatarie delle fatture false, attraverso la contabilizzazione di costi fittizi nonché l’indebita detrazione dell’I.V.A.

In considerazione dell’ingente evasione ricostruita dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria – I Gruppo Tutela Entrate, sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria 6 soggetti – rappresentanti legali delle società coinvolte nel sistema illecito – i quali risulterebbero a vario titolo coinvolti nelle indagini per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione,  emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento o distruzione di documenti contabili.

Il G.I.P. del locale Tribunale, al fine di salvaguardare gli interessi erariali a beneficio della futura azione di riscossione, ha emesso un provvedimento cautelare per un importo di 78.865.026 euro, pari all’ammontare delle imposte evase (Imposta sul Reddito delle Società e I.V.A.).

L’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza, in stretto coordinamento con la Procura di Palermo, si inserisce nel quadro delle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai contesti di illegalità economico-finanziaria connotati da maggiore gravità e a garantire il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di tutelare le imprese che operano nel rispetto della legge, soprattutto nell’attuale fase di congiuntura economica causata dalla pandemia nonché dalle ripercussioni derivanti dalla situazione di instabilità geopolitica connessa alla crisi russo-ucraina.

GDF

CATANIA – Mafia: estorsioni a commercianti e cittadini, arresti

Carabinieri del comando provinciale di Catania stanno eseguendo un’ordinanza cautelare emessa dal gip nei confronti di dieci persone indagate a vario titolo per estorsione aggravata dal metodo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti e furto. L’indagine, denominata ‘The gift’, coordinata dalla Dda etnea e condotta da militari dell’Arma della Tenenza di Misterbianco, rivela la Procura, ha fatto luce su “estorsioni a imprenditori locali, compresi i titolari di una autocarrozzeria e di una concessionaria di auto, e anche a diversi privati cittadini”. Dall’inchiesta sarebbe emerso “un clima di pesante assoggettamento ed omerta’, in cui le vittime erano costrette a versare mensilmente somme di denaro per tutelarsi da eventuali danneggiamenti alle proprie attivita’ commerciali o per ottenere, con il metodo del cosiddetto ‘cavallo di ritorno’, la restituzione delle autovetture che erano state loro rubate”. Le ‘tangenti’, contesta la Dda della Procura di Catania, erano “poi destinate dagli indagati al sostentamento dei sodali detenuti in carcere o reinvestite in altre attivita’ criminali, soprattutto nell’acquisto e nello spaccio di marjuana e cocaina”.

(ANSA)

CATANIA – Operazione “The Gift”: dieci misure cautelari per soggetti indagati a vario titolo

Su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati dell’Arma (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Nucleo Elicotteri e Nucleo Cinofili), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 10 soggetti indagati, a vario titolo, in quanto presunti autori dei reati di estorsione aggravata dal “metodo mafioso”, acquisto e detenzione di sostanze stupefacenti e furto aggravato.
L’indagine, denominata “The Gift”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania e condotta dai Carabinieri della Tenenza di Misterbianco dall’ottobre al dicembre 2020, ha consentito di accertare una serie estorsioni, perpetrate con un modus agendi tipico delle consorterie mafiose, ai danni del titolare di un’autocarrozzeria e di una concessionaria di automobili, entrambe ubicate nel comune di Misterbianco. Le anzidette estorsioni venivano poste in essere al fine di mantenere alcuni detenuti in carcere, nonché per garantire “protezione” alle attività commerciali prese di mira, a fronte del pagamento di un corrispettivo in denaro (regalo) da versare con cadenza mensile. Le risultanze investigative hanno permesso di quantificare gli illeciti proventi derivanti dalle attività estorsive in circa € 5.200 complessive.  Nel corso dell’indagine, si è proceduto altresì all’arresto in flagranza di reato di uno dei responsabili delle estorsioni, nonché al fermo di indiziato di delitto di un altro correo (entrambi già condannati, in sede di giudizio abbreviato, alla pena di 4 anni e sei mesi di reclusione).
L’attività investigativa ha inoltre fatto emergere ulteriori episodi estorsivi commessi ai danni di privati cittadini – vittime inizialmente di furto di veicoli e successivamente di estorsione con il metodo del “cavallo di ritorno” – i quali, per rientrare in tempi brevi in possesso del loro veicolo indebitamente sottratto, si rivolgevano ad alcuni “intermediari”, ben inseriti nei circuiti criminali del territorio, che si attivavano tempestivamente riuscendo a garantire la restituzione del veicolo al legittimo proprietario dietro pagamento di un determinato corrispettivo in denaro, variabile in relazione alla tipologia di vettura ed ai “rapporti di amicizia” tra vittima e intermediario.

CARABINIERI

MESSINA – GDF: Operazione Carnevale sicuro, sequestrati oltre 131 mila giocattoli ed altri prodotti privi dei requisiti minimi di sicurezza

I militari della Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, nei giorni scorsi, hanno sottoposto a sequestro 131.700 giocattoli di carnevale ed altri articoli privi dei requisiti minimi di sicurezza prescritti dal “Codice del Consumo”, per un valore complessivo di oltre 35 mila euro.

L’operazione rientra nell’ambito di un incisivo piano di interventi eseguito dalle Fiamme Gialle dei Reparti dipendenti dal Comando Provinciale di Messina.

Complessivamente, sono stati eseguiti 14 interventi, nel corso dei quali sono state contestate violazioni amministrative nei confronti di altrettanti soggetti, titolari di esercizi commerciali ove sono stati rinvenuti gli articoli non conformi alle norme in materia di sicurezza prodotti, con conseguente segnalazione dei titolari alla Camera di Commercio di Messina per l’irrogazione delle previste sanzioni amministrative.

Nel dettaglio, i finanzieri del Gruppo di Messina hanno sequestrato 125.000 articoli carnascialeschi (maschere, costumi, palloncini e gadget), non conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla vigente normativa, in quanto privi della marcatura CE, ovvero privi di idonea etichettatura, nonché delle prescritte “Avvertenze” ed informazioni di sicurezza relative alle caratteristiche ed alle dimensioni delle componentistiche delle parti presenti, che, se ingerite, avrebbero potuto provocare soffocamento.

E’ stata, altresì, rilevata la mancanza del pittogramma che indica l’inadeguatezza degli articoli per i bambini da 0 a 3 anni (simbolo del bambino con barra trasversale di colore rosso).

Ancora, le confezioni risultavano prive delle prescritte informazioni in lingua italiana sulle caratteristiche, dimensioni e componentistiche delle parti presenti, nonché sulle modalità di utilizzo.

Le Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina, invece, nel corso di altro controllo, hanno sequestrato 300 prodotti di carnevale privi dei prescritti requisiti di sicurezza, ovvero privi della marcatura CE, come noto necessaria a dimostrare la rispondenza del prodotto a tutti i requisiti essenziali di sicurezza ed il rispetto di tutte le procedure di conformità, secondo quanto indicato dalle vigenti normative.

Analogamente, sulla fascia tirrenica, i Reparti dipendenti dal Gruppo di Milazzo, nel corso dei mirati controlli eseguiti, hanno riscontrato analoghe irregolarità, sempre in ordine all’assenza della marcatura “CE” e delle prescritte informazioni minime, ovvero rinvenendo e sequestrando articoli carnevaleschi privi dei previsti requisiti di sicurezza.

Più in particolare, complessivamente, i finanzieri della Compagnia di Milazzo, della Tenenza di Capo d’Orlando, della Tenenza di Barcellona, della Tenenza di Patti, della Tenenza di Sant’Agata di Militello e della Tenenza di Lipari hanno sequestrato oltre 6.400 prodotti, tra articoli di Carnevale (costumi, mascherine, lacche colorate per cappelli, bombolette di schiuma a spray, coriandoli, cappelli et similia), prodotti per la cura della persona, nonché articoli di cancelleria e utensili per la cucina. Trattasi di prodotti non a norma e, pertanto, “dannosi” per la salute degli utilizzatori.

L’operazione testimonia, ancora una volta, il costante impegno profuso dal Corpo a presidio della sicurezza e salvaguardia della salute pubblica, non disgiunta da una sempre maggiore ed incisiva azione di legalità nel più ampio contesto dell’ordine e della sicurezza economico-finanziaria, con particolare riguardo alla tutela dei diritti dei consumatori finali e della libertà di concorrenza del mercato.

GUARDIA DI FINANZA MESSINA

MESSINA – Guardia di Finanza: Maxi truffa in materia di prestazioni previdenziali, sequestrati oltre 200.000 euro

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare reale, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica peloritana, sottoponendo a sequestro oltre 200.000 euro nei confronti di sette soggetti di origini siciliane, ritenuti responsabili, secondo ipotesi d’accusa, di aver indebitamente percepito, negli anni, il cd. “assegno sociale”, erogato dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Le indagini, eseguite dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina e coordinate dalle Procura della Repubblica di Messina, si inquadrano nell’ambito delle generali funzioni attribuite alla Guardia di Finanza ai fini della ricerca, prevenzione e repressione delle violazioni in materia di uscite dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali e dell’Unione Europea e traggono origine da una mirata attività di analisi finalizzata ad intercettare e reprimere l’indebita percezione di prestazioni previdenziali.

L’assegno sociale”, come noto, ha sostituito la preesistente “pensione sociale”, ha natura marcatamente assistenziale – essendo destinato a coloro che versano in condizioni economiche manifestamente disagiate – ed è erogato dall’INPS in tredici mensilità.

La sua concessione è vincolata non solo al rispetto di determinati requisiti reddituali, ma anche e soprattutto a requisiti anagrafici: essere cittadini italiani di età superiore a 66 anni e 7 mesi, con stabile e continuativa dimora nel territorio italiano per almeno 10 anni. Non è sufficiente il mero dato formale della residenza, talché l’eventuale prolungato soggiorno all’estero diventa causa di perdita della prestazione previdenziale.

Proprio tale ultima circostanza, quindi, costituiva il principale elemento su cui si focalizzava l’attenzione investigativa, selezionando gli approfondimenti sul conto di una serie di soggetti connotati da alti profili di rischio.

In particolare, le investigazioni delle Fiamme Gialle di Taormina si concentravano sui soggetti destinatari dell’odierno provvedimento cautelare (accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari e che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) i quali, solo formalmente, risultavano essere rientrati in Italia da paesi sud americani o europei, aver ottenuto la residenza in piccoli comuni della fascia jonica della provincia peloritana (S. Alessio Siculo, Limina, Roccalumera), per poi, anche nel giro di pochi mesi, presentare richiesta di percezione del beneficio.

Gli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica di Messina, tuttavia, hanno restituito – secondo ipotesi investigativa e che dovrà comunque trovare conferma nei successivi gradi di giudizio – una realtà completamente diversa, emergendo come si trattasse di un mero “fittizio trasferimento della residenza in Italia non appena raggiunta l’età minima per accedere alla prestazione previdenziale”.

I comportamenti documentati dalle indagini ed oggetto delle odierne contestazioni provvisorie sono risultati i più disparati:

– per simulare il requisito della dimora abituale, è emerso come alcuni richiedessero di mantenere la residenza presso abitazioni di fatto mai abitate, dimorando stabilmente in Sud America, ovvero, in alcuni casi, risultassero iscritti nelle liste di locali medici di base, senza che questi abbiano mai effettuato visite domiciliari o addirittura averli mai conosciuti, ovvero ancora documentassero l’acquisto di medicinali presso farmacie del comprensorio (evidentemente avvalendosi dell’ausilio di terzi soggetti, verosimilmente in possesso della tessera sanitaria agli stessi intestata);

– parimenti, per simulare il requisito reddituale, in un caso, emergeva come il richiedente il beneficio previdenziale avesse rappresentato una fittizia separazione dal coniuge, persino omettendo di dichiarare l’attualità dell’esercizio della propria professione di architetto.

In definitiva, secondo ipotesi d’accusa, un’articolata catena di false dichiarazioni e varie condotte artificiose, “proditoriamente finalizzate” – nel loro complesso – “a trarre in inganno l’Ente erogatore in ordine alla sussistenza”, in capo ai cittadini richiedenti, “dei requisiti di legge” per il riconoscimento del beneficio economico.

Sulla scorta del quadro di anomalie così ricostruito, pertanto, riconoscendo la convergenza del quadro indiziario ed il pericolo di aggravamento delle conseguenze dei delitti ipotizzati, il competente G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica peloritana, ha quindi disposto il sequestro per equivalente delle somme indebitamente percepite, negli anni dal 2016 al 2021, per un importo complessivo pari a 203.653,00 euro.

L’operazione odierna testimonia, ancora una volta, l’impegno della Guardia di Finanza e dell’Autorità Giudiziaria di Messina nel reprimere le truffe ai danni della macchina statale, a salvaguardia della corretta erogazione dei pubblici contributi, così garantendo alle comunità locali condizioni di vita migliori e sicuramente più eque, nonché che le risorse statali vengano destinate a chi davvero ne ha bisogno.

GUARDIA DI FINANZA MESSINA

CALABRIA e SICILIA – Guardia Costiera: soccorsi 573 migranti soccorsi nella notte in aera Jonica

Si sono concluse nella notte le operazioni di soccorso a 573 migranti, operate da nave Diciotti e tre motovedette classe 300 della Guardia Costiera di Siracusa, Crotone e Reggio Calabria in acque di responsabilità SAR italiana.

I migranti in difficoltà si trovavano a bordo di due pescherecci sovraccarichi e lasciati in balia delle onde in presenza di condizioni meteo sfavorevoli e previste peggiorare sensibilmente nelle ore successive.

Le operazioni di soccorso si sono svolte a 70 miglia a largo di Capo Spartivento, in acque SAR italiane, caratterizzate in quel tratto di mare da grandi distanze dalla  costa sotto la diretta responsabilità italiana ( 175 miglia nautiche)

I migranti sono stati tratti in salvo dalle motovedette della Guardia Costiera, e poi trasbordati sulla nave Diciotti, con a bordo personale sanitario CISOM; tra questi, recuperata anche una persona priva di vita, che, secondo quanto dichiarato dagli stessi migranti, sarebbe deceduto già da alcuni giorni.

Inoltre, uno dei migranti tratti in salvo, bisognoso di cure mediche immediate, è stato successivamente condotto d’urgenza nel porto di Roccella Jonica da una delle motovedette intervenute nel soccorso. 59 i minori salvati, molti dei quali non accompagnati. Nave Diciotti sta attualmente dirigendo verso il porto di Augusta, ove tutte le persone soccorse verranno sbarcate.

Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto

Ufficio Comunicazione

MAFIA – 86 arresti per droga e associazione a delinquere tra Calabria e Sicilia

Nel corso della notte, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione, in Sicilia e Calabria, a ordinanze di custodia cautelare, collegate tra loro,  emesse, su richiesta della Procura Distrettuale della Repubblica di Messina, dal G.I.P. presso il locale Tribunale, nei confronti di 86 persone – di cui 53 destinatari del carcere, 28 degli arresti domiciliari e 5 dell’obbligo di presentazione alla p.g. – sul cui conto il GIP ha riscontrato gravi indizi di colpevolezza dei delitti – a vario titolo – di associazione di tipo mafioso, estorsione, scambio elettorale politico mafioso, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto illegale di armi, incendio, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, con l’aggravante del metodo mafioso.

IL PROCEDIMENTO SI TROVA NELLA FASE DELLE “INDAGINI PRELIMINARI” E PER GLI INDAGATI VALE IL PRINCIPIO DI NON COLPEVOLEZZA SINO ALLA SENTENZA DEFINITIVA, AI SENSI DELL’ART. 27 DELLA COSTITUZIONE.

L’attività investigativa è il risultato di una più ampia, progressiva e strutturata manovra – condotta dal 2018 ad oggi e coordinata dalla Procura Distrettuale di Messina e finalizzata a disarticolare l’attuale operatività della famiglia mafiosa “dei barcellonesi”, storicamente radicata nel comune di  Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e sul versante tirrenico della provincia di Messina, capace di esercitare un costante tentativo di infiltrazione anche in attività imprenditoriali e di economia lecita, sia nel settore della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli – nel cui ambito la consorteria si è inserita attraverso imprese fittiziamente intestate, non mancando di imporre, con metodo mafioso, forniture dei prodotti e prezzi di mercato da applicare sulla merce, sia nella conduzione del business dei locali notturni e ricreativi del litorale tirrenico nell’area di Milazzo, in cui, oltre a imporre i servizi di sicurezza mediante l’utilizzo di metodi coercitivi e intimidatori – tra cui l’incendio doloso di una sala ricevimenti riconducibile a imprenditori concorrenti – l’associazione mafiosa è sovente intervenuta per condizionare i titolari nell’attività gestionale.
Gli esiti delle odierne attività investigative hanno consentito di fare luce sull’ulteriore e rinnovata  operatività della consorteria mafiosa, la cui esistenza è stata accertata negli anni con varie sentenze, all’esito di numerosi procedimenti penali (Mare Nostrum, Icaro, Vivaio, Pozzo, Gotha, Dinastia), che ne hanno decimato le fila con l’arresto e la condanna di capi storici e gregari, documentandone la struttura associativa, il modus operandi e gli efferati delitti, nei vari periodi di riorganizzazione interna ed assestamento del sodalizio conseguenti ai numerosi interventi repressivi subiti.
Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Messina hanno consentito di evidenziare la spregiudicatezza e la piena operatività della compagine mafiosa, mediante una continuità garantita dai sodali di maggiore spessore criminale liberi sul territorio ovvero ristretti agli arresti domiciliari, i quali, sovente – appena scarcerati – in spregio ai provvedimenti restrittivi a cui erano sottoposti, si sono resi protagonisti di incontri e di interlocuzioni volte alla definizione di strategie condivise e dei nuovi assetti ed equilibri organizzativi – resisi necessari in seguito alle numerose operazioni di polizia giudiziaria che negli ultimi anni hanno interessato numerosi sodali di vertice – concordando di ricostruire un’Alleanza tra i vertici della citata famiglia mafiosa, in passato allontanatisi, per imporre una regia unica alle sistematiche attività delittuose e ripristinare una cassa comune (denominata “paniere” o “bacinella”) dove far confluire i proventi delle attività illecite, in parte destinati al sostentamento degli affiliati ristretti in carcere.
La riorganizzazione ha riguardato non solo la riscossione sistematica e programmata delle estorsioni in danno di imprese ed esercizi commerciali, da prelevare nelle festività di Pasqua, Natale e Ferragosto, ma anche la pianificazione ed esecuzione di azioni intimidatorie quali incendi e violenze fisiche che hanno certamente sortito l’esito voluto, come dimostrato dalla mancanza di collaborazione da parte delle vittime che, in taluni casi, non hanno denunciato il rinvenimento di bottiglie incendiarie.
Le investigazioni hanno inoltre permesso di rilevare come l’associazione investigata, di cui è stata accertata la disponibilità di armi, anche da guerra, si sia prodigata al fine di monopolizzare le attività delittuose nel territorio, non solo attraverso il taglieggiamento degli imprenditori locali, ma anche mediante:
 il controllo del business della prostituzione, esercitato nell’area milazzese da un’associazione promossa da individuo contiguo alla “famiglia mafiosa”, a cui garantiva periodiche dazioni di denaro in cambio di “protezione”;
 l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, destinata alle piazze di spaccio Barcellonesi, Milazzesi e di altri comuni della provincia;
 la gestione di bische clandestine ove promuovere il gioco d’azzardo;
 la capacità di stabili interlocuzioni con altre consorterie mafiose radicate in Sicilia e in Calabria.
Sono state inoltre riscontrate, in occasione delle elezioni amministrative tenutesi a Barcellona Pozzo di  Gotto il 4 e il 5 ottobre 2020, interlocuzioni tra un uomo di vertice dell’associazione mafiosa e soggetti appartenenti al mondo della politica, indicative di una promessa, in cambio di posti di lavoro e altre utilità, di supporto elettorale a un candidato.
Contestualmente all’operazione, sono stati sottoposti a sequestro preventivo 3 società – di cui 1 operativa nel settore immobiliare ed utilizzata per agevolare, con appartamenti dati in affitto, lo svolgimento dell’attività di meretricio, e le restanti nella vendita all’ingrosso di ortofrutta, riconducibile agli odierni indagati,  4 immobili – di cui due impiegati come case di prostituzione e due fittiziamente intestati – nonché 1 locale e 1 veicolo, per un valore complessivo di circa 1 mln. di Euro.

Un secondo collegato filone investigativo condotto dai Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), coordinato sempre dalla Procura Distrettuale peloritana, avviate in seguito alla scarcerazione di un sodale di spicco della “famiglia barcellonese” deputato alla gestione del traffico di stupefacenti e finalizzate ad approfondire e contrastare lo specifico settore illecito, ha consentito di individuare due associazioni che alimentavano a vario titolo le piazze di spaccio non solo di Barcellona Pozzo di Gotto, ma anche di altri comuni dell’area tirrenica, tra cui Rodì Milici, Terme Vigliatore e Milazzo, spingendosi finanche – nello spaccio al dettaglio – a Messina e a centri situati sulla fascia ionica della provincia, nello specifico Letojanni e Giardini di Naxos. A riscontro delle attività, sono stati sequestrati durante l’indagine circa 19 kg. di sostanza stupefacente tra cocaina, hashish e marijuana.
Il terzo filone investigativo è stato sviluppato dai Carabinieri della Compagnia di Milazzo ed ha ulteriormente consentito di documentare la filiera al dettaglio dello spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana, hashish, LSD e cocaina, approvvigionate ad opera di due distinti gruppi criminali e distribuite nell’area di Milazzo, della Valle del Mela, del barcellonese e nelle Isole Eolie. È stata inoltre accertata, in capo ad alcuni indagati, la disponibilità di armi da fuoco, nonché il ricorso a minacce, percosse e danneggiamenti (in una circostanza alcuni degli indagati hanno sequestrato e rapinato un giovane, condotto in un luogo isolato, percosso violentemente e derubato) al fine di riscuotere i proventi di cessioni ancora non onorate, nonché la commissione svariati furti in danno di abitazioni, un istituto scolastico e diversi esercizi pubblici (lidi balneari, un cantiere nautico e un’autorimessa), commessi per assicurarsi il danaro per l’acquisto di partite di sostanza stupefacente. Nel corso delle investigazioni, i militari operanti hanno – tra l’altro – arrestato in flagranza 5 persone e deferite altre 10 in stato di libertà,  per detenzione illecita di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di arma comune, furto, ricettazione ed altro.
Complessivamente nei richiamati provvedimenti cautelari, il Giudice per le Indagini Preliminari ha riconosciuto i gravi indizi comprovanti la sussistenza del reato di associazione di tipo mafioso per 13 persone e del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per 22 indagati, con la rubricazione dell’aggravante del metodo mafioso nei confronti di 42 indagati.

L’odierna operazione si inquadra in una precisa manovra di contrasto pianificata e condotta, nel triennio 2018/2021, dai Carabinieri della provincia di Messina – coordinata dalla Procura Distrettuale di Messina – verso la criminalità organizzata e comune del territorio  barcellonese con l’intento di colpire, contemporaneamente e su più livelli operativi, mediante l’azione sincrona dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Messina e delle Compagnie di Barcellona P.G. e Milazzo, i leader dell’associazione mafiosa, i suoi appartenenti, i suoi sodali e sostenitori nonché, simultaneamente, uno dei  più redditizi e antisociali reati, quello del traffico e spaccio di stupefacenti, sempre condotto nel medesimo territorio barcellonese, perseguendone gli organizzatori e gli spacciatori di strada.

Comando Provinciale di Messina