REGGIO – Ripepi su discarica Melicuccà: “Il TAR boccia Falcomatà anche alla Città Metropolitana. Il ciclo “disintegrato” dei rifiuti è realtà.”

Con il sindaco Falcomatà non si è mai al sicuro da brutte sorprese. Nemmeno Attila l’Unno aveva osato tanto. A queste latitudini non cresce più l’erba della speranza, ma cresce la montagna di rifiuti in ogni angolo della Città e la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti è ormai un miraggio. Insomma l’incubo del ciclo “disintegrato” dei rifiuti è realtà. Non funziona niente e nulla di ciò che si programma si realizza. Ti alzi la mattina ed ecco che un altro guaio pende sulla Città Metropolitana e sulla possibilità per Reggio Calabria, di riscattarsi dal suo avanzante disagio. Primo fra tutti i rifiuti, i quali ora non avranno nemmeno la possibilità di essere collocati nella discarica di Melicuccà, detta “La Zingara” e individuata dalla Conferenza dei servizi nel dicembre 2020, ma ora messa fuori legge dal TAR. Accogliendo il ricorso del Comune di Palmi in merito alla presenza di una falda acquifera nei pressi della suddetta discarica, il tribunale amministrativo di fatto, da un’ennesima battuta d’arresto al processo di integrazione dei rifiuti in seno alla Città Metropolitana, cioè quel complesso di attività organizzate sulla base di ambiti territoriali ottimali, nel rispetto di criteri finalizzati a massimizzare l’efficienza del servizio attraverso il superamento della frammentazione delle gestioni. Il fatto non avrebbe una eco eccessivo, senonché la scelta del sito di Melicuccà non fosse stata oggetto dell’avallo della Conferenza dei servizi e se la questione del ciclo dei rifiuti non fosse stata in testa alla pregressa campagna elettorale di Falcomatà. Il punto è che la politica scellerata del primo cittadino e le sue scelte improvvisate, continuano a fare terra bruciata su un territorio provato, dissanguato, ghettizzato da anni di mal governo. Lo abbiamo detto, nemmeno Attila aveva osato tanto, ma Falcomatà che aveva indicato la discarica di Melicuccà, come la panacea di tutti i mali e di tutta l’immondizia del territorio metropolitano nell’allora campagna per la rielezione del settembre 2020, ora non vedrà mai la luce del progetto di bonifica, sebbene i lavori per il riutilizzo della “Zingara” fossero già cominciati da un pezzo. La domanda è: se un tribunale a meno di un anno dall’ultima Conferenza dei servizi, prende una decisione che scarta Melicuccà, perché comunque la presenza dei rifiuti andrebbe a contaminare le acque presenti in loco, allora per quale motivo la Conferenza in questione non agiva, un anno addietro, nella stessa direzione e anziché perdere così tanto tempo non individuava un altro possibile sito? Non ci è chiara la logica di azione del sindaco metropolitano, che a piè sospinto non ne fa una giusta e non ci è chiara nemmeno la ratio della Conferenza, che di fatto ignorava il pericolo di inquinamento, a seguito di una perizia, viziando una decisione che professionisti capaci e accorti non avrebbero mai preso. Il Comune di Palmi, dunque, ha fatto leva su questo aspetto e sulla necessità di salvaguardare la salute dei cittadini palmesi e ora il TAR gli ha dovuto dare ragione, facendo scemare le speranze di trovare nelle vicinanze di Reggio Calabria, una via d’uscita facile al riciclo dei rifiuti urbani. Una batosta per il Comune di Reggio? Piuttosto il Comune reggino ha una sola sfortuna: quella di ritrovarsi al vertice un amministratore assolutamente inadeguato al ruolo che ricopre e che dovrebbe avere le competenze per riorganizzare la gestione dei rifiuti, essendo la Città Metropolitana ente di governo d’ambito. Ma la cosa era stata ribadita anni addietro persino dall’allora Regione Calabria a guida Oliverio, espressione del medesimo partito di Falcomatà. Persino il compagno di compagine politica, traeva conclusioni negative sulla gestione della cosa pubblica da parte di Giuseppe Falcomatà; infatti, la Regione Calabria aveva intimato molto chiaramente al sindaco reggino di occuparsi del ciclo integrato dei rifiuti, considerato che Falcomatà non aveva, all’epoca, neanche la capacità di metterci la faccia, bypassando in toto le Conferenze regionali. Ad oggi, la Città Metropolitana si è affrettata a spiegare, che la sentenza del TAR riguarda solo l’impianto già esistente e che le nuove strutture non sono tacciate di inidoneità. Piuttosto, la questione sarà oggetto di studi approfonditi. Intanto però, le cose si fermano ancora una volta e di nuovo ci vorrà del tempo per verificare o per riqualificare quanto già progettato, gettando al vento anni di lavoro e denaro pubblico, mentre l’area metropolitana affoga nel disastro amministrativo e l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti andrà a farsi benedire; forse, nella prossima amministrazione, forse in un futuro lontano anche Reggio Calabria sarà un territorio civile, un luogo dignitoso in cui vivere e lavorare.

CALABRIA – Protezione civile dispone il blocco immediato dell’utilizzo delle mascherine nelle aziende ospedaliere

Blocco immediato dell’utilizzo delle mascherine nelle Aziende ospedaliere della Calabria. E’ quanto ha disposto il dirigente della Protezione civile regionale, Fortunato Varone, in seguito al decreto di sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito dell’indagine sull’acquisto, nella prima fase della gestione dell’emergenza sanitaria, di milioni di mascherine dalla Cina ritenute pericolose ed irregolari.

Indagine nella quale è indagato anche l’ex commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri. Il dipartimento regionale della Protezione civile ha scritto al Commissario regionale per il piano di rientro, a tutti i commissari e direttori sanitari delle Asp, ai responsabili delle farmacie territoriali ed ospedaliere disponendo, nel caso siano posseduti dalle aziende, il blocco immediato dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale ritenuti pericolosi dalla Procura di Roma.
“Le mascherine – è detto nella comunicazione di Varone – dovranno confluire in un unico magazzino di pertinenza di ciascuna azienda ed essere poste immediatamente in quarantena” entro venerdì 22 ottobre per poi essere trasportate alla Protezione civile regionale. Alla disposizione del dirigente generale Prociv Calabria è allegato anche l’elenco delle mascherine incriminate, tutte prodotte in Cina, che ammontano a quasi 800 milioni di pezzi in tutta Italia.

(ANSA).

CALABRIA – Senatrice Bianca Laura Granato sospesa, le motivazioni in un post

Si riporta, di seguito, l’intervento della senatrice di Alternativa c’è Bianca Laura Granato, a proposito della sospensione scaturita dalla mancata esposizione del lasciapassare verde in Aula; trattasi di un post pubblicato su Facebook motivato, inoltre, dalla condotta superficiale dei media televisivi:
“Ieri sono successe tante cose. Purtroppo la TV ha riportato dei servizi molto stringati e ha banalizzato molto, non lasciando intendere le profonde motivazioni che mi hanno indotta a non esibire il GREEN pass che pure avevo dovuto fare per viaggiare e avevo con me.
Basta aprire gli occhi e la mente: tutto appare immediatamente chiaro. Vi invito a guardare la realtà.
Sarò assolutamente essenziale, non essendo questa la sede giusta per disquisizioni dottrinali.
Lo stato si regge sulla contemperanza di tre poteri: Legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il primo è esercitato dalle due Camere (dei deputati e dei senatori) ;
Il secondo è esercitato dal governo che dirige anche le forze dell’ordine;
Il terzo è esercitato dalla magistratura.
Ci sono anche altri poteri la cui presenza è funzionale al buon andamento del nostro sistema democratico.
1. L’informazione pubblica
2. Il Presidente della Repubblica che sarebbe il garante della Costituzione.
3. I sindacati che sono i corpi intermedi che operano a tutela delle varie categorie di lavoratori.
Tutti questi elementi dovrebbero concorrere alla piena realizzazione del dettato costituzionale.
Ma le cose stanno diversamente…
I poteri in una democrazia che funzioni dovrebbero essere tutti indipendenti, invece oggi in Italia sta avvenendo che il potere esecutivo agisca in spregio alla Costituzione , ma non trova alcuna forma di limitazione negli altri poteri, anzi in essi trova sempre puntuale conferma e rinforzo rispetto ad azioni da cui il popolo è letteralmente schiacciato e impossibilitato ad esercitare i propri diritti.
La magistratura non si sa dove guardi, anzi arrivano sentenze che lasciano a dir poco basiti.
Solo pochi esempi: la cancellazione dei capi d’imputazione per gli uomini di stato nella trattativa Stato-mafia; la sentenza di Lucano che raddoppia addirittura le richieste del PM, comunicata il giorno della chiusura della campagna elettorale in Calabria; la sentenza incredibile con addirittura l’aggravio delle spese processuali (90.000 euro!!) per “lite temeraria” per i sanitari sospesi perché non disponibili ad assumere un farmaco sperimentale che produce gravi finanche letali effetti avversi (come può considerarsi lite temeraria un ricorso per tutelare la propria salute e il posto di lavoro?).
Le forze dell’ordine sono state utilizzate non per garantire la sicurezza nelle recenti manifestazioni ma per colpire manifestanti inermi lasciando agire i violenti in funzione di dove si voleva che l’opinione pubblica spostasse il consenso, applicando all’altra parte il marchio di “Fascista”.
Il Green pass non è una misura atta a tutelare la salute pubblica, ma una misura atta solo a discriminare chi dissente attraverso subdole forme di estorsione (tampone a pagamento) e tortura (ammessi solo i tamponi più invasivi) per chi non intende offrire il proprio consenso ad un trattamento sanitario non obbligatorio che comunque non garantisce nessuno nè dai contagi nè dalle forme severe del virus.
Il mondo capovolto insomma, la Costituzione cancellata con la connivenza di tutti i poteri dello Stato. La certezza è oggi di non vivere in uno stato di diritto ma in un secondo Medioevo, dove si salva solo chi ha soldi.
Il sindacato ormai ha pure indossato la giacca e la cravatta e va a braccetto col governo (vedi le foto di Landini alla manifestazione di sabato scorso).
Camera e senato totalmente asserviti a Draghi, le cui misure emanate con decreto legge distorcono finanche i regolamenti parlamentari per piegare anche il potere legislativo nella sua organizzazione interna con misure insensate, discriminatorie e incostituzionali, solo pretestuosamente generate per la salute, ma in realtà finalizzate al pieno controllo anche della funzione legislativa (che già purtroppo è effettivo).
Basti pensare che io sono stata l’unica senatrice sanzionata con l’interdizione da tutti i locali del senato dall’inizio della legislatura per un atto di disobbedienza civile che non ha messo a rischio la salute di nessuno , mentre ci sono stati senatori che nelle turbolenze di aula seguite alle modifiche ai decreti sicurezza hanno finanche lussato un braccio ad un questore senza subire NULLA! Nè perdere un giorno di aula.
Ovviamente all’interdizione dall’accesso a tutti i locali del senato si associa per la sottoscritta anche la perdita della diaria (lo dico per dare soddisfazione a tutti i forcaioli a cui di questo mio atto interessa solo questo aspetto ). Non che mi dispiaccia, è giusto così, ciò che offende è il motivo!
Insomma mi sembra abbastanza evidente che l’unica cosa che sia punita con violenza nella fase più nera che sta attraversando il nostro Paese con il supporto unanime di tutti i poteri dello stato sia proprio il dissenso.
Risultati della cieca obbedienza e della fiducia in questo governo?
Mega marchette alle Big Pharma realizzate con consistente parte dei soldi destinati alla sanità pubblica, aumento carburante , luce e gas e chi più ne ha più ne metta, queste sono le misure con le quali si sostiene la torsione anti democratica messa in atto da Draghi. Austerity per il popolo, Recovery Fund per multinazionali, Confindustria e malavita organizzata ormai pienamente integrata nel sistema economico e produttivo del paese, grazie al taglio dei controlli, all’ innalzamento delle quote dei subappalti, alla giustizia a scadenza della riforma Cartabia.
Giusto per capirci: le tasse sui beni di prima necessità costituiscono imposte dirette e sono incostituzionali perché ogni cittadino, secondo la Costituzione, è tenuto a contribuire al mantenimento dello stato in misura proporzionale al proprio reddito.
L’aumento del carburante automaticamente si trasferisce su tutti i beni di prima necessità, gravando sui non abbienti come sugli abbienti.
In buona sostanza, la nostra obbedienza, nella migliore delle ipotesi, ci rende solo più poveri e più ricattabili, vittime di ingiustizie e soprusi senza fine, sostanzialmente sempre più sudditi.
Perché l’obiettivo finale è il totale controllo sociale attraverso la corruzione delle classi dirigenti e il ricatto economico sulle classi lavoratrici. Questi sono gli strumenti e quelle sono le azioni. Se perseguiamo la visione di Draghi il nostro destino è segnato..
Non sto dicendo nulla che non sia sotto gli occhi di tutti!
Le classi medie dei professionisti saranno anche duramente colpite, vedi la classe medica . Lo dico oggi! Se ne prenda nota!
I media e il Presidente della Repubblica parlano con una sola voce cercando di scaricare sui non vaccinati l’odio per quelle misure impopolari che sono in realtà frutto di precise scelte da parte del governo imposte attraverso restrizioni che esistono solo nel nostro Paese.
Se abbiamo occhi per vedere usiamoli, prima che il nostro curatore fallimentare dismetta definitivamente anche gli esseri umani, ormai utili solo se e finché funzionali a quei processi produttivi su larga scala che intende promuovere!
D’altronde i danni e i tagli alla sanità pubblica sono precisa testimonianza che si intende anche procedere ad una vera e propria eliminazione fisica dei meno abbienti e di chi costituisce un peso per la società.
Se per convenienza o per ignavia scegliamo di non vedere questa realtà , in mano a questa oligarchia saremo solo carne da macello!
Ho fatto quel che ho fatto solo per aprirvi gli occhi! Non so se ci sono riuscita, ma almeno finché avrò questo mandato lo userò per questo !
Oggi sarò a Trieste con i portuali, unico, dico unico baluardo per uno stato di diritto in dismissione.
Per me lo spirito della Costituzione oggi sopravvive solo nella lotta portata avanti da quelle persone.
SVEGLIA!”

REGGIO – ‘Ndrangheta e Rifiuti, Operazione “MALA PIGNA”: eseguite misure cautelari nei confronti di 29 persone e 5 società, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Ravenna, Monza Brianza, Brescia e Bergamo.

Dalle prime ora di questa mattina, i Carabinieri del Gruppo CC Forestale di Reggio Calabria, coadiuvati dai Carabinieri Forestali afferenti a vari Reparti in Calabria, Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna, e dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori Calabria“, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di stanza a Vibo Valentia e dell’Aliquota di Primo Intervento (API) di stanza a Reggio Calabria, sono impegnati nell’esecuzione di un’Ordinanza di custodia cautelare personale a carico di 29 soggetti, con contestuale Decreto di sequestro preventivo per cinque società operanti nel settore dei rifiuti e di somme per equivalente, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, indagate  a vario titolo per associazione di tipo mafioso, disastro ambientale, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di beni, estorsione, ricettazione, peculato, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, violazione dei sigilli e danneggiamento aggravato.

Il provvedimento, adottato nella fase delle indagini preliminari e salve le ulteriori determinazioni dell’Autorità giurisdizionale di merito, è stato eseguito nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Ravenna, Brescia e Monza-Brianza.

Le indagini condotte dai militari del NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) di Reggio Calabria, sotto la direzione del Procuratore della Repubblica, dr. Giovanni Bombardieri e coordinate dal Procuratore Aggiunto Dr. Calogero Gaetano Paci e dai Sostituti Procuratori Dr. Gianluca Gelso ( poi trasferito ad altro Ufficio ) e Dr.ssa Paola D’ambrosio e Dr. Giorgio Panucci, venivano avviate nell’anno 2017 e traevano origine da un sopralluogo eseguito presso la sede aziendale della società “ECOSERVIZI S.R.L.”, ditta di trattamento di rifiuti speciali di natura metallica, sita nella zona industriale del Comune di Gioia Tauro (RC) e gestita dalla famiglia DELFINO, da decenni attiva nel settore. I primi riscontri investigativi evidenziavano che la società, nonostante fosse oggetto dei provvedimenti di sospensione dell’autorizzazione al trattamento dei rifiuti e di cancellazione dall’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, era diventata il fulcro di un’attività organizzata per il traffico di rifiuti speciali di natura metallica, con base operativa a Gioia Tauro (RC) e con marcate proiezioni sul territorio nazionale ed internazionale. DELFINO Rocco, per anni socio e Procuratore Speciale della società, con il contributo materiale e morale di ulteriori soggetti, mediante artifizi volti ad aggirare la normativa antimafia, promuoveva un’associazione volta al traffico illecito di rifiuti mediante la gestione di aziende fittiziamente intestate a soggetti terzi ma riconducibili alla diretta influenza e al dominio della famiglia DELFINO, quali la società MC METALLI S.R.L e la ditta CM SERVICEMETALLI S.R.L. Gli amministratori aziendali di tali aziende si palesavano quali prestanome dei traffici illeciti dei DELFINO, con una completa ed incondizionata comunione di affari ed interessi. L’obiettivo era quello di servirsi dell’immagine e del nome di società apparentemente “pulite”, rette da un amministratore legale privo di pregiudizi penali e di polizia, avente tutte le carte in regola per poter ottenere le autorizzazioni necessarie alla gestione di un settore strategico, qual è quello dei rifiuti speciali, ed in tal modo intrattenere rapporti contrattuali con le maggiori aziende siderurgiche italiane, contrattare l’importazione e l’esportazione di rifiuti da e per Stati esteri, nonché aspirare all’iscrizione in white list negli elenchi istituiti presso la Prefettura.

Nel programma criminale mafioso della famiglia DELFINO rientrava, altresì, il dominio assoluto della ditta DELFINO s.r.l., società in confisca definitiva sin dall’anno 2007 in quanto oggetto di un procedimento di prevenzione attivato nei confronti della famiglia DELFINO alla fine degli anni novanta, sull’assunto che il DELFINO Rocco e i fratelli gravitassero nella galassia della famiglia ‘ndranghetistica dei MOLÈ. Le indagini permettevano di accertare che la società confiscata DELFINO S.R.L., ancora attiva sul mercato, altro non fosse che un’azienda di schermatura per le attività illecite dei fratelli DELFINO, con il concorso attivo dei coadiutori e amministratori designati dall’Agenzia Nazionale dei beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, nonché di professionisti (avvocati, consulenti, commercialisti ed ingegneri ambientali) che prestavano per la stessa la propria opera di intelletto, con metodo fraudolento e sotto la direzione dei DELFINO. In particolare il DELFINO Rocco infiltrava la DELFINO S.r.l. con professionisti spregiudicati a lui fedeli, esercitava la sua influenza convocando i coadiutori al suo cospetto e dettando loro i comportamenti da opporre alle richieste dell’ANBSC. Il tutto finalizzato a mantenere il completo controllo mafioso della società in confisca, in un clima di intimidazione e prevaricazione.

Altra allarmante condotta delittuosa accertata nel corso delle indagini riguardava lo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, attraverso attività di interramento nel suolo, diventato oggetto di investigazione e di accertamenti tecnici eseguiti dai Consulenti Tecnici nominati dalla Procura della Repubblica. Autocarri aziendali partivano dalla sede della società con il cassone carico di rifiuti speciali, spesso riconducibili a “Car Fluff” (rifiuto di scarto proveniente dal processo di demolizione delle autovetture) e giungevano in terreni agricoli posti a pochi metri di distanza, interrando copiosi quantitativi di rifiuti, anche a profondità significative. Gli accertamenti eseguiti portavano a disvelare anche l’interramento di altri materiali, quali fanghi provenienti presumibilmente dall’industria meccanica pesante e siderurgica. Tali terreni agricoli, a seguito degli interramenti ed a cagione di essi, risultavano gravemente contaminati da sostanze altamente nocive, alcune di esse rilevate sino a valori pari al 6000% (seimila percento) del limite previsto, con il concreto ed attuale pericolo che le sostanze inquinanti possano infiltrarsi ancor più nel sottosuolo determinando la contaminazione anche della falda acquifera sottostante.

Le indagini permettevano inoltre di documentare specifiche vicende estorsive a danno di imprese impegnate nell’appalto per la demolizione delle gru di banchina ormai obsolete presso il Porto di Gioia Tauro. Tale vicenda vedeva coinvolti in prima linea alcuni degli odierni arrestati, nello specifico DELFINO Rocco e CANGEMI Domenico, quali esponenti della cosca PIROMALLI di Gioia Tauro, e PALAIA Francesco B. quale esponente della cosca BELLOCCO di Rosarno.

L’attività investigativa consentiva inoltre di ricostruire i rapporti tra DELFINO Rocco, MESSINEO Aurelio (fedelissimo del boss PIROMALLI Giuseppe alias “Facciazza”) e l’Avv. Giancarlo PITTELLI, legale di fiducia della famiglia PIROMALLI. Dalle indagini emergeva che l’Avv. Giancarlo PITTELLI veicolava informazioni dall’interno all’esterno del carcere tra i capi della cosca PIROMALLI, detenuti in regime carcerario ai sensi dell’art. 41 bis, ossia PIROMALLI Giuseppe cl. 45 detto “Facciazza” ed il figlio PIROMALLI Antonio cl. 72, e DELFINO Rocco, quale soggetto di estrema fiducia per i Piromalli in quanto elemento di vertice della stessa cosca. Inoltre, l’Avv. Giancarlo PITTELLI si attivava a favore di DELFINO Rocco nelle vicende giudiziarie riguardanti la revisione del procedimento di prevenzione nei confronti della società in confisca Delfino s.r.l., pendente dinanzi al Tribunale di Catanzaro Sezione Misure di Prevenzione, con l’intento di “influire” sulle determinazioni del Presidente del Collegio al fine di ottenere la revoca del sequestro di prevenzione, nonché con una serie di ulteriori condotte che esulavano dal mandato difensivo.

Nel quadro sopra rappresentato, anche il Aurelio MESSINEO si palesava quale trait d’union tra il nucleo familiare del boss Giuseppe  PIROMALLI e il Rocco DELFINO, come necessario veicolatore dell’esigenze espresse dalla famiglia PIROMALLI. Difatti ogni contatto veniva intermediato dal Aurelio MESSINEO e dall’Avv. Giancarlo PITTELLI, i quali garantivano che l’impegno profuso dal Rocco  DELFINO a favore della cosca fosse rappresentato a chi di dovere, ossia ai componenti del nucleo familiare del Giuseppe PIROMALLI cl. 45. È in quest’ottica che il Rocco DELFINO assumeva un ruolo di tutore degli interessi della cosca PIROMALLI, attento a curarne le esigenze familiari e le vicende giudiziarie, pronto a sostenere economicamente, in nome e per conto della cosca, anche le spese di difesa.

Queste le misure personali e reali disposte

Misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di:

  1. Rocco DELFINO 
  2. Giovanni  DELFINO cl. ‘57
  3. Giovanni  DELFINO cl. ‘93
  4. Salvatore DELFINO 
  5. Domenico CANGEMI 
  6. Aurelio MESSINEO 
  7. Francesco Benito PALAIA 
  8. Giancarlo PITTELLI 
  9. Roberto FORGIONE 

Misura degli arresti domiciliari nei confronti di:

  1. Giuseppe Antonio NUCARA 
  2. Alessio Alberto GANGEMI 
  3. Deborah Anna CANNIZZARO 
  4. Concetta ZAPPONE 
  5. Domenico GIORDANO 
  6. Giulio CALABRETTA 
  7. Salvatore TROVATO MAZZA 
  8. Orlando GALATA’ 
  9. Pier Paolo CAVALLARI 
  10. Vincenzo MURATORE

Misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza ed obbligo di firma alla P.G. nei confronti di:

  1. Cosimo BEVILACQUA
  2. Domenico AMATO 
  3. Mariapaola PALERMO 
  4. Pierino AMATO 
  5. Francesca ARCERI 
  6. Girolamo BRUZZESE 
  7. Giuseppe PETRACCA 
  8. Riccardo MARINO 
  9. Matteo Rocco DELFINO 

     Misura dell’obbligo giornaliero di presentazione alla PG nei confronti di:

  1. Fabio 
  2.  TAVERNITI 

Sequestro preventivo delle seguenti società, compreso il patrimonio aziendale:

–  Intero capitale sociale e patrimonio aziendale della ECOSERVIZI S.R.L. con sede legale in Gioia Tauro (RC)

– DITTA INDIVIDUALE RD DI ROCCO DELFINO, con sede legale in Catanzaro

– CM SERVICEMETALLI S.R.L., con sede legale in Ravenna

– Ditta individuale Giovanni DELFINO (cl. 93), con sede in Gioia Tauro (RC)

– Ditta individuale Giovanni DELFINO (cl. 57)

E’ stato disposto, inoltre, il sequestro preventivo della somma complessiva di € 1.609.942,13, di cui € 909.442,13 nei confronti delle società RD di Rocco Delfino, ECOSERVIZI S.R.L., MC METALLI S.R.L., CM SERVICEMETALLI S.r.l., nonché della somma di € 700.500,00 nei confronti di DELFINO Rocco, NUCARA Giuseppe Antonio e GANGEMI Alessio Alberto.

REGGIO – Violenta rissa sul lungomare di Reggio Calabria. Falcomatà: “E’ un enorme problema educativo”

Nella serata di sabato si è verificata una furiosa rissa sul lungomare di Reggio Calabria, che ha visto coinvolti numerosi giovani: a volare non sono stati solo calci e pugni, ma sedie e tavolini appartenenti al malcapitato bar nelle immediate vicinanze.

Determinante il pronto intervento delle forze dell’ordine per sedare la rissa e ristabilire la quiete.

Inoltre il sindaco Falcomatà ha subito denunciato sui social l’accaduto, postando il video della violenta lite: “Quando sabato scrivevo che esiste un enorme problema educativo nella nostra città che ci vede tutti coinvolti, qualcuno ha preferito ironizzare.”

Guardate quello che è successo quel giorno sul Lungomare fuori da uno dei lidi, prima dell’intervento della Questura. Non è normale, – continua il primo cittadino – non possiamo rimanere indifferenti, non è degno della nostra Reggio”.

“Bisogna insistere con la rete delle alleanze educative che tanto bene ha fatto in passato. Allo stesso tempo chiederò al Prefetto la convocazione di un comitato ordine e sicurezza. E probabilmente bisognerà ripensare le modalità di utilizzo di questi spazi per la prossima estate”. – conclude Facomatà.

 

Centro Servizi per il Volontariato dei Due Mari vicino all’IPF “Gilberto Perri”, il presidente Bognoni in visita alla sede di Catona

Il presidente del Centro Servizi per il Volontariato dei Due Mari di Reggio Calabria Giuseppe Bognoni, a seguito del vile atto intimidatorio subito qualche giorno fa, si è recato presso la sede della sezione “Gilberto Perri” e dell’Istituto Per la Famiglia Nazionale per esprimere vicinanza e solidarietà ad una associazione che da tantissimi anni fa parte del CSV  ed opera incessantemente nei settori del volontariato e della protezione civile.
Bognoni con la sua presenza ha voluto portare il saluto e la vicinanza di tutte le associazioni aderenti al CSV esprimendo parole di sostegno ed incoraggiamento affinché in questi tristi momenti il mondo del volontariato sia unito e coeso contro atti di violenza e prevaricazione.
Ad accoglierlo il presidente della sezione “Gilberto Perri” Antonello Raffa e il presidente dell’IPF Nazionale Emmanuela Perri che hanno ringraziato Bognoni per avere dimostrato con la sua presenza i veri valori di solidarietà ed aiuto del CSV pronto a sostenere le associazioni aderenti con azioni concrete.

 

Centro Servizi per il Volontariato dei Due mari

 

Manifestazione contro il lasciapassare verde a Trieste, violenze ingiustificate contro i manifestanti

Da giorni, il porto di Trieste è teatro di protesta contro il decreto legge che impone l’utilizzo del certificato verde per i lavoratori.

I portuali hanno condotto, nell’arco di tempo, la manifestazione di dissenso in maniera pacifica. Lo stesso non si può dire della controparte. Le Forze dell’Ordine, infatti, da stamattina hanno iniziato un lavoro di repressione fuori misura, tramite idranti, lacrimogeni in gran quantità e manganellate nei confronti di persone innocenti, come si evince dalle trasmissioni in diretta.

Una vergogna avallata dalla inquietante “criminalizzazione del dissenso“, ovvero, la stigmatizzazione del cittadino scettico, che esprime la propria contrarietà verso un provvedimento, effettivamente, esagerato se consideriamo che, ad esempio, una cassiera necessiti del certificato per entrare nel luogo di lavoro e, viceversa, non le serva nelle vesti di cliente.

Questa è solo una delle numerose illogicità difese a spada tratta dal Governo Italiano, il quale, sulla campagna vaccinale, ricatta i cittadini e non intende assumersi alcuna responsabilità.

Sarebbe utile ricordare la differenza tra dittatura e tirannia, dal momento in cui si cita la prima impropriamente.

Mario Draghi non è un dittatore; egli occupa il suo ruolo coerentemente nell’organo democratico. Ciò non toglie che il suo esecutivo stia legittimando delle misure da tiranno, nel segno della violenza e del dispotismo.

La dittatura, intesa storicamente, prevede l’accentramento del potere presso un’unica figura, ma tale esclusività non implica, quale condizione necessaria, l’abuso dei mezzi a disposizione e l’impiego della brutalità.

Il concetto di tirannide include, invece, elementi di squilibrio: la sopraffazione, il controllo ossessivo e altre qualità negative riconducibili – come insegnò Platone – al totale abbandono della razionalità.

Il fatto che dittatura e tirannia siano utilizzati come sinonimi nella storia contemporanea e post-ideologica non deve indurci nell’errore che una democrazia non possa essere, al contempo, una tirannia.

Per tale motivo, nessun cambiamento migliorativo si è mai realizzato. Coltivando l’illusione che Draghi sia un dittatore, i manifestanti hanno giocato secondo le regole truccate del tiranno democratico.

DC

 

BASKET – Malore fatale in partita per un cestista della Fortitudo Messina, deceduto all’ospedale di Reggio Calabria

Un giocatore di basket, Haitem Jabeur Fathallah, di 32 anni, in forza alla Fortitudo Messina, é morto nell’ospedale di Reggio Calabria dove era stato portato per un malore che lo aveva colpito nel corso di un incontro tra la sua squadra e la Dierre Reggio, valido per il campionato di Serie C Gold.
Fathallah, mentre era impegnato in una fase di gioco, si é accasciato ed ha perso i sensi.

La partita è stata subito sospesa per soccorrere il cestista. Il giocatore é stato portato in ospedale con un’ambulanza, ma é morto poco dopo il ricovero. Dopo che Fathallah si é accasciato, sono anche intervenuti alcuni medici che assistevano alla gara dagli spalti e che hanno tentato inutilmente di rianimare il giocatore. I sanitari, dopo essersi resi conto della gravità della situazione, hanno chiesto l’intervento di un’ ambulanza attrezzata per la rianimazione. Il giocatore, dopo il malore che lo ha colpito e durante il trasporto in ospedale, é rimasto sempre incosciente. Fathallah vantava oltre 250 presenze nei campionati senior di basket. Nato ad Agrigento, dopo avere giocato con Porto Empedocle, Racalmuto e Licata, era arrivato a Messina nella stagione 2016/2017, militando prima nella Basket School e successivamente nella Fortitudo Messina. (ANSA)

SPORT – Reggina: guadagna tre punti d’oro in casa del Vicenza

Con un magnifico gol di Galabinov, la squadra amaranto si aggiudica, sul difficile campo di Vicenza, tre punti importantissimi ai fini della classifica.

La squadra biancorossa, pur occupando la penultima posizione, si dimostra avversario ostico per la squadra di Alfredo Aglietti che, con determinazione e cinismo, acciuffa il risultato positivo al 31′ con Galabinov.

“Le partite si vincono soffrendo” – aggiunge al termine della partita il Mister Amaranto – “Il nostro cammino prosegue per arrivare ad una salvezza tranquilla”.

Grande soddisfazione per i numerosi tifosi reggini che, giunti in quel di Vicenza, hanno sostenuto sin dall’inizio i propri beniamini.

Prossimo avversario: il Parma.

Avanti tutta e… Forza Reggina!

A. N.

Forum del Terzo Settore esprime solidarietà all’IPF “Gilberto Perri”

Abbiamo appreso dell’inqualificabile gesto di violenza perpetrato ai danni dell’Istituto per la famiglia sez G.Perri. A nome del Coordinamento del Forum del Terzo Settore Metropolitano di RC e di tutti gli associati, esprimo solidarietà all’organizzazione e condanna per il gesto intimidatorio. La manifestazione del dissenso è un elemento di democrazia viva, le modalità violente di esprimerlo si collocano invece fuori dalla cornice di valori su cui si fonda la nostra Costituzione democratica nata dalla resistenza che, invece, fanno da riferimento alle azioni Forum.