MOTTA S. G. (RC) – Grave incidente in località Lazzaro

Un grave incidente si è verificato quest’oggi sulla SS 106 in località Lazzaro, nel comune di Motta San Giovanni, nella provincia di Reggio Calabria.

Nel sinistro sono state coinvolte due autovetture, una delle quali si è ribaltata dopo l’impatto. La dinamica è ancora da stabilire.

Sul posto sono accorse le forze dell’ordine ed il personale soccorritore del 118.

L’incidente ha causato notevoli rallentamenti al traffico.

 

REGGIO – Carabinieri: ‘Ndragheta, eseguite due misure cautelari nei confronti di 2 esponenti della ‘ndrangheta a Torino

In provincia di Reggio Calabria e Parma, militari del Nucleo Investigativo di Torino, supportati nella fase esecutiva da quelli di Reggio Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal GIP del Tribunale di Torino su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 2 pregiudicati (di cui uno detenuto a Parma per altra causa) affiliati alla ‘ndrangheta, ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio di G.G., originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), perpetrato l’11 luglio 2004 in San Mauro Torinese (TO), ove la vittima all’epoca risiedeva.
Nelle indagini svolte nel 2004 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torino emerse la responsabilità dell’omicidio in capo ad AS. – condannato per l’omicidio in via definitiva a 21 anni di reclusione – membro di un gruppo di fuoco composto da almeno altri 2 complici all’epoca rimasti ignoti.
I successivi accertamenti di natura tecnico-scientifica, effettuati nel maggio 2021 dal RIS di Parma con l’ausilio di nuove tecnologie informatico – dattiloscopiche su alcuni reperti rinvenuti nei pressi dell’autovettura bruciata utilizzata per commettere il delitto, hanno consentito di individuare nuovi elementi indiziari, riscontrati da specifica attività investigativa, che hanno portato all’identificazione degli altri presunti componenti del gruppo di fuoco responsabili dell’omicidio, il cui movente secondo la ricostruzione accusatoria sarebbe da ricondurre ad una faida risalente agli anni ’60 del secolo scorso, allorquando il G. – a conclusione di una disputa per ragioni commerciali – uccise due esponenti della cosca D.-A.

CAULONIA (RC) – Sbarco migranti: arrivati in 57, a bordo anche un cadavere

Ennesimo sbarco di migranti avvenuto sulle coste reggine, nella locride: il quinto, negli ultimi quattro giorni.

Sono 57 i migranti sbarcati oggi, nella tarda mattinata, a Caulonia, tra loro anche il cadavere di un giovane deceduto durante il viaggio.

Di nazionalità pakistana, sono riusciti a raggiungere la riva delle coste reggine in maniera autonoma a bordo di una barca a vela, che si è arenata sulla spiaggia, precisamente alla periferia di Marina di Caulonia.

Alcuni bagnanti, che si trovavano nelle vicinanze della suddetta spiaggia, hanno avvisato prontamente le forze dell’ordine. La Guardia Costiera è, così, potuta intervenire, disincagliando l’imbarcazione e trainandola verso il porto di Roccella Ionica.

La Procura di Locri ha disposto il sequestro dell’imbarcazione e del cadavere del migrante deceduto a bordo, sul quale dovrà, successivamente, essere effettuata una prima visita medico-legale, nel stesso porto di Roccella.

Con questo, è salito a 31 il numero degli sbarchi avvenuto in questi primi mesi del 2022, nel solo tratto della costa della Locride.

REGGIO – Carabinieri: “Operazione Good”, esecuzione di ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 soggetti

Questa mattina, nella provincia di Reggio Calabria, i militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dall’ Ufficio del G.I.P. presso il Tribunale di Palmi, su richiesta della locale Procura, diretta dal Dott. Emanuele Crescenti, nei confronti di 9 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “produzione, detenzione, cessione di sostanze stupefacenti” e “porto e detenzione abusiva di armi comuni da sparo”.

L’operazione, convenzionalmente denominata “Good”, giunge ad esito di una complessa attività d’indagine condotta dai militari della Compagnia di Taurianova sotto il costante coordinamento della locale Procura della Repubblica.

In particolare, le investigazioni sono state avviate nel gennaio del 2021, quando, nel corso di un controllo in strada, i militari della Stazione Carabinieri di Nicotera Marina hanno fermato due minorenni provenienti dalla piana di Gioia Tauro, trovati in possesso di alcuni grammi di marijuana. Immediati accertamenti hanno permesso di risalire all’identità di uno degli odierni indagati, ritenuto il responsabile di aver ceduto lo stupefacente ai due sedicenni.

Il quadro indiziario, rassegnato alla Procura della Repubblica di Palmi, ha permesso quindi di raccogliere un dettagliato scenario probatorio e di identificare i responsabili negli odierni destinatari della misura cautelare. Fra questi, un intero nucleo familiare, originario di Anoia, i cui componenti, sulla base delle valutazioni del GIP di Palmi, si sarebbero resi autori di almeno 30 episodi di cessione, acquisto o detenzione di sostanze stupefacenti di varia tipologia, in particolare marijuana e hashish.

In ordine all’ipotesi d’accusa formulata, gli stessi sono stati anche ritenuti responsabili di aver detenuto armi comuni da sparo, precisamente due fucili e una pistola, alcune delle quali portate lungo la pubblica via. Due degli indagati, inoltre, sulla scorta delle risultanze investigative, si erano anche vantati di avere fatto, nella notte di Capodanno del 2021, il tiro al bersaglio contro la segnaletica stradale in Contrada Tubà, frazione di Anoia dove dimorano i catturati.

I numerosi fotogrammi raccolti nell’ambito dei vari servizi di osservazione svolti, hanno permesso al GIP di ricavare il proprio convincimento circa il riconoscimento dei principali indagati, nonché l’attribuibilità soggettiva agli stessi della realizzazione della piantagione di piante di canapa indiana, realizzata in Contrada Tubà e sequestrata dai militari dell’Arma il 17.06.2021.

Inoltre, l’esito degli accertamenti tossicologici sulle piante in sequestro ha permesso di stabilire un THC pari a quasi 5.000 dosi. Laddove immessa sul mercato, infatti, è ipotizzabile che la sostanza stupefacente avrebbe consentito di realizzare ingenti guadagni.

La prospettazione accusatoria ha, ad oggi, trovato un preliminare accoglimento nell’ordinanza emessa dal GIP di Palmi, che ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere per 2 degli indagati, sottoposto 5 agli arresti domiciliari e disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per i restanti 2.

Il quadro indiziario, rassegnato alla Procura della Repubblica di Palmi, ha permesso quindi di raccogliere un dettagliato scenario probatorio e di identificare con qualificata probabilità i responsabili negli odierni destinatari della misura cautelare.

 

Trattandosi di provvedimento in fase di indagini preliminari rimangono salve le successive valutazioni in sede processuale.

 

REGGIO – Polizia di Stato: arrestato 24enne che aveva occupato abusivamente un appartamento ed opposto resistenza agli agenti

Ieri sera, in una via del centro cittadino, le Volanti sono intervenute in un immobile dove un soggetto extracomunitario aveva forzato la catena posta a protezione dell’accesso di un appartamento e lo aveva occupato abusivamente. L’uomo alla vista dei poliziotti ha opposto resistenza brandendo un mattarello in legno manifestando l’intenzione di non lasciare l’appartamento.

Sul posto la Sala Operativa della Questura ha fatto intervenire il personale delle Volanti equipaggiato con la pistola ad impulsi elettrici Taser X2, anche in considerazione del fatto che il cittadino extracomunitario, molto agitato, aveva colpito ad una spalla un operatore di Polizia.

A seguito dell’utilizzo del Taser l’uomo è stato paralizzato temporaneamente così da consentire agli Agenti di intervenire in sicurezza e successivamente è stato sottoposto ad accertamenti medici che non evidenziavano alcun trauma. Il soggetto è stato quindi arrestato per resistenza a Pubblico Ufficiale e lesioni personali aggravate.

 

REGGIO – Ripepi: “Il progetto del secolo Mediterranean Life è su un binario morto, lo ha detto l’Assessore Battaglia!”

“Il Meditterranean Life è su un binario morto”, lo ha chiaramente detto l’Assessore all’Urbanistica Mimmetto Battaglia, audito in Commissione Controllo e Garanzia presieduta dal Consigliere Massimo Ripepi.

Sono passati sette mesi dalla delibera di Consiglio Comunale approvata all’unanimità che ordinava al Sindaco, vista la rilevanza strategica e pubblica del progetto del secolo, di convocare urgentemente tutti gli enti interessati per sottoscrivere un accordo di programma che potesse consentire l’avvio urgente dei lavori.

Ma niente, nulla è stato fatto in questi sette mesi. Assurdo, neanche il progetto più importante della storia della nostra Città è riuscito a motivare il Sindaco ff e la sua amministrazione.

Il Mediterranean Life, con 6500 posti di lavoro, 2 milioni di passeggeri in più per l’aeroporto dello stretto, alberghi, teatri, residenze sanitarie, strutture sportive, un palazzetto dello sport con 6000 posti, 300 posti barca e la possibilità di far attraccare le navi da crociera, nonché un gettito IMU per il Comune di   2-3 milioni di euro l’anno, si pone come il Progetto del secolo, una vera e propria città nella città che, tra l’altro, verrebbe realizzata con i soldi dei privati; un’importantissima opportunità per la Città Metropolitana di Reggio Calabria che purtroppo rischia di sfumare come un sogno per l’inadeguatezza e le continue inadempienze dell’Amministrazione comunale più incapace di sempre.

Non solo la Città è carente dei servizi essenziali, il manto stradale che cade a pezzi, la spazzatura nuovamente in mezzo alle strade, non c’è acqua e le opere pubbliche sono bloccate o incompiute, bensì in questo contesto senza speranza  è stata anche puntualmente disattesa l’importantissima Delibera di consiglio comunale n. 47 del novembre del 2021, con la quale il Consiglio Comunale dichiarava all’unanimità il Mediterranean Life un’opera strategica e di interesse pubblico, e dava mandato al sindaco di convocare un accordo di programma, per riunire tutti gli Enti che sono interessati per prendere decisioni in merito al progetto.

Stamani abbiamo convocato in Commissione Controllo e Garanzia l’Assessore all’urbanistica Mimmetto Battaglia, per capire come è stato dato seguito a questa delibera, che cosa è stato fatto e se già si è proceduto a fare l’accordo di programma, o comunque riunioni, lettere o interlocuzioni: praticamente non è stato fatto nulla e anzi, addirittura, l’Assessore, in un momento di grande onestà, ha ammesso che “Il Mediterranean Life è in un binario morto”.

Quindi vista la gravità della situazione, la totale incapacità e la mancanza di volontà dell’Amministrazione a portare avanti il progetto del secolo,  ho già convocato per martedì prossimo il Dirigente della SUAP, l’Assessore Battaglia e l’imprenditore Domenico Falduto, per fare un primo tavolo pubblico di confronto e di controllo dell’iter amministrativo.

Il controllo è l’impulso a realizzare quanto deliberato all’unanimità dal Senato della Città e deve essere fatto in maniera collegiale e pubblica per evitare che si intravedano anche lontanamente interessi personali.

Comincerò dunque a svolgere, da martedì prossimo, delle sedute a cadenza settimanale o mensile, in relazione alle esigenze, per monitorare l’iter per la realizzazione del progetto più importante che Reggio Calabria abbia mai avuto.

 

Il Consigliere Massimo Ripepi

REGGIO – GDF: Operazione Black fog, sequestrati beni per un valore di oltre 4 mln di euro

Una cinquantina di Finanzieri, coordinati dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna e appartenenti anche a Reparti del Corpo di Milano, Trento e Reggio Calabria, hanno eseguito, sul territorio nazionale e all’estero (Romania, Bulgaria e Svizzera), misure cautelari personali e reali nei confronti di soggetti che, attraverso condotte preordinate al trasferimento fraudolento di valori, hanno contribuito a reinvestire ingenti somme di denaro riconducibili alla potente e nota cosca di ‘ndrangheta, egemone nel territorio di Melito di Porto Salvo (RC) e con ramificazioni nel Nord Italia, tra le quali una vera e propria “Locale” di stanza a Desio (MI).

Le misure cautelari disposte dal G.I.P. del Tribunale di Bologna – Dott. Alberto GAMBERINI rappresentano l’epilogo della vasta operazione “Black Fog” condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Bologna, le cui indagini, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nelle persone del Procuratore Aggiunto – Dott. Francesco CALECA e del Sostituto Procuratore – Dott. Flavio LAZZARINI, sono state eseguite tra il 2019 e il 2021.

L’attività è stata sviluppata all’esito di una precedente indagine in materia di criminalità organizzata – eseguita dagli specialisti del G.I.C.O. di Bologna – convenzionalmente denominata “Nebbia Calabra” e nel corso della quale era stata rinvenuta copiosa documentazione, anche informatica, relativa a cospicui investimenti all’estero effettuati dal principale indagato grazie alla connivenza e al supporto di numerosi “colletti bianchi” legati al mondo della finanza e dell’imprenditoria operanti nel nord est del Paese.

In particolare, sono emersi gravi indizi in ordine alla gestione occulta, realizzata attraverso uno strumentale schermo societario di diritto rumeno, di due centrali idroelettriche in Romania in grado di generare redditi per 2 milioni di euro all’anno (la cui titolarità è riconducibile a una società con sede in provincia di Trento), alla disponibilità di numerosi rapporti finanziari presso banche svizzere (fra cui 1,6 milioni di dollari USA in seguito movimentati verso un conto sammarinese) e al possesso di immobili di pregio in Bulgaria, oltre a investimenti in titoli USA successivamente movimentati tramite bonifici “mascherati” da finanziamenti fra società estere per 15 milioni di euro.

Grazie alle determinanti informazioni fornite dalle Financial Intelligence Unit estere, vale a dire autorità nazionali indipendenti con funzioni di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, sono state intercettate condotte di trasferimento fraudolento di valori aggravate dal cosiddetto “metodo mafioso”, in ragione della vicinanza dell’indagato alla citata ‘Ndrina, i cui cospicui interessi economici venivano dallo stesso curati.

Condividendo il quadro probatorio meticolosamente ricostruito dalle Fiamme Gialle d’intesa con i Magistrati della Procura della Repubblica di Bologna, il Tribunale alla sede ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali consistenti negli arresti domiciliari del principale indagato, italiano, per il reato di cui all’art. 512-bis c.p. e nel sequestro preventivo del capitale sociale di una società italiana, del saldo di due conti esteri (rumeno e svizzero) fino alla concorrenza di 15 milioni di euro, delle quote societarie di due imprese rumene, di tre conti correnti e di due beni immobili siti a Sofia (Bulgaria).

L’esecuzione delle misure è avvenuta, contestualmente, in più Stati dell’Unione Europea grazie al coordinamento dell’Organismo di cooperazione giudiziaria internazionale Eurojust, il cui intervento ha consentito all’Autorità Giudiziaria bolognese di operare in stretta sinergia con i collaterali esteri e rendere così più efficace il contrasto alla criminalità organizzata, connotata da una sempre più marcata proiezione internazionale.

L’attività testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nell’aggressione dei patrimoni illeciti, che consente di colpire “al cuore” le organizzazioni criminali e chi è abitualmente dedito a vivere nell’illegalità, restituendo i beni illecitamente accumulati alla collettività e salvaguardando gli operatori economici e i cittadini onesti.

“Operazione Hermano” esecuzione di ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 soggetti

Questa mattina, nella provincia di Reggio Calabria, Milano, Parma, Verona e Vicenza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dall’ Ufficio del G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, nei confronti di 19 soggetti, con l’accusa di aver fatto parte di un’articolata organizzazione, capace di gestire un fiorente traffico di stupefacente che, acquistato in Sud America e transitato in Spagna, veniva poi rivenduto su tutto il territorio nazionale.

L’operazione, convenzionalmente denominata “Hermano”“Fratello” in lingua spagnola, come gli arrestati erano soliti chiamarsi fra loro, giunge ad esito di una complessa attività d’indagine condotta dai militari della Compagnia di Taurianova – sotto il costante coordinamento della locale Procura della Repubblica.

In particolare, le investigazioni sono state avviate a seguito dell’arresto, nel dicembre 2017, di un soggetto originario di Polistena, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti: durante un controllo di polizia, vennero rinvenuti, occultati a bordo dell’autovettura condotta dall’uomo 4 kg. di infiorescenze di cannabis essiccate.

Fondamentale si è rilevata, a partire da questo evento, la ricostruzione della filiera dello stupefacente avviata dai militari dell’Arma che, a partire da quel sequestro, ha permesso di ricostruire l’esistenza di una consorteria criminale ben organizzata, capace di gestire traffici illecito di marijuana, hashish e cocaina.

Gli esiti emersi dalle indagini condotte, hanno permesso infine di raccogliere gravi indizi di reità nei confronti degli odierni indagati e, sulla base anche dell’ipotesi d’accusa accolta dal GIP, di ricostruirne il “modus operandi”: i medesimi, grazie a fonti di approvvigionamento sul territorio nazionale e all’estero, provvedevano a importare in Italia ingenti partite di droga. Il narcotico veniva poi trasportato, anche a mezzo di veicoli con “scomparti segreti”, nelle principali città italiane, fra cui Milano e Roma, dove veniva poi suddiviso in dosi e smerciato.

Numerosi sono stati i recuperi di sostanza stupefacente avvenuti nel corso dell’attività, tra cui è annoverato il rinvenimento di una vasta piantagione di canapa indiana, in una impervia zona di montagna del comune di Oppido Mamertina.

Infine, in ordine all’aggravante della natura transnazionale del traffico di stupefacenti, secondo la prospettazione accusatoria, gli arrestati avrebbero goduto di rapporti privilegiati con produttori peruviani di cocaina, grazie ai quali erano in grado di acquistare partite di droga a prezzi concorrenziali. Allo scopo di sviare i controlli delle Forze dell’Ordine o i controlli di sicurezza in aeroporto, lo stupefacente veniva poi trasportato in forma liquida, chimicamente intrisa nelle fibre di valigie o altri contenitori, come riscontrato in occasione di un rinvenimento eseguito a Biella, dove i carabinieri hanno sequestrato 250 grammi di cocaina trasportata in un trolley adottando questa modalità, unitamente a due bidoni con all’interno del solvente che, con ogni probabilità, sarebbe poi servito al processo inverso di estrazione della sostanza.

 

Il quadro indiziario, rassegnato alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha permesso quindi di raccogliere un dettagliato scenario probatorio e di identificare con qualificata probabilità i responsabili negli odierni destinatari della misura cautelare.

 

Trattandosi di provvedimento in fase di indagini preliminari rimangono salve le successive valutazioni in sede processuale.

REGGIO – Capitaneria di Porto e Polizia Stradale: autovettura con a bordo prodotto ittico privo di tracciabilità

SEQUESTRATI CIRCA 20 QUINTALI DI TONNO ROSSO

 Nella mattina di oggi 27 giugno, militari della Guardia Costiera di Reggio Calabria, su richiesta di intervento effettuata dal personale della Polizia Stradale – Sottosezione Autostradale Reggio Nord – hanno rinvenuto, a bordo di un automezzo proveniente dalla Sicilia, un ingente quantitativo di prodotto ittico, privo della prevista documentazione.

Durante la normale vigilanza, gli agenti della Polizia Stradale effettuavano un controllo ad un furgone isotermico proveniente dalla Sicilia e, notando all’interno del mezzo la presenza di un enorme quantitativo di prodotto ittico, hanno richiesto l’ausilio dei militari della Guardia Costiera per gli accertamenti del caso.

Con l’intervento degli uomini della Guardia Costiera e del personale veterinario di turno si è potuto accertare che il prodotto trasportato, destinato ai mercati calabresi, non corrispondeva a quello riportato nella documentazione di accompagnamento. Difatti, i 13 esemplari rinvenuti, trasportati come tonno alalunga, risultavano essere della specie tonno rosso per i quali la normativa europea e nazionale detta regole stringenti circa la cattura, il trasporto, e la commercializzazione. Tale violazione ha comportato l’immediato sequestro dei circa 1900 kg di prodotto ittico e l’elevazione di sanzioni amministrative di oltre 4000 euro.

Giudicato idoneo al consumo umano, l’ingente quantitativo di tonno rosso è stato devoluto in beneficienza ed enti caritatevoli della città.

 

REGGIO – Carabinieri: anziano muore in casa di riposo abusiva, eseguiti 5 arresti per maltrattamenti e abbandono di persone incapaci

I Carabinieri del Nas di Reggio Calabria a conclusione di un’articolata attività investigativa, denominata “LA SIGNORA”, hanno dato esecuzione, con l’ausilio di militari del Comando Provinciale Carabinieri del capoluogo e degli altri NAS del Gruppo Tutela Salute di Napoli, ad una Ordinanza, emessa dal GIP presso Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, di
applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di due donne, titolari di una casa di riposo abusiva, e di tre loro dipendenti, gravemente indiziati, secondo l’ipotesi investigativa, dei reati di maltrattamenti verso conviventi e abbandono di persone incapaci, aggravati dall’aver cagionato la morte di un ospite. Altri 7 soggetti sono stati deferiti in stato di libertà per diversi illeciti penali.
Le indagini del NAS condotte da Gennaio a Maggio 2021, supportate da attività tecniche di intercettazioni telefoniche, acquisizioni e analisi di cartelle cliniche e ispezioni igienico sanitarie, nonché da pedinamenti e osservazioni, sono originate dalla querela di una donna il cui marito, affetto da malattia neurodegenerativa, era deceduto dopo un periodo di degenza presso la casa di riposo oggetto di indagine. Si ipotizza che l’uomo sarebbe stato vittima di
maltrattamenti e abbandono che avrebbero causato un peggioramento irreversibile della sua condizione clinica fino a giungere al decesso.
Gli accertamenti investigativi avrebbero permesso di ricostruire, allo stato degli atti e fatte salve le successive valutazioni di merito, che le titolari della struttura, sottoposte agli arresti domiciliari, unitamente ai dipendenti (3 sottoposti a misura cautelare e altri 6 deferiti in stato di libertà), avrebbero maltrattato 15 ospiti della casa di riposo, tutti affetti da gravi patologie e non autosufficienti, con plurimi atti vessatori che sarebbero consistiti:
– Nel somministrare scarse quantità di cibo, anche scaduto e mal conservato, tali da cagionare deperimento e malnutrizione;
– Nel tenere gli ospiti senza riscaldamento e acqua calda, in ambienti privi di abbattimento architettonico;
– Nel somministrare arbitrariamente medicinali, senza consulto medico, e psicofarmaci, tra cui l’Entumin, per rendere “gestibili” e sedare gli ospiti, tanto che agli indagati viene contestato anche l’esercizio abusivo della professione sanitaria;
– Nell’omettere le normali pratiche di igiene personale e degli ambienti, in quanto gli anziani sarebbero stati abbandonati e chiusi nelle stanze per cui, in alcuni casi, sono stati costretti così ad espletare i propri bisogni su sé stessi e sul letto dove dormivano, provocando l’aggravamento delle patologie già in essere e cagionando in alcuni casi anche la malattia della scabbia.
Tutti gli ospiti, tra i quali vi erano anziani permanentemente allettati, sarebbero stati gestiti da personale assolutamente inidoneo e privo dei requisiti medici specialistici, infermieristici ed socio assistenziali richiesti, ed inoltre, soprattutto di notte, alla presenza di un solo operatore, tanto che le vittime in alcuni casi sarebbero state costrette a dormire tra le loro feci e urine rimanendo a lungo fradici e sporchi.
Le titolari, in concorso con la cuoca ed altra dipendente, sono indagate anche per il reato di epidemia colposa in quanto con condotte omissive e negligenti avrebbero agevolato il propagarsi di un focolaio Covid tra gli ospiti, cercando in tutti i modi di nascondere i contagi agli altri dipendenti, ai familiari delle vittime, alla Prefettura ed all’ASL reggina, tanto da rendere necessario un immediato intervento del NAS per avviare le previste misure
contenitive e di cura e scongiurare ben più gravi conseguenze, interrompendo i goffi tentativi di occultamento dei casi Covid.
Altri due dipendenti sono indagati per sostituzione di persona, in quanto, come avrebbero dimostrato le intercettazioni telefoniche, avrebbero fatto credere ad una anziana signora intenzionata a lasciare la casa di riposo, di parlare al telefono con il figlio, che la rassicurata sulla “buona qualità” dell’assistenza e degli operatori che la curavano., mentre, in realtà si trattava di un dipendente.
Tra gli indagati, poi, vi è anche una geometra reggina che, unitamente alle titolari, è stata deferita in stato di libertà per il reato di falsità ideologica, poiché avrebbe attestato falsamente la presenza, presso lo stabile in cui vi era la casa di riposo abusiva, di 4 distinte casa – famiglia che rispettavano i requisiti minimi strutturali.
Contemporaneamente all’esecuzione della misura cautelare personale è stato eseguito il sequestro preventivo della casa di riposo, e gli ospiti sono stati trasferiti presso i familiari o altre strutture socio sanitarie individuate dai Carabinieri e dai servizi sociali del Comune di Reggio Calabria.
Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari per cui vanno fatte salve le successive valutazioni di merito.