REGGIO – Morto lo storico boss di Archi Giovanni Tegano

In data odierna è morto, all’età di 81 anni, lo storico Boss di Archi Giovanni Tegano, personaggio chiave della seconda guerra di mafia e latitante tra il 1993 e il 2010, anno in cui fu trovato e arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria presso una casa situata a Terreti utilizzata come nascondiglio.

Durante il suo periodo di latitanza, nel quale venne inserito tra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia, svolse un lavoro di mediazione volto a scongiurare delle faide tra le diverse cosche. Per questo, quando venne portato fuori dalla Questura, successivamente alla sua cattura, fu accolto da parenti che lo applaudirono e scandirono l’appellativo “Uomo di pace”.

 

REGGIO – Deferiti 49 dipendenti Asp per truffa e falso

I Carabinieri del Nas di Reggio Calabria, a conclusione di una indagine denominata “Johnny” e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, Sostituto Procuratore Dott. Rocco Cosentino, hanno notificato un avviso di conclusione indagini ed informazione di garanzia nei confronti di 49 dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Provinciale di Reggio Calabria, ritenuti responsabili di truffa aggravata e falsità materiale.

Le indagini, supportate da analisi documentale, hanno accertato che da febbraio a maggio 2018 personale infermieristico delle strutture ospedaliere di Gioia Tauro, Palmi, Polistena, Oppido Mamertino e Taurianova, si assentava durante l’orario di servizio per effettuare prestazioni in Assistenza Domiciliare Integrata, svolgendo, in alcuni casi, la medesima attività anche durante i permessi per assentarsi dal servizio per motivi familiari, sindacali o per incarichi pubblici presso altri enti o, addirittura, durante periodi di malattia. 

Inoltre, nel mese di maggio 2020 numerosi indagati, venuti a conoscenza che il Distretto Sanitario eseguiva accertamenti sul pagamento delle indennità, grazie alla complicità degli addetti al Servizio ADI di Palmi, falsificavano orari e dati delle schede relative alle prestazioni illecitamente eseguite, in modo da celare la sovrapposizione con l’orario di servizio conseguente alla timbratura badge. 

In poco più di 3 mesi sono state scoperte oltre 170 condotte illecite, ed una indebita percezione di indennità per Assistenza Domiciliare Integrata per complessivi euro 7.000 circa, ai danni dell’Azienda Ospedaliera Provinciale di Reggio Calabria.

 

Controlli antidroga nella Piana di Gioia Tauro da parte dei Carabinieri: arrestato 24enne in possesso di marijuana e denunciato 41enne per coltivazione di 125 piante di canapa

Con l’avvento della stagione estiva si intensifica l’azione di contrasto alla produzione e compravendita di sostanze stupefacenti nella Piana di Gioia Tauro da parte dei Carabinieri reggini.  Nell’ultimo periodo, all’esito di mirati servizi, i Carabinieri della Compagnia di Taurianova hanno tratto in arresto in flagranza un ventiquattrenne cittanovese per possesso di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, denunciato un 41enne di Anoia per coltivazione di marijuana e sequestrato una piantagione di 125 piante, messe a dimora nell’area montana di Anoia.

In particolare, nel corso degli ordinari controlli stradali, i Carabinieri della Stazione di Cittanova, con il supporto dei militari della Sezione Radiomobile, hanno perquisito l’autovettura in uso ad un 24enne cittanovese incensurato, rinvenendo, nascosta sotto il sedile passeggero, una busta in cellophane contenente circa 53gr di marijuana, mentre ulteriori 2 grammi erano occultati all’interno di una delle scarpe. Le operazioni di perquisizione sono state estese presso l’abitazione dell’uomo, rivenendo anche un trita-marijuana e un bilancino di precisione.  La sostanza è stata sottoposta a sequestro per le successive analisi tossicologiche del RIS di Messina.

Il giovane cittanovese è stato quindi tratto in arresto in flagranza di reato per possesso di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e, all’esito del giudizio di convalida, il Tribunale di Palmi ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di dimora a Cittanova e dell’obbligo di presentazione alla P.G., oltre che disporre la sospensione del reddito di cittadinanza di cui era beneficiario.

Nel medesimo contesto, i Carabinieri della Stazione di Cinquefrondi hanno svolto delle perquisizioni nel territorio di Anoia, denunciando un locale 41enne, già gravato da precedenti di polizia, per il possesso di 5 piante di canapa indiana, alte circa 1,7 m, coltivate nel giardino di pertinenza dell’abitazione. Le conseguenti attività di perlustrazione del territorio montano di Anoia hanno inoltre consentito ai Carabinieri della Compagnia di Taurianova di individuare e sequestrare una piantagione di canapa indiana composta da 125 piante alte circa 1,7 metri, ben irrigata e pronta per essere raccolta, che avrebbe fruttato, nella vendita al dettaglio del mercato illegale, diverse migliaia di euro.

Gli odierni interventi rientrano nella più ampia e diffusa azione dei carabinieri reggini per prevenire e reprime i reati in materia di sostanze stupefacenti, intensificata nel periodo estivo viste le particolari condizioni climatiche e ambientali del territorio, anche considerato che, finanche la vendita al dettaglio, è fonte di arricchimento e rafforzamento della criminalità organizzata calabrese.

 

 

 

 

 

MESSINA – Sequestrata area di oltre 7000 mq in Castelmola adibita a discarica abusiva

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno sequestrato un’area di oltre 7000 metri quadrati nel territorio di Castelmola (ME), piccola cittadina che domina Taormina, adibita a discarica abusiva di rifiuti.
L’operazione rientra nell’ambito dell’intensificazione del monitoraggio del territorio e delle attività di controllo in materia di tutela ambientale, coordinate dal Gruppo della Guardia di Finanza di Messina.

In tale contesto, le Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina, all’esito di mirate attività di sopralluogo, connesse all’intensificazione del controllo economico del territorio, hanno individuato e posto sotto sequestro una vasta superficie, peraltro sita nelle immediate vicinanze di terreni agricoli coltivati, localizzata in Castelmola (ME), illecitamente adibita a discarica abusiva.

L’area, di circa 7000 mq, di proprietà di D.C., 70 anni di Castelmola (ME), è stata utilizzata negli ultimi anni quale strutturato luogo di accumulo e deposito di rifiuti di vario genere. In particolare, le ricognizioni del sito, effettuate dai militari di Taormina, hanno consentito di documentare l’accumulo di notevoli quantità di rifiuti speciali, di varia natura.

Nel dettaglio, al fine di occultare l’illecita attività e renderla maggiormente complicata da rilevare, si accertava come fossero stati realizzati diversi terrapieni, tramite un caterpillar, peraltro rinvenuto in loco e sottoposto a sequestro, in realtà formati da tonnellate di materiale edile di risulta (laterizi, cemento, guaine di plastica, bitume e persino eternit): un’illecita attività di sversamento di rifiuti dall’alto tasso inquinante, a maggior ragione, come nel caso di specie, se direttamente effettuato in aree a ridosso di zone coltivate.

Come noto, l’illecito abbandono ed accumulo di rifiuti consente agli utenti di evitare gli elevati costi necessari per il regolare smaltimento all’interno delle discariche autorizzate, deturpando, al contempo, il territorio, nonché con l’enorme rischio di provocare irreparabili contaminazioni delle falde acquifere.

Ottenuta la convalida del sequestro dal competente Giudice del Tribunale di Messina, nei prossimi giorni saranno interessati gli organi competenti per la bonifica dell’intera zona, mentre il proprietario del terreno è stato segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina in quanto responsabile di un grave reato ambientale, quale la gestione non autorizzata di rifiuti.

Non è la prima attività che la Procura della Repubblica di Messina e la Guardia di Finanza peloritana pongono in essere a contrasto di odiosi reati in materia di inquinamento ambientale: negli ultimi 18 mesi, infatti, nella provincia di Messina, sono state accertate oltre 40 violazioni, con la denuncia di 66 responsabili ed il sequestro di 81 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, insistenti in aree estese oltre 14 mila metri quadrati, nonché due depuratori.

A conferma della rilevanza della tematica, in sede di audizione presso la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali”, avvenuta il recente 18 marzo 2021, il Procuratore Distrettuale di Messina sottolineava come il territorio della Provincia di Messina, caratterizzato da siti di particolare bellezza, debba essere fortemente tutelato.

Parimenti, il Comandante Regionale Sicilia della Guardia di Finanza, Gen. D. Riccardo Rapanotti, in occasione della sua audizione innanzi al medesimo importante consesso, nel settembre 2020, evidenziava come spesso il costo del reato ambientale ricada sulle spalle dei singoli cittadini, a causa dei conseguenti ed inevitabili riverberi anche in tema di spesa per la comunità.

In conclusione, l’attività di servizio odierna nello specifico delicato comparto testimonia, ancora una volta, l’impegno profuso quotidianamente dalla Guardia di Finanza, dal Tribunale e dalla Procura della Repubblica di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela della salute pubblica, del patrimonio paesaggistico e dell’ambiente, vieppiù in una zona straordinaria e meta turistica internazionale come la costa jonica della provincia di Messina

Lutto nel mondo dello spettacolo: muore all’età di 78 anni Raffaella Carrà, Regina della Tv italiana

È morta oggi alle 16.20 Raffaella Carrà, icona della tv italiana. L’artista aveva 78 anni ed era affetta da una malattia.

Il compagno Sergio Iapino ha riportato la triste notizia tramite una toccante nota: «Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre»

Showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva e radiofonica e autrice televisiva, ha intrattenuto il popolo italiano, forte della sua agevole versatilità, imponendosi come modello di riferimento per differenti generazioni.

Il pm Giuseppe Lombardo al Webinar di Confartigianato Imprese Calabria: “La ‘ndrangheta risulta essere oggi la più ricca organizzazione criminale al mondo”

“La ‘ndrangheta risulta essere oggi la più ricca organizzazione criminale al mondo. Anche per questo tenterà – in tre fasi – di avvantaggiare se stessa anche in relazione agli spazi operativi che la pandemia ha aperto”. Un messaggio tanto incisivo quanto preoccupante e nello stesso tempo costruttivo perché la consapevolezza della realtà potrà permettere di individuare il modo migliore di “aumentare la nostra sensibilità nel comprendere qual è la direzione che i capitali sporchi possono prendere nel momento in cui la pandemia stabilizzerà gli aspetti negativi. Ciò onde evitare che le tendenze criminali ci facciano perdere le tracce dell’operatività finanziaria della ‘ndrangheta”. E’ quanto ha affermato il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, intervenuto nei giorni scorsi al webinar di Confartigianato Imprese Calabria, dedicato alla salute delle imprese in relazione alla pandemia ancora in corso e i rischi futuri, nel breve e nel lungo periodo.
L’iniziativa, moderata dal segretario regionale di Confartigianato Imprese Calabria, Silvano Barbalace, dopo l’introduzione del presidente Roberto Matragrano, ha registrato gli interventi di Licia Redolfi dell’Ossevatorio Mpi Confartigianato; del Direttore delle Politiche Economiche, Bruno Panieri; di Federica Ricci, responsabile istituzionale e normativo Fedart-Fidi.
“Nei 13 settori in recupero nel post emergenza – ha affermato Redolfi – c’è una diffusa presenza di MPI e alta vocazione artigiana. Fattori di traino della produzione sono la forte domanda di prodotti per l’edilizia, stimolata dagli interventi incentivati dal superbonus, la maggiore spesa sanitaria per contrastare l’epidemia, la maggiore presenza in casa – con restrizioni alla mobilità e smart working – e lo svolgimento di attività sportive e ludiche in forma individuale. La ripresa della manifattura rischia di essere depotenziata dalla crescita dei costi delle materie prime, con la attese sui prezzi ai massimi storici”, Il dato preoccupante su cui riflettere è che un’impresa su 4 (21,7%) non ha richiesto prestiti assistiti da garanzia pubblica per l’eccessiva difficoltà riscontrata nell’accedere alle misure (>11,3% nazionale).
Il fenomeno del lavoro sommerso o “abusivo”, come sottolineato anche dal Direttore delle Politiche Economiche, Bruno Panieri, rischia – a fronte degli effetti derivanti dall’emergenza Covid sul mercato delle imprese – di mutare “da ammortizzatore a condizione permanente. In un tessuto imprenditoriale debole come quello calabrese, che poggia su un terreno già fragile dal punto di vista infrastrutturale, la nostra regione per esempio non può contare sulla spinta manifatturiero che sta spingendo sull’export, spiega ancora Panieri. Un altro settore compromesso è quello del turismo. Insomma, le imprese che sono in difficoltà economica rischiano di diventare maggiormente appetibili per le organizzazioni criminali. Ci dobbiamo attrezzare per essere vicini a queste imprese, più che richiedere strumenti ulteriori, capire quali”
Anche per questo si stanno approntando ed evolvendo strumenti come i “Confidi” che cercano di mantenere le imprese quanto più possibile nel solco della legalità, come spiegato da Federica Ricci, responsabile istituzionale e normativo Fedart-Fidi. “Gli strumenti, come il fondo per la prevenzione per l’usura – ha detto ancora – però non sono più in grado di supportare le crescenti necessità delle imprese. Quindi, dobbiamo individuare lo strumento più adeguato al supporto della singola ripresa anche sulla base di una valutazione di prospettiva di ripresa economica. I Confidi insomma possono essere proprio uno strumento di prevenzione”.
“Bisogna impedire in tutti i modi che progetti criminali ricostruiti già alcuni decenni fa dalla Commissione parlamentare, vadano in porto perché altrimenti rischieremmo di perdere il controllo dei sistemi finanziari legali”, ha esordito il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nell’intervento conclusivo.
“Il Covid incide e inciderà ancora sulla fragilità del sistema imprenditoriale italiano. Bisogna anzitutto chiedersi se le azioni di sostegno delle imprese riusciranno a impedire l’immissione massiccia di capitali sporchi nel mercato finanziario; la seconda domanda è sulle criticità più evidenti delle piccole-medie imprese; in ultimo bisogna chiedersi come il crimine organizzato cercherà di sfruttare la crisi. Le grandi mafie, in particolare la ‘ndrangheta, si limiteranno in questa prima fase a osservare l’andamento dell’economia e inasprire situazioni di disagio sociale – ha detto ancora -. Continueranno ad operare per mantenere inalterato il loro ruolo nello scacchiere criminale dove le singole associazioni si muovono in modo sinergico. Non assisteremo forse a prestiti che potranno sfociare in elargizioni di rilevanza penale perché saranno scollegati dal porre in essere comportamenti di tipo usuraio. A mio avviso collocheranno i capitali sporchi nel mercato attraverso operazioni a tasso zero. Potremmo assistere a una delle più grandi operazioni di “doping finanziario” della storia recente» dice ancora Lombardo. A distanza di trent’anni – rimarca il procuratore – il Covid diventerà l’occasione attraverso cui creare un sistema bancario parallelo in cui la ‘ndrangheta tenterà di diventare finanziatrice. Questo non la porterà a finanziare non la piccola-media impresa in crisi, ma il sistema stesso, destinato a generare quel tipo di sostegno di cui l’impresa ha bisogno. Questo sarebbe drammatico”.
“Dobbiamo creare tutte le condizioni possibili per prevenire l’ingresso dei capitali illeciti nei mercati finanziari perché, una volta avvenuto, l’azione di contrasto dal punto di vista giudiziario potrebbe essere già troppo tardiva – ha concluso Lombardo -. Dobbiamo trovare il modo di aumentare la nostra sensibilità nel comprendere qual è la direzione che i capitali sporchi possono prendere nel momento in cui la pandemia stabilizzerà gli aspetti negativi. Ciò onde evitare che le tendenze criminali ci facciano perdere le tracce dell’operatività finanziaria della ‘ndrangheta”.

SICILIA – Arrestate 81 persone, gestivano una fittissima rete di traffico di stupefacenti acquistati in Calabria

In seguito ad un’operazione nata dalla sinergia tra l’Arma dei Carabinieri e la Dia, si è scoperto come le sostanze stupefacenti spacciate da alcuni gruppi criminali di Palermo, arrivassero in larga parte dal Lazio e dalla Calabria,

Le operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo, il gip ha firmato una condanna al carcere per 63 persone ed i domiciliari per le restanti 18.

Grazie alle varie indagini si è potuto constatare che uno principali fornitori sia la ‘ndrina dei Pesce di Rosarno. Tra i vari arrestati c’è anche Giusi Vitale, ex collaboratrice di giustizia, che in seguito all’arresto è stata estromessa dal programma di protezione.

ANDRIA (PUGLIA)- Arrestati 4 soggetti con l’accusa di favoreggiamento e finanziamento del terrorismo

Dalle prime luci dell’alba, al termine di un’articolata attività investigativa nel settore del contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, 50 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, con il supporto di personale del Servizio Centrale Investigazione
Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, stanno dando esecuzione, ad Andria, a un’ordinanza – emessa dal competente G.I.P. del locale Tribunale – applicativa della misura cautelare personale della custodia cautelare in carcere a carico di 4 soggetti. Nei confronti di questi ultimi sono, altresì, in corso perquisizioni locali e personali, con l’ausilio
di personale specializzato e di unità cinofile del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Bari. In particolare, i destinatari della misura cautelare in carcere sono L.W. (cl. 1991), P.P. (cl.1979), T.V. (cl. 1992) e V.G. (cl. 1989), ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di “Finanziamento di condotte con finalità di terrorismo”, in quanto hanno erogato – mediante un centro “money transfer” di Andria – denaro destinato a sostenere l’attività delle organizzazioni combattenti antigovernative in Siria e, nello specifico, diretto a finanziare gli jihadisti appartenenti e affiliati all’autoproclamatosi Stato islamico. La complessa e delicata indagine è stata avviata a seguito di una specifica attivazione di Eurojust che ha inoltrato – per il tramite della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo – alla D.D.A. di Bari una segnalazione dell’Autorità giudiziaria francese, compendiante talune evidenze di interesse investigativo concernenti possibili operazioni di finanziamento del terrorismo internazionale.
L’Autorità giudiziaria d’oltralpe aveva, difatti, accertato che 2 soggetti residenti ad Andria, in data 10.01.2017, avevano perfezionato, presso un’agenzia di “money transfer” a quella sede, 2 trasferimenti di denaro (entrambi dell’importo di euro 950,00) – avvenuti a soli 3 minuti di distanza – in favore di un cittadino libanese (M.H. cl. 1984), considerato un “collettore” di denaro a disposizione dei cosiddetti “foreign terrorist fighters”. La successiva attività di indagine (convenzionalmente denominata “IL LIBANESE”) – delegata al G.I.C.O. del dipendente Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari – ha consentito, quindi, di disvelare l’operatività di uno strutturato gruppo criminale, con base
operativa ad Andria (BT), dedito al finanziamento di attività terroristiche di matrice internazionale. In particolare, le investigazioni sono state effettuate attraverso l’intercettazione di conversazioni telefoniche, l’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, indagini finanziarie nonché mediante perquisizioni e la successiva disamina della documentazione sequestrata. Gli approfondimenti svolti hanno, pertanto, permesso di accertare che le 2 persone segnalate (L.W e P.P.) – impiegando il circuito finanziario “money transfer operators” – avevano effettuato (presso la stessa agenzia di Andria) ulteriori operazioni di invio di denaro contante in favore di altri soggetti stranieri collocati in diversi Stati a rischio terrorismo, tra
cui Serbia, Turchia, Germania, Emirati Arabi, Albania, Russia, Ungheria, Giordania e Tailandia. Peraltro, è stato rilevato che i “collettori” stranieri così individuati – ben 42 – avevano rlericevuto similari finanziamenti (tramite la medesima agenzia “money transfer” e nel medesimo periodo temporale) anche da parte di altri 2 soggetti residenti ad Andria (T.V. e
V.G.), oggi attinti dalla misura cautelare personale, in stretto collegamento con i concittadini L.W. e P.P.. Le transazioni finanziarie oggetto di approfondimento sono risultate avere quasi tutte le medesime caratteristiche (importi artatamente frazionati; date di espletamento; beneficiari; agenzie di money transfer di effettuazione delle operazioni; ricorso a prestanome) ed essere volte a raggirare i presidi imposti dalla normativa antiriciclaggio e, di conseguenza,
a evitare il rischio di segnalazione di operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.
Ulteriori accertamenti hanno consentito, infine, di far emergere un ancor più inquietante quadro comprendente oltre 1000 operazioni di invio di denaro – poste in essere, mediante il circuito dei money transfer, in 49 Paesi (anche estero su estero) nel periodo 2015-2020 – aventi quali beneficiari i suddetti “collettori” stranieri, per un valore di oltre 1 milione di euro.
La presente operazione – che ha puntato all’individuazione dei flussi di denaro destinati ad alimentare azioni di cellule terroristiche – ha evidenziato la fondamentale importanza della cooperazione giudiziaria internazionale nonché il determinante contributo investigativo rinveniente dall’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette.
Conclusivamente, gli esiti dell’attività investigativa testimoniano il costante presidio esercitato dal Nucleo PEF Bari – in stretta sinergia con la locale Procura della Repubblica/D.D.A. – anche nell’azione di contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale, a tutela della sicurezza interna e, in linea generale, di quella globale.

CATANZARO – Morto il piccolo Antonio, il bambino 11enne ferito gravemente nell’incidente dello scorso 26 giugno

E’ morto oggi nell’ospedale Pugliese di Catanzaro il piccolo Antonio, il bambino di 11 anni, rimasto gravemente ferito nello scontro tra due auto, avvenuto lo scorso 26 giugno sulla Trasversale delle Serre nel territorio di Chiaravalle Centrale e nel quale erano rimaste ferite altre 5 persone. La notizia è stata resa nota con un post sulla sua pagina Facebook da Domenico Donato sindaco di Chiaravalle Centrale, cittadina di residenza della vittima e della sua famiglia . “La triste notizia – afferma Donato – colpisce l’intera comunità di Chiaravalle profondamente scossa per l’accaduto. Certo di interpretare i sentimenti dei cittadini, in segno di vicinanza alla famiglia, nella giornata in cui si svolgeranno i funerali e ci ritroveremo a pregare per Antonio e i suoi cari, sarà proclamato il lutto cittadino e saranno esposte le bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici”. Nell’incidente stradale rimasero ferite sei persone. Il più grave di tutti era apparso subito l’undicenne per il cui trasporto nel nosocomio del capoluogo venne richiesto l’invio dell’elisoccorso.

(ANSA).

CALABRIA – Regionali: il “passo di lato” della Ventura mette in crisi il centrosinistra

Fa un passo indietro Maria Antonietta Ventura, candidata dello schieramento Pd-centrosinistra-M5S solo lo scorso 18 giugno.

 “Avevo deciso – lo scrive in una nota la Ventura – di raccogliere l’invito a candidarmi a Presidente della Regione Calabria e condurre una battaglia fiera e leale, a viso aperto, con parole chiare e proposte concrete per ridare dignità alla Calabria e orgoglio ai calabresi. Preferisco però, con dolore, fare un passo di lato per evitare che vicende, che – lo sottolineo con forza – non mi riguardano personalmente, possano dare adito a strumentalizzazioni che nulla avrebbero a che fare con il merito della campagna elettorale.”
“Ho la responsabilità – continua la Ventura – di tutelare le oltre 1.000 famiglie dei lavoratori diretti e indiretti relativi alle aziende del mio gruppo.”“L’impegno sociale e civico  – conclude – a tutela dei calabresi proseguirà, con ancora maggiore determinazione, nelle forme che da sempre porto avanti”.