Che fine hanno fatto i soldi delle entrate dell’ERP? Quale strada hanno preso gli oltre 5 milioni di euro, frutto di canoni e profitti delle vendite, entrati nelle casse dell’ERP e dei quali non si sa nulla? Anche perché i soldi in questione, accantonati negli ultimi sette anni, dovevano servire per la manutenzione degli alloggi popolari; eppure, le urgenze dei quartieri a sud e a nord della città sono tantissime e sempre più emergenziali, ma di interventi per sanare l’edilizia popolare e le infrastrutture attorno, non se ne vedono. Acquisto di nuovi alloggi, manutenzione straordinaria, pratiche amministrative e in sostanza applicazione di diritti fondamentali, come quello ad un alloggio integro e pulito in aree altrettanto sane e bonificate, sono solo alcune delle richieste fatte dall’Osservatorio sul disagio abitativo. Ma è proprio dall’esame emergenziale, sostenuto dalle impellenti segnalazioni dei cittadini, che chiedono solo di vivere degnamente, che ci sorge in modo spontaneo la domanda. Questi 5 milioni mancano all’appello: per quale motivo? E allora vorremmo sapere dal sindaco Falcomatà, che è il gestore del denaro pubblico, in che modo questi soldi sono stati impiegati per migliorie o interventi eccezionali, altrimenti non si spiega il fatto, per cui i quartieri popolari e in generale le periferie, stiano cadendo a pezzi e con essi l’esistenza di tantissime famiglie, ancora oggi con le fogne a cielo aperto sotto le finestre. E’ cura del territorio questa? Alla luce delle tante anomalie e delle numerose richieste di aiuto, farò una interrogazione in Consiglio comunale, perché il primo cittadino declini, con documenti alla mano, le voci di spesa che possono ricondursi ad azioni a favore della cittadinanza più svantaggiata, a partire dalle case popolari. Sorgono medesimi dubbi sugli 11 milioni del Decreto Reggio, i quali da tempo immemore attendono di essere utilizzati per l’acquisto di nuovi alloggi; ma l’unica risposta che ci viene data dall’assessore Albanese è quella di una ulteriore attesa, come se le famiglie che non hanno un tetto sulla testa, se non alloggi di fortuna, abbiano ancora tempo da perdere. E’ sempre colpa del Ministero per le Infrastrutture e delle lungaggini burocratiche; il fatto vero è che non c’è un serio interesse ed impegno da parte dell’amministrazione, la quale invece almeno dovrebbe farsi un serio esame di coscienza e spiegare in che modo ha agito, perché la questione non cadesse nel dimenticatoio. Se davvero ci fosse anche solo l’idea di un progetto inclusivo, oggi non ci ritroveremmo con situazioni gravissime, laddove dovrebbe regnare la pulizia, l’ordine, il funzionamento dei servizi essenziali. Che fine ha fatto l’adeguamento del regolamento comunale per le emergenze abitative? E la normativa sui cambi d’alloggio? Una lunga lista di interrogativi, getta ombra sull’operato dell’amministrazione Falcomatà, che già tante volte si è messa in evidenza per il suo agire improvvisato e lento. Attendiamo fiduciosi, ma intanto da questa parte vogliamo riscontri seri e concreti, perché queste famiglie hanno diritto ad una vita normale e adeguata, perché i reggini tutti si meritano delle risposte puntuali e trasparenti.
REGGIO-Cattura Morabito, il plauso di Falcomatà: “Lo Stato sferra un duro colpo alle mafie a pochi giorni dall’anniversario di Capaci”
Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, in una nota stampa, esprime il proprio plauso ai Carabinieri del Ros ed ai magistrati per la cattura di Rocco Morabito, esponente di spicco della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo Nuovo arrestato in Brasile.
“Un grande lavoro di intelligence – ha detto il sindaco di Reggio Calabria – brillantemente coordinato dalla Procura reggina diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri ha consentito di acciuffare un pericoloso latitante, al numero due tra i 100 più ricercati, secondo solo a Matteo Messina Denaro. Lo Stato, a pochi giorni dall’anniversario dalla strage di Capaci, ha assestato un nuovo e duro colpo alle mafie”.
“La ‘ndrangheta, come l’odierna operazione dimostra – ha continuato – è ormai un cancro planetario che fa del narcotraffico uno dei suoi principali business. In Brasile, dopo la fuga dal carcere di Montevideo, Rocco Morabito pensava di poter sfuggire dalle maglie della giustizia, ma evidentemente non aveva fatto bene i suoi conti”.
“Congratulazioni, quindi – ha proseguito l’inquilino di Palazzo San Giorgio – agli uomini che hanno lavorato in sinergia con le autorità brasiliane e che non hanno mai smesso di credere in un’attività che punta a spezzare i gangli della prepotenza e dell’economia mafiosa. È a loro che, ogni giorno, dobbiamo rinnovare la nostra gratitudine”.
“La mafia, come diceva Giovanni Falcone – ha concluso il sindaco Falcomatà – è un fenomeno umano e, come tale, ha un inizio ed avrà necessariamente anche una fine. Tutti insieme, ognuno per la sua parte e con le responsabilità del proprio ruolo, possiamo sconfiggerla”.
‘Ndrangheta, arrestati in Brasile i boss Rocco Morabito e Pasquino Vincenzo
Nel corso della serata il Ros unitamente al personale del gruppo carabinieri di Locri (Rc), dei comandi provinciali carabinieri di Reggio Calabria e Torino, del servizio centrale di cooperazione di polizia – progetto Ican, della polizia federale brasiliana, hanno rintracciato in Joao Pessoa (Brasile) i narcotrafficanti Rocco Morabito di Africo (Rc) e Pasquino Vincenzo, torinese, rispettivamente inseriti negli elenchi dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del “programma speciale di ricerca” e dei latitanti pericolosi stilate dal ministero dell’interno. L’attività svolta in sinergia tra i reparti dell’arma e il collaterale brasiliano, con il supporto dell’Fbi e della dea statunitense è stata coordinata dalle procure distrettuali di Reggio Calabria e di Torino con l’ausilio della direzione generale affari internazionali e cooperazione giudiziaria del ministero della giustizia italiano e del dipartimento di giustizia statunitense. Rilevante è stato il contributo informativo delle autorità uruguaiane. Morabito era infatti evaso dal carcere di Montevideo nel 2019 nel quale era ristretto dal 2017, quando fu arrestato dai carabinieri e dalla polizia uruguaiana a punta dell’Este. I dettagli dell’operazione saranno resi noti domani 25 maggio 2021 nel corso di conferenza stampa.
REGGIO – Waterfront, il feudo dell’ipocrisia
All’inaugurazione del Waterfront di Reggio Calabria, il Sindaco Giuseppe Falcomatà invoca il pluralismo delle forze politiche e l’universalità del progetto con lo scopo di minimizzare il dibattito sulla paternità dell’opera e il repentino adeguamento dell’attuale amministrazione sulla validità strategica della struttura.
L’opposizione – salvo eccezioni puntualmente stigmatizzate – si limita a striscioni che rubano più tempo agli autori, per la loro preparazione, che al primo cittadino, il cui sonno rimarrà intatto.
Quest’ultimo prosegue indisturbato nel suo compito di ridimensionamento della città, ridotta ad una cartolina per turisti in cerca di una vacanza a basso costo e per i cittadini i quali, vinti inconsciamente dalla rassegnazione, patiscono i soliti magheggi da colletti bianchi.
Il Waterfront, infatti, realizzato intorno ad un lido comunale insozzato da indicibili condizioni igienico-sanitarie, è emblema di una classe dirigente disinteressata alla realtà, frettolosa nell’ottenere approvazione e politicamente miope. Per non dire peggio.
Spesso si è sottolineato il divario di trattamento tra centro storico e periferie. Ebbene, persino all’interno del primo troviamo zone inesplorabili per lo stato di incuria e degrado contestualizzabili ad una nazione del terzo mondo. Una perversa spirale che si traduce, tristemente, nella dinamica dell’usa e getta, relativa alle necessità elettorali e, in generale, a discrezioni personali.
Reggio Calabria necessita di interventi ripristinatori dettati da una conoscenza autorevole e professionale, non di acrobazie retoriche proprie di imbonitori televisivi o sermoni motivazionali utili soltanto ad ammansire la popolazione frustrata. Il Sindaco tratta la città alla stregua di un corpo che non entra in doccia da mesi, ma persiste con il deodorante.
La strage di Capaci, 29 anni dopo, nel ricordo degli innocenti
Oggi ricorrono i 29 anni dall’attentato, perpetrato da “Cosa nostra”, in cui il giudice Giovanni Falcone perse la vita.
La vicenda ha avuto luogo il 23 maggio del 1992 nei pressi di Capaci (PA), nell’autostrada A29. La strada venne fatta esplodere con oltre 500kg di tritolo, andando in questo modo ad uccidere, oltre al giudice Falcone, Francesca Morvillo (moglie del giudice Falcone) e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La “decisione” dell’attentato venne presa in seguito ad una serie di incontri avvenuti tra gli esponenti più importanti di Cosa Nostra, tra i cui “partecipanti” troviamo anche Salvatore Riina e Matteo Messina Denaro (tutt’ora latitante).
L’attentato – secondo alcune indagini – è stato ordito come rappresaglia, a seguito delle condanne emesse alla fine del Maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi soltanto qualche mese prima.
In seguito alla strage, nel 1995, venne indetto il processo “Capaci uno” ed in seguito, nel 2014, il processo “Capaci bis”, nel quale vennero condannati moltissimi esponenti e capi di Cosa Nostra, tra cui i sopracitati Salvatore Riina e Matteo Messina Denaro.
La strage di Capaci, purtroppo, è una dimostrazione di come non solo una persona che si adopera attivamente per il bene comune molto spesso rischia la vita, ma anche le persone più care sono esposte al medesimo rischio; e noi ricordiamo oggi che la “caduta” della mafia in Sicilia ha avuto come prezzo il sangue di molti innocenti.
VIBO VALENTIA – Incidente mortale nel vibonese, muore ragazzo di 18 anni
Incidente mortale nella serata di ieri lungo la ex Statale 522 nei pressi della frazione Bivona, nel comune di Vibo Valentia. A perdere la vita un ragazzo di 18 anni, Dennis Muzzi, di Vibo Marina.
Il giovane era a bordo di una Lancia Y insieme ad un amico che si è scontrata con un’altra auto. I soccorsi si sono rivelati inutili. I medici del 118 giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Nell’incidente sono rimaste ferite altre due persone che sono state portate in ambulanza nell’ospedale di Vibo valentia dove sono ricoverate. Secondo quanto si è appreso non sono in pericolo di vita. Le indagini per ricostruire la dinamica dello scontro sono condotte dalla polizia di Stato.
(ANSA).
GOTHA – Lombardo: “Paolo Romeo al centro della strategia politica della ‘ndrangheta”
Il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo ha continuato anche ieri in aula bunker, lo spaccato della ‘ndrangheta nelle sue connotazioni di vera e propria Istituzione. Una definizione, quella di istituzione, scioccante rispetto all’immaginario collettivo che limita il fenomeno mafioso alle lupare. In realtà, da un certo punto in avanti la componente occulta della ‘ndrangheta inizia a risparmiare i proiettili ed a manovrare piuttosto i “rubinetti” dell’economia, dosando allo stretto necessario le intimidazioni verso i politici esterni, per iniziare a generare i propri; coloro, cioè, che sarebbero stati chiamati, a partire dai primi anni del 2000 a portare avanti i progetti criminali su Reggio. E se Reggio viene definita “testa della ‘ndrangheta” nel mondo -usando la stessa metafora- l’accusa definisce Romeo come “la testa della ‘ndrangheta” stessa, deus ex-machina capace persino di far sedere al tavolo della pace gli schieramenti della seconda guerra di ‘ndrangheta al fine di realizzare la propria città.
Progetti consistenti nell’intercettazione dei flussi finanziari ed il riciclaggio dei capitali sporchi da destinare al territorio attraverso il filtro della macchina statale. L’economia, inutile dirlo, è il motore di tutto, soprattutto dei circuiti della componente militare che servono al mantenimento del potere mafioso. La ‘ndrangheta, assicura il pm a proposito, non ha smesso di avere fame. E nemmeno i cittadini, che, come tristemente ricordato nei giorni scorsi, pur non essendo ‘ndrangheta, vivono di essa.
Creature politiche di Romeo sarebbero soprattutto l’ex-senatore Antonio Caridi e l’ex sottosegretario alla Regione Alberto Sarra, mentre Francesco Chirico, imparentato coi De Stefano, sarebbe stato il tramite tra “sopramondo e sottomondo” mafioso. Loro il compito di dirigere la macchina politica.
Quanto ad Alberto Sarra, sarebbe stato l’interlocutore di Romeo sulle strategie politiche.
Ampio capitolo è dedicato alle dinamiche cittadine, in particolare al percorso politico di Scopelliti, i cui rapporti con Romeo non sarebbero diretti, ma che, in una serie di intercettazioni, l’avvocato avrebbe preferito a Naccari Carlizzi per una serie di motivi. In primis, in maniera naturale il politico convergeva in direzione degli interessi dei potentati economici reggini, come alcune società di servizi, utili alle future manovre di captazione di quello che viene definito il “fieno da Roma”; ovvero i capitali, derivanti dall’esternalizzazione di servizi e dall’attuazione del Decreto Reggio.
Per tali ragioni quando Scopelliti, approvato dall’allora dirigente di AN Fini, decide di candidarsi alle europee, Romeo lancia Pirilli per bloccarne la fuga e per dirigere Alberto Sarra alla Regione.
Importante la figura di Antonio Caridi, abile nel procacciarsi voti, si sarebbe mosso in maniera trasversale, mantenendo il contatto con tutti i mandamenti reggini; è definito da Pelle “uno dei nostri” e da Romeo “l’uomo giusto al momento giusto”. Per questo, sarebbe stato destinato da Romeo come senatore ai tavoli romani.
Cesare MINNITI
“FERMIAMO IL DDL ZAN!”, L’INTERVENTO DELL’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO “ISTITUTO PER LA FAMIGLIA SEZ.289 GILBERTO PERRI”
Nella giornata del 19/05, l’Associazione di Volontariato “ISTITUTO PER LA FAMIGLIA SEZ.289 GILBERTO PERRI” è intervenuta durante il dibattito sul Disegno di Legge Zan, tenutosi durante l’Ottava Commissione Pari Opportunità. L’Associazione IPF289, nata dal cuore cristiano del missionario Gilberto Perri, che da decenni opera nel territorio cittadino, si è espressa contraria al disegno di legge Zan.
L’Avvocato Antonio Marino, membro del Consiglio Direttivo dell’associazione, durante il suo intervento, ha evidenziato che, nel sentire comune, non si avverte una così forte emergenza per la tutela di queste categorie sociali, che comunque sono meritevoli di attenzione. Si avverte invece una fortissima ideologizzazione di questa legge e si ha la percezione che ciò sia il frutto di una pressione da parte una vera e propria Lobby, quale è quella LGBT+. Questa pressione è chiaramente esplicata soprattutto nella comunicazione di massa e nella politica, al quale la popolazione però non vuole sottomettersi. Lo stesso, ha chiarito che nessuno può togliere o limitare i diritti, tuttavia questo Disegno di Legge non appare affatto pregevole, in quanto lascia troppi margini di indeterminatezza con il rischio di abusi nel momento della sua attuazione. (Rif. Art.4 del Ddl Zan)
L’Avv. Marino ha ricordato, altresì, che anche in altri Stati dove leggi simili sono già in vigore, si è riscontrato un uso strumentale della norma. La tutela dell’identità sessuale è un tema di cui lo Stato deve sicuramente farsi carico e deve intervenire, senza però andare a ledere e limitare la libertà di espressione e di opinione: ognuno deve essere libero di manifestare la propria identità, questo però non significa che l’ordinamento giuridico possa riconoscere qualunque tutela a qualunque libertà, in quanto si rischia di arrivare a tutelare giuridicamente i desideri del singolo individuo e non ciò che è. (Rif.Art.1 del Ddl Zan)
L’Istituto per la Famiglia sez.289 Gilberto Perri ricorda che il Consiglio Comunale di Reggio Calabria ha approvato “La Giornata della Famiglia” e nonostante sia evidente il sostegno a tutto il mondo LGBT+ da parte delle Istituzioni, alla famiglia naturale non viene riconosciuta una giornata, attuando una vera e propria discriminazione.
Ognuno deve essere libero di manifestare proprie idee e opinioni, sempre nel rispetto altrui, senza il pericolo di essere imputato o addirittura indagato.
Per tutto questo, l’Istituto per la famiglia sez. 289 Gilberto Perri si pone fortemente contro il Ddl Zan.
Ufficio Stampa
IPF289 Gilberto Perri
GOTHA – ‘Ndrangheta, braccio o mente della Repubblica? L’intreccio sovversivo narrato dal pm Lombardo
La ‘ndrangheta cresce attorno a dinamiche economiche ed è per questo che, ad un certo punto, sceglie di abbandonare lo stadio dell’interlocuzione con le istituzioni e di diventare essa stessa un’“istituzione della Repubblica”. E’ una conclusione sconcertante, ma confermata – secondo il procuratore Lombardo -, in maniera “assolutamente univoca”- attraverso il processo Gotha in cui gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano sono rappresentati all’apice della “cupola” reggina.
La ‘ndrangheta, si mette in politica, allo scopo di affondare le radici nei processi economici della città, “nel terreno fertile” della Città Metropolitana. Di tale strategia, Lombardo, è assolutamente persuaso, così come della sua unica, lungimirante mente criminale: quella di Paolo Romeo, che avrebbe convinto le grandi famiglie, a cominciare dai De Stefano, della necessità di piazzare in politica “uomini giusti nei posti giusti”; uomini che cominciassero a governare e dirigere da politici capaci. Diventando, appunto, istituzione stessa.
Politici come l’ex senatore Antonio Caridi, l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra e l’ex governatore Scopelliti, altro non sarebbero – ribadisce Lombardo, con innumerevoli intercettazioni alla mano – che l’espressione diretta delle famiglie De Stefano, Condello e Tegano. “Uomini giusti al momento giusto” individuati e piazzati da Romeo per coprire le cariche fondamentali “consentendo alla ‘ndrangheta di divenire padrona assoluta di tutte le dinamiche pubbliche”.
Soggetti, come nel caso di Caridi, scelti da Romeo per la capacità “di fare politica, gestire l’elettorato e soprattutto stare al proprio posto”. L’ex senatore, secondo le dichiarazioni del pentito Moio, sarebbe un affiliato dei De Stefano; politici in grado di mantenere – sarebbe questo il caso di Sarra – rapporti costanti con tutte le cosche del reggino, dagli Alvaro ai Condello.
Sarebbe stato sempre Romeo, secondo l’accusa, il regista della stagione del “Modello Reggio”, sostenendo ed accompagnando Scopelliti nella sua ascesa politica, ora elevandolo su scala nazionale a sindaco antimafia – con la simulazione dell’attentato nel 2004 al Comune – ora ridimensionandolo, permettendo l’opposizione controllata di una manciata di consiglieri.
Lombardo cita il politico mafioso Vito Ciancimino, il quale rivelò “l’ambito massonico più importante – e non si riferisce a quello regolare – è in Calabria”. Ed è proprio grazie alla società segreta costruita attorno al paravento del “Circolo Poseidonia” di Gallico, che Romeo, Marra ed Idone avrebbero congegnato quelle che Lombardo chiama ironicamente, citando Battiato, le “meccaniche celesti”: un disegno eversivo che a Reggio Calabria sarebbe stato attuato per circa 15 anni. Non è un caso, secondo l’accusa, che durante i lavori al circolo di Romeo, venga rinvenuta una rivista del 1979, con in prima pagina un articolo che tratta di “massoneria visibile ed invisibile”. Tutti elementi di un processo, puntualizza Lombardo diretto agli scettici, che nulla ha di virtuale, se è vero che c’è stato un prezzo reale da pagare ed a pagare siamo stati tutti noi.
REGGIO – Ripepi: “Il Tapis Roulant rimarrà fermo sino a Natale. Non ne possiamo più, lo gestiscano i privati!”
“Una cosa è certa: il Tapis Roulant non funzionerà per tutto il periodo prenatalizio”. Lo ha detto stamattina in Commissione Assetto del Territorio l’Ing. Beatino, Dirigente del Settore. “Bisogna rimodulare i patti per il Sud – afferma – al fine di rastrellare le risorse adeguate alla manutenzione straordinaria”. Dopodiché, il Dirigente rilascia un’ulteriore notizia, ovvero che la gara per la realizzazione dell’ultimo tratto di tale infrastruttura vede luce soltanto adesso, nonostante la delibera risalga a due anni fa.
Tale arco di tempo è inconcepibile per una qualsiasi amministrazione mediocre, la quale avrebbe risolto in meno di due settimane. Nulla di nuovo sotto il sole. Si tratta dell’ennesima medaglia per l’amministrazione Falcomatà, ad espletare il grado più scarso della storia della nostra Città.
La medesima che ha perso 100 milioni di euro di finanziamento aditi alla mobilità sostenibile; inconcludente, in questi sei anni, e incorreggibile su tutti i fronti, persino sul compimento dei progetti formulati dalle precedenti amministrazioni.
Esatto, proprio lei, l’amministrazione che ha definanziato il Waterfront, poiché ritenuto non strategico, salvo poi cambiare repentinamente idea, quando il Governo ha ribadito la necessità e il valore strategico dell’opera.
Tuttavia, la ciliegina amara sulla martoriata torta dello sfortunato Tapis Roulant è l’ultima trovata della fantasmagorica amministrazione, pronta a immolare il suddetto come “protagonista” della mobilità reggina in seno alla stagione estiva in via Marina, sulla quale pende uno stravolgimento logistico e commerciale, come annunciato dal consigliere comunale Carmelo Versace.
Il progetto, lo ha anche riferito in Commissione, potrebbe funzionare, ma se il tappeto rotante deve essere la prima donna o il primo uomo del nuovo asset turistico della Città, siamo fritti.
Non vi sarà tregua concessa al comodissimo e funzionale tappeto rotante, se rimarrà ostaggio di questa armata Brancaleone. Non funzionerà mai, tantomeno verrà ultimato.
Propongo che venga immediatamente elaborata un’idea progettuale che elargisca questa importante opera in mano a privati, per esempio da una gestione in termini di marketing, tramite cartelloni pubblicitari dislocati armonicamente su tutto il tragitto. Solo un’idea da approfondire o sostituire con una migliore. Ma una cosa è certa, non ne possiamo più, basta gestione comunale targata Falcomatà. Imprenditori privati, se ci siete aiutateci.
Massimo Ripepi







