REGGIO – Condannato a 13 anni di carcere il boss Giuseppe De Stefano

Il boss Giuseppe De Stefano è stato condannato a 13 anni di carcere dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi, che oggi ha emesso la sentenza di uno stralcio del maxi-processo “Meta”.
Sono stati condannati anche il boss di Sinopoli Cosimo Alvaro (7 anni e 4 mesi), Domenico Condello (10 anni), l’ex sindaco di San Procopio Rocco Palermo (2 anni e 6 mesi) e Antonino Crisalli (2 anni e 11 mesi). Sono stati assolti, invece, Antonio Giustra e Umberto Francesco Creazzo. Il processo era nato da un’inchiesta del Ros, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dal sostituto procuratore generale Domenico Galletta, all’epoca entrambi sostituti della Dda di Reggio Calabria. L’indagine era partita dall’attività investigativa sulla cattura del boss Pasquale Condello, detto “il Supremo”, avvenuta nel febbraio 2007.

REGGIO – Beni confiscati, clamoroso ammutinamento di Iachino e consiglieri di maggioranza alla Commissione Controllo e Garanzia

La riunione della Commissione Controllo e Garanzia, convocata per le ore 8.00 dal Presidente Massimo Ripepi presso l’Assessorato del patrimonio edilizio al palazzo Cedir, con lo scopo di verificare le concessioni dei beni confiscati alla ‘ndrangheta e i relativi monitoraggi negli ultimi 15/16 anni, è stata soverchiata da una indecente declinazione politica da parte della Falcomatà&Co. che ha delegittimato, per l’ennesima volta, una questione civica di primaria importanza.

Il numero dei beni confiscati e consegnati, infatti, risulta ancora approssimativo e per questo l’indagine conoscitiva innescata dal consigliere di minoranza, verte sulla posizione degli affidamenti che, in linea teorica, dovrebbero essere categorizzati per finalità (di  lucro, sociale o abitativa). La ripartizione risulta opaca, così come tutto il resto. Dai documenti, spediti in tutta fretta, nulla risulta se non una manciata di relazioni redatte in maniera del tutto estemporanea da parte degli affidatari. E nella nebbia, il comitato di parte si dilegua.

Sembra di assistere ad una macchietta fantozziana. Quando Ripepi cita il primo punto inerente alla gestione, il consigliere Filippo Quartuccio,  pare l’unico rappresentante lasciato in Megaditta a sopperire il gruppo degli altri impiegati in vacanza. Il compito affidatogli, è simulare la partecipazione alla videoconferenza di talune ombre che appaiono e scompaiono a sprazzi  con disparate scuse. Alla fine scopre le carte, quando, lamentando il numero insufficiente per il proseguimento dell’incontro, invece di richiamare i suoi alla partecipazione (il che sarebbe risultato coerente con i principi della democrazia) chiede invece verifica e appello, previa recitazione di uno stacchetto intitolato al senso del dovere.

Ripepi, consapevole dell’atto in corso, rileva conseguenze politiche ben più gravose della pur vergognosa verginità burocratica. L’interlocutore oscilla,  sputacchiando una spiegazione lancinante: problemi di connessione internet. Gli scolaretti impreparati si rivolgono alle problematiche tipiche della DAD mancando dell’immaginario necessario ad una meglio articolata giustificazione scritta.

Anche il consigliere Filomena Iatì, prima che si chiudesse il collegamento, interviene denunciando la gravità dell’evento, perfettamente inquadrato nell’assodata emergenza democratica che ammorba la città di Reggio Calabria.

Pare sempre più chiaro che le rassicurazioni di Nancy Iachino alla conferenza stampa dov’era recentemente comparsa, tremebonda, assieme al sindaco Giuseppe Falcomatà, fossero solo un goffo tentativo di prendere tempo. L’altra ipotesi, vedrebbe in questi rinvii una trovata per creare suspense attorno ad una parte efficiente, e perciò gelosamente occultata alla cittadinanza per motivi di modestia. Una svolta nello stile falcomatiano?

Sia chiaro, la scelta odierna dei consiglieri di maggioranza non è giuridicamente illegittima, ma, in ottica dei prerequisiti sulla quale si configura la loro vaneggiata trasparenza, certifica il modus operandi elusivo di una parte politica che, senz’altro, avverte le spalle al muro, ma che pare mostrare la spocchia di chi conta su un qualche tipo di estemporanea raccomandazione.

Si aggiunga la mancanza di rispetto nei confronti degli organi di stampa (e del loro servizio alla popolazione) i quali hanno dovuto assistere ad un altro capitolo della penosa sequela di rinvii sull’argomento.

L’attività della Commissione Controllo e Garanzia, dunque, proseguirà in sede istituzionale per il controllo dei documenti, in assenza della maggioranza che ciondola sulla boa amministrativa.

 

 

COSENZA – Arrestato 50enne, esasperato dalle richieste estorsive accoltella il suo aguzzino

Esasperato dalle continue richieste, a seguito dell’ennesima discussione, ha accoltellato alla gola il presunto estorsore. È stato arrestato nella notte Giuseppe Vernì, di 50 anni, noto alle forze dell’ordine, accusato di aver accoltellato Ivan Trinni che si trovava agli arresti domiciliari. Il fatto è accaduto a Cosenza nei pressi dell’abitazione del Trinni, in via Popilia, dove risiede anche l’accoltellatore. La persona ferita e presunto estorsore ora si trova ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

Sul luogo dell’accoltellamento si sono recati gli agenti della squadra mobile della Questura di Cosenza che hanno ricostruito l’accaduto e arrestato Vernì, individuandolo come l’autore dell’aggressione.

(ANSA).

REGGIO – Morto lo storico boss di Archi Giovanni Tegano

In data odierna è morto, all’età di 81 anni, lo storico Boss di Archi Giovanni Tegano, personaggio chiave della seconda guerra di mafia e latitante tra il 1993 e il 2010, anno in cui fu trovato e arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria presso una casa situata a Terreti utilizzata come nascondiglio.

Durante il suo periodo di latitanza, nel quale venne inserito tra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia, svolse un lavoro di mediazione volto a scongiurare delle faide tra le diverse cosche. Per questo, quando venne portato fuori dalla Questura, successivamente alla sua cattura, fu accolto da parenti che lo applaudirono e scandirono l’appellativo “Uomo di pace”.

 

REGGIO – Deferiti 49 dipendenti Asp per truffa e falso

I Carabinieri del Nas di Reggio Calabria, a conclusione di una indagine denominata “Johnny” e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, Sostituto Procuratore Dott. Rocco Cosentino, hanno notificato un avviso di conclusione indagini ed informazione di garanzia nei confronti di 49 dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Provinciale di Reggio Calabria, ritenuti responsabili di truffa aggravata e falsità materiale.

Le indagini, supportate da analisi documentale, hanno accertato che da febbraio a maggio 2018 personale infermieristico delle strutture ospedaliere di Gioia Tauro, Palmi, Polistena, Oppido Mamertino e Taurianova, si assentava durante l’orario di servizio per effettuare prestazioni in Assistenza Domiciliare Integrata, svolgendo, in alcuni casi, la medesima attività anche durante i permessi per assentarsi dal servizio per motivi familiari, sindacali o per incarichi pubblici presso altri enti o, addirittura, durante periodi di malattia. 

Inoltre, nel mese di maggio 2020 numerosi indagati, venuti a conoscenza che il Distretto Sanitario eseguiva accertamenti sul pagamento delle indennità, grazie alla complicità degli addetti al Servizio ADI di Palmi, falsificavano orari e dati delle schede relative alle prestazioni illecitamente eseguite, in modo da celare la sovrapposizione con l’orario di servizio conseguente alla timbratura badge. 

In poco più di 3 mesi sono state scoperte oltre 170 condotte illecite, ed una indebita percezione di indennità per Assistenza Domiciliare Integrata per complessivi euro 7.000 circa, ai danni dell’Azienda Ospedaliera Provinciale di Reggio Calabria.

 

Controlli antidroga nella Piana di Gioia Tauro da parte dei Carabinieri: arrestato 24enne in possesso di marijuana e denunciato 41enne per coltivazione di 125 piante di canapa

Con l’avvento della stagione estiva si intensifica l’azione di contrasto alla produzione e compravendita di sostanze stupefacenti nella Piana di Gioia Tauro da parte dei Carabinieri reggini.  Nell’ultimo periodo, all’esito di mirati servizi, i Carabinieri della Compagnia di Taurianova hanno tratto in arresto in flagranza un ventiquattrenne cittanovese per possesso di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, denunciato un 41enne di Anoia per coltivazione di marijuana e sequestrato una piantagione di 125 piante, messe a dimora nell’area montana di Anoia.

In particolare, nel corso degli ordinari controlli stradali, i Carabinieri della Stazione di Cittanova, con il supporto dei militari della Sezione Radiomobile, hanno perquisito l’autovettura in uso ad un 24enne cittanovese incensurato, rinvenendo, nascosta sotto il sedile passeggero, una busta in cellophane contenente circa 53gr di marijuana, mentre ulteriori 2 grammi erano occultati all’interno di una delle scarpe. Le operazioni di perquisizione sono state estese presso l’abitazione dell’uomo, rivenendo anche un trita-marijuana e un bilancino di precisione.  La sostanza è stata sottoposta a sequestro per le successive analisi tossicologiche del RIS di Messina.

Il giovane cittanovese è stato quindi tratto in arresto in flagranza di reato per possesso di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e, all’esito del giudizio di convalida, il Tribunale di Palmi ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di dimora a Cittanova e dell’obbligo di presentazione alla P.G., oltre che disporre la sospensione del reddito di cittadinanza di cui era beneficiario.

Nel medesimo contesto, i Carabinieri della Stazione di Cinquefrondi hanno svolto delle perquisizioni nel territorio di Anoia, denunciando un locale 41enne, già gravato da precedenti di polizia, per il possesso di 5 piante di canapa indiana, alte circa 1,7 m, coltivate nel giardino di pertinenza dell’abitazione. Le conseguenti attività di perlustrazione del territorio montano di Anoia hanno inoltre consentito ai Carabinieri della Compagnia di Taurianova di individuare e sequestrare una piantagione di canapa indiana composta da 125 piante alte circa 1,7 metri, ben irrigata e pronta per essere raccolta, che avrebbe fruttato, nella vendita al dettaglio del mercato illegale, diverse migliaia di euro.

Gli odierni interventi rientrano nella più ampia e diffusa azione dei carabinieri reggini per prevenire e reprime i reati in materia di sostanze stupefacenti, intensificata nel periodo estivo viste le particolari condizioni climatiche e ambientali del territorio, anche considerato che, finanche la vendita al dettaglio, è fonte di arricchimento e rafforzamento della criminalità organizzata calabrese.

 

 

 

 

 

MESSINA – Sequestrata area di oltre 7000 mq in Castelmola adibita a discarica abusiva

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno sequestrato un’area di oltre 7000 metri quadrati nel territorio di Castelmola (ME), piccola cittadina che domina Taormina, adibita a discarica abusiva di rifiuti.
L’operazione rientra nell’ambito dell’intensificazione del monitoraggio del territorio e delle attività di controllo in materia di tutela ambientale, coordinate dal Gruppo della Guardia di Finanza di Messina.

In tale contesto, le Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina, all’esito di mirate attività di sopralluogo, connesse all’intensificazione del controllo economico del territorio, hanno individuato e posto sotto sequestro una vasta superficie, peraltro sita nelle immediate vicinanze di terreni agricoli coltivati, localizzata in Castelmola (ME), illecitamente adibita a discarica abusiva.

L’area, di circa 7000 mq, di proprietà di D.C., 70 anni di Castelmola (ME), è stata utilizzata negli ultimi anni quale strutturato luogo di accumulo e deposito di rifiuti di vario genere. In particolare, le ricognizioni del sito, effettuate dai militari di Taormina, hanno consentito di documentare l’accumulo di notevoli quantità di rifiuti speciali, di varia natura.

Nel dettaglio, al fine di occultare l’illecita attività e renderla maggiormente complicata da rilevare, si accertava come fossero stati realizzati diversi terrapieni, tramite un caterpillar, peraltro rinvenuto in loco e sottoposto a sequestro, in realtà formati da tonnellate di materiale edile di risulta (laterizi, cemento, guaine di plastica, bitume e persino eternit): un’illecita attività di sversamento di rifiuti dall’alto tasso inquinante, a maggior ragione, come nel caso di specie, se direttamente effettuato in aree a ridosso di zone coltivate.

Come noto, l’illecito abbandono ed accumulo di rifiuti consente agli utenti di evitare gli elevati costi necessari per il regolare smaltimento all’interno delle discariche autorizzate, deturpando, al contempo, il territorio, nonché con l’enorme rischio di provocare irreparabili contaminazioni delle falde acquifere.

Ottenuta la convalida del sequestro dal competente Giudice del Tribunale di Messina, nei prossimi giorni saranno interessati gli organi competenti per la bonifica dell’intera zona, mentre il proprietario del terreno è stato segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina in quanto responsabile di un grave reato ambientale, quale la gestione non autorizzata di rifiuti.

Non è la prima attività che la Procura della Repubblica di Messina e la Guardia di Finanza peloritana pongono in essere a contrasto di odiosi reati in materia di inquinamento ambientale: negli ultimi 18 mesi, infatti, nella provincia di Messina, sono state accertate oltre 40 violazioni, con la denuncia di 66 responsabili ed il sequestro di 81 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, insistenti in aree estese oltre 14 mila metri quadrati, nonché due depuratori.

A conferma della rilevanza della tematica, in sede di audizione presso la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali”, avvenuta il recente 18 marzo 2021, il Procuratore Distrettuale di Messina sottolineava come il territorio della Provincia di Messina, caratterizzato da siti di particolare bellezza, debba essere fortemente tutelato.

Parimenti, il Comandante Regionale Sicilia della Guardia di Finanza, Gen. D. Riccardo Rapanotti, in occasione della sua audizione innanzi al medesimo importante consesso, nel settembre 2020, evidenziava come spesso il costo del reato ambientale ricada sulle spalle dei singoli cittadini, a causa dei conseguenti ed inevitabili riverberi anche in tema di spesa per la comunità.

In conclusione, l’attività di servizio odierna nello specifico delicato comparto testimonia, ancora una volta, l’impegno profuso quotidianamente dalla Guardia di Finanza, dal Tribunale e dalla Procura della Repubblica di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela della salute pubblica, del patrimonio paesaggistico e dell’ambiente, vieppiù in una zona straordinaria e meta turistica internazionale come la costa jonica della provincia di Messina

Lutto nel mondo dello spettacolo: muore all’età di 78 anni Raffaella Carrà, Regina della Tv italiana

È morta oggi alle 16.20 Raffaella Carrà, icona della tv italiana. L’artista aveva 78 anni ed era affetta da una malattia.

Il compagno Sergio Iapino ha riportato la triste notizia tramite una toccante nota: «Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre»

Showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva e radiofonica e autrice televisiva, ha intrattenuto il popolo italiano, forte della sua agevole versatilità, imponendosi come modello di riferimento per differenti generazioni.

Il pm Giuseppe Lombardo al Webinar di Confartigianato Imprese Calabria: “La ‘ndrangheta risulta essere oggi la più ricca organizzazione criminale al mondo”

“La ‘ndrangheta risulta essere oggi la più ricca organizzazione criminale al mondo. Anche per questo tenterà – in tre fasi – di avvantaggiare se stessa anche in relazione agli spazi operativi che la pandemia ha aperto”. Un messaggio tanto incisivo quanto preoccupante e nello stesso tempo costruttivo perché la consapevolezza della realtà potrà permettere di individuare il modo migliore di “aumentare la nostra sensibilità nel comprendere qual è la direzione che i capitali sporchi possono prendere nel momento in cui la pandemia stabilizzerà gli aspetti negativi. Ciò onde evitare che le tendenze criminali ci facciano perdere le tracce dell’operatività finanziaria della ‘ndrangheta”. E’ quanto ha affermato il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, intervenuto nei giorni scorsi al webinar di Confartigianato Imprese Calabria, dedicato alla salute delle imprese in relazione alla pandemia ancora in corso e i rischi futuri, nel breve e nel lungo periodo.
L’iniziativa, moderata dal segretario regionale di Confartigianato Imprese Calabria, Silvano Barbalace, dopo l’introduzione del presidente Roberto Matragrano, ha registrato gli interventi di Licia Redolfi dell’Ossevatorio Mpi Confartigianato; del Direttore delle Politiche Economiche, Bruno Panieri; di Federica Ricci, responsabile istituzionale e normativo Fedart-Fidi.
“Nei 13 settori in recupero nel post emergenza – ha affermato Redolfi – c’è una diffusa presenza di MPI e alta vocazione artigiana. Fattori di traino della produzione sono la forte domanda di prodotti per l’edilizia, stimolata dagli interventi incentivati dal superbonus, la maggiore spesa sanitaria per contrastare l’epidemia, la maggiore presenza in casa – con restrizioni alla mobilità e smart working – e lo svolgimento di attività sportive e ludiche in forma individuale. La ripresa della manifattura rischia di essere depotenziata dalla crescita dei costi delle materie prime, con la attese sui prezzi ai massimi storici”, Il dato preoccupante su cui riflettere è che un’impresa su 4 (21,7%) non ha richiesto prestiti assistiti da garanzia pubblica per l’eccessiva difficoltà riscontrata nell’accedere alle misure (>11,3% nazionale).
Il fenomeno del lavoro sommerso o “abusivo”, come sottolineato anche dal Direttore delle Politiche Economiche, Bruno Panieri, rischia – a fronte degli effetti derivanti dall’emergenza Covid sul mercato delle imprese – di mutare “da ammortizzatore a condizione permanente. In un tessuto imprenditoriale debole come quello calabrese, che poggia su un terreno già fragile dal punto di vista infrastrutturale, la nostra regione per esempio non può contare sulla spinta manifatturiero che sta spingendo sull’export, spiega ancora Panieri. Un altro settore compromesso è quello del turismo. Insomma, le imprese che sono in difficoltà economica rischiano di diventare maggiormente appetibili per le organizzazioni criminali. Ci dobbiamo attrezzare per essere vicini a queste imprese, più che richiedere strumenti ulteriori, capire quali”
Anche per questo si stanno approntando ed evolvendo strumenti come i “Confidi” che cercano di mantenere le imprese quanto più possibile nel solco della legalità, come spiegato da Federica Ricci, responsabile istituzionale e normativo Fedart-Fidi. “Gli strumenti, come il fondo per la prevenzione per l’usura – ha detto ancora – però non sono più in grado di supportare le crescenti necessità delle imprese. Quindi, dobbiamo individuare lo strumento più adeguato al supporto della singola ripresa anche sulla base di una valutazione di prospettiva di ripresa economica. I Confidi insomma possono essere proprio uno strumento di prevenzione”.
“Bisogna impedire in tutti i modi che progetti criminali ricostruiti già alcuni decenni fa dalla Commissione parlamentare, vadano in porto perché altrimenti rischieremmo di perdere il controllo dei sistemi finanziari legali”, ha esordito il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nell’intervento conclusivo.
“Il Covid incide e inciderà ancora sulla fragilità del sistema imprenditoriale italiano. Bisogna anzitutto chiedersi se le azioni di sostegno delle imprese riusciranno a impedire l’immissione massiccia di capitali sporchi nel mercato finanziario; la seconda domanda è sulle criticità più evidenti delle piccole-medie imprese; in ultimo bisogna chiedersi come il crimine organizzato cercherà di sfruttare la crisi. Le grandi mafie, in particolare la ‘ndrangheta, si limiteranno in questa prima fase a osservare l’andamento dell’economia e inasprire situazioni di disagio sociale – ha detto ancora -. Continueranno ad operare per mantenere inalterato il loro ruolo nello scacchiere criminale dove le singole associazioni si muovono in modo sinergico. Non assisteremo forse a prestiti che potranno sfociare in elargizioni di rilevanza penale perché saranno scollegati dal porre in essere comportamenti di tipo usuraio. A mio avviso collocheranno i capitali sporchi nel mercato attraverso operazioni a tasso zero. Potremmo assistere a una delle più grandi operazioni di “doping finanziario” della storia recente» dice ancora Lombardo. A distanza di trent’anni – rimarca il procuratore – il Covid diventerà l’occasione attraverso cui creare un sistema bancario parallelo in cui la ‘ndrangheta tenterà di diventare finanziatrice. Questo non la porterà a finanziare non la piccola-media impresa in crisi, ma il sistema stesso, destinato a generare quel tipo di sostegno di cui l’impresa ha bisogno. Questo sarebbe drammatico”.
“Dobbiamo creare tutte le condizioni possibili per prevenire l’ingresso dei capitali illeciti nei mercati finanziari perché, una volta avvenuto, l’azione di contrasto dal punto di vista giudiziario potrebbe essere già troppo tardiva – ha concluso Lombardo -. Dobbiamo trovare il modo di aumentare la nostra sensibilità nel comprendere qual è la direzione che i capitali sporchi possono prendere nel momento in cui la pandemia stabilizzerà gli aspetti negativi. Ciò onde evitare che le tendenze criminali ci facciano perdere le tracce dell’operatività finanziaria della ‘ndrangheta”.

SICILIA – Arrestate 81 persone, gestivano una fittissima rete di traffico di stupefacenti acquistati in Calabria

In seguito ad un’operazione nata dalla sinergia tra l’Arma dei Carabinieri e la Dia, si è scoperto come le sostanze stupefacenti spacciate da alcuni gruppi criminali di Palermo, arrivassero in larga parte dal Lazio e dalla Calabria,

Le operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo, il gip ha firmato una condanna al carcere per 63 persone ed i domiciliari per le restanti 18.

Grazie alle varie indagini si è potuto constatare che uno principali fornitori sia la ‘ndrina dei Pesce di Rosarno. Tra i vari arrestati c’è anche Giusi Vitale, ex collaboratrice di giustizia, che in seguito all’arresto è stata estromessa dal programma di protezione.