Un “porto sicuro” per i delusi, una trincea aperta contro il familismo e le logiche di palazzo, e un test politico che da Reggio Calabria punta dritto a Roma. Con i toni duri della sfida e la determinazione di chi scende in campo “a mani nude contro la bomba atomica”, l’Hotel Excelsior di Reggio Calabria ha ospitato la presentazione ufficiale della candidatura di Domenico Giannetta alle elezioni suppletive del 27-28 ottobre per il seggio alla Camera lasciato libero da Francesco Cannizzaro, adesso Sindaco di Reggio.
Ad inaugurare l’avventura di Giannetta con il movimento Futuro Nazionale sono stati i volti di punta del nuovo soggetto politico, Massimo Cristiano e Domenico Furgiuele, accompagnati dal saluto video del generale Roberto Vannacci ai “futuristi dello stretto”.
Cristiano apre il fronte politico battendo su due punti cardine: la netta «liberazione dal centrodestra» e la proposta di «Avanti Reggio» come alternativa concreta ad «Adesso Reggio».
A delineare i contorni del movimento ci pensa Domenico Furgiuele, che rivendica la presenza di un partito di destra diverso, “venuto per restare” e pensato come un «porto sicuro per i 4 anni», azzardando anche un paragone ardito con gli incursori della X Mas i quali, in tre, riuscirono ad affondare la “Queen Elizabeth”. Furgiuele descrive una destra sovranista alternativa a quella liberale, liberista e libertaria, evocando lo spirito dei moti cittadini del 1970, di un popolo che sa reagire e indicando la scheda elettorale come un’arma. Nel suo intervento c’è spazio anche per un aneddoto personale: racconta di aver conosciuto Giannetta quando egli era Sindaco di Oppido Mamertina, ai tempi del lavoro, mentre asfaltava le strade con la propria ditta, potendone così testimoniare il viscerale attaccamento al territorio. Da qui parte la stoccata a Tilde Minasi, accusata di logiche da “poltronificio” e di essere arrivata nella Lega quando era già affermata al sud, a differenza sua che vi era dall’inizio “prendendo anche pietre e pomodori”.
La kermesse entra nel vivo con i richiami al territorio e alla struttura di potere esistente. Il saluto video del generale Vannacci ricorda che Giannetta “conosce il territorio e ha messo le radici”, forte della sua quarta legislatura in regione. Dal palco si contrappone una “svolta sociale” al familismo della politica convenzionale, lanciando una frecciata diretta a Cannizzaro sui parenti con ruoli istituzionali o politico.
Tra efficienza, pragmatismo e la denuncia delle leve di potere mosse contro di loro – riferimento ad una forte accentramento del potere da parte di Cannizzaro, tra cui le deleghe non ancora assegnate – la sproporzione delle forze in campo viene descritta con una parlantina militaresca: loro armati solo di «pinne, auto-respiratore e muta», mentre gli avversari muovono le «corazzate». Il monito finale alla platea chiude il cerchio: «In cabina elettorale non vi vede Stalin, ma neanche Occhiuto e Cannizzaro».
Prendendo la parola, Domenico Giannetta mette al centro del programma elettorale la richiesta di una forte sburocratizzazione, sia statale che d’impresa. Senza rinnegare le proprie origini, rivendica la necessità di una rappresentanza a Roma che sia espressione diretta di un reggino («Reggio ai reggini, Calabria ai calabresi»).
Giannetta punta l’indice contro Forza Italia, descritta come il partito che traina la Calabria ma che vive al suo interno diversi “mal di pancia” e un diffuso malcontento, ribadendo che la parentopoli nel centrodestra rappresenta il vero tradimento agli elettori e che, durante l’amministrazione di Jole Santelli, il progetto politico fosse ben diverso. Forte di un consenso che non deriva dai simboli di partito ma dalla propria persona – fomentando la platea con un ironico «quali sarebbero i miei sostituiti?» –, il candidato denuncia l’incoerenza tra il trattamento riservato in passato a Minicuci, etichettato come straniero o forestiero, e la candidatura di Roscioli che arriva direttamente da Roma. E non risparmia una frecciata allo slogan Adesso Reggio che diventa “Adesso Lazio”, tirando in ballo Claudio Lotito.
Le suppletive vengono lette come un test nazionale per Futuro Nazionale, accreditato all’8% e proiettato verso una dimensione in cui, superata Forza Italia a livello nazionale e con la crescita delle altre anime, gli altri partiti avranno presto bisogno di loro come anima nuova del centrodestra.
La conclusione della presentazione restituisce intatta la tensione della campagna: una corrispondenza simmetrica tra l’essere pro-Giannetta e anti-qualcuno, suggellata dalle parole conclusive del candidato: «Non ci hanno visti arrivare… Eccome se ci hanno visti».

