Articolo di D.C.
Il percorso che culmina nelle strutture compiute del sistema nervoso – in particolare nella complessità della corteccia prefrontale – individua un traguardo fondamentale della storia naturale: il consolidamento di un’età della ragione inscritta nella maturazione dell’uomo. Dal punto di vista filogenetico e ontogenetico, lo sviluppo cerebrale perfeziona strumenti di sopravvivenza immediata e, al tempo stesso, edifica una soglia evolutiva in cui il sistema nervoso diviene capace di riflettere su sé stesso, inaugurando una dimensione di consapevolezza che ridefinisce il rapporto tra l’essere vivente e il proprio ambiente.
All’interno della lettura fenomenologica, questo traguardo biologico si specchia nell’attitudine del Dasein (l’esserCi), concepita dal filosofo tedesco Martin Heidegger, a trascendere la nuda fatticità per interrogarsi sul senso del proprio esistere.
L’età della ragione dapprima citata si configura quale maturazione strutturale del veicolo cerebrale che consente all’individuo di abitare la temporalità con piena consapevolezza estatica, oltrepassando qualsiasi riduttiva dimensione anagrafica o semplice accumulo di cognizioni. La complessa stratificazione delle reti neurali avanzate fornisce il supporto materiale indispensabile affinché la Cura superi la mera reattività agli stimoli esterni e si articoli come progettualità autentica, capace di rapportarsi all’immanenza – l’essere gettati nel mondo – e all’apertura vertiginosa dell’avvenire come finalità organizzativa.
In questa prospettiva, la traiettoria della specie e la maturazione biologica del singolo convergono nel sancire una vera e propria identità temporale. Il cervello umano, giunto a questa apicale plasticità, manifesta la sua unicità e si fa spazio vivente in cui l’essere stesso si comprende, si custodisce e si apre alla misura del possibile.

