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GIOIA TAURO – Amazon fugge dalla Piana: l’ombra della ’ndrangheta dietro lo stop al maxi hub logistico

Quella che inizialmente appariva come una strategica ritirata industriale da parte di Amazon si starebbe rivelando, alla luce delle indagini, una vera e propria fuga provocata dalle presunte pressioni della ‘ndrangheta. Il colosso dell’e-commerce avrebbe infatti deciso di bloccare il proprio piano di investimenti nella Piana di Gioia Tauro, dove sarebbe sorto un maxi-polo logistico, dopo che i sistemi di sicurezza interni e le attività degli investigatori avrebbero fatto emergere il rischio concreto di un condizionamento da parte delle cosche locali.
A tentare di fare luce sui retroscena di questo fallito investimento è un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, supportata dal lavoro investigativo dei Carabinieri del Ros. Le intercettazioni ambientali e telefoniche finite agli atti rivelerebbero come la storica cosca dei Piromalli avrebbe allungato le proprie mani sul progetto prima ancora che venissero avviati i cantieri. Nelle conversazioni captate dagli inquirenti, i presunti esponenti e sodali del clan avrebbero parlato dell’arrivo del gigante statunitense non come di un’opportunità di sviluppo, bensì come di una torta finanziaria da spartire capillarmente. La strategia della cupola ‘ndranghetista avrebbe mirato a colonizzare l’intera filiera dell’insediamento, a partire dal presunto controllo dei subappalti per il movimento terra e per la fornitura dei materiali edili. Le mire dei boss si sarebbero estese poi alla gestione della logistica e del trasporto su gomma, fino ad arrivare al tentativo di condizionare i flussi di personale, con l’intento di gestire le assunzioni per trasformare i posti di lavoro in moneta di scambio per accrescere il proprio consenso sociale sul territorio.

La decisione di Amazon ha immediatamente innescato una dura reazione politica e sindacale. I sindacati Cgil e Filt Calabria hanno espresso profonda preoccupazione per quello che considerano un durissimo colpo all’economia legale, una ritirata che rischia di desertificare ulteriormente l’area industriale calabrese. Attraverso una nota congiunta, le sigle sindacali hanno chiesto un incontro urgente al Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per comprendere quali contromisure la giunta intenda adottare per tutelare il territorio e tentare di recuperare i flussi di investimento perduti. Nel frattempo, l’appello dei rappresentanti dei lavoratori si rivolge anche al mondo delle imprese e alla società civile, esortati a fare fronte comune, mentre l’autorità giudiziaria continua a lavorare per verificare tutti i canali.

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