Articolo di L.M.
Dalla Statale 106 alla Salerno-Reggio Calabria cresce la protesta di agricoltori, allevatori, autotrasportatori e cittadini contro il caro carburanti e l’aumento del costo della vita. «Così lo Stato ci porta al fallimento», denunciano i manifestanti.
La protesta degli agricoltori contro il caro carburanti si allarga in Calabria. Negli ultimi giorni trattori, mezzi agricoli e manifestanti hanno occupato o presidiato diversi punti della viabilità regionale, con rallentamenti e blocchi a singhiozzo lungo alcune delle principali arterie.
Da Crotone a Vibo Valentia, passando per le province di Catanzaro e Cosenza, la mobilitazione coinvolge agricoltori e allevatori, ma anche autotrasportatori e cittadini che denunciano l’aumento dei costi di carburante, trasporti e beni di prima necessità.
Tra i punti interessati dalla protesta c’è la Statale 106, nella zona di Davoli Marina, mentre nel Crotonese sono stati organizzati presidi in località Passovecchio e in altri punti della viabilità provinciale. La mobilitazione ha interessato anche il Vibonese, dove a Pizzo si sono registrati momenti di particolare tensione nei pressi dello svincolo della A2 Salerno-Reggio Calabria.
Qui le forze dell’ordine hanno predisposto un dispositivo di sicurezza per impedire ai manifestanti di accedere all’autostrada. La tensione è salita quando alcuni partecipanti hanno cercato di avvicinarsi allo svincolo, ma il blocco dell’autostrada è stato impedito dalle forze dell’ordine.
Al centro della protesta ci sono soprattutto i costi di produzione. Gli agricoltori denunciano una situazione che, a loro giudizio, rende sempre più difficile affrontare le campagne agricole senza andare incontro a perdite.
«Far partire una campagna agraria in queste condizioni è impossibile», raccontano alcuni produttori durante i presidi. «Seminare i cereali è diventato un lusso».
Tra le testimonianze raccolte durante la mobilitazione c’è anche quella relativa ai consumi di gasolio. Alcuni operatori agricoli hanno riferito di arrivare a utilizzare fino a 1.400 litri di carburante in una giornata di lavoro. Un dato riferito a specifiche attività aziendali e che viene utilizzato dai manifestanti per descrivere il peso del caro carburante sui costi di produzione.
A questo si aggiungono, secondo gli agricoltori, gli aumenti delle sementi, dei concimi e degli altri fattori produttivi. «Con questi costi non sappiamo più come andare avanti», è una delle denunce ricorrenti nei presidi.
La protesta non si limita alle questioni strettamente agricole. A Cosenza la mobilitazione ha coinvolto oltre cento manifestanti, che hanno attraversato corso Mazzini dirigendosi verso la Prefettura. Davanti all’edificio è stato scaricato un cumulo di letame, gesto simbolico con cui i manifestanti hanno voluto esprimere la propria rabbia nei confronti delle istituzioni.
Nel corso della protesta sono emerse anche testimonianze particolarmente drammatiche. A Pizzo un agricoltore, durante le fasi di maggiore tensione, si è lasciato andare alla disperazione fino a sdraiarsi sull’asfalto in lacrime. Un’immagine che ha attirato l’attenzione e che è diventata uno dei simboli della protesta.
«Non riusciamo più a vivere del nostro lavoro», hanno denunciato alcuni manifestanti, chiedendo interventi immediati sul costo del carburante e sulle condizioni economiche delle imprese.
La mobilitazione, secondo gli organizzatori, non riguarda più soltanto una categoria. Agricoltori, allevatori, autotrasportatori e cittadini chiedono interventi sul costo dei carburanti e denunciano le conseguenze degli aumenti sui prezzi dei prodotti e sui trasporti.
«La politica ci sta portando al fallimento collettivo», è una delle accuse pronunciate durante i presidi. Un’affermazione che sintetizza il sentimento espresso da una parte dei manifestanti, che chiedono alle istituzioni risposte immediate.
Sul fronte istituzionale è intervenuto l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, che ha espresso solidarietà agli agricoltori e riconosciuto la gravità delle difficoltà denunciate dal comparto, assicurando l’impegno della Regione per affrontare le criticità.
Gli organizzatori, tuttavia, chiedono interventi concreti e immediati e hanno annunciato la prosecuzione della mobilitazione nei prossimi giorni.
L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere alta la pressione sulle istituzioni e portare la protesta anche sul piano nazionale. Per il 10 ottobre è stata infatti annunciata a Cosenza una manifestazione nazionale alla quale gli organizzatori intendono far partecipare il maggior numero possibile di lavoratori e cittadini.
La Calabria si prepara dunque a nuovi giorni di mobilitazione. La protesta nata dal mondo agricolo sta cercando di allargarsi ad altre categorie, mentre nelle piazze e lungo le strade continua a risuonare una richiesta: intervenire sul costo del carburante e sui costi di produzione prima che, secondo i manifestanti, sempre più aziende siano costrette a fermarsi.
La partita ora si sposta dalle strade ai tavoli istituzionali. Ma nei presidi calabresi la richiesta è già chiara: servono risposte concrete e servono subito.
Articolo L.M.

