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La scure dell’AGCOM su Talk Sport: «Gravità, discorso d’odio e reiterazione». Ma per i Baccellieri la colpa è del centrodestra?

REGGIO CALABRIA – Novemila euro. È la sanzione inflitta a Radio Antenna Febea per quanto trasmesso nel corso di alcune puntate di Talk Sport. Questa volta, però, a pronunciarsi non è un avversario politico, non è uno dei soggetti finiti nel mirino della trasmissione e non è chi, negli ultimi mesi, ha contestato pubblicamente Giovanni e Dario Baccellieri. A mettere nero su bianco le violazioni è l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Un elemento che imprime un peso completamente diverso a una vicenda trascinatasi per mesi tra polemiche, denunce, repliche e reciproche accuse.

Eppure, anche dopo il provvedimento dell’Autorità, il confronto sembra essersi immediatamente spostato sul terreno politico. Giovanni Baccellieri ha infatti ricondotto quanto sta accadendo all’ostilità del centrodestra nei confronti della trasmissione, sostenendo apertamente: «E’ colpa del centrodestra se mi hanno cacciato dalla radio!».

Una ricostruzione che apre una domanda inevitabile: il problema è davvero un centrodestra che vorrebbe mettere a tacere Talk Sport oppure sono i contenuti effettivamente trasmessi attraverso quei microfoni ad aver determinato l’intervento dell’AGCOM?

Perché nel provvedimento c’è un dato che difficilmente può essere ricondotto allo scontro politico: le valutazioni sono quelle di un’Autorità indipendente.

Le parole dell’AGCOM: «Violazione di grave entità»

Il linguaggio utilizzato nel provvedimento è particolarmente netto.

L’Autorità qualifica la violazione come «di grave entità», richiamando i «notevoli effetti pregiudizievoli per i radioascoltatori». Alcune delle espressioni contestate vengono ricondotte al «discorso d’odio», in relazione a contenuti discriminatori riguardanti orientamento sessuale, religione e stereotipi di genere.

Ma c’è soprattutto un’altra espressione destinata ad assumere un peso centrale: «reiterazione degli episodi violativi».

Tre concetti, dunque, sintetizzano il giudizio espresso dall’Autorità: gravità, discorso d’odio e reiterazione.

E rappresentano un punto di svolta rispetto alla narrazione portata avanti finora dai conduttori, che hanno più volte rivendicato la propria libertà di espressione e denunciato tentativi di censura nei loro confronti.

A stabilire dove, nei casi esaminati, quella libertà abbia oltrepassato i limiti previsti dalla disciplina di settore non sono però oggi né Sara Mancini, destinataria di alcune delle espressioni finite nel procedimento, né Massimo Ripepi, autore della segnalazione. È l’AGCOM.

Otto puntate sotto esame

C’è poi un elemento temporale tutt’altro che secondario.

L’istruttoria riguarda otto puntate, comprese tra il 28 luglio e l’11 ottobre 2025. È all’interno di questa finestra che l’Autorità ha esaminato i contenuti contestati, individuando, secondo quanto riportato nel provvedimento, espressioni discriminatorie nei confronti degli omosessuali, contenuti riguardanti un gruppo religioso e ripetute espressioni sessiste indirizzate a Sara Mancini.

La delimitazione temporale è importante anche per un’altra ragione: il provvedimento non costituisce una valutazione complessiva di tutto ciò che Talk Sport ha trasmesso prima o dopo quelle date. Gli ulteriori episodi denunciati pubblicamente nel corso del tempo restano quindi distinti dagli accertamenti contenuti nella delibera AGCOM.

Il caso, infatti, ha origini precedenti e ha continuato ad alimentare fortissime contrapposizioni anche successivamente all’11 ottobre, coinvolgendo tra gli altri Ripepi, la comunità religiosa alla quale appartiene e la stessa Mancini.

La difesa di Antenna Febea e la risposta dell’Autorità

Particolarmente significativo è il confronto tra le argomentazioni avanzate da Antenna Febea durante il procedimento e le conclusioni raggiunte dall’Autorità.

La radio aveva rappresentato quanto accaduto come un «contesto episodico e non reiterato», riconducendo alcuni passaggi a singoli momenti di tensione. La segnalazione di Ripepi veniva inoltre collocata nell’ambito di una «diatriba personale e politico-sportiva» con Giovanni e Dario Baccellieri.

Su queste basi era stata chiesta l’archiviazione, contestando l’esistenza di sistematicità e abitualità.

La valutazione dell’AGCOM è stata differente.

Secondo l’Autorità, le espressioni esaminate risultano «senza dubbio idonee a suscitare sentimenti di rifiuto» e suscettibili, direttamente o indirettamente, «di offendere la dignità umana, propagandare e legittimare l’odio o la discriminazione nei confronti di un gruppo di persone».

E c’è un passaggio che risponde direttamente alla tesi difensiva: «Il contesto episodico non vale a ridurre la portata lesiva dei contenuti».

In altre parole, secondo l’Autorità, anche l’eventuale collocazione delle frasi all’interno di momenti circoscritti di tensione non è sufficiente a neutralizzarne la portata.

Anche la bestemmia finisce nel provvedimento

Nell’istruttoria trova spazio anche l’episodio della bestemmia pronunciata in diretta da un radioascoltatore.

Antenna Febea aveva sostenuto che i conduttori avessero preso le distanze dall’espressione. L’AGCOM ha però rilevato che non sarebbe intervenuto il «tempestivo discostamento da parte dei conduttori» previsto dal regolamento, giudicando inoltre il successivo intervento «non affatto adeguato a stigmatizzare le dichiarazioni lesive della dignità della persona pronunciate dal radioascoltatore».

L’Autorità aggiunge poi un ulteriore elemento: sebbene l’associazione avesse sostenuto di essersi «immediatamente dissociata dall’utilizzo di un simile linguaggio», di tale circostanza, si legge, «non è stata fornita alcuna prova».

Le argomentazioni difensive non hanno dunque evitato l’accertamento delle violazioni.

Il conto finale: 9mila euro

La pluralità delle violazioni contestate ha quindi portato, attraverso il meccanismo del cumulo giuridico indicato nel provvedimento, dalla sanzione minima di 3mila euro all’importo complessivo di 9mila euro a carico dell’emittente.

Ed è proprio questo dato a riportare il dibattito al punto di partenza.

Giovanni e Dario Baccellieri possono continuare a contestare politicamente i propri avversari, rivendicare la libertà della trasmissione e sostenere di essere bersaglio di un tentativo di delegittimazione. Allo stesso modo, le valutazioni politiche espresse nei loro confronti restano opinioni e possono essere discusse e contestate.

Ma adesso nella vicenda esiste un elemento ulteriore: un provvedimento ufficiale dell’AGCOM.

Un documento nel quale compaiono espressioni come «violazione di grave entità», «discorso d’odio», «notevoli effetti pregiudizievoli per i radioascoltatori» e «reiterazione degli episodi violativi».

Ed è per questo che lo scaricabarile sulla politica rischia di non rispondere alla questione centrale.

Perché la domanda, alla fine, rimane estremamente semplice: è davvero il centrodestra che vuole impedire ai Baccellieri di parlare oppure il problema sono le parole effettivamente pronunciate attraverso quei microfoni?

Si può accusare la destra. Si può accusare Ripepi. Si può attaccare Sara Mancini. Ci si può rappresentare come vittime di un sistema che vorrebbe soffocare la libera informazione. Ma la sanzione da 9mila euro non porta la firma di nessuno di loro.

Porta quella dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

E soprattutto, almeno per le otto puntate finite sotto esame, non siamo più soltanto davanti alla parola di una parte contro quella dell’altra: c’è un accertamento dell’AGCOM. E quell’accertamento si è concluso con una sanzione nei confronti di Antenna Febea.

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