Teoria, programmazione e tattica sono senz’altro il punto di partenza su cui fondare la nascita di una qualsiasi esperienza eppure il loro destino, il loro successo o fallimento dipendono dal tempo e dalle azioni conseguenti. Per la terza edizione consecutiva, noi italiani abbiamo guardato i Mondiali di Calcio dal comodo dei nostri divani e dal fresco dei nostri ventilatori. Ogniqualvolta ci è capitato di vedere una partita e di assistere alle prodezze di fenomeni ormai fin troppo conosciuti, come Olise e Mbappè, di altri intramontabili come Lionel Messi e di altre nazioni che – di certo – non hanno una grande tradizione calcistica, ma quantomeno hanno strappato il Pass per USA-CANADA-MESSICO; e hanno dato tutto fino all’ultimo triplice fischio.
Ci saremo chiesti come sarebbe andata se ci fosse stata l’Italia e quanto fosse ampio il margine di differenza con le altre nazioni; ieri sera abbiamo ottenuto la risposta a quest’ultima domanda: il margine di differenza è subordinato alla voglia di vincere e alla preparazione della squadra, solo in secondo piano il bagaglio tecnico generale. Sulla carta questo Mondiale non si doveva giocare e doveva essere assegnato alla Francia, che può permettersi di creare tre formazioni valide per disputare il torneo. Tuttavia nella notte di ieri i Transalpini hanno subito una lezione di calcio da un’altra supepotenza calcistica: i campioni d’ Europa in carica della Spagna. Non si discute che la Francia sia una delle Nazionali più forti al mondo, e rimangono lo stesso un punto da cui imparare per tornare grandi, ma quasi mai viene sottolineato il paradigma organizzativo propedeutico al raggiungimento dell’obiettivo.
L’Italia ha un bisogno vitale di risorgere dalle proprie ceneri, non si tratta più di salvareil salvabile, bensì di creare un nuovo sistema che si affacci in più settori, qui può tornare utile il metodo dei Bleus e dei Campioni d’Europa del PSG. Altresì vi è chi sostiene che il sogno italiano debba ripartire fuori dal campo di calcio e in generale dal contesto sportivo. E’ stato già trattato il tema in questione, e in particolare sono state commentate le proposte di Renzo Ulivieri circa la necessità dello Ius Soli al fine di rimpolpare la Nazionale di talenti, per poter in questo modo risolvere la crisi calcisitca italiana. Una narrazione per certi aspetti riduzionista e che potrebbe avere efficacia opposta al teorico intento di essere risolutore di problemi.
Come scritto in precedenza, e come trattato in un precedente articolo: https://veritasnews24.it/il-pallone-e-la-scorciatoia-dei-cliche/ la soluzione per risorgere non è appellarsi a scorciatoie burocratiche dalla portata distruttiva, è necessaria organizzazione, investimenti e un piano a lungo termine, un recupero dell’ identità nazionale e sopratutto coraggio, il coraggio di credere in unn progetto anche se i risultati non dovessero arrivare subito, di far giocare i nostri giovani che puntualmente nelle categorie minori portano sempre risultati eccellenti; spesso ci lamentiamo del fatto che non ci siano più giocatori come Totti e Del Piero, ma come possono questi nascere i futuri Totti e Del Piero se già il loro debutto in campo è un’impresa degna di Eracle, se non viene data loro fiducia, se la titolarità viene ottenuta dopo anni di gavetta che servono a fare esperienza? Yamal ha da poco compiuto 19 anni di età, indossa la 10 del Barcellona e ha già collezionato 149 presenze con la maglia Blaugrana; in Italia sarebbe stato destinato alla Primavera, così come il vichingo Haaland, nel 2017 ad un passo dalla juve: affare saltato perchè la dirigenza juventina ha avuto una visione totalmente sbagliata per colui che al suo Primo Mondiale ha collezionato 7 Gol in 5 presenze.L’ attuale CT della Spagna, Luis De La Fuente, ha seguito i giocatori sin dalle giovanili e adesso quei ragazzi costituiscono l’ esoscheletro della Roja che si giocherà la finale del Mondiale.
Di esempi di questo genere se ne possono fare a centinaia, e ognuno avrebbe da insegnare qualcosa. Il primo passo per cambiare qualcosa è avere il coraggio di agire, ragion per cui è arrivato il momento che l’Italia si allacci gli scarpini e torni a competere per un posto nel palcoscenico mondiale di cui è stata più volte direttore d’orchestra.
V.A.

