Mentre il vecchio continente presenta una nota confidenza millenaria con il concetto di eroismo, gli Stati Uniti d’America hanno espresso un’elaborazione più tortuosa e fantasiosa. È del tutto comprensibile, poiché parliamo di due estensioni storiche differenti con ramificazioni culturali ormai separate.
Per questo i primi americani proiettarono questo impulso nei gruppi nativi, ancora pratichi di un’etica guerriera (non militare, attenzione) e di un codice di comportamento propri dell’eroe.
Poi furono i condottieri militari, gli uomini politici, gli inventori, gli sportivi (non atleti nel senso classico) e figure come l’astronauta; ma anche l’uomo comune iniziò ad essere considerato come potenziale autore d’imprese, capace di oltrepassare i propri limiti in virtù di valori superiori.
Proprio oltreoceano nasce e si sviluppa la cultura dei supereroi, nella cornice di una ispirazione protestante e di un rapporto diverso, rispetto al mito arcaico, nella dicotomia forza-debolezza. Osserviamo dunque l’etica della responsabilità – dall’utilizzo dal potere al rapporto con le istituzioni – e l’evoluzione psicologica come capisaldi di tali personaggi, nonché l’elemento del riscatto sociale di emarginati e un’architettura morale che non è più l’onore o la pietas, bensì una manifestazione sentimentalista tipica del trascendentalismo americano.
Arriviamo così alle epopee dei fumetti e di Hollywood, con degli spunti certamente positivi, dato che determinate costruzioni sono comunque radicate in archetipi conformi alla forza e alla dimensione tragica. La solitudine in Superman, il lutto in Batman e Spiderman, gli esempi più immediati.
Una visione che risponde alla povertà valoriale del reale, dove sono incensati lupi della finanza senza scrupoli o – in generale – personaggi di dubbia integrità, tuttavia in crisi perché assorbita dalla subcultura dell’intrattenimento, tutta effetti ed esibizionismo.
In tale contesto, il risultato di un’Odissea targata Nolan non può che essere…una cafonata. L’autore della spettacolare trilogia di Batman cede allo spirito di tempi e partorisce un qualcosa senza capo né coda, elogiata – appunto – per l’effettistica, ma che sovverte del tutto la concezione omerica: femminismo e senso di colpa non erano esattamente punti cardinali dei greci.
Al di là della discrezione del regista, dobbiamo segnalare come la subcultura woke abbia contaminato anche la filologia per cui oggi ci ritroviamo dubbie traduzioni con improbabili Achille omosessuali e innamorati più altre oscenità.
Allora cosa troviamo di utile, oltre gli incassi ai botteghini? Certamente il senso di repulsione può avvicinare lo spettatore all’opera e alla cultura autentica, in ricerca di elevazione. Un primo accenno già c’è, tanto che ieri su Amazon Prime il film Troy era al sesto posto tra i più cercati. È sempre un primo passo, sempre una questione di spirito.

