Charlie Kirk era anzitutto un Cristiano, un servo fedele di Gesù Cristo, e dunque un mio fratello.
Egli ha palesato questa sua identità con un coraggio della fede e delle idee leonino.
Gesu Cristo, da buon Dio e Maestro, ci ha insegnato il significato di una giustizia che si cementifica nella Verità e nelle opere. Il male, difatti, non si affronta con una sterile indignazione o, peggio ancora, stipulando compromessi. Non esiste nel cristianesimo il “mal comune mezzo gaudio”.
Cristo rovesciò i tavoli dei cambiavalute e agì sempre sul campo. Charlie praticò una militanza attiva e denunciò il lato più sporco del potere, mettendosi in gioco senza filtri.
La libertà democratica di manifestazione del pensiero ha un prezzo: l’enfasi sul dialogo in sé, privilegiato rispetto alla Verità, permette un uso spregiudicato del linguaggio oltre i limiti della malafede. Così è possibile etichettare come “seminatori d’odio” o “violenti” coloro che suscitano antipatia o semplicemente esternano princìpi avversi al branco, la nuova tribù del villaggio globale.
Questa retorica moralista, la quale spesso si traduce in violenza, altro non è che un meccanismo di proiezione da parte di chi odia veramente e non vuole assumersi la responsabilità di tale sentimento.
Noi cristiani siamo odiati e ciò è perfettamente legittimo secondo la natura delle cose. Ma la pretesa di imporre uno squilibrio tra la possibilità di essere attaccati e l’impossibilità di difendersi non è accettabile.
Auguro un ravvedimento e una sincera conversione per chi è orientato al male, affinché si renda conto della modalità auto-distruttiva e fraudolenta di queste barbarie. Charlie Kirk ha perso solo il corpo materiale, ma la sua dignità e la sua vita – proiettata nell’eternità – rimangono intatte.
Morto Charlie Kirk in un attacco armato. La violenza politica non è mai una risposta
- 11 Settembre 2025
- - 14:00

