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Per un’altra Repubblica

Ad ottant’anni dal famigerato referendum, l’Italia resta un paese satellite che, in quanto tale, non può permettersi interpreti di rilievo.

Anzitutto perché la cosiddetta “resistenza” altro non fu che una guerra civile posta come incudine su una terra già storicamente lacerata. Dopo gli orrori del conflitto, la tragedia ha ceduto il posto alla farsa. Gli avvenimenti hanno consentito ad un organo criminale come la mafia siciliana, alla quale fu riconosciuto indirettamente un merito nel processo di liberazione, di riconquistare terreno e godersi la sua fetta di torta nelle nuove dinamiche, forte della benedizione statunitense.

Non ci soffermeremo sul dibattito inerente ai brogli sul referendum del 1946, poiché sprovvisti di prove efficaci. Possiamo tuttavia interrogarci sui numerosi misteri e i bagni di sangue da otto decadi a questa parte, dagli omicidi di Aldo Moro, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, agli “”incidenti”” come i voli di Ustica ed Enrico Mattei; tutti avvenimenti dei quali sono note le cause materiali e formali, ma sulle interazioni e i fatti grandi, troppo grandi per noi, non ci è dato sapere.

Da questi traumi macroscopici, una disaffezione che trasuda dall’astensionismo, dall’esterofilia e da una accettazione del malcostume, laddove gli idoli del civismo e della tecnica non hanno saputo rispondere, ma solo addolcire la pillola.

Sui risultati del fu referendum abbiamo dei dati scontati: un sud a trazione monarchica che smentisce una certa narrazione neoborbonica, un nord più comunale e quindi più repubblicano. Il resto è stato, essenzialmente, compromesso, dato il tramonto delle ideologie e delle spinte comunitariste a favore di un contrattualismo radicale che ha sdoganato l’opportunismo come virtù e giustificato la scorrettezza, il viscidume, come intelligenza tattica.

Da qui la svendita totale del paese nel nome delle “magnifiche sorti e progressive”, un mito tramontato già due secoli fa ma che, con nuove luccicanti vesti, alletta i Peter Pan della Repubblica che non c’è.

Ciò che avanza è soltanto folklore. L’Italia si trova dunque nella posizione di fondo assoluto da cui deve necessariamente risorgere con una Speranza sovraterrena come stella polare, senza la quale nessuna scheda elettorale, nessun combattente, nessun aspirante eroe può sbrogliare la matassa.

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