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Rai: sul Primo i muscoli, sulla vigilanza il coma, su Report il trapianto

Articolo di L.M.  

Guida al nuovo corso di Viale Mazzini: l’organo di controllo finisce in rianimazione e le inchieste vengono ridotte a un’aiuola decorativa per garantire il silenzio che fa comodo ai potenti. Rigorosamente a spese del contribuente.

ROMA – C’è un modo molto elegante per anestetizzare il controllo sul servizio pubblico: non serve chiuderlo con i lucchetti, basta dimenticarselo in cantina senza ossigeno. La vicenda Rai segue ormai il manuale di alta chirurgia estetica applicata al potere. Prima il coma indotto dello stallo istituzionale addormenta la Vigilanza a luglio; poi, a fine agosto, i vertici aziendali firmano il trapianto di organi a Report, asportando direttamente il conduttore.

Il tempismo del nuovo corso è un orologio svizzero sintonizzato sui bisogni dei palazzi. Proprio mentre l’organismo del Parlamento è in rianimazione e incapace di reagire, il virus del giornalismo investigativo viene debellato. Non serve mandare la censura con l’elmetto e i vecchi bavagli: è molto più igienico disinfettare la trasmissione d’ufficio, riducendone il perimetro a un’aiuola decorativa. Niente guerre sante, dunque: solo una fresca imbiancata alle stanze di Viale Mazzini.

La televisione pubblica trasforma così il suo nucleo editoriale: l’obiettivo non è più illuminare i cittadini su cosa sia necessario sapere, ma spalmare sui telespettatori un rassicurante velo di fondotinta per non complicare la vita a chi governa. Scavare nei conflitti d’interesse e nelle zone grigie è faticoso, fa venire il mal di testa e, peggio ancora, produce fastidiosi interrogativi a cui rispondere. Diventa decisamente più rilassante una Rai trasformata in una gigantesca candela profumata, che diffonde nelle stanze del governo una melodia d’ambiente per garantire il sonno dei palazzi.

In questo silenzio istituzionale, il potere ha scambiato la libertà di stampa con un abbonamento a vita alla pace dei sensi. Spente le torce di Report, l’occupazione dei vertici aziendali diventa una gita fuori porta priva di curve. Ma a che serve il servizio pubblico se i potenti si godono la poltrona e i cittadini pagano il biglietto del cinema?

Sarebbe la soluzione perfetta.

Silenziosa, ordinata e, per chi comanda, decisamente comoda.

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