“La Reggina appartiene al suo popolo”. È da questo principio che parte il duro messaggio lanciato da una parte della tifoseria amaranto, che torna a farsi sentire con forza dopo anni difficili. Secondo quanto espresso, non contano i nomi di chi ha gestito o gestisce la società: ciò che viene prima di tutto è la maglia, simbolo di una città che, nonostante fallimenti e delusioni recenti, ha sempre dimostrato attaccamento e senso di appartenenza.
Da qui prende forma una nuova fase, definita senza mezzi termini come “un altro campionato”: quello della contestazione alla società guidata da Ballarino, ritenuto responsabile di tre anni di risultati deludenti e di una gestione considerata inadeguata.
Il messaggio è rivolto a tutti gli attori coinvolti: tifosi, imprenditori, sponsor, istituzioni, politica locale e operatori dell’informazione. L’invito è chiaro: non può più essere una battaglia portata avanti da pochi. Serve una presa di responsabilità collettiva. Non basta più la semplice presenza allo stadio o il rispetto delle scadenze economiche: secondo i promotori della protesta, manca il raggiungimento di obiettivi minimi, come la vittoria di un campionato dilettantistico, ritenuto alla portata di una piazza con la storia di Reggio.
Tra le richieste più forti emerge l’invito a “lasciarli soli”, interrompendo ogni forma di sostegno alla società attuale, sia economico che morale. Una posizione netta, accompagnata dalla decisione di disertare i playoff: un gesto descritto come atto d’amore verso la squadra, non come resa.
Annunciata anche una manifestazione pubblica: domenica prossima alle ore 15.30, con ritrovo in piazza Duomo, partirà la “Marcia Amaranto”. Il corteo attraverserà il corso Garibaldi fino a raggiungere il Comune, con l’intento di chiedere risposte anche alle istituzioni, ritenute corresponsabili per le scelte compiute tre anni fa.
L’obiettivo dichiarato è uno solo: difendere la storia e la dignità della Reggina. Per farlo, si chiede unità e determinazione, mettendo da parte divisioni e individualismi. “Il tempo delle parole è finito”, si legge nel messaggio, che invoca fatti concreti, trasparenza e una gestione competente.
Il clima è di forte esasperazione, ma anche di mobilitazione: la tifoseria è chiamata a reagire, a non restare spettatrice. L’appello conclusivo è diretto e senza sfumature: scendere in piazza per liberare la Reggina da una situazione ritenuta ormai insostenibile.
Fonte: CityNow

